| 18 luglio 2006 E' definito come Piano di
Azione per lo Sviluppo Economico Sostenibile di Roncade, forse non ha ancora un acronimo
abbastanza familiare per cui, senza sforzi di fantasia, lo chiameremo Pases.
Un rapido identi-kit di cosa esso sia è stato tentato nell'ultimo numero
del periodico comunale "Roncade
Notizie", però esiste un documento intitolato "I Principi di fondo
del Piano di Azione per lo sviluppo economico di Roncade", reperibile in municipio,
che qualcosa in più dice. Dal sito del Comune è inoltre possibile prelevare alcune pagine
in .pdf che tentano di introdurre il modello concertativo verso il quale si
tende.
L'esperienza di chi normalmente si
occupa di informazione in ogni caso insegna che, quando si affrontano certi argomenti, il
periodo in cui si galleggia, nonostante gli sforzi, in una fase di ostile astrazione è
scoraggiante. Complice, va detto, un linguaggio coniato da una nuova corrente ermetica che
da qualche anno attraversa il panorama culturale nazionale - i professori pianificatori -
che è al limite del delittuoso per il tempo che fa perdere al lettore senza mai giungere
al "strucca strucca".
Ci proviamo a decodificare quelle
carte? Con le scuse preventive per i modesti risultati che, ne siamo quasi certi,
otterremo.
a) Cos'è il Pases. E'
il tentativo di comprendere come "la gente" veda o desideri sia questo paese tra
dieci anni e di trovare i percorsi per arrivarci.
b) Chi è "la gente".
La gente interpellata e che ci mette mano nel Pases non è tutta uguale. Ci sono gli
amministratori, ci sono gli "opinion leader", ci sono gli "stakeholder"
e ci sono i "testimonial". (E già qui, per la terminologia,
dovrebbe scattare l'arresto).
Gli amministratori sono gli amministratori, i quali sembrano quasi rimanere
sullo sfondo in attesa di vedere cosa salterà fuori.
- Gli "opinion leader" sono grosso modo un gruppuscolo di
cittadini - scelti arbitrariamente da amministratori e profepianificatori - che, si
ritiene, si dedichino anche all'attività del pensare alla collettività in cui vivono (e
quindi non solo alla soluzione dei propri bisogni personali e familiari). Anche a puro
livello di speculazione intellettuale fine a se stessa.
- I testimonial sono persone che, in quanto rappresentanti di altri gruppi -
dalle associazioni sportive alla bocciofila al club delle Giovani Marmotte, per restare
sul generico - si suppone siano in grado di far da collettori e di plasmare una sintesi
dei punti di vista degli associati.
- Gli stakeholders sono i portatori di interessi, vale a dire quelli che
dalla riuscita del piano dovrebbero guadagnarci di più. Dato che si parla di
sviluppo economico gli interessi in prima battuta coincidono con quelli delle categorie
economiche. Gli altri eventuali vengono in subordine.
- Infine tutti quelli che rimangono. I quali, se ancora non lo sanno,
possono andare sul sito del Comune, scaricare un questionario di 12 domande e dire la propria in
formato Bignami.
c) Che significa immaginare
cosa il paese sia tra dieci anni. Il nodo è proprio questo. L'Amministrazione
Provinciale, relativamente alla Marca, se lo è chiesto due anni fa proponendo il Piano
strategico provinciale. Ci hanno dedicato una decina di convegni - minimo - una raffica di
tavole rotonde, tavoli di lavoro e quant'altro, un po' alla volta si riesce e vedere
qualcosa almeno in termini di infrastrutture, di lavoro e di ambiente. Il problema, se
calato a livello di comune da 12 mila abitanti, è l'adattare questioni così alte e
sovraterritoriali agli spazi di manovra che ci sono. Sennò il rischio di scivolare nella
pura accademia è dietro l'angolo.
Tornando a noi.
Il percorso proposto, comunque, pone giustamente una questione, e cioè che non
si può lasciare che le cose vadano per proprio conto e neanche si possono
abbandonare gli attuali amministratori al loro compito di pianificare senza avere una
direzione.
Per esempio, chi sta in municipio può chiedersi se gli strumenti a
disposizione (Prg, varianti e poco altro) debbano misurarsi con una Roncade circondata da
industrie metalmeccaniche e da traffico pesante o da una Roncade che vive su una rete di
agriturismi e di coltivatori biologici. Bisogna deciderlo.
Oppure domandarsi se questo sia un processo da gestire da soli o facendo
squadra con i comuni vicini. Anche questo bisogna deciderlo.
Chi lo decide?
Il Pases è strutturato perchè lo decidano - in teoria - un po' tutti i
roncadesi. Dopo una prima organizzazione di massima sul come muoversi, cioè, il Pases
prevede che vi siano incontri aperti indistintamente a chiunque voglia parteciparvi,
luoghi di discussione in grado quindi di offrire sovrabbondanti spazi di espressione e
tali da non lasciare alibi a quelli che un giorno potranno dire "a me non avete
chiesto nulla".
Una volta tratteggiato il disegno con una gittata di 10 anni,
si spezzetta la parabola in sottopiani di tre anni e, di anno in anno, si verifica come si
sta procedendo. Con la riserva di modulare, raddrizzare e ritoccare il percorso - fermo
restando però l'obiettivo - a seconda degli imprevisti.
Fin qui più, speriamo, qualcosa di
chiaro dovremmo averlo detto.
