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Chiacchiere
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volta ogni cinque ci tocca |
| Gli animali assumono i
comportamenti più estremi nella stagione degli amori, gli uomini in quella elettorale |
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BLOG PERSONALE DEL
DIRETTORE |
20 - In spigolosa memoria di Bruno Lorenzon
20 dicembre 2009
Poco fa mi sono recato ad
assistere alla presentazione del libro postumo di Bruno Lorenzon "Il conte Amoèri ed
altri racconti", edito da Piazza editore, nell'edicola di Roncade.
Sono anche arrivato tardi e ad un certo punto Giacomo Buldo ha detto che da lì a
poco ci sarebbero stati interventi da parte di amici e "colleghi" del mondo dei
libri, fra cui il sottoscritto.
Non era previsto, non me l'aspettavo e quindi, nei minuti
successivi, ho cercato di articolare un minimo di ragionamento sulla figura e sull'opera
di Bruno.
Mi è tornata in mente una
cosa che avevo scritto il giorno della sua morte, poi, in disordinata
successione, altri episodi e i cazziatoni che prendevo sul finire degli anni '80 quando,
da cronista del Gazzettino, a suo dire non recepivo o valorizzavo a sufficienza la lista
civica di cui era stato fondatore e consigliere comunale.
Poi mi sono tornate alla mente ripetute discussioni con Silvano Piazza, che con
Bruno Lorenzon per certe cose era tutt'uno, sui temi che Bruno sviluppava.
Qui ho assemblato alcune opinioni ed impressioni in cui,
anche con l'intento di uscire dalla celebrazione fine a se stessa, ho provato a rendere
evidente una cosa che va detta. Cioè che, nel massimo del rispetto delle sue capacità e
nella mia stima sincera nei suoi confronti, su alcuni temi fra me e il tandem
Lorenzon-Piazza non ci sarebbe mai stata aderenza.
Fatta salva l'indiscutibile efficacia e lucidità della sua penna e l'ironia che
Bruno sapeva quasi militarmente organizzare attorno ad ogni argomento che rischiasse di
diventare troppo serio rispetto alla sua reale sostanza, il cuore della divergenza sta
nell'immaginazione del passato.
Certo, la differenza d'età non rende semplice il ragionamento, comunque ci provo.
Voglio dire che, a differenza della filosofia
Lorenzonian-piazzesca, io non credo affatto nella maggiore qualità dei rapporti umani e
sociali ai tempi della civiltà contadina o, in generale, in quelli da Bruno spesso
descritti, della prima metà del secolo scorso se non nei decenni precedenti.
Se si tratta di esplorarli, quei tempi, va benissimo e
Bruno lo ha fatto magnificamente attraverso il linguaggio e le tradizioni. Da lì ad
averne in qualche modo nostalgia però ce ne passa.
Non sono, ad esempio, affatto convinto che la dimensione della solidarietà fra
uomini fosse più spiccata e genuina allora. Se le famiglie si aiutavano a
vicenda nelle fatiche dei campi era certamente per necessità e non penso che i quadretti
fatti a posteriori di bonaria serenità bucolica corrispondano alla cruda realtà di
mezzadri sempre sul limite della fame.
Così - e come ho detto questa sera - rabbrividisco
all'immagine di donna che pur scherzosamente si delinea in "Che a tasa, che a piasa,
che a staga casa". C'è voluta la fatica di due generazioni, nel dopoguerra, per
restituire alla donna quella dignità di "persona umana" e pure con diritto di
voto, negata per secoli e compressa in un ruolo di attore secondario, appena
grossolanamente pensante ma mai parlante, e fondamentale alla società in sostanza solo a
fini di riproduzione o di amministrazione delle stanze domestiche.
Dunque, se l'opera di Bruno è una fotografia-inchiesta su
un'epoca fortunatamente superata merita il massimo della considerazione.
Se invece l'intenzione è anche quella di trasmettere una qualche
"poesia" di quel mondo credo sia un'operazione - la sua come quella di molti
altri cantori della civiltà veneta - semplicemente visionaria e reazionaria. Simile a
quella di insegnare per forza il dialetto nelle scuole.
Per concludere, comunque, se un uomo è in grado di
suscitare dialettica anche dopo morto vuol dire che è indubitabilmente un grande.
Gianni Favero
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19 - Bersani, Franceschini e il Gringo
20 novembre 2009
Allora, è passato quasi un
mese, la ricognizione sulle primarie del Pd a Roncade si può dire ormai conclusa e alcune
deduzioni possono pure esser fatte.
Fra Bersani e Franceschini è finita 181 pari, nonostante la massiccia diffusione di
lettere di sollecito al voto per il segretario uscente e lascendente
dellattuale sindaco, senza troppi dubbi orientata su Franceschini.
A dirla tutta confesso che mi sono recato al seggio ma,
lette meglio le regole sul manifesto, mi sono fermato sulla soglia e non ho votato. La
preparazione di liste ufficiali e pubbliche in cui il mio nome sarebbe finito come
cittadino in qualche modo incluso nel perimetro del partito mi ha bloccato (testimone
Luciano Damelico che ho incrociato sulla soglia).
Per ragioni spesso spiegate ritengo eticamente inconciliabile il mio mestiere con
lappartenenza dichiarata ad una formazione politica. Accade a giornalisti che si
mettono in politica col Pd di avere idee (per quanto legittimamente) confuse anche in
altre sfere della propria vita e di passare dei guai.
Comunque, finché lo si sa qui in paese fra quattro amici
è un conto e lo posso anche dire. Senza il mio scrupolo i voti di Bersani sarebbero stati
182 (ho pianto) e l'avrei scelto sostanzialmente per una questione di buona educazione.
Poche settimane prima avevo incontrato Franceschini a Mogliano il quale, di fronte ad una
mia domanda sulle regionali in Veneto, non ha risposto, ha girato le spalle e nemmeno ha
salutato. La stessa domanda fatta a Bersani in un contesto simile ha avuto non solo una
risposta ma anche un ragionamento a registratore spento. Lui voleva cercare di
far capire qualcosa, nonostante la fretta, e non aveva guardaspalle ai lati.
Fra un signore e un chierichetto saccente la differenza si vede.
Ma veniamo a Roncade.
In sintesi e tagliata con laccetta: per Franceschini hanno votato le fasce
detà medio-alte e più strettamente collegate agli ambienti degli attuali
consiglieri in carica. A Bersani sono andati i voti dei più giovani, dei meno
rappresentati in assemblea e delle frazioni meridionali.
