| Le carpe del
castello il 19 settembre scorso sono morte
per colpa della pioggia. Sembra una solenne
stupidaggine ma se il referto porta intestazione e timbro dell'Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle Venezia, che ha condotto l'autopsia sui corpi dei pesci defunti, allora
con le parole bisogna fare attenzione.
Nel documento, testualmente, si legge: "Assenti lesioni riferibili a malattie
infettive. Mortalità probabilmente da riferirsi a torbida a seguito di forti
acquazzoni".
Tradotto: siccome ha piovuto molto si è sollevata troppa
terra dal fondo, e dato che le paratoie che governano l'acqua che arriva dalla Canaletta
sono state chiuse per qualche ora, ecco che la densità di materiale limaccioso in
sospensione sull'acqua ha fatto morire i pesci.
Riflettendo e consultando wikipedia, però,
si apprende che:
"... In Europa la specie è stata introdotta molti
secoli fa per l'alimentazione e per la sua straordinaria capacità d'adattamento. Oggi,
anche a seguito di ripopolamenti, è possibile trovarla nella quasi totalità delle acque
dolci temperate. La carpa comune è stato uno dei primi pesci ad essere introdotto in
altri paesi oltre a quello di origine.Di solito vive nei fiumi a corso lento e nei
laghi,ma si adatta molto bene in qualsiasi habitat,anche in quelli soggetti ad
inquinamento organico. Si riproduce in primavera e in estate deponendo circa 2-300.000
uova,che fissa alla vegetazione galleggiante".
Ovvio che non ci sono più le carpe di una volta.
Da parte sua l'Arpav, chiamata sul posto, rileva l'assenza
di "evidenti correlazioni tra la moria di pesci e lo scarico di acque reflue"
dell'azienda agricola Castello di Roncade. L'agenzia regionale dice anche che
probabilmente le carpe sono morte per "la scarsa ossigenazione delle acque del
fossato causate dalla chiusura della derivazione delle acque del fiume Musestre", la
Canaletta, appunto.
Tuttavia, conclude l'Arpav, "si invita l'Amministrazione alla verifica della
situazione degli scarichi domestici eventualmente recapitanti sul fossato antistante il
castello".
Che si riducono a uno, cioè quello del castello. |