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Una città priva di
contributi femminili nel dibattito per il suo sviluppo, nella politica e nella
pre-politica.
Perchè le donne roncadesi rinunciano ad essere una risorsa per la società? |
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| 20 marzo 2007 Spesso si è detto che Roncade detiene un
enorme potenziale, sotto molti punti di vista.
Ce nè uno di cui si parla davvero troppo poco, e che invece rappresenta
unopportunità da non lasciarsi scappare.
È difficile che in un territorio come il nostro, tradizionalista e con forte vocazione
agricola, i cittadini abbiano la volontà di affidare le redini dellAmministrazione
ad una donna, peraltro giovane.
Per fugare ogni dubbio sul proseguio del ragionamento, è meglio dichiarare subito che
esso è indipendente dalla parte politica cui fa riferimento il Sindaco, come da quella
cui faccia eventualmente riferimento il lettore.
Si diceva dellatto di volontà, un fiore nato
in mezzo al cemento con cui la presenza maschile soffoca le Istituzioni e di cui si è
avuta vergognosa prova in occasione della vicenda delle cosiddette Quote Rosa, che tutti
ricorderanno. In quel frangente è apparso chiaro al Paese che la politica si gioca ancora
su duelli a fil di glande, e poi uomini contro uomini nelle strade e negli stadi, imam
contro vescovi, maggioranza contro minoranza, in un complesso amplesso testosteronico e
quello si- omosessuale.
A Roncade invece succede che una donna diventa Sindaco, e poi anche Senatrice. Un miracolo
quasi come la nascita dellelefante albino. Possiamo tralasciare lincarico al
Senato, frutto di dinamiche molto lontane dal comune, rimane comunque il fatto che la
cittadinanza roncadese è andata controcorrente.
Fin qui tutto bene, una favola di perfezione ed
unicità, un fatto da incorniciare e spendere come possibile. Per fugare un altro dubbio
è bene dire che tutto ciò nulla ha a che fare con i giudizi sulloperato che saremo
chiamati a dare a fine legislatura.
Sembra però che manchi qualcosa, precisamente una rete di altre donne a sostegno non
tanto dellazione del Sindaco/Senatrice, quanto della persona Simonetta Rubinato, di
genere femminile.
Solo per fare un esempio, il giorno della
presentazione del Pat la sala conferenze era stracolma, ma le uniche due signore
Sindaco a parte- erano le hostess addette alla registrazione degli ospiti. Per fare
un altro esempio -già rilevato tempo addietro dallo stesso Direttore- basta verificare
quanti degli interventi su Roncade.it sono firmati da donne.
Si sente una spaventosa assenza della componente femminile nella vita delle società
contemporanee, si registra una spaventosa iniquità nel quotidiano, si assiste ad una
spaventosa assenza di diritti, e si rimane ancora spaventosamente immobili, indifferenti
di fronte alle violenze.
Le donne di Roncade non perdano loccasione di
lavorare concretamente contribuendo a che tutto questo finisca presto. Dovrebbe essere
inutile aggiungere che lo stesso vale per gli uomini.
Lorenzo
Pezzato
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| 22
marzo 2007 Condivido appieno le considerazioni del signor Pezzato, non solo in quanto
roncadese, ma soprattutto in quanto donna.
Invero esiste una sorta di rappresentanza
femminile partecipe della vita sociale della nostra cittadina, ma essa è minima e
per niente eterogenea. Le poche donne presenti in ogni occasione sono sempre le stesse e
della medesima fascia detà (tra i 35 e i 55 anni).
Le donne over 60, quasi sempre mogli, madri e nonne, sembrano essere vittima di un
complesso di inferiorità instillato dai membri maschili delle rispettive famiglie; le
giovani, sempre più spesso vittime della società del consumo, sembrano ritenere
cosa daltri tempi limpegno civile verso la tutela e
laffermazione dei propri diritti.
Come se questi diritti di cui ci riempiamo la bocca fossero veramente acquisiti, come se
la donna fosse realmente al pari delluomo solo perchè porta i pantaloni o è
sessualmente libera, come se le violenze e i soprusi consumati a danno di
altre donne, non riguardassero tutte le donne.
Indifferenza, egoismo, disimpegno: credo siano
queste le tre parole chiave che spiegano lassenza di partecipazione alla vita di
società, dai livelli più bassi a quelli più alti. Ma non cè solo questo, perchè
quando una donna tenta di alzare poco poco la testa e provare a dire la sua,
ancora troppo spesso viene ascoltata con sufficienza.
Ci sono donne (pensiamo alle miriadi di vallette scosciate della televisione) che non
fanno altro che corroborare lidea della stupidità femminile, ma ci sono anche donne
che arrivano in Senato: come la mettiamo, allora?
Credo che la partecipazione attiva di una donna alla vita pubblica richieda uno sforzo
maggiore di quanto non lo richieda per un uomo, perchè molte di noi sono già sottoposte
a giudizio nel privato.
Penso al gioco dei ruoli in certe famiglie, ma
penso, soprattutto, al campo lavorativo, in cui se sei donna, e ancor più se sei una
giovane donna, magari laureata, non puoi nemmeno difendere i tuoi diritti, perchè, anche
se non lo ammettono, alcuni individui, signore comprese, pensano che le donne devono
stare zitte, abbassare la testa e ringraziare il cielo di poter esprimere i propri
pensieri.
Chiara Tullio
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