Dopo la vittoria di Bersani confesso anche di
aver pensato male e di aver temuto che Rubinato iniziasse a smarcarsi per entrare nel
campo magnetico clerical-centrista di Casini, Rutelli e quella gente là. Il suo ingresso
nella direzione nazionale del Pd mi ha rilassato, nel senso che la guerra la possiamo
riprendere più avanti.
Del resto io Simonetta la voto nella speranza di avere un bel bersaglio tosto per i
successivi cinque anni. Con chiunque altro nel circondario sarebbe come avere un videogame
in cui non sali mai di livello.
La situazione or ora è dunque ottimale per focalizzare il
tiro sulla irrisolta contraddizione umana delluomo dell'ufficio accanto. Il quale,
se facesse il tecnico punto e basta, potrebbe anche restare lì, ma così non è.
Il Gringo (detto anche Podestà, oppure 'o vicerè) sappiamo che non si limita a
questo, così come sappiamo che se vede Bersani in tv tocca immantinente il cornetto che
si racconta tenga in una tasca.
Prendiamo un ritaglio a caso del 1996 da un faldone sul
quale ho messo unetichetta con la scritta a pennarello grosso Iaconeide
ISCHIA, 18 NOVEMBRE La vittoria del Polo a
Serrara Fontana è stata molto sofferta perché si trattava di confermare la fiducia nella
amministrazione uscente che ha governato questa difficile stagione di cambiamento senza
avere adeguati strumenti legislativi oltre che finanziari, ma la maggioranza della
popolazione ha espresso fiducia nella nostra capacità di continuare nellazione di
risanamento finanziario del Comune. Così ha commentato la vittoria della lista del
Polo della Libertà Luigi Iacono, sindaco uscente e confermato di Serrara Fontana (...)
Il top manager del municipio di Roncade spesso, in anni recenti, si è qualificato come
consulente politico di Rubinato.
Possiamo chiederci, una volta tanto senza spreco di verbi, come la mettiamo?
Gianni Favero
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18 - Inceneritori? Che roba è?
19 ottobre 2009
Ha ragione Lorenzo Pezzato nel
far rilevare nel suo ultimo intervento
come a Roncade ci sia un' indifferenza da parte delle classi dirigenti - che coincidono al
90% con il mondo politico - rispetto al tema degli inceneritori di Silea e Mogliano.
Roncade non è Silea per poche centinaia di metri, la
ricaduta di diossine sulla parte settentrionale del comune, dicono gli studi, sarà del
tutto simile a quella riservata a Silea, Carbonera e San Biagio, per non parlare
dell'altro impianto di Bonisiolo. Il vento non guarda i confini geografici.
A Silea ci sono amministratori con il coltello fra i denti,
a Carbonera ci si sta scuotendo con un certo vigore, San Biagio dichiara a lettere aperte
- con il sindaco precedente e con quello attuale, di colori diversi - che la ciminiera non
si deve costruire. Lo dicono e se necessario lo urlano sui giornali, senza quei linguaggi
prudenziali o burocratici che al primo ascolto (vale il primo ascolto: per l'opinione
pubblica il secondo non c'è) suonano vagamente possibilisti.
Gli inceneritori saranno, molto probabilmente, una leva
formidabile per le prossime elezioni regionali. Il Pdl, funzionale al sistema
confindustriale, li sostiene. La Lega, in nome della difesa del territorio, li respinge
spiegandolo alla gente con la micidiale chiarezza di sempre. Se dovessi esprimere una sola
ragione per cui Giancarlo Galan è bene lasci il suo ufficio sul Canal Grande per me
questa basta e avanza.
Veniamo all'altra sponda. In anni recenti, ricordiamolo, il
sindaco di Montebelluna, Laura Puppato, oggi uno dei pochi rompighiaccio della flottiglia
Pd, coagulò attorno a sè un muscoloso consenso dietro la passione spesa contro un
progetto di inceneritorie di rifiuti urbani.
In tutto questo roncadese irresponsabile silenzio mi chiedo
se pure un orientamento del Pd su una macchina che produce diossine h24 per i democratici
sia legato all'esito del 25 ottobre. Sembra il gioco dell'"un-due-tre-stella!",
tutti pietrificati come calchi di Pompei fino alla designazione del segretario.
Comunque, se è così ci si dica come la pensano Bersani, Franceschini e Marino,
almeno chi andrà a votare saprà come orientarsi.
Gianni Favero
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17 - Incidenti sul lavoro a Kabul
18 settembre 2009
Il consigliere comunale Boris
Mascia chiede di ricordare lopportunità di osservare un minuto di silenzio in
memoria dei sei ragazzi morti in Aghanistan. Riporto integralmente il suo messaggio.
"Chiedo un momento di rispettoso raccoglimento per onorare la memoria dei sei giovani
militari Italiani uccisi ieri nell'adempimento del loro dovere, in missione di pace
all'estero...e con essi ricordare il già pesante tributo di sangue pagato dai figli
dell'Italia alla causa della pacificazione
Internazionale. Boris Mascìa"
Sono assolutamente daccordo. Le morti sul luogo di lavoro sono una delle piaghe a
cui si fatica a porre rimedio e quindi lattimo di riflessione è moralmente
obbligatorio ogni volta che qualcuno perde la vita mentre svolge quel servizio necessario
a portare a casa uno stipendio, indipendentemente dal datore di lavoro.
E per mantenere se stessi e la propria famiglia, per coltivare i propri progetti che
ci si alza dal letto la mattina e si va a far fatica.
Naturalmente ciascuno di noi, se può, cerca di scegliere la professione che sintetizzi
meglio certi fondamentali ingredienti. Il rapporto fra stipendio e ore lavorate, o quello
fra carriera e rischio, o ancora la possibilità di trovare in essa una realizzazione
delle proprie passioni e idealità.
A questo proposito sappiamo bene che i militari in missione su teatri delicati come
lAfghanistan desiderano fortemente andarci, cè una selezione molto rigida e
liste dattesa assai nutrite. Del resto la retribuzione non è male: un capitano, ad
esempio, oltre alla busta paga ordinaria, ha unindennità di 150 euro netti al
giorno. Tre mesi di Kabul risolvono il mutuo per due anni.
Su dati come questi ogni uomo calibra liberamente e legittimamente la sua disponibilità a
mettere in discussione la propria vita.
