| Nella rete si sta
sviluppando enormemente il web 2.0, cioè quella forma di partecipazione sociale alla
creazione dellinformazione, dellopinione, del gusto, della morale che riesce a
svilupparsi per piani più o meno paralleli, invece che per indirizzi verticali. Una redazione compone un quotidiano (anche on-line) ed un pubblico
di lettori ne riceve informazioni, questo era ciò che accadeva quando il web era 1.0, in
un sistema di comunicazione uno-a-molti.
La fase 2.0 prevede che luno diventi plurimo, generando comunicazione, e scambio di
informazioni o conoscenza, molti-a-molti, dove la molteplicità dei punti d vista diventa
vera ricchezza e in un certo senso- garanzia di mediazione.
2.0 è un modello che non è limitato alla rete, ma che si
fonda su una vera base di volontà di partecipazione alle dinamiche quotidiane, anche
quelle politiche, che è oggi possibile riscontrare ovunque, dal piccolo paese alla grande
città. Spesso questo modello riesce a dar luogo a incontri extapolitici ed extrapartitici
dove è finalmente davvero presente la funzione fondamentale dellincontro
dialettico: larricchimento di tutti i convenuti (anche per via digitale attraverso
video od mp3). Questo è ciò che è successo con il progetto Roncade.it Outdoor, una serata 2.0.
Difficile capire come dei rappresentanti politici che non
abbiano dimestichezza con queste teorie contemporanee possano essere in grado
di amministrare nellepoca dei blog. Magari pur conoscendo a menadito ogni passaggio
dellera Craxi o Spadolini, tanto per fare due esempi. Già ragionare sui metodi ed i
meccanismi che contraddistinguono lattuale Governo nazionale (o il precedente)
significa ragionare su modelli superati, perché non si tratta di idealismi politici, ma
di percepire i mutamenti sociali ed essere in grado sulla base di questi- di
programmare a lungo termine.
Diversamente, sarebbe come mandare in soccorso di una persona che sta affogando
unaltra che non sa nuotare. E la persona che sta affogando si chiama Italia,
declinata anche in Regioni, Province e Comuni.
Eppure le intelligenze e le competenze ci sono, si calcola
siano diffuse tra una quindicina di milioni cittadini consapevoli, come vengono definiti.
Quindici milioni di risorse inutilizzate che giacciono nel cassetto, un capitale
spaventoso che non dà frutto. Quindici milioni di persone potrebbero dar vita
successivamente a migliaia di Governi diversi, fermo restando il limite generazionale, che
imporrebbe ad un certo punto il necessario ricambio.
Così stanno le cose.
E i luoghi in cui meglio poter sperimentare le nuove
formule 2.0 sono proprio i piccoli comuni, cellule incubatrici di prospettive che
potrebbero diventare nazionali. O quantomeno esempi da seguire.
Riflettiamoci, prima delle elezioni della primavera
prossima.
Lorenzo
Pezzato
www.lorenzopezzato.it |