Il nome è quello
neutro e tranquillizzante di "Cittadini per Roncade".
La struttura, in base alle due facciate di intenti rese pubbliche, è però quella
tipica di un partito.La nuova creatura
politica è stata presentata questa sera dalla sua fondatrice, il sindaco Simonetta
Rubinato, che ha insistito parecchio sulla estraneità dell'associazione rispetto agli
schieramenti già presenti.
Non è una bugia, quest'ultima. E' un obiettivo credibile e ci torniamo fra un po'.
Innanzitutto vediamo i punti che l'associazione ha in
comune con un partito classico.
- Si legge che essa intende promuovere "il ruolo del
cittadino come soggetto attivo nella vita della comunità". Quindi fa politica.
- Si occupa della "cura del bene della collettività". Cioè la funzione
prima della politica.
- Propone "assemblee territoriali". Quindi sezioni locali più o meno
stanziali.
- Offre "spazi di partecipazione a nuovi soggetti". Quindi fa iscrizioni.
- Si organizza internamente tramite "organismi statutariamente
legittimati" che stabiliscono i temi di cui occuparsi e che sono designati, par di
capire, per via democratica. Come accade in ogni partito moderno.
- "Necessita di risorse finanziarie" per la sua attività. Come ogni
partito.
- Penultima riga. "Fare politica significa per l'Associazione (...)
partecipare, se ritenuto giusto ed opportuno, all'Amministrazione locale". Cioè,
come un partito, proporre candidati almeno al Consiglio Comunale.
Perciò l'associazione è geneticamente un partito.
L'eventuale novità, ad una prima occhiata, è che si
tratta per ora di un partito-incubatrice.
Prende le distanze dai partiti presenti perchè la manovra è quella di saltarli e
lasciarli alle spalle. Così si spazza una classe dirigente politica andata in larga
misura già oltre il tempo della maturità e che, anche per questioni anagrafiche, sta
giocando i supplementari.
Nel frattempo si coltivano le nuove leve dentro un vivaio termostatato.
Se i giovani sentono una refrattarietà epidermica verso i
partiti, non vogliono immischiarsi di stare in una delle parti preconfezionate - è il
ragionamento - allora invitiamoli in qualcosa che non si chiama partito e che non sta da
nessuna parte.
Lo fece la Lega negli anni '80 ed ebbe fortuna. Lo chiamava movimento invece che
associazione ma poi, ed è naturale, si trasformò in un partito.
Valore aggiunto finale per Roncade: si spariglia il gioco.
Con il nuovo partito che si vuole pluri-partisan - ed è per questo che si calca la
mano sulla distanza dai partiti attuali - si taglia fuori dal ragionamento quel calcolo
maledetto dei voti che possono portare il prossimo aprile ciascuna lista e ciascun
candidato, assieme alla sempiterna crostata delle alleanze.
Può funzionare, il tempo c'è.
Ma non è che siamo proprio tutti campagnoli ingenuotti. Ci
si usi la cortesia di chiamare le cose con il loro nome. |