Ora, però, ci siano consentite tre riflessioni.
a) La furbata, ed il
valore aggiunto dell'operazione Pases, è che in questo modo si "blinda" un
progetto di lungo respiro, proteggendolo da possibili tentazioni di variazioni di rotta al
cambio delle amministrazioni. Il piano, sia chiaro, non è vincolante però,
soprattutto se fortemente condiviso - almeno in via ufficiale - nessun sindaco oserà in
futuro assumersi la responsabilità di stracciarlo, mutilarlo o distorcerlo.
b) Il pericolo reale -
ed è reale perchè in via riservata a questo sito è stato fatto presente da qualcuno -
è che non si riconosca come un campione rappresentativo il gruppo di "opinion
leader-stakeholder-testimonial" definito arbitrariamente dai coordinatori del Pases.
Se è così il distacco tra la popolazione, o almeno parte di essa, e gli architetti della
Roncade di domani rischia di essere profondo sin dall'inizio e la condivisione solo una
parvenza di dubbio spessore. La concertazione, insomma, sarebbe appena un passaggio di
cipria su modelli amministrativi del secolo scorso.
c) Il vizio di fondo
del tutto, infine, sta nell'associare l'idea di sviluppo alla sola dimensione economica
della comunità.
Basta guardarsi attorno per capire che siamo fuori bersaglio, che non è
l'aumento della ricchezza dei residenti ciò di cui questo paese ha bisogno (sei banche
nel raggio di 50 metri non sono lì per niente). Per dirla alla Pasolini, di un progresso
senza vero sviluppo.
Certo, indicare quali saranno le forme economiche e produttive del futuro è
giusto ma qui, a meno che non si vogliano smentire tutti i dibattiti che si svolgono da
quasi dieci anni su base regionale, la direzione sulla quale c'è un generale accordo è
abbastanza chiara: terziario, terziario e ancora terziario, soprattutto - e se possibile -
avanzato.
E' sul pedale delle proposte culturali
che questo paese è debole. Cultura intesa come collante per amalgamare in una preziosa
identità collettiva - questa sì invidiabile - quella componente di immigrati interni arrivati sul richiamo
di politiche (soprattutto) abitative attuate nelle precedenti amministrazioni e che fanno
temere una loro latente declinazione in quartieri dormitorio, come è accaduto - ed è
evidentissimo - sull'altra sponda del Sile.
Ma di questo ne parliamo fra qualche giorno.
| 21 luglio
2006 Leggo i Vostri
articoli "L'invereconda leggerezza degli opinion leader" e "Aiuto! Siamo
nel labirinto del Pases" e resto molto dispiaciuto nel constatare una enorme
frustrazione nelle Vostre rassegnate parole.
Non credo di dovermi porre delle domande riguardo i Vostri articoletti che giudicano, in
maniera presuntuosa, il sistema con il quale si è scelto di arrivare ad un progetto di
riqualificazione del centro storico di Roncade.
Leggo inoltre tanti altri articoli che somigliano alle lamentele degli
"sfigati", della gente che dalla sedia dell'ufficio deve per forza contestare
qualsiasi decisione presa.
Sono infastidito da come Vi permettete di giudicare i gruppi partecipanti al
"brainstorming", ma mi trattengo da ogni tipo di commento considerata la nulla
costruttività delle Vostre parole.
La partecipazione agli incontri è stata un frullato di idee commenti e scoperte di
interesse non individuale e che sicuramente hanno integrato il lavoro tecnico dei
progettisti.
Se poi il lavoro di tutti subisca nel tempo delle modifiche o delle limitazioni per motivi
politici, economici, pubblici e privati, sinceramente questo non cambierà il mio modo di
vedere positivamente gli incontri.
E' sbagliato giudicare un sistema che dà la possibilità ad un gruppo rappresentativo di
essere ascoltato, quando l'unica alternativa ad oggi esistente è quella di mettere il
cittadino davanti al fatto compiuto.
Nicola - opinion leader
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| Gentile signore, Lei dice bene: frustrazione.
Riassumo in un flash la questione centrale: se non c'è riconoscimento
popolare, cioè dalla base, l'opinion leader può essere un premio Nobel ma
democraticamente non è nessuno.
La frustrazione è quindi quella di constatare come un'ottima intenzione,
cioè quella di procedere ad un percorso per Roncade rivoluzionario che ha come cuore un
processo concertativo, nasca viziato dalla scelta di nominare in via del tutto arbitraria
i cosiddetti "opinion leader". I quali perciò sono inconsistenti - leggeri,
appunto - in quanto rappresentativi di nessuno. Dunque, se mi consente, io ritengo nulli
gli incontri fatti a porte chiuse e ad inviti selezionati con i progettisti di cui Lei
parla per la riqualificazione del centro storico di Roncade. (Io in centro praticamente ci
abito ma nessuno mi ha chiesto nulla).
Non le nascondo che anche il sottoscritto è stato
invitato ad esprimere un proprio punto di vista nel merito del Pases.
Come vede, però, la mia scelta è stata quella di rendere visibili a
chiunque visiti questo sito entrambi i questionari - e non solo quello per le truppe
ausiliarie - e di formulare il mio punto di vista in modo trasparente, per scritto, su
questo stesso spazio. Una prima tesi è stata
preparata e pubblicata, una seconda uscirà tra non molto seguita, probablmente, da una
terza. Sempre con la possibilità per chiunque - e sottolineo, chiunque, senza distinzione
di classe sociale, sesso, religione e titolo di studio - di far pervenire il proprio punto
di vista, come in questo caso ha fatto Lei. Di più con questo strumento non posso fare.
In ogni caso, il fatto che Lei si firmi con il solo
nome di battesimo mi fa pensare che l'appartenenza ad un gruppo che lavora sotto copertura
le sia gradita.
La ringrazio per il contributo.
Gianni Favero |
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