Tutto il resto sul perché un militare va in Afghanistan il ripristino della pace,
il contrasto al terrorismo, il contributo allistituzione della democrazia, il
servizio allo Stato eccetera per quanto mi riguarda credo appartenga più alla
leggenda, ad una visione epica che egli ambisce a conferire alla propria vita, piuttosto
che a contenuti verosimili e realistici.
Ci sono molte buone ragioni per sospettare che le motivazioni di base di interventi
militari allestero siano collegati a dinamiche appartenenti ad un altro ordine di
obiettivi, non sempre tutti dichiarabili. Se invece ci sono sufficienti le spiegazioni
ufficiali allora, per carità, in casi come quello di oggi ci possiamo pure mettere
tranquilli e limitarci alla sincera contrizione.
Personalmente, così, a pelle, mi pare che presentarci ad
insegnare la democrazia con un mitra in mano sia un po come se un diabetico
assumesse un pasticcere per dietologo.
Naturalmente sono opinioni, le sensibilità su temi come questi sono tante e diverse.
Parlo così perché forse ho un cromosoma difettato, il fascino delle armi e di una divisa
che non sia quella della Juventus non lho mai percepito. Per non correre il rischio
di dover toccare una pistola fra il 1986 e il 1988 ho svolto un servizio civile in
alternativa alla leva durato 20 mesi (allora era una scelta censurabile e quindi il
ministero della Difesa la puniva con una ferma di due terzi più lunga).
Capisco e condivido in ogni caso lattenzione di
Mascia per i deceduti per cause di servizio e, anzi, rilancio. Un minuto di silenzio per
ciascun soldato caduto in tempo di pace, un minuto di silenzio per ciascun muratore caduto
da unimpalcatura in tempo di pace.
Gianni Favero
Per un ulteriore contributo alla discussione
sul ruolo dei militari in Afghanistan invito, anche su suggerimento di un lettore di
Roncade.it, a seguire lo scambio di opinioni generato dalle parole di un sacerdote su
questo blog: http://bellaciao.org/it/spip.php?article24893
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16 - I Nike infilati fra le due Italie
6 settembre 2009
Premetto che non saprei davvero
come valutare lopportunità di acquistare o meno la ex base missilistica di Ca
Tron, né eventualmente almeno così, su due piedi come valorizzarla. Le
considerazioni e le scelte su cosa sia vantaggioso o no per la collettività non spettano
ad un residente qualsiasi ma allassemblea dei rappresentanti in consiglio comunale,
visto che è per questo che li abbiamo eletti.
Sono anche percorso da un brivido di orticaria quando sento
usare a larghe mani espressioni come bene comune o beneficio
pubblico, come queste avessero un significato univoco e non dubitabile. Il più
delle volte non si tratta di concetti misurabili in termini matematici e perciò
anchessi sono soggetti a scelte più o meno arbitrarie. Chi decide ha, più
realisticamente e modestamente, la responsabilità di scommettere sullopzione che
ritiene possa andare meglio alla maggioranza dei residenti.
Bene comune non vuol dire bene di tutti. Magari.
Ma qui non mi dilungo e torno alleffetto collaterale
postumo dei Nike catronensi.
Convergo per più aspetti sullopinione espressa da Roberto Silvestri, ma soprattutto su uno perché
meglio di altri afferma lesistenza di due Italie.
Che non è, attenzione, Nord-Sud.
La contrapposizione di cui parlo, pericolosa faglia che si allarga, è quella fra
lavoratori del pubblico impiego e dipendenti privati.
Mi riferisco alle ferie del responsabile tecnico. Diritto sacrosanto, siamo
daccordo. Le conquiste sindacali non si toccano.
Però anche il diritto ha una grandezza variabile che si colloca su una scala di
pesi relativi.
Alcuni anni fa mi è capitato, da giornalista dipendente di
unazienda privata, di essere richiamato dalle ferie per leccezionalità di un
fatto di cronaca accaduto in estate. Il diritto del cittadino di essere informato nel modo
più completo possibile è stato in quel caso ritenuto prevalente rispetto al mio diritto
individuale al riposo retribuito.
Non so se il responsabile tecnico di Roncade sia davvero
una figura insostituibile e non so, ripeto, se laffare proposto dal
demanio, prendere-o-lasciare, sia unoccasione che nella vita passa una sola volta.
Rimane il fatto che la sola ipotesi di richiamare al lavoro il tecnico non è stata
nemmeno lontanamente contemplata. E neanche quella di convocare in fretta e in furia,
attraverso un giro di telefonate, un consiglio comunale straordinario in poche ore. (E per
cortesia adesso non mi si parli di regolamenti, tempi e modi della convocazione...)
Forse il numero legale non era in vacanza, più facilmente (oso supporre e mi scuso
se mi sbaglio) lo era lapparato burocratico necessario ad organizzare
lassemblea.
Ecco le due Italie: quella che ha paura di tornare dalle
ferie e di trovare la fabbrica fallita e quella con un diritto alle ferie così granitico
che neppure una pioggia di Nike potrebbe scalfire.
Gianni Favero
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15 - Quando la Lega va in depressione
17 agosto 2009
Difficilmente un intervento di
un roncadese mi ha dato più da pensare dell'ultimo del 6 agosto di Gianni Meneghel, ho percepito
subito che in esso c'era un tarlo che non poteva fare a meno di rosegare dentro la scatola
delle riflessioni agostane.
Quando c'è qualcosa che non si capisce per più di un motivo occorre fermarsi e
provare a trovare l'intoppo più a monte, quello che origina i conti che non tornano a
valle.
Una premessa va comunque fatta perchè c'è anche una
sorpresa. Pensavamo tutti che Zerbinati fosse stato designato candidato per l'esistenza di
un patto risalente a cinque anni prima, quando lo stesso cedette il posto a Gianni
Rachello nella leadership del centrodestra.
Meneghel ci dice che non è così, che Zerbinati è stato preso per eliminazione,
per l'indisponibilità di nomi a lui preferibili. Insomma perchè era il meno peggio fra
quelli che restavano.
Detto questo veniamo a quello che fatico a risolvere.
Non è il fatto che la Lega corra in soccorso del vincitore
proponendosi come collaboratore quando, nei luoghi in cui vince, è al contrario solita
occupare tutti i nodi dei pubblici poteri non lasciando ai perdenti se non un fastidioso
ma obbligatorio diritto di parola nelle assemblee.
Non è il fatto che adesso esprima riverenza verso il
vincitore senza essersi prima pubblicamente scusata per certe cadute di stile nella
campagna elettorale (ma forse di leghe a Roncade ce ne sono due, una maleducata e l'altra
invece molto più a modo).
