| 3 luglio 2007 LA CORRIERETTA CHE CI PORTA AL
TRENO
tratto da "UN'OPERA SOCIALE. Storia delle Officine Menon di
Roncade 1875-1985 " di Laura Menon
Nel 1921 fu assunto come tornitore presso le Officine Menon il nostro RENATO GOLFETTO, ma
quattro anni dopo, con la patente di automezzi, diventa conducente di una corrieretta che
trasporta al mattino e riprende alla sera, gli operai che lavorano a Venezia. Com'era
bello, divertente e un po' avventuroso andare con la corrieretta fino a Quarto d'Altino
(allora San Michele del Quarto). Renato mi teneva vicino, avevo cinque anni e scappavo
dappertutto. Mi racconta la signora DINA CONTE CHISSO che la corrieretta giunta nei pressi
di San Cipriano faceva sentire il clacson per avvertire i clienti dell'imminente arrivo.
La corrieretta si portava davanti al capitel tondo e faceva salire il gruppo per la
ferrovia. Quando si arrivava a Musestre, la fermata era d'obbligo: bisognava salutare la
zia MARIA RUBINATO sorella del papà e i cugini SANDRO e MARIANO un po' più anziani di
me, ma tanto cari, gentili. Mi trattenevano con loro e Sandro esperto cacciatore aveva due
cani bellissimi da caccia, molto obbedienti e giocherelloni.
Ma Renato doveva affrettarsi per arrivare puntuale al treno, perciò d'accordo con la zia,
mi veniva a riprendere nel ritorno. Io ero un po' incerta se restare o seguire Renato fino
alla stazione perché proprio a Musestre iniziava la salita del ponte sul Sile e non
sapevi mai se quella povera traballante corrieretta ce l'avrebbe fatta. Però era una cosa
emozionante seguire le manovre del conducente in prima o seconda marcia su quella ripida
salita
e poi alla fine del ponte quella stretta curva!... e se al di là si
nascondeva un altro camion? Da una parte c'era il fiume, con una ripida riva o scarpata, e
dall'altra si piombava sopra le case che stavano sotto. Per fortuna tutto filava liscio e
si entrava sulla strada dritta alla stazione badando alle insidie che già allora
nascondeva l'incrocio per PORTEGRANDI. Bravo Renato! Per tanti tanti anni hai percorso
quella strada piena di sassi, di buche, di trappole, con la pioggia e il vento che ti si
spingeva contro, specie sul ponte. E spesso c'era la neve d'inverno, ma gli operai non
potevano mancare al lavoro, specialmente nei piccoli cantieri veneziani, come carpentieri,
muratori, restauratori e dipendenti dell'Arsenale, manovali, operai meccanici nelle
piccole officine di Mestre.
Nel 1929 ti hanno dato un aiutante ORESTE GAMBIRASI di sedici anni, un vero ragazzo buono,
gentile, un po'apprensivo ma era normale con noi ragazzini un po' troppo sbarazzini.
La nostra corrieretta ebbe il suo momento di "gloria" all'epoca della borsa
nera. Le famiglie veneziane che nei negozi della città non trovavano più generi
alimentari naturali e genuini partivano col treno verso la campagna e si disperdevano nei
vari paesetti. Molte donne e ragazze giungevano a Roncade con la corrieretta e si recavano
presso amici o parenti o contadini per comperare vari generi alimentari: formaggi, salumi,
uova, animali da cortile. Si è chiacchierato parecchio sui lauti prezzi imposti dai
contadini! Ma noi dobbiamo dire che non si sono di certo arricchiti con quel denaro
cittadino. I nostri coltivatori diretti non sono mai stati pagati adeguatamente per i
prodotti che offrivano. Anche oggi i prodotti all'origine sono mal pagati, mentre sono
molto cari nei negozi.
La "borsa nera" si chiamò così perché le donne dovevano nascondere gli
approvvigionamenti alla dogana, per non pagare dazi o multe e non si deve intendere che
hanno arricchito i contadini perché questi ultimi erano famiglie numerose e pur di avere
un soldo si privavano di certi cibi, anche della polenta, se era indispensabile. Anzi,
nella bella stagione regalavano la verdura, i fagioli, le patate. Purtroppo il pollame
bisognava pagarlo e pure le uova. La ricerca alla borsa nera durò oltre la guerra e posso
assicurare che i nostri amici contadini con quei soldi avranno comperato al massimo le
scarpe o gli stivali.
Ma torniamo alla nostra gloriosa corrieretta. Ci raccontano i vecchi utenti che spesso,
con il carico delle donne e delle loro provviste, giunta alla salita del ponte sul
Musestre, si rifiutasse di procedere. Allora Renato pregava i signori uomini di scendere e
di spingerla per superare la difficoltà.
Povera vecchia! Ne aveva fatte di salite con tutti i tempi! I clienti non si rifiutarono
mai; anzi erano già preparati alla necessità
Era come dare una mano a queste
povere donne che, praticamente questuando, potevano sfamare la famiglia e certamente esse
stesse non avevano le forze per scendere a terra e spingere la malcapitata vecchia
corriera.
Una medaglia al merito se la meritava anch'essa; ma è già abbastanza che abbiano
riconosciuto la pensione a quel valoroso Renato.
|
| Altre
testimonianze raccolte da Gianantonio Grosso In base ai ricordi di Nicolina Cervellin, all'epoca segretaria presso gli
uffici delle Officine Menon, la Corriera era di proprietà delle Officine Menon (il Comune
di Roncade all'epoca non era in grado di erogare tali servizi, e nemmeno oggi li eroga) e
fu ceduta al Golfetto negli ultimi anni di attività, il quale la gestì in proprio.
Collegava Roncade alla stazione ferroviaria di Quarto d'Altino, e ha svolto tale servizio
per il pubblico, ininterrottamente, dal 1925 al 1944 su strade sterrate e spesso
impraticabili.
La partenza avveniva la mattina presto dal garage a fianco degli uffici delle Officine
Menon in via Roma (oggi vi è una tabaccheria) con fermate a:
RONCADE Caffè Italia (Piazza I°Maggio, oggi Bar
Roma)
SAN CIPRIANO (In piazza, subito dopo l'incrocio sulla destra, prima delle scuole, osteria
Conte)
MUSESTRE (In piazza, dopo la Chiesa, osteria Gambirasi)
QUARTO D'ALTINO (Al crocevia, osteria Perassa)
STAZIONE FERROVIARIA di Quarto d'Altino (All'epoca San Michele del Quarto) e ritorno.
Il clima era molto familiare. Si fermava a
raccogliere le persone lungo la strada al bisogno.
Effettuava due corse, il mattino presto e la sera, in coincidenza dei treni dei pendolari
da e per Venezia . |