| 2 aprile 2007 A volte un particolare
può uccidere una poesia. Lo cantava Enrico Ruggeri sul finire degli anni '80 riferendosi
ad un flirt declinato rapidamente per il modo in cui lei addentava un panino in un
autogrill.
Uno dei mille esempi di come l'immagine
di qualcosa di importante possa essere strisciata da un'assurda negligenza.
Il cimitero di Roncade-Vallio è lindo
e ben curato, c'è silenzio, luce e molto rispetto da parte di tutti.
Perchè allora lasciare che i vasi dei fiori recisi e le piantine debbano
essere innaffiati con i bussolotti del Vernel? Perchè accogliere i visitatori con uno sgembo cassonetto
pieno di vecchi contenitori di detersivo per il bucato e tanichette di acqua distillata
per i ferri da stiro? |

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Sotto:
il modello di Treviso |
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Sopra:
la situazione di Roncade |
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Chi sia entrato anche una sola volta,
ad esempio, nel camposanto di san Lazzaro, a Treviso, si sarà accorto di come esso sia
stato dotato di semplici ma decorosi annaffiatoi in plastica, reperibili in qualsiasi
grande magazzino a meno di due euro l'uno. Tutti
appesi per il manico ad essenziali staffe di ferro piantate al suolo oppure appoggiati a
semplici cippi di pietra. |
Comprarne una ventina
per Roncade non dovrebbe svenare le casse di chi cura i servizi cimiteriali. Un biglietto
da cinquanta euro per un segnale di civiltà qualcuno si sente di spenderlo? |