| Non è certo un
battesimo del fuoco facile quello che attende la nuova assemblea consiliare nelle prossime
settimane. L'approvazione del "piano
casa" da parte della Regione Veneto pone alle amministrazioni comunali la data del 30
ottobre come ultima per pronunicarsi sull'adozione del provvedimento definendo,
sostanzialmente, le aree del territorio in cui sia possibile godere delle vie veloci
previste dalla legge per l'ampliamento degli edifici.
Va osservato che la norma non è molto chiara perchè se da un lato introduce il
silenzio-diniego (cioè se il Comune non si pronuncia il piano non viene recepito)
dall'altra prevede un commissario che imponga all'assemblea di pronunciarsi se questo non
è avvenuto entro ottobre.
Al di là di tutto, il tema rappresenta un'ottima occasione
per capire fin da subito come questa nuova amministrazione sia orientata in tema di
rapporto calcestruzzo-territorio. Se crede, come ha detto di credere ieri il presidente
della Regione, Giancarlo Galan, che i cittadini lasciati liberi di intervenire senza
troppi vincoli, spontaneamente realizzeranno ampliamenti esteticamente validi ed
ecologicamente avanzati anche sotto il profilo del risparmio energetico.
Finchè il valore di un immobile sarà pesato quasi
esclusivamente usando il metro quadrato come unità di misura è lecito dubitarne.
Sarà anche un'opportunità per verificare il grado di
influenza di alti funzionari che, quando furono sindaci berlusconiani in altre parti del
Paese, sollecitarono a Palazzo Chigi interventi di condono per operazioni edilizie buttate
su senza permessi, sostenendo che lo sviluppo di un'area - in quel caso a vocazione
turistica - non può prescindere dalla sua edificazione.
Gli stessi che poi, cambiata latitudine, si rivelarono abbastanza indulgenti
nei confronti di "sviste" in altezza ed altri dettagli di costruzioni di
società come So.ve.im.
Ci renderemo conto, poi, dell'intensità di pressing delle imprese edili sulle
scelte di questa amministrazione non omogenea a quella veneta.
Vedremo anche, dato che la norma prevede una riserva
intangibile per i "centri storici", come si riuscirà a definire (ammesso che lo
si voglia fare) il concetto di centro storico per località come Biancade o San Cipriano.
Coloro che abitano in zone in cui non si potrà muovere una pietra si sentiranno
penalizzati o privilegiati?
Anche questo, magari, lo capiremo e sarà utile per conoscere meglio i nostri
concittadini.
Qui alleghiamo un utile specchietto pubblicato in questi giorni dalla
stampa che sintetizza il piano casa per il Veneto. |