Evoluzione della
specie. Questo ci ha insegnato Darwin.
Nulla rimane uguale a sé stesso, questo ce lha insegnato la fisica moderna.
I veneti non fanno eccezione, i roncadesi in quanto veneti, nemmeno.
Il proliferare di posizioni sulla proposta CPT (o lacronimo che si preferisce)
rispecchia la necessità di fare un passo avanti.Quando
abbiamo capito che il saper fare era applicabile anche ad altri settori oltre
a quello agricolo, siamo diventati la locomotiva del Paese. Prima eravamo considerati un
buon bacino di prelevamento di bracciantato analfabeta.
Quando siamo diventati la locomotiva del Paese abbiamo avuto bisogno di un punto di
riferimento politico, che non esisteva, fino a qualche anno prima eravamo infatti il
Veneto Bianco, terra di conquista per lazione politica cattolica e
clericale.
Discorsi generali sui massimi sistemi, ma ai veneti nessuno dava ascolto.
La lacuna è stata colmata dalla Lega con la riunione di
una serie di movimenti minori, che è riuscita a far sentire una voce, magari in un
italiano incerto e sgrammaticato, magari con un linguaggio che per contenuti e
terminologie non si addiceva al circuito istituzionale, ma una voce. Sono bastati pochi
anni per capire che senza un ideologo, senza il motore di un apparato culturale (seppur
abbozzato) non si sarebbe andati da nessuna parte. Gianfranco Miglio ha iniettato nella
Lega il bacillo di una consapevolezza diversa, la familiarità con un bagaglio federalista
che non si impara certo nei bar di rione, la scintilla di un discorso più completo sul
senso stesso del partito e dei lombardo-veneti. Poi Miglio è morto, e quel discorso si è
interrotto.
Peccato, perché la strada era quella giusta, e non avrebbe portato solo a Roma come
comunque ha fatto- ma avrebbe qualificato tutto il percorso traghettando il Veneto nel
XXI° secolo. E il traghetto non sarebbe stato utile solo alla Lega, ma a tutta la gente
veneta, che avrebbe visto un disegno complesso, ambizioso, ma proiettato al futuro.
I veneti devono evolversi, è nelle cose della Natura e fare resistenza è un atto di
assoluta imbecillità.
Il fastidio che ognuno di noi prova nel leggere, su fatti
locali, dichiarazioni che riflettono impostazioni nazionali distanti anni luce dalla
realtà quotidiana, è il segno che questa evoluzione è in corso nel profondo della
coscienza collettiva e degli animi dei singoli soggetti.
Siamo cambiati, dobbiamo rendercene conto. La nostra regione non è più arretrata,
descolarizzata, abbruttita dai lavori pesanti, fiaccata da un habitat insalubre e dalla
scarsità di cibo. Siamo una regione per molti aspetti allavanguardia in Europa e
nel Mondo, una società dinamica dove la qualità della vita, lambiente, la famiglia
e il volontariato sono però rimasti valori fondamentali. Ci manca lo scatto di reni
culturale, ci manca lemancipazione dalla convinzione popolare che
limportante è lavorare tanto, il che non significa disfarci di questa
nostra caratteristica ma gestirla con strumenti diversi e migliori.
Se domani mattina diventassimo una regione completamente
autonoma, dovremmo avere in testa più di qualche idea sul nostro futuro in senso
complessivo, altrimenti paradossalmente non sapremmo che farcene né dellautonomia
né delle risorse economiche che noi stessi produciamo.
Al momento queste idee non ci sono, perché vengono soffocate dal chiacchiericcio di una
classe dirigente che non si è aggiornata, che aspetta dallesterno gli input prima
di fare una dichiarazione, che è esecutrice (di ordini) e raccoglitrice (di voti), ma
più in là non si può spingere.
Gli assalti al campanile di S. Marco non servono più a niente, oggi solo una cittadinanza
in possesso degli strumenti culturali necessari può gestire lautonomia e la
quotidianità, e queste poche righe non sono una dissertazione sul sesso degli angeli, ma
si riflettono poi immediatamente sulla vita di tutti noi.
Per esempio quando andiamo a protestare perché i nostri
giardini si allagano a causa del cattivo stato dei fossi e della mancanza di vie di fuga
naturali per lacqua, senza sapere che il piano regolatore prevede (è solo un
esempio che non ha a che vedere con Roncade nello specifico) la realizzazione di nuove
zone residenziali a ridosso del fiume, e scoprendo che chi lha redatto ignora
completamente i più elementari principi di gestione del territorio.
Come saranno i roncadesi del futuro?
Lorenzo
Pezzato |