| 7 novembre 2005 MERDA DARTISTA ED ALTRE DELIZIE
Egregio Direttore,
gli ultimi avvenimenti in campo pubblicitario mi inducono a chiedere ospitalità per
unintegrazione alla mia posta
precedente.
Mi riferisco in particolare alla risonanza avuta sui media dalla più recente campagna di
Oliviero Toscani e dallapparizione del primo nudo su Famiglia Cristiana.
In un caso , committente una ditta di abbigliamento , sono ritratti due uomini colti
dallobiettivo in atteggiamenti vagamente omosessuali; nel secondo, prodotto per una
ditta di aspiratori, un carnoso sedere femminile appare allinterno di una cabina
doccia appannata, con un esplicito invito a ricorrere al proprio elettricista per una
migliore visione dei particolari.
Ho letto con attenzione la sdegnata replica di
Toscani alle accuse di strumentalizzazione piovute come da copione sulla campagna
promozionale; egli accusa lassociazione dei pubblicitari di censura alla libera
creatività e di invidia, scagliandosi al contempo contro lipocrisia dei benpensanti
e dei bacchettoni.
Mi torna in mente a tale proposito un
altro geniale provocatore, Piero Manzoni, che nel 1961 con la sua merda
dartista in barattolo diede dignità alle funzioni corporali, una nuova
prospettiva bruscamente interrotta dalla sua prematura scomparsa.
Concordo con Toscani quando mette in dubbio lefficacia di talune campagne a fronte
di budget milionari investiti dalle aziende (ricordo gli ironici e pluripremiati spot a
basso costo di Beppe Grillo per un noto yogurt) e particolarmente quando rivendica il
diritto alla creatività. |

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Io dico basta al moralismo parruccone e suggerisco
al noto fotografo di rompere un altro tabù, usando la prossima volta come soggetti sé
stesso ed i propri familiari.
Ho poi scoperto recentemente di avere io stesso una vena artistica latente: non mi
dispiacerebbe infatti proporre delle performance dal vivo nelle quali mi esibirei facendo
la pipì e/o sputando addosso a certi soggetti (art directors, creativi, psicologi, ecc.)
privi di scrupoli e di limiti morali, che allignano indisturbati in un settore economico
importante come quello pubblicitario.
Il tutto, sia ben chiaro, come libera espressione di una creatività che non tollera
restrizioni.
Il caso di Famiglia Cristiana mi sembra per certi versi ancora più eclatante,
poiché il Direttore responsabile esclude sviste o malintesi invitando i lettori a
non vedere quello che non cè.
Si tratta a mio avviso di una strada impegnativa, lungo la quale si potrebbe arrivare ad
offrire in abbinamento qualche calendario in concorrenza con le riviste patinate o
lopera omnia del marchese De Sade.
Un risultato mi sembra comunque acquisito, e cioè il prevedibile sdoganamento di un acuto
pensatore ingiustamente emarginato come Tinto Brass (citazione fondamentale : il
culo è lo specchio dellanima), che potrebbe ambire a pieno titolo alla libera
docenza in filosofia morale.
Antonio Ceccato
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| 7 novembre
2005 Gentile Ceccato,
non so se dai suoi contributi Lei si attenda o o meno, come
avviene in genere nei quotidiani, una risposta da parte del "direttore".
Se così non fosse mi perdoni se ne approfitto.
Su Oliviero Toscani non mi soffermo perchè il
fenomeno che egli rappresenta è stato studiato in lungo e in largo per anni da sociologi,
massmediologi ecceteraecceteraologi e, a quanto pare, continua ad esserlo.
Sul caso di Famiglia Cristiana mi limito ad
osservare quanto segue:
1) Il vetro della doccia si appanna perchè chi si lava usa l'acqua calda e
si tratta di un'esperienza molto comune.
2) Chi si lava in genere si sveste.
3) Lo strumento dell'erotismo in pubblicità è vecchio come la pubblicità
stessa. Lo si usa dai videofonini ai collanti per edilizia.
4) Anche chi legge Famiglia Cristiana è un consumatore.
5) Anche chi legge Famiglia Cristiana, in quanto essere umano, è sensibile
all'erotismo.
6) Raramente leggo Famiglia Cristiana. Però se quell'aspiratore
reclamizzato ripulisse il vetro appannato rivelandomi anzichè un tornito sedere di
giovane donna un dorso peloso di monsignore io non lo comprerei.
Chiedo scusa per la semplificazione ma i miei gusti,
almeno per ora, sono questi.
Con simpatia
Gianni Favero |