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in internet, qualche giorno fa ho avuto loccasione di leggere alcune considerazioni
di Lorenzo Pezzato a proposito della caccia:
Arriva, come ogni anno, la stagione
della caccia, e frotte di appassionati invadono le campagne e i giardini di chi, come me,
le abita. Con la copertura della legge i cacciatori possono passare sui fondi privati,
armati, seguiti da decine di cani sciolti, e al privato cittadino non rimane altro da fare
che recintare il proprio fondo e barricarsi in casa, lontano dal baccano delle doppiette e
dal rischio di venire impallinati mentre si raccolgono le verdure nellorto. Senza
contare, almeno da quanto si rinviene dopo il passaggio dei cacciatori,
linquinamento portato da milioni di cartucce di plastica e pallini di piombo
abbandonati a terra. È rimasto eclatante il recente caso di avvelenamento di una colonia
di fenicotteri rosa, contaminata dal piombo dopo aver ingerito inconsapevolmente pallini
da caccia. Non siamo più agli inizi del 900, quando cacciare era unesigenza e
non un inutile sfogo praticato tra case e capannoni inseguendo selvaggina
dallevamento, oggi bisogna rendersi conto che le sensibilità sono cambiate e che la
gente preferisce poter guardare lanatra nello stagno, non penzolante senza vita da
un bastone o chiusa in una sacca.
Condividendo totalmente le sue affermazioni,
ne ho fatto motivo di conversazione con alcuni amici e così sono venuto a conoscenza di
due episodi avvenuti nel nostro comune che ritengo sconcertanti e gravi.
Il primo è accaduto ad un anziano che, mentre
stava tranquillamente camminando nel proprio appezzamento agricolo, si è visto arrivare
addosso una serie di pallini, uno dei quali gli ha anche ferito il viso.
Il secondo riguarda un diverbio tra un
cacciatore ed il proprietario di un orto che si lamentava dei danni che le lepri avevano
fatto alle sue coltivazioni.
Ovviamente incavolato, disse che se ritornavano, ne avrebbe fatto cibo per la sua tavola.
Il cacciatore gli rispose che se avesse messo in atto tale proposito, sarebbe stato
perseguibile in quanto la legge protegge la selvaggina in fase di ripopolamento (?).
In questo benedetto Paese dove la proprietà
privata è sacra ed inviolabile, avrei il piacere di sapere come mai possono succedere
queste cose.
Mi vien da pensare che è tutta una questione di voti; si veda per esempio il tentativo
della giunta regionale di permettere la caccia anche ai volatili di razze protette.
Il TAR ha dovuto intervenire ben due volte per bloccare tutto.
Probabilmente i cacciatori sono elettoralmente
più appetibili rispetto a quei proprietari sui cui terreni si può cacciare, far
scorrazzare i cani e ingrassare la selvaggina senza che sia previsto alcun indennizzo.
Trovo che tutto questo sia anacronistico; se la caccia di oggi è uno sport (?) lo si deve
praticare da qualche altra parte e non tra le case o nei campi con i contadini al lavoro.
Qualche regoletta in questo senso va sicuramente posta.
Ossequi.
Luciano Damelico |