| 11 ottobre 2005 Sempre a proposito dell'edificio in centro
storico dal quale rischiano di cadere coppi e calcinacci, è interessante notare la scelta
che operò l'amministrazione comunale di Pieve d'Alpago (Belluno), nel 1999, a proposito
di un caso piuttosto simile anche se non così pesante.
Nel centro della frazione di Schiucaz
si trovava infatti una casa pericolante disabitata da oltre 20 anni e di proprietà di
circa 25 eredi, interessata peraltro da un vincolo in base alla legge "Galasso"
sulla tutela dei beni architettonici.
Dopo aver tentato per quindici anni di mettere d'accordo gli intestatari
sull'assunzione di responsabilità concernente un intervento di consolidamento reso
urgente dalla necessità di tutelare la cittadinanza, il municipio prese il toro per le
corna e predispose d'ufficio un progetto di messa in sicurezza.
L'appalto fu aggiudicato ad un'impresa che, entro la fine di novembre 1999,
avrebbe dovuto terminare i lavori, cosa che non avvenne perchè, la notte tra il 14 ed il
15 dello stesso mese, una parete dell'edificio crollò e le macerie piombarono sulla via
sottostante ostruendola completamente. Il caso volle che sotto non stesse passando nessuno
e che le case vicine fossero appena sfiorate dalla massa di detriti senza conseguenze. |

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L'indomani il sindaco firmò un'ordinanza con cui si
assunse la responsabilità di abbattere gli altri muri rimasti in equilibrio precario
Poteva andare peggio, sia per il Comune - che in
ogni caso sarebbe stato in grado di dimostrare una propria volontà, per quanto tardiva,
di superare la situazione di rischio con cui i cittadini da troppo tempo convivevano - sia
per i proprietari i quali hanno a quel punto dovuto metter mano al portafoglio ma solo per
sgomberare le macerie della loro palazzina e non per risarcire altri danni, materiali o
fisici, nei confronti di qualche compaesano.
Meditiamo. |