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| Martedì |
| 10 novembre |
| 2009 |
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I
maleducati dei giardini pubblici |
| Gubellini: "Un
padre degli anni '70 lo permetterebbe?" |
| Non voglio insegnare a nessuno
il mestiere più difficile del mondo ma mi chiedo che genitori siamo |
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La cinghia di mio
padre.
Non lho mai assaggiata, al contrario di parecchi miei compagni di scuola, sia delle
elementari che delle medie e fino alle superiori.
Non lho mai assaggiata, per fortuna, perché mio padre era contrario, caso unico
negli anni 70, nellagro nolano dove abitavo; ma ai miei amici una tale fortuna fu
negata; ricordo ancora quando la mattina a scuola mi facevano vedere certi segnacci sulle
gambe, zona prediletta dai loro padri nel colpirli, oltre che con la cinghia dei
pantaloni, anche con pezzi di tubo di gomma da giardino, più robusto e doloroso.
Le loro mamme, come era duso, la sera a cena relazionavano il marito sul
comportamento dei loro figlioli e, se cera stata qualche marachella, allora
cera il fuggi-fuggi generale: per primo scappava il figlio degenere, poi i fratelli
e sorelle, infine la mamma, perché il padre, arrabbiato, tirava scudisciate a destra e a
manca, e non era raro che qualcosa piombasse anche addosso alla mamma, involontariamente!
Che tempi, che vita, la ricordo molto volentieri e con tanta nostalgia, tanto il
mazziatone non era rivolto a me.
Come vedete non ho mai scritto padre padrone, perché?
Perché erano padri che si sbattevano dallalba al tramonto nei campi, in fabbrica, a
costruir case (allepoca cera qualche rarissimo marocchino, per lo più
studente universitario); alcuni di loro avevano il doppio lavoro per tirare avanti la
numerosa prole; erano rare le mamme che lavoravano, restavano a casa a tirare su i loro
scalmanati figlioli, me compreso.
Non è che sia stato esente dal beccarmi qualche scapaccione, mia mamma ad esempio, girava
armata di un battipanni rosso di plastica e, quando era il momento, si abbatteva su di me
con immenso dolore, da parte mia!
Ma noi figli, il mattino dopo ci alzavamo felici e contenti, pronti a combinare
lennesima azione delittuosa e scatenare le ire serali dei padri; come
vedete era tutto un giro che non finiva mai!
Fra i tantissimi amici che ho avuto, nessuno è morto di overdose, nessuno si è suicidato
per depressione, nessuno è morto di anoressia; sono tutti venuti su bene e a loro volta
hanno formato una famiglia; oggi sono diventati mamme e papà, un po in tutta
Italia, proprio come me.
Oggi che genitori siamo? Premetto che non voglio insegnare a nessuno come fare il mestiere
più difficile del mondo ma, dare un aiuto o riceverne, questo sì. Fra genitori bisogna
aiutarsi, ne va del futuro dei nostri figli. Dicevo: che genitori siamo?
- troppo permissivi, nel senso che i nostri figli possono fare tutto quello che vogliono,
io a 15 anni non mi sarei mai sognato di dire ai miei che passavo la notte a Jesolo. Oggi
questo accade;
- guai a chi tocca i nostri pargoli, insegnanti compresi; se portavo un brutto voto a casa
erano guai, oggi facciamo ricorso al TAR.
Qualche giorno fa ho accompagnato mio figlio a giocare in una delle tante aree attrezzate
del comune di Roncade; arriviamo e notiamo la presenza di una decina di ragazzi, avevano
più o meno fra i 13 e i 16 anni, a parte lutilizzo maldestro del bene pubblico (uno
di loro era seduto sul cestino dei rifiuti) e la presenza a terra di ogni genere di
rifiuto, un ragazzo butta a terra un pacchetto di sigarette vuoto!
Il mio errore, in quanto adulto presente, è stato quello di non intervenire
immediatamente, me ne rammarico ancora adesso.
Da allora un pensiero mi gira per la testa, se il padre degli anni 70 avesse saputo di una
tale azione da parte del figlio, cosa sarebbe successo? Oggi, il figlio di allora che è
diventato padre, cosa ha insegnato al proprio figlio che ha ridotto ad un immondezzaio
unarea attrezzata a giochi, bene appartenente alla nostra comunità?
Antonio Gubellini
Referente per Roncade
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