| 30 luglio 2006 Immaginiamo uno studio in
cui disegnatori e grafici sviluppino su piattaforme multimediali prodotti
rivolti alla comunicazione artistica, commerciale, informativa.
Immaginiamo un laboratorio dove fotografi e professionisti
dell'immagine realizzino documentari, prodotti cinematografici, animazioni per
l'intrattenimento o per le più diverse applicazioni.
Immaginiamo una sala acusticamente impeccabile nella quale musicisti
e compositori possano sperimentare, provare ed incidere brani musicali per le case
discografiche, per il cinema o per tutti gli altri ambiti in cui siano richieste
creazioni di musica di alta qualità.
Immaginiamo uno spazio nel quale le tecnologie per internet
e per gli scenari prossimi venturi della telematica possano essere
approfondite e sviluppate in collegamento con i centri di ricerca ed universitari di tutto
il mondo.
Immaginiamo grandi studi in cui si possano costruire e installare
scenografie per la televisione, per il cinema e per il teatro.
Immaginiamo un pool di aziende che si occupano di editoria,
tradizionale e multimediale, di informazione e di scrittura creativa.
Immaginiamo poi aule in cui gli esperti di tutte queste discipline, tecnici,
ingegneri e studiosi della comunicazione possano tenere corsi e lezioni, dotati degli
strumenti di cui hanno bisogno.
Immaginiamo un auditorium, una sala teatrale
e per proiezioni cinematografiche che funga anche da spazio per convegni pubblici.
Immaginiamo infine un bar, un ristorantino, un'aula dove le persone
impegnate nelle attività si incontrino liberamente.
Immaginiamo, soprattutto, quale
formidabile lievito possa essere la contaminazione tra i cervelli tecnici
e creativi di tutti questi campi.
Il cerchio si quadra: avremmo ottenuto
l'eccellenza culturale, artistica e tecnica a disposizione tanto delle imprese - del
cinema, della tv, della musica, del web, della pubblicità, etc... - quanto della
popolazione.
E proviamo a pensare se in uno degli
scatoloni di cemento al posto del Tombotti-store ci mettessimo tutto questo. Roncade
diventerebbe nel giro di pochi anni un caso e un laboratorio di risonanza almeno
nazionale. Senza contare l'indotto e la ricaduta sul centro storico, o le sinergie che
potrebbero nascere con i progetti della Fondazione Cassamarca a Ca' Tron. Un sogno.
Cosa occorre?
Occorre un pool di imprenditori coraggiosi che abbiano il
cuore di investire e di saper attendere un ritorno da un'avventura che potrebbe essere
densa di incognite ma assolutamente straordinaria. Le formule di intrecci societari per
mettere in piedi una struttura del genere sono infinite e gli incentivi pubblici, europei
compresi, senza dubbio esistono.
Occorre anche un'Amministrazione comunale decisa ad
intraprendere un dialogo con il proprietario dello stabile per provare a convincerlo a
lasciar perdere il discorso dell'outlet, o di qualsiasi altra dozzinale soluzione di
rientro dell'investimento in termini sic et simpliciter di soldi.
Un sogno? No, è praticabile.
Mettere su un mobilificio o un ipermercato costa di più.
Ma bisogna crederci come quando si ha vent'anni.
********
Bene, i contributi di Roncade.it al
Pases si fermano qui, con questi cinque capitoletti pensiamo di aver fatto la nostra
parte. Ora consegneremo il materiale al professor pianificatore superconsulente e ci
ritiriamo in buon ordine, nella speranza che qualcosa di tutto questo possa essere stato
utile.
Grazie a tutti per l'attenzione. |