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Ai familiari piace proprio
poco il monumento a Carlo Menon progettato dal Comune.
Appello al sindaco: "abbiamo amici artisti che di certo lavorano
meglio" |
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| 10 agosto 2005 Il Comune lavora dal 2003 per realizzare un
monumento a Carlo Menon, sceglie un pool di consulenti, indice una gara tra artisti,
individua un vincitore ma ai familiari del noto imprenditore-inventore roncadese il
progetto prodotto non piace per nulla. Anzi, rileva la nipote, Laura Menon, dopo aver
visto pochi giorni fa un modello posizionato nella nuova piazza del Municipio, "mi
pare che di artistico non abbia niente".
Pollice verso, quindi, per l'opera vincitrice
avanzata dallo scultore vicentino Alessio Tasca e scelta da una commissione alle altre due
presentate da Romano Abate e Natalino Andolfatto.
| L'iter per la costruzione di un
monumento a Carlo Menon parte da lontano, grazie all'attività di uno speciale comitato di
cittadini che si mette, vari anni fa, a cercare sostenitori e sponsor. La decisione,
però, viene fatta slittare perchè il sindaco di allora, Ivano Sartor, decide che il
luogo più adatto per installare un'opera che ricordi Menon sia la piazza davanti il
municipio, piazza che, all'epoca, ancora non c'è. |

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Bisogna dunque aspettare il Piruea So.Ve.Im e il
rifacimento dell'area. Quando la struttura è praticamente finita, allora, il 3 dicebre
2003, Sartor convoca la giunta e, con delibera n.167, vengono nominati - su proposta dello
stesso primo cittadino - i quattro consulenti della commissione nelle figure dl Eugenio
Manzato, storico d'arte già direttore del museo civico di Treviso, il professore
universitario Nico Stringa, l'architetto Alberto Prandi ed il direttore dell'Accademia
delle Belle Arti di Venezia, Riccardo Rabagliati, gli ultimi tre tutti residenti nel
capoluogo veneto.
Esautorato il comitato spontaneo, si decide anche di
invitare, a discrezione dei commissari, cinque artisti veneti a presentare disegni e
bozzetti, tra i quali sarà selezionato il progetto vincitore.
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All'invito rispondono in tre e il 29
luglio 2004, con delibera n.375, i consulenti - tra cui, nel frattempo, è avvenuta una
sostituzione (Isabella Reale, conservatore dei Civici Musei di
Storia ed Arte di Trieste, al posto di Stringa) - scelgono Alessio Tasca. La sua proposta è quella di una specie di
fungo con cappello all'incirca ellissoidale e con superfici laterali piane sulle quali
dovrebbero essere fissate formelle in ceramica che descrivono i principali momenti della
vita di Carlo Menon. |
L'opera, definita dai commissari
"coerente con il linguaggio personale dell'artista" e tale da "inserirsi in
maniera armonica nel contesto della piazza, aggiungendovi, anzi, un elemento formale
focalizzante", avrebbe già un supporto finanziario da 50 mila euro promesso
all'amministrazione comunale con una lettera dalla società immobiliare trevigiana
"Lefim Spa".
Quello che le manca, però, è il gradimento dei discendenti del leggendario
pioniere dell'automobile i quali rilanciano. "Abbiamo molti amici artisti - fanno
presente con una lettera al sindaco trasmessa pochi giorni fa - che avrebbero piacere di
collaborare per onorare Carlo Menon".
I commissari tanto esperti, insomma,
come hanno potuto non ritenere utile sentire il parere di chi ha avuto l'inventore per
nonno?
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Carlo Menon
è il fondatore della "Ditta Carlo Menon, officina di fabbro ferraio e di
velocipedi in acciaio su commissione, che nasce nel 1875 nel centro di Roncade.
Già a 12 anni Carlo inizia a lavorare presso un fabbro ferraio e a 17 si mette in
proprio, ideando un primo biciclo in legno.
Nel 1887 Carlo Menon e Fausto Vianello costruiscono un biciclo con ruote in legno
cerchiate in ferro. |

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Primo in Italia, Menon realizza
biciclette con ruote di diametro uguale.
Nel 1896 partecipa alla costruzione di un aereo, un biplano in canne dIndia e
tubi
dacciaio con propulsione a pedali.
Lanno
dopo si cimenta con le automobili e realizza, impiegando un motore francese da 2,5 HP, una
vetturetta chiamata "carrozza senza cavalli.
Affronta da solo i problemi legati ad accensione, raffreddamento, cambio, frizione e
differenziale.
Realizza ruote in acciaio con raggi, con pneumatici forniti dalla Pirelli.
Il motore è ad un cilindro, le sospensioni sono a molla; nelle gare raggiunge la
velocità
di ventisette chilometri orari.
La vetturetta è tuttora conservata allinterno delle officine Menon.
La ditta, condotta dopo la morte del
fondatore, nel 1924, dai figli, cresce negli anni
successivi lavorando per conto dellesercito e delle ferrovie. Nel 1940 impiega 350
dipendenti ed è lunica fonte di lavoro per il paese.
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| 13 agosto 2005 Rilevo con piacere la
polemica sul monumento a Carlo Menon.
Al vecchio e nuovo sindaco ho avuto modo di esprimere tutta la mia contrarietà di
semplice cittadino ma anche di ex dipendente della ditta Menon.
Per diversi anni ho lavorato a diretto contatto con il cav. Luigi, persona amabilissima
che sapeva trasmettere lo stile Menon: intuito, passione e una grande
umanità.
Ed è per questo stile che entro in questa querelle sul monumento, a mio avviso
inopportuno e antistorico.
Inopportuno perché se non erro il comitato chiedeva solo e semplicemente un busto
raffigurante limprenditore-inventore, con costi modesti e, dal punto di vista
artistico,comprensibile a tutti.
Poi con questi tempi di vacche magre che richiamerebbero un po di sobrietà,
spendere ben 50 mila euro, se pur offerti da sponsor, per un manufatto di grande impatto
ambientale (tuttaltro che elemento focalizzante), credo sia proprio eccessivo.
Di qui la mia proposta.
Le vecchie scuole elementari ristrutturate saranno la sede delle associazioni (cuore) e
della biblioteca (mente) della comunità roncadese, intitoliamola a Carlo Menon, possiamo
nel cortile il busto richiesto e con i 50 mila euro si crei un fondo per costituire la
fondazione cultura, un salto di qualità al passo con i tempi.
Non vorrei per questo sembrare un esecutore del decreto di Saint-Cloud, ma come il Foscolo
ritengo che limmortalità dei grandi è assicurata allumanità dalla poesia
che ne tramanda le gesta alle più lontane generazioni.
E un gesto coraggioso, ma pensare in grande non è propriamente spendere
tanto e al posto di un obbrobrio credo sia più utile e di grande
rammento per il nostro grande concittadino creare i presupposti per una
cultura cibo per le menti.
Ossequi.
Luciano Damelico |
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