No, il fatto è che - Lega o non Lega - non capisco come
possa stare in piedi l'idea di una minoranza che non sia opposizione.
Non è mica una parolaccia l' "opposizione".
In democrazia è necessaria tanto quanto le forze che sostengono il governo, è il
cane da guardia della cittadinanza che non si addormenta mai, è quella forza intelligente
che fa le pulci ad ogni atto amministrativo e che, con cognizione di causa - dati, date,
norme, linguaggio - sa mettere sempre sul chi vive chi governa e sa proporre qualcosa di
meglio.
Che verrà bocciato quasi sempre, siamo d'accordo, ma che verrà comunque ricordato
(della passata opposizione, ahimè, non si ricorda quasi nulla di questa sostanza).
Insomma: l'opposizione serve come l'ossigeno nell'aria, e
se non la fa la minoranza chi la deve fare?
Se la minoranza si affianca alla maggioranza, alle prossime elezioni chi saprà
distinguere fra le due?
Quindi, siamo seri. Proprio dalla Lega un discorso da
maggiordomi depressi che riporta dritto dritto ai consociativismi della Prima Repubblica
è stonato. Innaturale, sorprendente, arrendevole, rassegnato.
Gianni Meneghel, per favore e per responsabilità, fate
l'opposizione come dio comanda, come non avete fatto nei cinque anni precedenti, e tenete
la testa alta. La soddisfazione vi verrà da questo.
Molto sinceramente e, se mi è concesso, con amicizia.
Gianni Favero
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14 - Zerbinati, Buldo e quelli sottocoperta
3 agosto 2009
Ho atteso 19 giorni dopo la
pubblicazione dell'intervento di Guido
Zerbinati che ha per centro il mio comportamento e anche la mia dimensione
professionale.
Sul contenuto non mi soffermo, classifico le espressioni dello scrivente come
frutto di uno di quei momenti di scarsa serenità che possono toccare a tutti.
Non c'è problema.
Ho atteso più che altro per vedere quante e.mail di
riprovazione da parte di quei 3266 suoi elettori - a giudizio del dottore colpiti tanto
quanto lui dalle mie offese - mi sarebbero giunte. Se me ne fossero arrivate anche
soltanto dieci, mi ero detto, magari questa volta avrei fatto bene a fare un po' di esame
di coscienza.
Però non ne ho ricevuta alcuna e allora penso una volta di più che il consenso
non dà diritto in automatico all'avere ragione.
La seconda cosa che penso - e che non esclude la prima - è che la solidarietà
nelle stanze della politica non ha diritto di cittadinanza.
Ossia: che dei torti che Zerbinati asserisce di aver subito da un opinionista
irriverente non importa nulla a nessuno (o comunque non a sufficienza da esternarlo).
Una cosa simile tocca a Giacomo Buldo.
E' vero che la sua usita di scena è avvenuta attraverso la porta più sbagliata,
che le sue scelte degli ultimi mesi sono state imbarazzanti, goffe, irragionevoli, astiose
ed ambigue. Tutto quanto poteva fare per farsi del male il mio compare Giacomo Buldo lo ha
fatto e lo dico con dispiacere per questioni non secondarie di affetto nei suoi confronti.
Però tutto questo non dovrebbe ossidare nell'opinione pubblica il suo impegno
credo trentennale per la vita di questa comunità. Eppure non una parola buona - ha
ragione in questo Renzo Bettiol
pur riferendosi al solo Pd - è stata pubblicamente pronunciata in suo favore dopo la sua
estromissione dai giochi.
Io purtroppo non me ne sorprendo, casi di questa risma ne
vedo da sempre e a tutti i livelli.
Scrivo queste righe per le matricole. Abituatevi all'idea: dove ci sono posizioni
ottenute su un consenso prima o poi si perde e il perdente puzza.
Non investiteci l'anima altrimenti un giorno, senza capire cos'è successo, vi
troverete congelati di solitudine anche senza passare per Dongo.
Gianni Favero
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13 - I consulenti del centrodestra
11 luglio 2009
Quando le bocce si fermano e la
temperatura scende arriva quella condizione in cui gli elementi inutili si sfrondano da
soli e quelli importanti spiccano con maggiore chiarezza.
In più, quando ormai quello che è stato è stato, un po' per il disincanto un po'
perchè non c'è più niente da perdere le serali partite di chiacchiere sono più nette.
Non voglio andare sull'analisi di ciò che è accaduto,
giorno dopo giorno, nella campagna elettorale finita un mese (o un secolo?) fa, arrivo
dritto alla mia conclusione.
Che si formula sostanzialmente così: chi ha perso (Guido
Zerbinati) si è fidato di consulenti ricchi ma sbagliati. Gente confusa, obliqua, in mala
fede.
In caso contrario avrebbe vinto?
No, ma avrebbe perso solo le elezioni e non anche quel po' di buona immagine che si
era costruito in molti anni di lavoro da consigliere.
Sono parecchi quelli che si chiedono ancora perchè non
abbia accettato il confronto diretto di sabato 30 maggio.
Ve lo spiego subito: i suoi consulenti gli hanno spiegato che dietro a Roncade.it
c'era un disegno di complotto, che un manipolo di mezzi bolscevichi soggiogato dal
sottoscritto gli avrebbe teso una trappola, tacendogli le domande prima del confronto ma
consegnando i quesiti con largo anticipo a Rubinato.
Cinque anni prima mi arrivarono simili contestazioni
scritte - per lettera raccomandata - dallo stesso canale (non da Gianni Rachello!) e
l'essermi confrontato personalmente e per un paio d'ore con l'estensore della missiva mi
rendo conto ora che non servì a nulla.
Chi ha i neuroni concatenati in modo da temere sempre cose ambigue e sleali - oltre
a condurre una vita di cattiva qualità in quanto esperto di ambienti ambigui e sleali -
perde il senso delle cose semplici.
La cosa semplice da capire era una sola, e cioè che c'era
gente che pensava di rendere un servizio al paese con un'operazione di pura e semplice
informazione sotto forma di intervista simmetrica.
La cosa impossibile da capire per certe menti è che la libertà di informazione
per la vita di una democrazia pesa tanto quanto la libertà di partecipare ad una gara
elettorale attraverso un partito.
La cosa infantile che è infine accaduta - con tutto il
rispetto per i bambini - è che gli ultimi due candidati di cui nessuno ricorda ormai più
nè viso nè nome, si sono legati mani e piedi alla stessa agenzia di consulenza,
promettendo a Zerbinati di dire di no al confronto (e prendendo vigliaccamente in giro
quei pochi che alla lista di Sinistra per Roncade hanno creduto in modo genuino).
