| Gentile
lettrice, la premessa da compiere è che la
questione da Lei posta ne contiene in realtà due.
La prima ha a che vedere con scelte di politica finanziaria
di questo Governo sulle quali non ho titolo per potermi soffermare in termini oggettivi.
Lunica sensazione che posso esprimere è che, come sempre, si tende a rastrellare
nelle classi a reddito fisso le risorse per sostenere il welfare, ridicolizzando nel
contempo gli intenti di lotta allevasione fiscale applicando misure al limite
delloffensivo come, ad esempio, lo scudo al 5% (o anche meno...)
per il rientro dei capitali dallestero.
La seconda questione cade invece sulla spinosissima ed
infinita discussione sulle disparità di trattamento fra uomo e donna, e sappiamo bene
entrambi che addentrarci significa pungersi.
Esponendomi tuttavia a qualche rischio potrei iniziare rendendo simmetrica la
classificazione delle incombenze che Lei ha citato relativamente al Suo genere.
Anche un uomo, infatti, se non è disoccupato è
lavoratore, quando lo è è marito e quando ne ha la fortuna è pure padre.
Se poi per casalinga intende una persona che si prende cura delle incombenze
quotidiane della sfera privata allora posso replicare affermando di vedere molti uomini al
supermercato che spingono un carrello, altri che rasano lerba del prato ed altri
ancora senza far nomi - che stirano camicie.
Sulle donne europee e le loro più riconosciute prerogative
posso proporre un sospetto, più che una vera opinione.
Nella maggioranza dei paesi esteri occidentali la donna è storicamente più
partecipe alla vita pubblica, e quindi politica - e quindi decisiva rispetto a temi come
le pensioni - rispetto a quella italiana.
Ci sono diritti conquistati che vengono difesi tutti i
giorni, mentre i diritti raggiunti nella breve stagione del femminismo in
Italia sono invece stati lasciati progressivamente annacquare a partire dagli anni
80 - in modelli di vita femminile che oggi banalmente chiameremmo
velinismo. Vale a dire laccettazione di unimmagine di donna
declinata in belloggetto buono per la pubblicità o per il gusto di certi potenti
salotti.
Sinceramente, quante sono le ventenni di oggi - anche
istruite e laureate - che pagherebbero pur di essere invitate per unora soltanto a
Villa Certosa?
D'accordo, magari sono meno di quelle che pensiamo, non si può mai dire. Resta il fatto
che esse da sole bastano a restituirci limmagine globale di un mondo femminile
italiano portatore di contenuti e valori profondamente diversi dalla sobria e fiera
autocoscienza sociale delle combattive donne europee.
E non mi pare che le donne italiane che di questo sono consapevoli alzino
particolarmente la voce - nelle assemblee cittadine, nei media, nei blog, nelle sedi in
cui la loro partecipazione è garantita al pari degli uomini, cioè tutte - per rimediare
le storture della triste foto di gruppo.
Perdoni le generalizzazioni, so bene che nei singoli casi
la realtà è diversa.
Qui non abbiamo tuttavia il tempo e lo spazio per scrivere trattati.
Grazie per il contributo e lo stimolo
Gianni Favero |