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Sartor: i senza cultura si
astengano dal pronunciarsi sul monumento a Menon.
Soloni oscurantisti che non sanno fare i conti con la modernità. |
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| 23 gennaio 2006 Roncade deve saper
affrontare il nodo dei suoi rapporti con la modernità.
E un paese nel quale spiccano i
passatisti: gente che ama le imitazioni dei modelli antichi (siano essi
larte o larchitettura) e che stenta e recepire la novità, la sperimentazione,
il progresso. I vecchi conservatori dalla mente oscurantista e accidiosa, ostili a tutto
tranne che allimmobilismo possono essere anche giovani detà.
Per effettuare interventi coraggiosi, anche negli investimenti, abbiamo dovuto attendere
che arrivasse qualche imprenditore dallesterno, con capacità di
scommettere sulle potenzialità residenziali di questa città. Gli
imprenditori immobiliari di Roncade avevano tentato di mandare a monte la vendita
dellex campo sportivo Piero Grosso per speculare su una seconda gara al
ribasso. Da fuori, qualcuno ha capito che era unopportunità. Non solo: ha portato
esempi di qualità architettonica innovativa nel cuore del centro storico. Ne sono più
che mai convinto: abbiamo fatto bene a fare le scelte che abbiamo fatto in via Roma di
Roncade e non mi convincono le non argomentazioni dei senza cultura.
Di fronte a tante idee trite e ritrite,
di luoghi comuni perbenistici, latitano i giovani. Dove sono i giovani che girano il mondo
e vedono ottimi esempi di architettura contemporanea che si integrano con
larchitettura storica?
I Soloni roncadesi sono mai stati a Vienna dove il razionalismo settecentesco e il Liberty
si coniugano bene, anche in piazza Santo Stefano, con larchitettura più ardita dei
giorni nostri?
Perché tacciono a Roncade? Dove sono i giovani roncadesi che visitano soddisfatti le
Gallerie darte contemporanea, come la Tate di Londra, e poi qui permettono che nel
loro Comune sciorini fesserie un gruppo di persone che vogliono propinarci un monumento
del tipo Menon a cavallo, sulla scia del gusto di quelle opere da fonderia che
in tanti paesi della Sinistra Piave hanno rovinato piazze e sagrati?
Dovè finita la capacità di
aprirsi al nuovo e di accogliere ciò che è contemporaneo, senza bisogno di rifugiarsi
nella banale imitazione-ripetizione di modelli culturali superati?
Nel 1924 illuminati artisti e uomini di cultura (i fratelli Selvatico) scelsero per il
Monumento ai Caduti di Roncade un artista del loro tempo, un giovane innovativo come
Libero Andreotti.
A Treviso, invece, per Piazza della Vittoria rifiutarono lopera di Arturo Martini,
ritenuta incomprensibile e troppo moderna, per scegliere lopera (??!!)
che venne poi eseguita che, tranne che per le tette al vento, rispecchiava il
sentimento del cittadino comune e rappresentava qualcosa che tutti potevano
capire. Risultato: nessuno sa nemmeno come si chiami quellautore, mentre tutto
il mondo sa chi è Arturo Martini.
Dunque, su un tema così delicato e
importante come quello dellarte non è bene che decidano i cosiddetti
cittadini qualsiasi dal dubbio gusto medio, né devono decidere
gli amministratori pubblici qualora incompetenti sullargomento; le scelte vanno
piuttosto affidate a competenti (Commissione di esperti, Soprintendenza ecc.), senza
valicare pretese di invasione di campo da parte dei guitti. La democrazia non è il potere
ai guitti.
Questa vicenda del monumento di Roncade è comunque
straordinaria, per quello che ci rivela e per quanto ci indica: fa discutere e riflettere
sul concetto di arte e sui tentativi di condizionare per referendum larte.
Larte per definizione è creativa, dunque libera, anarchica, innovativa,
provocatoria, non si adegua al consenso. E il contrario da un lato del commercio e
dallaltro del dirigismo politico che entrambi qualche volta la vogliono imbrigliare.
Traggo da questa vicenda un
insegnamento. Roncade deve fare i conti con la modernità: questa la scommessa per il suo
futuro. Si può vincerla accettando di essere protagonisti del proprio tempo, non
replicanti del passato.
Ivano
Sartor
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| 24 gennaio
2006 Rispondo
volentieri all'amico Ivano Sartor.
Prendo atto che a suo tempo ebbe a dirmi che di arte non se ne intende......ecco appunto.
Io sono nel mercato dell'arte dal 1983 (millenovecentottantatre), compro e vendo opere dei
maestri tipo Dalì, Mirò, Guttuso, Schifano, Balla, Rotella, Carrà, Botero, ecc. ecc.