Giriamo pagina
Gianni Favero
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12 - L'antipatia del pallottoliere
9 giugno 2009
La matematica non è
unopinione e tantomeno laritmetica. Arbitrario è lutilizzo dei dati ma
qui, se mi si consente di ragionare per estremi e per assurdo, le interpretazioni su
quanto è accaduto nel centrodestra a Roncade non sono poi tanto sindacabili.
Primo passo: prendiamo i risultati delle europee e - tenendo da parte per
il momento i 2.767 voti leghisti assumiamo che sulla lista Zerbinati siano
confluiti i 2.219 votanti del Pdl, i 47 di Forza Nuova e gli altrettanti di Fiamma
Tricolore. Arriviamo a 2.313
Secondo passo: sempre sulla base dei
risultati europei, assumiamo che tutti gli altri e ancora facendo finta che la Lega
non ci sia - siano finiti a Rubinato. Fa 3.390.
Terzo passo: correggiamo un errore.
Essendoci alle amministrative altre due liste che assieme hanno raccolto 346 voti,
immaginiamo che il loro peso abbia inciso negativamente su Rubinato e Zerbinati in modo
uguale (anche se erano nate per penalizzare il centrosinistra). Dunque togliamo 173 voti a
testa e arriviamo a 2.140 voti per Zerbinati e 3.217 per Rubinato.
Quarto passo: rispetto ai risultati
ottenuti alla fine constatiamo che a Zerbinati mancano quindi 1.482 voti e a Rubinato
1.451.
Quinto passo: tenendo presente il gioco
delle schede bianche e nulle alle europee che possono essere diventate voti validi alle amministrative, dove le idee di
solito sono molto più chiare, il pacchetto di voti mancanti a entrambi è per forza
arrivato grosso modo per metà a testa dagli elettori allinizio non conteggiati,
cioè i 2.767 della Lega.
Perciò: di questi, quelli andati a
Zerbinati hanno permesso abbondantemente di far eleggere i tre consiglieri leghisti, gli
altri hanno consentito a Rubinato di vincere con il vantaggio che sappiamo.
Variante: se vogliamo possiamo ripetere un simile ragionamento postulando
invece che tutti i leghisti alle europee abbiano votato per Zerbinati e che sia stato il
Pdl a dividersi. Ma mi pare un tantino più azzardato.
Ricordo in ogni caso che il ragionamento fin qui svolto è
fatto per estremi, cioè addossando ogni responsabilità per la fuga verso Rubinato del
blocco di voti fatali solo agli elettori di un partito.
Più realisticamente si tratta di un mix e dunque la frase va riformulata così:
Affermazione: gli elettori di centrodestra
che a Roncade hanno preferito votare Rubinato piuttosto che il loro candidato naturale
sono minimo minimo 1.300. Fossero stati anche solo la metà Zerbinati avrebbe vinto
comodo.
Va detto, è vero che i militanti sono una cosa e gli
elettori sono unaltra, ma è vero anche che i militanti hanno di solito il compito
di indirizzare gli elettori a votare in un modo piuttosto che in un altro.
Se poi vogliamo infierire e pensare che forse non tutti quelli dellUdc hanno votato
per Rubinato ...
Comunque è un problema dei diretti interessati.
Se ho sbagliato in qualcosa ditemelo. Grazie per lattenzione.
Gianni Favero
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11 - Il diametro dei cabasisi
1 giugno 2009
Avevo promesso una
dichiarazione di voto ed è ora di farla.
Una campagna elettorale in fin dei conti non è diversa da
una partita di calcio. Ogni spettatore dice la sua, mille spettatori fanno alla fine mille
bilanci diversi. Se poi gioca la squadra del cuore non ci sono santi, è difficilissimo
che si possano riconoscere maggiori capacità all'avversario o attribuire una sconfitta a
fattori che non siano la sfortuna o l'arbitro incapace quando non certamente comprato dai
vincitori.
Come in una partita di calcio, d'altronde, non è assicurata la vittoria della
squadra migliore. Che i più forti vincano accade spesso ma non sempre, errori e
casualità sono quelle incognite che rendono una partita di calcio (ma vale certo anche
per altri sport) un'avventura meravigliosa.
Ogni elettore sceglie un candidato secondo un proprio
metro. Ce ne sono infiniti, di metri. Programma, amicizia, simpatia, fiducia, prestanza
fisica, età, eventi pregressi, eccetera.
Il mio è un calibro, strumento che si usa per i corpi sferici.
Mi fido di un sindaco di quelli che ci servono adesso, di
quelli che guardano negli occhi governatori, ministri, prefetti, questori, sindacalisti,
banchieri, imprenditori e giornalisti e che sanno analizzare una questione in dieci
secondi e nei dieci secondi successivi replicare, senza andare a ripescare dalla memoria
modelli di risposta a ciclostile scritti da ghostwriter di apparato.
Uno di quelli che non entrano a gamba tesa ma intanto alzano le mani per dire
all'arbitro "non sono stato io". Di quelli che non drammatizzano un fallo subito
fingendo agonie a terra per perdere tempo, quelli che non invocano rigori mimando falli
inesistenti e capriole.
Quelli che chiedono scusa se riconoscono una propria scorrettezza.
Giocatori che se la giocano, insomma, e che anche con il
più corrotto degli arbitri sanno che è meglio perdere in campo che a tavolino.
Soprattutto perchè non si può mai dire e comunque si gioca per il pubblico e il pubblico
capisce. E' il pubblico, non la classifica, che dà torto e dà ragione.
E' il pubblico che per quei giocatori tornerà o meno allo stadio nella gara
successiva (e di gare successive ce ne sono sempre).
Il pubblico lo misura, il diametro dei cabasisi, e io ho comprato un calibro
apposta.
Gianni Favero
P.S. Per quelli che mi hanno chiesto
informazioni sugli sviluppi del caso descritto al punto n.10: no, nessuna smentita
pervenuta.
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10 - Certe piccole voci
22 maggio 2009
Una voce è solo una voce, due
voci sono solo chiacchiere.
Tre voci fanno un'ipotesi, quattro un sospetto.
Quando arriva la quinta corre l'obbligo, per stare tranquilli tutti, di chiudere il
discorso e porre una domanda che faccia chiarezza.
Con tante scuse se può apparire irriverente, ma la pongo esclusivamente per
dovere.
