Dopo il suo video finito nei maggiori siti web italiani hanno
parlato di lui e del suo caso il gotha politico locale, dal consiglio comunale di Treviso
allassemblea di Palazzo Ferro Fini, opinionisti di varia estrazione e in conclusione
anche la Chiesa attraverso il vescovo, Andrea Bruno Mazzocato.
Della vicenda di Paolo Ravasin, il 48 enne trevigiano immobilizzato dalla Sla e che ha
deciso di rifiutare alimentazione e idratazione per vie non naturali, forse lunico
che non ha ancora detto niente e sul quale non si è spesa una parola è il suo medico
personale.
Portatore di un dramma parallelo, compresso tra gli obblighi di legge ed un codice
etico con frontiere professionali e morali che oggi appaiono spesso sfumate, Guido
Zerbinati è uno dei tre nomi pronunciati nel videotestamento di Ravasin.Toccherà a lui decidere, nel momento in cui per rispettare la
volontà dellassistito si rinunciasse a somministrargli acqua e cibo con flebo e
sondini, se e quali dosi di analgesici iniettargli per rendere un po meno dolorose
le sue ultime duecento ore.
Su Paolo Ravasin ci sto invecchiando. Lo penso e lo
vedo tutti i giorni da quando ce lho in carico qui, nella casa di riposo di
Monastier. Nella mia vita personale e professionale è un evento pesantissimo però sono
sereno
Dottore, da cosa le deriva questa tranquillità, almeno apparente?
Dal fatto che per me è assolutamente chiaro come, da medico, dovrò comportarmi. La
Costituzione assicura ad ogni cittadino la possibilità di scegliere le cure alle quali
sottoporsi o meno e sulle intenzioni di Ravasin non mi pare ci siano dubbi. Lui sa quello
che desidera, io so cosa devo fare. Ravasin sa anche che rispetterò la sua volontà fino
in fondo
Ma?
I miei ma di ordine morale vorrei metterli da parte, questo appartiene
alle mie opinioni ed è un campo indipendente dai miei doveri. Da laico e liberale,
tuttavia, percepisco come urgente la necessità di non lasciar soli pazienti e medici
senza una legge. Benchè anche questo sia un ragionamento che mi procura un altro genere
di brividi.
Perché?
Mi raggela lidea che su momenti così alti e sacri per ogni essere umano,
nessuno escluso, venga invocato lintervento del legislatore. Mi sconforta pensare
che un dibattito parlamentare su un argomento tanto delicato e universale possa essere
inquinato da calcoli di convenienza politica.
Nella specifica specifica vicenda di Ravasin lei intravede interferenze di questa
natura?
Rispondo con una manovra larga. Nella Usl n.9 ci sono almeno altri nove casi di
sclerosi laterale amiotrofica di cui nessuno sa nulla. Sono persone che hanno scelto di
avvicinarsi alla morte nellamore e nel silenzio dei propri congiunti e noi ignoriamo
il sacrificio di quelle famiglie e dei professionisti che le assistono
La scelta di Ravasin di sollevare pubblicamente un problema va interpretata come
una denuncia per unassenza di regole che probabilmente pesa su molte altre persone
nelle sue condizioni. Mi pare che lei non condivida del tutto la posizione del suo
assistito. Sbaglio?
Per carità, lungi da me giudicare questo od altri atteggiamenti. Credo sia
impossibile per chiunque mettersi nei panni di una persona colpita da Sla, una delle
malattie più crudeli perché non concede speranze e ti lascia lucido fino alla fine. Un
consapevole calvario che dura in media 6/7 anni. Chi può mai arrogarsi il diritto di
entrare nella mente di questi sfortunati?
Il suo paziente, prima di firmare la sua decisione, si è confrontato con lei ed
altri suoi colleghi almeno tre volte. Avete mai cercato di orientare la sua scelta?
No, nel modo più assoluto. Lui ha fatto delle domande e noi abbiamo risposto con
chiarezza. Fino a quando ha avuto tutti gli elementi per una valutazione esclusivamente
individuale.
Gianni Favero |