| Forse il vero
protagonista, venerdì sera, a Ca' Tron, non è stato Ermanno Olmi oppure la sorprendente
sottovalutazione del potenziale afflusso di pubblico che ha costretto alcune centinaia di
persone a ritornarsene a casa. L'elemento
impattante, quello che probabilmente è rimasto non visto ma violentemente centrale più
di quando era in vita è Ernesto Girotto. L'uomo "estremo", che c'era ma non si
poteva toccare e che perciò, anche se è morto, adesso c'è quanto e più di prima.
La parte di "Terra Madre" che Olmi gli ha
dedicato è essenziale nelle immagini ma più che sufficiente a rivelare un dettaglio
perturbante, se ci si pensa a mente fredda, poco più tardi.
E' l'interno della casa di Girotto, lasciato intatto a lungo, con la bottiglia
lasciata a metà, il grumo di letto sfatto, le posate ancora sul tavolo, le stoviglie
accatastate nell'acquaio.
Quando una persona sola muore di solito i parenti si
premurano di cercare qualcosa da conservare e rimettono un po' d'ordine.
E' vero che la casa è stata venduta ma è anche vero che in genere chi compra un
immobile a sua volta ci mette mano almeno in prima battuta, entra e risistema un po'
quello che trova.
La casa di Ernesto Girotto è invece qualcosa che sembra
intoccabile, c'è una presenza di lui ancora tanto accesa quanto indecifrabile che
somiglia ad un mistero dell'antico Egitto.
Il che è alla fine anche normale. Chi è troppo diverso,
lontano nel tempo o, in questo caso, nel modo di impostare una vita fa paura. Porta con
sè una sorta di carburante rivoluzionario che rischia di farci pensare troppo e pensare
troppo, nelle nostre velocità quotidiane, è già un emerginarsi, perdere il link.
Pericoloso.
E' utile comunque riascoltare cosa dice Olmi di Ernesto
Girotto nel suo intervento di venerdì sera, a Ca' Tron.
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