La domanda è la seguente: possono i candidati sindaco di
"Il valore del cittadino", Guendalina Crosato, e di "Sinistra per
Roncade", Emilio Natale, gentilmente smentire di aver ricevuto, nel processo di
costituzione e formalizzazione delle loro liste, una collaborazione attiva da parte di
esponenti - o comunque persone appartenenti all'area - di "Zerbinati sindaco"?
Fiducioso in una sollecita risposta netta e negativa, tale
da mettere a tacere sedicenti testimoni di precisi episodi narrati, ringrazio e nuovamente
mi scuso.
Gianni Favero
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9 - La Lega e il senso del sacro
18 maggio 2009
Esiste nella grandissima parte
delle culture evolute una comune tradizione millenaria che riconosce la presenza di un
senso del sacro nell'essere umano, cioè di un'area personale - ma anche collettiva - in
cui ci siano elementi di spiritualità da tutelare in via assoluta.
Una linea che separa le cose del mondo dalle cose del cuore, la nostra caducità
fisica da un'aspirazione di infinito, il piccolo interesse del quotidiano da un'idea di
elevazione sopra il tempo e la materia.
Chi sostiene che la Lega sia il baluardo delle tradizioni
si sbaglia.
Far passeggiare un porcellino sulla terra dove gli islamici pregano o parcheggiare
deliberatamente e senza permesso un furgone pubblicitario con le insegne di Umberto Bossi
sul sagrato di una chiesa - dove si gioisce per i matrimoni e si piange per i funerali -
è per i leghisti pane quotidiano.
Questo è accaduto oggi, lunedì di mercato.
Cercare di capire chi abbia ordinato e mandato il furgone è stato inutile, si nascondono.
Se non c'è cuore non c'è cuore e se non c'è cuore non ci può essere nemmeno vergogna.
Gianni Favero
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8 - Tesi del papi
5 maggio 2009
Primo assunto: in Italia ci
sono milioni di uomini che vorrebbero essere al posto di Silvio Berlusconi.
Secondo assunto: in Italia ci sono milioni di donne che,
nonostante tutto, vorrebbero essere la moglie di Silvio Berlusconi.
Terzo assunto: in Italia ci sono milioni di squinzie che
vorrebbero avere per papi Silvio Berlusconi.
Tesi: se tutti questi soggetti sono anche elettori siamo
finiti.
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7 - Capisco Zerbinati e lo ringrazio
28 aprile 2009
Posso comprendere la scelta di
Guido Zerbinati di non esternare più, in mancanza di controparte, i punti di vista della
sua compagine sui temi sollecitati dalle nostre domande. Ho avuto un sincero apprezzamento
per la decisione sua e dei suoi collaboratori di mantenere fede allimpegno preso con
me di partecipare allesperienza finché è stato possibile farlo anche senza
avversario. Aspettando, di giorno in giorno, che il centrosinistra si aggregasse ad una
schietta, chiara e corretta gara di idee abbiamo cercato di selezionare gli argomenti meno
spigolosi.
Onestamente non sono sorpreso se alla prima questione
davvero impegnativa quella sullimmigrazione e sul futuro multietnico
sulla quale allinterno stesso della coalizione di centrodestra si giocano le
discussioni meno semplici anche sul piano nazionale, Zerbinati ha preferito tacere.
Proporla era un rischio che andava corso.
Le domande continueremo in ogni caso a formularle, questo canale resta aperto alla partita
ad armi pari. Questo è il servizio che io posso rendere alla città, assieme
allinvito già rivolto a tutti ad un confronto pubblico nellultima settimana
di maggio.
Se gli aspiranti prossimi amministratori pensano sia importante provare a convincere i
propri potenziali elettori con le idee Roncade.it è qui. Se invece ritengono sufficiente
fare affidamento sulla dote di voti personali che ogni membro della lista porterà in
virtù delle proprie amicizie, parentele, appartenenze ad associazioni eccetera, allora
anche il prossimo sindaco sarà il solito progetto aritmetico, senza passioni e senza
freschezza.
Per quanto mi riguarda, ripeto, il mio mestiere lo farò
fino in fondo. Non avere fiducia a prescindere nella possibilità di trovare semi di
novità sincera prima del 6 giugno è un errore.
Negli ultimi giorni, infine, da cittadino elettore mi concederò un articolata
dichiarazione di voto.
Gianni Favero
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| 6 -
Tre cose che non ho capito su Acer e sindaco
2 aprile 2009
Nella lettera che il sindaco ha inviato al presidente di
Acer Cittattiva, Riccardo Furlanetto, e, per conoscenza, anche al sottoscritto, c'è
qualcosa di sghembo. Ho cercato di ragionarci a freddo qualche oretta e, alla fine,
setacciando le varie riflessioni, me ne sono rimaste tre di non risolte.
La prima nel merito. I commercianti, in sostanza, dicono di aver "perso del
tempo" perchè evidentemente le fasi di confronto su qualcosa che li riguardava non
hanno portato al risultato da loro sperato.
E' un'espressione che probabilmente abbiamo usato tutti in molte circostanze, fosse
anche per aver lavato la macchina mezz'ora prima di un temporale. Da qui a parlare di
attacco gratuito sostenuto da ragioni politiche, però, mi pare che il passo non sia
breve.
Il problema è che in questa legislatura siamo un po' stati abituati a certi
sillogismi presi spesso passivamente per buoni. Facciamoci caso.
Ad esempio:
Chi prova a semplificare il linguaggio dice degli slogan, gli slogan si fanno per
far polemica e una polemica è immancabilmente sterile.
Oppure: una critica è costruttiva se porta il criticante a convergere sulle idee
di chi ha fatto la proposta. Se non è così la critica è miseramente degradata ad
"attacco politico".
La seconda riflessione riguarda il fatto che, se il palazzo
va alla guerra, mi sfugge la strategia.
Mi spiego. Se Furlanetto dice che quelle cose non le ha scritte lui allora si crea
una crisi dentro l'Acer, l'associazione si divide e lavorarci assieme d'ora innanzi - e
l'Amministrazione non può non lavorarci assieme - sarà molto più difficile.
Se Furlanetto invece dice di condividere fieramente ogni verbo e ogni contenuto del
documento l'Acer si compatta più che mai attorno al proprio presidente ma questa volta è
una compattezza nemica contro chi ha cercato in qualche modo di dividere l'associazione. E
anche stavolta sso' cc...
Pure scientificamente ricercati.
