Gentile
Direttore,
chi meglio di Lei, pantierino DOC, potrà capire la breve storia che sto per raccontarLe. Vivo da qualche anno in Germania, ma ritorno, di quando in quando, a
Roncade nel mio paese di origine, ormai diventato città. Durante i
miei soggiorni, piuttosto brevi, mi informo su come procede la vita cittadina, annoto i
cambiamenti più evidenti verificatisi nel frattempo, prendo atto dellavvenuta
apertura dellultimo centro commerciale e controllo puntigliosamente in google-maps
di quanti chilometri lultimo paradiso dellacquirente risulti essere più
vicino al mio luogo di soggiorno rispetto a quello aperto pochi giorni prima il mio
precedente soggiorno.
E poi approfitto (loro malgrado) della straordinaria
ospitalità dei miei parenti più stretti, mi concedo un po di relax, vita di
campagna, riposo, aria pura...
Certo, abitando nelle vicinanze di un allevamento di suini laria pura odora alle
volte in maniera un po particolare. A parità di purezza, non mi è mai capitato di
sentirla così sulle Dolomiti, ma mi si assicura che si tratti in tutto e per tutto di
produzione bio (magari non per tutti gli odorati, forse non proprio
tonificante, ma comunque non direttamente nociva).
Tuttavia, nel corso dei miei ultimi soggiorni ho covato
limbarazzante sospetto che qualcosa non funzionasse a dovere nellapparato
digerente della rosea comunità dellallevamento. Il fatto che laria in più di
qualche occasione avesse, contrariamente alle attese, un odore acre, di plastica o gomma
bruciata, mi ha lasciato del tutto sgomento. E non posso descrivere la preoccupazione
(evidentemente rivolta al mio stato di salute mentale) che ho letto sul volto dei miei
interlocutori quando, incuriosito e desideroso di avere spiegazioni scientifiche, ho
chiesto loro se mi potessero confermare se, per svezzare dei maialini, in mia assenza si
fosse diffuso in Veneto limpiego di materie plastiche passate al grill.
In realtà i maiali (almeno quelli dellallevamento)
in questo caso non centrano assolutamente nulla. Anzi, i suini stessi si guardano in
giro con un certo disappunto e si chiedono chi sia ancora in grado, nellanno del
Signore 2009, di appestare la loro aria di campagna bruciando materie plastiche. Sì,
perché il puzzo di plastica bruciata ha ben poco di bio-- deriva dalla
combustione di rifiuti domestici o addirittura (si può sospettare) di quelli di attività
produttive.
Non si direbbe, ma anche dalle nostre parti non si è persa ancora del tutto
labitudine di dare alle fiamme i propri rifiuti con lovvio intento di
non gravare sul lavoro di chi quei rifiuti poi li ritira porta a porta annotandone
scrupolosamente il peso...
Eppure Roncade è stato addirittura premiato come
comune riciclone nel 2005 un titolo di cui la città può essere
veramente fiera e che profuma, contrariamente alla plastica bruciata, di futuro.
Certo, si dirà chi al calar del sole in un comune già premiato come
riciclone si dà alla diossina per risparmiare pochi denari andrebbe forse
aiutato, più che redarguito. Ebbene, con un gesto, una parola di conforto, una pacca
sulla spalla, qualche anima pia nel comune riciclone dovrà farsi carico di
far uscire dal tunnel gli ultimi irriducibili diossinomani.
Sarà un bel momento. Cè da sperare non solo
a beneficio degli attempati visitatori di passaggio che si possano ottenere presto
risultati concreti e duraturi.
Cordialmente
Paolo Panizzo |