| 31 agosto 2007 "La discussione è stucchevole.
Simonetta Rubinato non sarà segretario veneto del Pd, è tutta una finta. Chiunque sa che
a Roma è già stato deciso che alla nostra regione tocca Paolo Giaretta".
Ne è convinto l'ex sindaco di Roncade, Ivano Sartor, che in questo modo si
smarca dai giudizi relativi alla sostenibilità di un ipotetico terzo incarico - appunto,
quello della segreteria regionale del Pd - per Rubinato.
Sartor, stiamo assistendo a un teatrino,
allora?
"Lo schema è noto. Un mesetto fa i vertici nazionali di Margherita e
Ds hanno stabilito che le regioni avranno un tot di segretari di un colore e un tot
dell'altro con nomi già designati. Al Veneto tocca Paolo Giaretta".
Veltroniano comunque pure lui. Le dispiace?
"Al di là del metodo adottato per la sua scelta è un'ottima
candidatura, un politico stimato di grande spessore civile ed apprezzato per la sua
competenza anche nel mondo imprenditoriale, e da altri per il fatto di provenire dalla
società civile. Insomma è un'ottima candidatura e io auspico sia lui il segretario del
Pd veneto".
Se tutto è già preordinato perchè Rubinato recita questa parte?
"E' chiaro che è mossa dall'unico obiettivo di ottenere visibilità.
Non avrebbe nemmeno dovuto dire 'ci penso'".
A chi giova tutto questo?
"Credo che la sceneggiata sia stata messa in piedi da chi o non ci sta
ai giochi romani oppure si sente tagliato fuori. Penso, ad esempio, a Tiziano Treu o a
Massimo Cacciari che secondo me si sono visti scavalcati e adesso provano a rimettere in
moto le cose. Ma è un tentativo di reazione abbastanza inutile. E anche incoerente".
Perchè?
"Basta ricordarsi quello che è successo nell'ultimo congresso
regionale della Margherita: gli ex Popolari avevano una maggioranza schiacciante ma ad un
certo punto è intervenuto il capogruppo dell'Ulivo alla Camera, Dario Franceschini.
Attraverso il suo uomo di fiducia, l'on. Gabriele Frigato, ha imposto l'allineamento al
patto nazionale che prevedeva la riconferma alla segreteria regionale di Diego Bottacin.
Alla fine dunque le logiche nazionali prevalgono sulle autonomie. Che senso ha ora, da
parte degli scontenti, invocare per la segreteria del Pd il rispetto delle autonomie? O lo
si fa sempre o non lo si fa mai".
Questo sul piano politico dei grandi sistemi. Ma facciamo finta che
non sia così, che Rubinato possa invece diventare davvero il segretario del Pd. E' un
compito che potrebbe sostenere?
"Anch'io ho avuto incarichi diversi a suo tempo, da sindaco sono stato
segretario provinciale del Ppi. Ma un conto è gestire la presenza in una provincia, un
conto è in una regione. In più si aggiunge l'impegno del Senato dove, dati i numeri,
assicurare la presenza è di fatto obbligatorio per la tenuta del Governo. Ovviamente a
soffrirne sarebbe il Comune il quale non è Monfumo ma il 10° in provincia per
popolazione".
Dunque?
"Dunque un sano realismo e il suo buon senso avrebbero dovuto indurla
fin dall'inizio a dire 'no, grazie'. Visibilità va bene ma non a qualsiasi costo".
Ma ammettiamo, insisto, che Rubinato ce la faccia. Che succede a
Roncade?
"Lei ha fatto fin dall'inizio la scelta di avere una squadra debole.
Dopo un anno, quando ci si era resi conto che la macchina non funzionava al meglio, le si
era chiesto di adottare dei correttivi. Aveva a portata di mano il settimo assessore,
poteva inserire qualcuno di peso e non lo ha fatto".
Lo potrebbe fare ora, no?
"Se anche integra la sua giunta il tempo adesso non gioca a suo favore.
Fra un anno siamo in campagna elettorale, tutti staranno già pensando a formare le
liste".
In conclusione?
"Il consiglio spassionato che le do è di non accettare questa
avventura. In base anche ai limiti umani che, per quanto brava, qualsiasi persona
ha". |