So quindi distinguere quello che nel mercato è valido da quanto viene propinato per arte,
seguendo il trend della moda o della "cultura" del momento.
C'è da considerare in primis l'aspetto "IDEA" ad esempio Lucio Fontana, quello
dei tagli sulle tele: semplici, infantili ma comunque sostenuti dall'idea (appunto)
dell'andare
oltre la tela nel "concetto spaziale" che lui individuò per primo.
Ecco il punto: essere i primi, avere un buon mecenate che ti sostiene e diventi un grande.
L'altro aspetto è "STUPIRE" o "SCANDALIZZARE", vedasi ad esempio il
Manzoni che con la sua "merda d'artista", dei barattoli riempiti con le sue
feci, ha sicuramente dato un calcio all'arte tradizionale.
Si noti bene che ora uno di questi barattoli è stato battuto ad un'asta a quasi centomila
euro (centomila).
Il sottoscritto ha trattato opere pregevolissime di artisti tecnicamente validi e oserei
dire "ECCEZZIONALI" ma non avendo dietro nessuno che desse loro una qualche
spintarella, o per la biennale, o per altre occasioni di ribalta internazionale,
ebbene.......... anonimato assoluto con ovvia valutazione dei loro elaborati, vicina allo
zero.
Non entriamo nel merito quindi di chi se ne intende e chi meno: c'è chi si commuove
davanti alla bellezza delle opere di Michelangelo e chi si estasia ad ammirare un Pollok,
è tuuto soggettivo.
Quello che mi spinge a sostenere l'inutilità del monumento a Carlo Menon (l'attuale
ipotesi), non è per la sua "astratezza o modernita", ma per essere antistorico.
Ci sono volumi e trattati a quintalate a sostegno di questa tesi, ovviamente tutte
opinabili ma che in sostanza sostengono il concetto di monumento astratto solo se dedicato
ad esempio, alla libertà, all'amore, alla comunità, al sacrificio di un popolo e via
discorrendo.
Non certamente ad una persona, con una sua fisionomia ecc. ecc.
RIPETO: tutto opinabile; ma nell'arte sono vietate affermazioni del tipo, questo è valido
e quell'altro no, è tutta una questione di gusti e "MERCATO".
Tantissimi artisti che mi sono passati per le mani erano "TREND", ora sono
inesorabilmente "AUT".
In ultima analisi, quello che mi preme ribadire è semplicemente un invito alla
riflessione per arrivare ad una soluzione possibilmente "CONDIVISA": prima di
spendere 50.000,00 ?., cerchiamo di verificare se i Roncadesi lo accetteranno (o vogliamo
arrivare ad una raccolta di firme ?).
Ossequi.
Luciano Damelico
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| 24 gennaio
2006 Non voglio
entrare strettamente nell'ambito "monumento Menon" , vorrei piuttosto entrare
nel merito nelle argomentazioni utilizzate da Sartor per sostenere le sue scelte, procedo
per punti :
Bisogna confrontarci con la modernità; sacrosanto e condivisibile; confrontarci, non vuol
dire tuttavia accettare a priori e acriticamente.
Non accettare Arturo Martini a Treviso ? sicuramente un atto di miopia culturale
gravissimo, probabilmente, vista l'epoca, un atto politico
Roncade senza Cultura ? ieri ho assistito ad una conferenza su Platone e la Politica
nell'antica Grecia a Roncade; più di cento persone gremivano la sala e gli interventi dei
roncadesi mi sono sembrati competenti, informati e interessati. Le discussioni sono
proseguite anche a conferenza terminata e l'età dei partecipanti spaziava dai 18 agli
"anta" inoltrati.
Il gusto si può educare? Sì, la cultura può aiutare a spaziare i nostri orizzonti e a
farci capire i motivi , le storie, le passioni che ci sono dietro ad un'opera d'arte; ciò
non toglie che se dovessi pensare ad una statua preferirei Brancusi ad Arp, se dovessi
pensare ad un quadro, Magritte a Klee e non chiamerei ( fosse ancora vivo ) Pollock per
decorare le pareti di una sala consiliare: non è un giudizio ragionato (l'arte è
emozione ); semplicemente "non mi piace".
Concludo : non è che semplicemente ai Roncadesi quel monumento "non piace"? Se,
poi, siamo così privi di cultura, la fondazione culturale proposta da Damelico potrebbe
essere più opportuna di un monumento.