La terza è una nota di metodo. La lettera di Rubinato
inizia con "mi è stato segnalato che sul sito di Roncade.it...".
Ora, se vogliamo definire nel modo deteriore questo spazio come null'altro che uno
sfogatoio di non allineati facciamolo pure. Storicamente da via Roma è sempre stato
percepito all'incirca come un anomalo rumore di fondo destinato prima o poi a spegnersi,
basta avere pazienza.
Però se il sindaco ha bisogno di "segnalatori" anche per vedere, con il
più semplice dei gesti, cosa si muove nel calderone del malcontento (di solito la prima
preoccupazione di chi ha bisogno di consenso), dubito davvero che abbia il tempo di
spendersi in modo diretto per cose roncadesi più complesse.
Sani
Gianni Favero
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5 - Ma forse l'acqua del Sile-Piave non è buona da bere
18 marzo 2009
Ho cercato di convincermi del
contrario e ci sono quasi riuscito, visto che l'acqua di rubinetto continuo a berla con
soddisfazione.
Ma c'è poco da fare. Se i nostri dirigenti massimi
consumano pubblicamente quella imbottigliata nel Pet vuol dire che non si fidano
dell'acquedotto.
Nelle sedute del Consiglio comunale, da tempo immemore, ogni consigliere ed
assessore ha davanti a sè una bottiglia da mezzo litro di "San Benedetto", col
tappo celeste oppure rosa, ed un bicchiere di plastica anch'esso imbustato nel cellophane.
Bottiglie vuote o quasi piene, bicchieri e cellophane poi, vanno buttati via.
Con l'attenzione che c'è recentemente verso le spese
inutili, vorreste forse pensare che - se non vi fossero seri rischi per la loro salute - a
quest'ora non avrebbero già pensato ad acquistare caraffe in vetro al mercato (0.50 euro
l'una) e una trentina di bicchieri di quelli infrangibili da osteria (0,20 euro l'uno) per
riempirli di acqua di rubinetto?
La classe dirigente è lì per dare a tutti il buon esempio
che, giustamente, viene seguito. Si fa così, infatti, anche alle sagre parrocchiali:
costicine con le mani ma acqua nel Pet che viene da Marghera.
Mettiamocelo dunque bene in testa. A Roncade è meglio bere acqua San Benedetto che
acqua di rubinetto.
Per fortuna siamo tutti ricchi e i fastidi ambientali, come l'inceneritore,
riguardano Silea e Bonisiolo. Mica noi.
Gianni Favero
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4 - L'8 marzo, la Cig e le massaggiatrici
8 marzo 2009
Un grosso agente pubblicitario
di un'importante concessionaria di una catena di quotidiani del Veneto mi ha spiegato che,
in questi tempi di crisi, il fatturato diminuisce praticamente per tutte le categorie di
clienti inserzionisti tranne una, cioè le "massaggiatrici" o affini.
La crescita del giro d'affari, negli ultimi tre mesi, è
stata vicina al 60%, un dato curiosamente simile a quello calcolato sulle ore di cassa
integrazione o sull'ingresso di lavoratori nelle liste di mobilità.
Si tratta, ha precisato, di persone che chiedono di essere
contattate a domicilio e che comprano spazi pubblicitari sui giornali pagandoli spesso in
anticipo. Donne venete mediamente di 30-40 anni, con abitazioni decorose ma non sfarzose,
spesso separate e non di rado con figli che vivono nella stessa casa.
Quando si dice che gli italiani ricominciano a prendersi
posizioni lavorative fino a poco tempo fa lasciate agli stranieri forse ci si riferisce
anche a questo.
Buon 8 marzo e buon welfare a tutte.
Gianni Favero
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3 - E adesso tocca a Sartor (Ivano)
22 febbraio 2009
Come ho detto nel precedente
intervento, sempre sperando di non abusare dello spazio che da solo mi concedo, il tema
sul quale avrei voluto soffermarmi nel passaggio n.2 di questo blog era un altro.
Poi è arrivata a gamba tesa la zerbinata
maxima e un mio silenzio su quell'argomento, da devoto alla religione scritta
nella Carta Costituzionale, non me lo sarei perdonato.
Riprendo perciò soltanto oggi il mio originario motivo di
stimolo, cioè la lettera di Ivano Sartor
del 3 febbraio.
Al netto del riconoscimento delle sue oggettive capacità amministrative e delle
perplessità sulla limpidezza della scelta di alcuni suoi collaboratori ma è acqua
passata voglio focalizzare la riflessione sulla questione delletà degli
attuali sindaco, assessori e consiglieri.
Vengo subito al dunque.
E vero, fare un discorso solo anagrafico per pesare
il valore degli amministratori è grossolano. Non escludo che vi possano essere
consiglieri di 60 anni con la freschezza che ci si aspetta da colleghi di 30.
E anche vero che, probabilmente, opere pubbliche della portata di quelle elencate da
Sartor non se ne faranno più per lungo tempo, magari semplicemente perchè
nellimmediato non servono.
Detto questo, e proprio per questo, ciò che credo vogliano dire coloro che parlano di
classe dirigente ferma e vecchia è che occorre accorgersi che è finita
lera del calcestruzzo paesano e che si è aperta ormai da parecchio tempo quella
della politica su temi alti, sovracomunali, nazionali, continentali.
Qui i consiglieri di 60 come quelli di 30 mancano.
Non ci sono. Non comunicano nulla di ciò che pensano al punto che cè da
dubitare che abbiano un pensiero proprio.
A meno che io mi sia perso qualcosa.
Cè stato forse qualche membro della nostra assemblea
cittadina che abbia per caso affidato a qualche blog una propria opinione, poniamo ad
esempio, sul caso Englaro? O per affrontare a livello di comunità e a Roncade
siamo una comunità abbastanza coesa la questione del declino dignitoso della vita
umana è ritenuta sufficiente la costruzione di una casa di riposo?
Qualcuno fra gli alzatori di mano automatizzati ha mai per caso elaborato unidea,
sempre per buttare lì qualcosa di alto, centrale e urgente, sullenergia? A tutti
basta accendere un interruttore, pagare la bolletta e stop?
Ancora, esiste uno dei consiglieri della mia città che possa farci sapere se per
caso abbia un concetto di sicurezza che rinnovi un pochettino il tradizionale binomio
prevenzione-repressione?
