| 25 novembre 2006 E due.
I mesi trascorsi dalle dimissioni di
Luciano De Vidi sono diventati due e nessuno si agita.
I partiti hanno inviato le loro delegazioni nell'ufficio del sindaco, hanno
ricevuto tranquillizzanti promesse di "tenere in considerazione" gli argomenti
colà addotti e cortesi richieste di pazientare ancora un po'.
Occorre confrontare, vedere, cucire, collaborare, vagliare disponibilità,
mediare sensibilità, parapapunzi punzi pà.
Usciti poi come si esce da un
confessionale gli ambasciatori si sono messi ad aspettare e sono ancora là, incapaci di
articolare sillaba.
Perchè, bisogna capire, c'è la finanziaria e poi la Margherita deve
rinnovare il proprio consiglio provinciale.
Giochi alti, Roncade aspetta.
Intanto le competenze di De Vidi, per
naturale attrazione gravitazionale, sono finite nelle mani del sindaco, il quale ora
dovrà pure mettersi in moto per delineare un programma triennale delle opere pubbliche
che traghetterà l'attività amministrativa fino all'anno delle prossime elezioni. Mica
bagigi.
Il punto di domanda, a parte il
funzionamento del processore montato nella motherboard neuronica del sindaco, sta
nell'inerzia spaesata dei partiti che compongono la maggioranza. Qualcuno che chieda un
confronto non esiste, un consigliere che solleciti una verifica è mera utopia.
Perfino l'opposizione, che in circostanze simili altrove andrebbe a nozze,
trova che Roncade viva invece una stagione di tiepida brezza soleggiata (ma almeno la
Lega, ci sia consentito reiterare la domanda, esiste? Dov'è stata sepolta la sua antica e
coinvolgente - sia pur caciarona e discutibile - fierezza?).
I Ds, che dovrebbero ritenere fuori
discussione un ricambio in giunta proveniente dalle loro fila, stanno affacciati alla
finestra ad aspettare Godot simulando spensieratezza.
Forse ritengono sia bene non agitare acque, forse temono che un giorno la
signora sia colta da una furibonda crisi di insopportazione per l'odore di chiuso
stagnante e decida di buttare per aria il guardaroba. Tutto giù dal balcone, senza scampo
per alcuno, neanche per l'unico assessore diessino.
Si chiama rimpasto.
E se il sindaco rimpasta i suoi uomini come i nomi sui monumenti siamo
finiti.
Roncade.it |