Franco Favero
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| 25 gennaio
2006 Devo dire che mi
sono sentito un po' offeso dalle parole del consigliere Sartor, dove si faceva con fare
dittatoriale tacere i senza cultura, definiti anche guitti. Concordando con il signor
Damelico circa il fatto che, se una comunità non vuole spendere 50000 euro per una cosa
che non gradisce, deve avere il sacrosanto diritto democratico di dire "No
grazie". E poi se non sbaglio forse lei consigliere Sartor è stato eletto anche
grazie ai voti dei cosiddetti senza cultura!
In conclusione riporto uno stralcio della definizione di guitto trovata su Wikipedia (la
moderna enciclopedia su internet).
Grazie
Guitto
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il termine guitto, se genericamente aggettiva la condizione di chi vive in maniera misera
e sporca, in gergo teatrale veniva adoperata un tempo - ed oggi molto meno - per definire
in senso abbastanza dispregiativo un attore di basso livello e poco preparato la cui
recitazione era comunque considerata fuori se non, talvolta, sopra le righe.
In tempi più recenti questa figura artistica è stata rivalutata, grazie anche ad attori
che - ispirandosi alla tecnica recitativa dei guitti di un tempo, ricca di sfumature ed
improvvisazioni, quindi un po' naif (ma neppure troppo, come si vedrà), hanno restituito
nuovo lustro a questa figura.
Solitamente nomade, nei tempi antichi il guitto usava trasferirsi da una località
all'altra seguendo le cosiddette compagnie di giro. In tempi più recenti guitti sono
stati considerati anche attori dialettali, di rivista e di avanspettacolo (alcuni nomi:
Erminio Macario, Walter Chiari, Cesco Baseggio e Carlo Dapporto).
Così oggi il guitto non è considerato un attore di categoria inferiore; anzi,
tutt'altro. Basti pensare che, se fatta derivare dall'antica Commedia dell'arte (che ha
generato una serie infinita di macchiette regionali, specialmente napoletane, e che ha un
capostipite nelle burle di Arlecchino), la figura ne esce inevitabilmente nobilitata
diventando addirittura un modello di recitazione seguito ed apprezzato (e i moderni comici
di cabaret ne sono una testimonianza neppure troppo indiretta).
Altri esempi principe di recitazione guittesca, ricca di gigioneria ed ammiccamenti, sono
venuti - sopra tutti - da Ettore Petrolini, Totò, Peppino De Filippo e - per le indubbie
doti mattatoriali - attori del calibro di Vittorio Gassman e Vittorio De Sica.
Thomas Galvan
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| 26
gennaio 2006 Carissimo Ivano, mi sembra di cogliere nella tua lettera una sottile linea
di incazzatura, questo mi dispiace, perché, conoscendoti un po, non mi
sembra che questo sia il tuo stile.
Non metto in dubbio la tua cultura, anzi la dico tutta, la ammiro molto, e un po
linvidio.
Però il mio, (e spero anche degli altri che han scritto), non era altro che discutere
pacatamente, esprimendo tranquillamente le proprie idee.
Io sono un estimatore del vecchio e dellantico, lo ammetto sono un retrogrado, pero
mi piace cosi, riesco a cogliere qualcosa, ho delle sensazioni, e penso, (se no
correggetemi), che larte, sotto qualsiasi forma, che sia musica, pittura, lettura,
scultura etc deve dare delle sensazioni, deve riuscire a portarti via e immergerti
completamente in quello che stai vedendo o sentendo, se non ci son questi prerequisiti, io
non riesco assolutamente ad apprezzarla,( come tante opere moderne che si sono fatte in
questi tempi di progresso).
Sarò un passatista, ma se questo è il progresso, scusami tanto, ripeto sono
contento di essere un vecchio maledetto conservatore, questa è la mia
opinione che non ha certo larroganza di voler influenzare qualcuno, è solo un
parlare tra persone.
Tutti noi abbiamo una propria testa è un proprio pensiero, delle proprie idee dei sogni,
(anche se avanti con letà) che esprimiamo o no, e sarebbe utopisticamente bello,
che tutti potessero parlarne, ma sai quanti si trovano in situazione disagiata, perché
non hanno cultura e si vergognano di esprimersi? (chissa cosa che i dise quei
che sa!!!!)
Riguardo al viaggiare, ho viaggiato molto anchio per il Mondo, ho visto delle
magnifiche città con chiese e monumenti antichi, bellissimi, e ho visto anche strutture e
opere moderne, vicino (come dici tu), ad opere antiche, ed è vero non stonano
assolutamente, permettimi però di dire che stiamo parlando di altri paesi, dove verso il
proprio territorio e la propria natura hanno un rispetto un po diverso dal nostro,
attuale.
Comunque ringrazio per aver potuto dire anche la mia, ti saluto e spero che un giorno
possa parlare ancora di cultura con te, sinceramente sempre e volentieri.
Cordialmente
Lucio Bonel |
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