12 luglio 2005
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| La casa ha un vialetto
di ghiaia che attraversa il giardino, affiancato da una siepe bassa e qualche statua
indifferente. Dentro il
dottore ascolta alla radio gli applausi che arrivano da piazza Venezia.
Fuori, oltre il cancello di ferro battuto, cè
una strada larga con dei portici ai lati e, alla fine, un campanile rosa sul limite della
foschia.
Fuori cè una rassegnata vita di pianura che
fluisce tra fiacche parate settimanali ma cè anche un sapore inquieto di armi
nascoste nelle soffitte, già ripulite e oliate.
Fuori, soprattutto, cè una donna scandalosa
che incendia il paese e che si avvicina al cancello del dottore ogni giorno di più,
minacciando Regina nella sua fragile e tenace esistenza.
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Il racconto, imbastito su personaggi immaginari
protagonisti, però, di episodi molte volte reali, è parallelo per luoghi e tempi alla
ricostruzione storica fatta in Inesorabile
piombo nemico, primo lavoro dello stesso autore. Lunica
licenza è un balzo di 45 anni per assegnare in qualche modo una soluzione ad
un delitto sul quale la giustizia ordinaria, fino ad oggi, non ha ancora riposto
lattenzione che ci si attendeva.
DUE
PAROLE
Il materiale per mettere insieme questa storia lo
avevo già ed era essenzialmente quello "avanzato" dalla scrittura di
"Inesorabile piombo nemico". Non si tratta di elementi storici di persone, date
o fatti omessi nel primo libro - quelli verificati ed accertati lì ci sono tutti - ma di
piccoli racconti di vita vissuta, aneddoti, riflessioni, profili di personaggi che i molti
testimoni interpellati mi avevano riferito in modo "leggero", quasi emozionale,
nelle fasi finali delle conversazioni.
Un bel pacchetto di suggestioni, dunque, che per "Inesorabile"
erano state scartate e che mi spiaceva lasciare nel dimenticatoio.
La formula che ho adottato per ripescarli è stata perciò quella di
inventare una piccola storia, con personaggi immaginari ma verosimili, che fungessero da
"manichini" per indossare un vestito fatto di pezzi di vite di più persone.
Ciò che ne sarebbe dovuto uscire, nelle mie intenzioni, è una vicenda di
uomini e donne secondari rispetto ai protagonisti diretti dei dolorosi conflitti paesani
tra il 1943 ed il 1945 ma altrettanto pregnanti per i loro sguardi ed il loro
"sentire" le vibrazioni di quel piccolo mondo di pianura tormentato.
L'esperimento - già tentato, ma per altre ragioni, in una parte di
"Inesorabile" con la vicenda di Ugo - è stato da parte mia quello di provare a
mettermi nei panni di più personalità, tanto uomini che donne, finanche un prete e
persino un omicida, e di raccontare le cose viste e vissute in prima persona.
In "Regina libera tutti" non c'è il nome
del paese. Se qualcuno ha letto "Inesorabile" fa bene ad ambientarlo a Roncade,
se così non è può immaginare una collocazione in un qualsiasi centro del basso Veneto
ed ignorare l'analogia del fatto di sangue narrato con quello accaduto davvero a Roncade
nel 1991.
Se la scelta è la prima, allora tanto vale che vi dica anche dove sono i
luoghi-chiave scelti per molti dei momenti centrali del racconto, peraltro individuati con
facilità da alcuni amici che il libro l'hanno già letto.
La casa del dottore è villa Ziliotto, la bottega di Amerigo è dietro la
chiesa, su via Pantiera, lì dove davvero 50 anni fa operava un maniscalco, mentre
l'abitazione di Regina adulta la trovate facilmente facendo una passeggiata in bicicletta
lungo via Colonne.
Il resto viene da sè. Per qualsiasi altra spiegazione o per messaggi da
parte vostra basta cliccare sulla mia firma qui sotto. Grazie a tutti.
Gianni Favero |
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