Ecco quello che voglio dire. E il non percepire di
essere coinvolti in sfide di questo tipo che fa ferma e vecchia una classe
dirigente. Da parte mia ritengo non sia normale il venire a conoscere, attraverso
corrispondenza spesso privata, i punti di vista su temi simili temi che ci
interrogano tutti, ogni giorno, da Bagaggiolo a Washington - di molti lettori di
roncade.it ma non ricevere mai un solo pensiero di alcuno fra gli eletti a via San Rocco.
Dopo cinque anni non li conosco e ripeto: non è normale.
Gianni Favero
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2 - Dottore, ho forse capito male?
7 febbraio 2009
Non era nei miei programmi
tornare con una mia riflessione a meno di venti giorni dalla precedente e comunque era su
altri temi che stavo ragionando.
Però ho come limpressione di aver preso uno sberlotto a freddo e lo stordimento non
se ne va. Ho bisogno, dunque, di essere tranquillizzato.
Vorrei, cioè, avere la sicurezza di aver capito male
quanto ha scritto Guido Zerbinati nel suo ultimo
intervento a proposito dellimportanza della sintonia che sale
chiara e forte fino al Governo qualora la sua parte politica riuscisse ad ottenere
la guida di Roncade.
Mi permetta, dottore. Per come li conosco io temo Lei
rischi di fare un torto ai ministri Luca Zaia e Maurizio Sacconi se rassicura che essi, in
caso di affermazione del centrodestra, saranno molto, molto vicini a noi
roncadesi. Significa, per sottrazione, affermare che adesso non lo sono in quanto
lamministrazione è (almeno sulla carta) di centrosinistra. O che domani saranno
meno attenti alle istanze di territori dove il sindaco non sia omogeneo alla
maggioranza che sostiene il Governo.
Le ricordo che un ministro è un ministro di tutti e che,
appartenendo allesecutivo, il suo compito e le sue prerogative sono e devono
rimanere ben distinte dalla dialettica parlamentare.
La distinzione fra i poteri è una linea chiara. Non confondiamo ulteriormente le acque
perché su questo tema il nostro Paese è già abbastanza malato di un pressappochismo
pesante.
E poi, mi scusi, se vale quello che Lei dice è lecita
anche unestensione del principio verso il basso. Qualora Lei fosse eletto sindaco si
curerà di amministrare solo quella parte della popolazione che lha votata?
Rinnoverà asfaltatura ed illuminazione pubblica solo lungo quelle vie in cui la maggior
parte dei residenti Le ha espresso consenso nellurna?
Ripeto, spero di averLa fraintesa (comè noto è un
problema diffuso fra i giornalisti). Ospiterò in tal caso un suo intervento di
chiarimento, che auspico celere, in via assolutamente prioritaria.
Gianni Favero
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1 - Ho cambiato idea. Lancio una lista
20 gennaio 2009
Avevo giurato che me ne sarei rimasto fuori per sempre ma a
questo punto devo confessare la mia debolezza.
Non ho saputo resistere. Fondo un partito, lancio una
lista.
Non so se qualcuno, tra i meno disgustati per la mia
incoerenza mi seguirà.
Non lo so perchè non sono previsti nè sindaco nè assessori e quindi non c'è
motivo di seguirmi, almeno nel campo della normalità.
Sarà un partito di opposizione pura.
Opposizione a cosa è solo un dettaglio. Lo statuto prevede
che la nostra ragione d'essere è fare minoranza. Anche per assurdo si arrivasse al 50%
più uno degli elettori ugualmente si lascia governare gli altri e noi si fa opposizione.
La qual cosa ha un mare di vantaggi e cose belle da
portare.
La prima è che nessuno ti viene a soccorrere come di solito si
corre in soccorso del vincitore. Quindi sarà un partito del tutto privo di ruffiani e
lacchè e trovatemene un altro.
La seconda è che nessuno ti verrà a chiedere di fargli fare
questa o quell'opera pubblica, di dargli questo o quell'appalto, di allargargli la
stradina, di condonargli il sottotetto, di trasformargli l'orto in area edificabile. In
cambio di cosa poi? Dei voti dei numeri dispari della sua via? Ma se siamo minoranza cosa
ce ne facciamo? Meglio non averli, così si è ancora di più minoranza.
La terza è che non devi far campagna elettorale, stringere mani,
baciare e abbracciare, ricordarci di un sacco di nomi e chiedere come va, quando in
realtà non ci importa un fico secco di come vada. Spendere un sacco di soldi in
fotografie ritoccate col Photoshop per levigare i brufoli e tacconare la calvizie.
La quarta è che non devi concentrarti in questioni da sviscerare
nel sopore delle commissioni. Non stiamo tanto a discutere. Diciamo no a prescindere e
così si va a casa prima. Tanto è questo alla fine che conta.
La quinta è che il sindaco non deve scontentare quelli che
volevano fare gli assessori e sono stati scartati. Innanzitutto perchè non c'è sindaco.
In secondo luogo perchè chi si candida in una lista di opposizione spinta è un po' mona
di suo se pensa anche di fare l'assessore.
La sesta, non da meno, è che in consiglio comunale possiamo dire
la nostra senza preoccuparci di null'altro se non di formulare in modo comprensibile
quello che pensiamo. E che possiamo anche non andare d'accordo tra noi perchè tanto non
abbiamo nulla da perdere e siamo contenti lo stesso.
Anche in questo caso non c'è da preoccuparsi per il voto. Siamo di opposizione per
statuto e quindi si vota in modo opposto rispetto alla maggioranza. Perciò anche se ci
scappa il sonnellino durante la seduta siamo moralmente autorizzati a farlo perchè non
dobbiamo per forza seguire la discussione. Forse che quelli di maggioranza la seguono? No.
Loro vengono ai consigli solo per votare. Devono solo stare attenti a non sbagliare e per
questo partono da casa con dei segni sull'ordine del giorno fotocopiati. Qui, qui e qui si
alza la mano per dire favorevole. Qui, se capita, si vota contro.
La settima cosa bella è che non dobbiamo andare in cerca di
alleanze. Non ci serve la faccia di tolla, non ci servono i discorsi detti in modo da
prestarsi a dire, dopo il voto, "Ioooo? Ma che hai capitoooo???"
L'ottava è che non ci serve un segretario che ci fa fare cose che
non ci passano neanche per la testa.
La nona, la più grande, e scusate se è
poco, è che non perderemo mai. Nè il sonno, nè l'appetito, nè una sola ora della
nostra vita, nè un solo grammo della nostra reciproca stima e, incidentalmente, amicizia.
Se trovo venti firmatari giuro che presento la lista.
Have a good year
Gianni Favero
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