13 maggio 2005
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| La casa ha un vialetto
di ghiaia che attraversa il giardino, affiancato da una siepe bassa e qualche statua
indifferente. Dentro il
dottore ascolta alla radio gli applausi che arrivano da piazza Venezia.
Fuori, oltre il cancello di ferro battuto, cè
una strada larga con dei portici ai lati e, alla fine, un campanile rosa sul limite della
foschia.
Fuori cè una rassegnata vita di pianura che
fluisce tra fiacche parate settimanali ma cè anche un sapore inquieto di armi
nascoste nelle soffitte, già ripulite e oliate.
Fuori, soprattutto, cè una donna scandalosa
che incendia il paese e che si avvicina al cancello del dottore ogni giorno di più,
minacciando Regina nella sua fragile e tenace esistenza.
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Il racconto, imbastito su personaggi immaginari
protagonisti, però, di episodi molte volte reali, è parallelo per luoghi e tempi alla
ricostruzione storica fatta in Inesorabile piombo nemico, primo lavoro dello
stesso autore. Lunica licenza è un balzo di 45 anni per assegnare in
qualche modo una soluzione ad un delitto sul quale la giustizia ordinaria, fino ad oggi,
non ha ancora riposto lattenzione che ci si attendeva.
Il libro uscirà prima o poi. Chi ne vuole prenotare
una copia (10 Euro) può scrivere a redazione@roncade.it
(...)Amerigo si
lasciò portare nei mulinelli della gente a grumi, con la mente leggera e con una specie
di piacere fisico infantile. Incrociò, si fece inglobare e poi sfilare da capannelli di
amici, anchessi in movimento. Si confuse nei sorrisi, nelle parole e negli abbracci
di decine di ragazze e donne fatte di identico splendore, come la bellezza si sprecasse,
con il solo dolore di non poterla fermare lì e stringerne per sempre in pugno almeno un
lembo. Sfiorò per almeno due volte anche Regina ma non per questo modificò la corrente
del suo vagare tra vortici di suoni, odori di corpi e vino e cibo cotto e grasso e
sigarette, di rumori mai sentiti tutti insieme.
Seguì, alla fine, con il cielo ormai blu scuro, una cordata di amici fino al deposito del
mulino, in un sottotetto tre piani sopra la piazza, dalle cui finestre piccole si poteva
guardare giù i disegni che la folla tracciava attorno a nessun centro.
Perfettamente, meravigliosamente e finalmente senza ordine e orario.
Qualcuno portò un grammofono, la luce delle lampade ad olio appese ai muri era scarsa e
fluida, nel profumo di legno delle assi del solaio ristagnava una pigra umidità di fiume.
Il vino rosso fece la sua parte, si aggiunsero altre persone, forse stavano lì già da
prima, non era chiaro e non aveva importanza.
Girandosi verso il centro dello stanzone, con le mani ancora puntate su un
davanzale da dove aveva contemplato a lungo le mille fiamme diseguali dentro i portici e
sui balconi, Amerigo si accorse che lì cera anche Regina e si disse che era il
momento di andarle incontro.
(...)
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