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Allarme cava

San Cipriano

   
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Rubinato: mandiamo e-mail in Provincia e in Regione.
A rischio 149 mila metri quadri a ridosso di via Trento e Trieste.
La Regione nasconde le carte
  

Per mandare le e-mail

Luca Zaia
Leonardo Muraro
Giancarlo Galan
21 gennaio 2005

COMUNICATO STAMPA

Il Sindaco invita i cittadini a inviare telegrammi ed email di protesta in Provincia e Regione
IL COMUNE MOBILITATO CONTRO LA NUOVA CAVA A S. CIPRIANO


"Mi piacerebbe che l'assessore Muraro, schieratosi a fianco dell'amministrazione Puppato a difesa dell'ambiente, ci aiutasse a tutelare anche il territorio di Roncade minacciato dall'apertura dell'ennesima cava. Purtroppo ci risulta che la Provincia di Treviso abbia dato parere favorevole alla domanda di coltivare la cava di argilla per laterizi ex Gasparotto a S. Cipriano."
L'appello all'assessore all'ambiente Leonardo Muraro da parte del sindaco Simonetta Rubinato è il primo passo di una battaglia che la sua amministrazione ha intrapreso, "in nome del preciso mandato di salvaguardia del territorio ricevuto dagli elettori", contro il progetto di escavazione presentato dalla Ditta Fornaci del Sile srl, ditta che a Roncade ha già coltivato due cave, poi trasformate in discariche.
"Invito tutti i cittadini di Roncade a sostenerci in questa battaglia, magari anche inviando un telegramma o una email alla Provincia e alla Regione dove esprimere la propria contrarietà all'apertura di una nuova cava" è l'esortazione di Rubinato.
La contrarietà del Comune di Roncade alla coltivazione della ex Gasparotto è motivato dal fatto che già 3.801.895 metri quadrati di territorio comunale hanno subito o stanno subendo o è previsto che subiscano i disagi connessi all'attività estrattiva. Le cave attive sono attualmente due, entrambe di argilla e site a Musestre, e si estendono su una superficie di 274.993 metri quadrati. Le cave estinte restituite all'agricoltura o con presenza di acqua coprono una superficie di ben 2.992.706 metri quadrati, quelle trasformate in discariche, invece, di 360.543 metri quadri. Dati che si commentano da sé.
La coltivazione della nuova cava d'argilla ex Gasparotto, estesa su 149 mila metri quadri, comporterebbe l'escavazione di 150 mila metri cubi di terreno.
"Le controindicazioni sono di due tipi - spiega l'assessore Guido Geromel - primo, l'asportazione anche di un solo metro di terreno in quella zona, che è sotto l'argine del Sile e che per questo è a sgrondo meccanico, comporterebbe ulteriori difficoltà a far defluire l'acqua, che già ora dobbiamo pompare oltre l'argine. La seconda controindicazione ha a che fare invece con la viabilità: via Stradazza è una strada stretta, non idonea a sopportare il passaggio di centinaia di camion; oltretutto in via Trento e Trieste a San Cipriano, passaggio obbligato, c'è la Fabbrica, un manufatto architettonico di pregio senza fondamenta, che sarebbe irreparabilmente danneggiato dalle vibrazioni causate dal passaggio di mezzi pesanti. Senza contare poi il disagio che ne avrebbero i cittadini della frazione dall'aumento del traffico pesante, già oggi insostenibile e oggetto di petizioni popolari."
Contro il progetto di coltivazione della cava ex Gasparotto (così chiamata dal nome del precedente proprietario del terreno, la ditta di armamenti Gasparotto, che, non potendo aprire una fabbrica di armi per l'ostruzione dei cittadini, si accontentò di installarvi un deposito), presentato la prima volta nel 1996 e poi, più recentemente, nel 2002, il Comune aveva espresso parere contrario con deliberazione consigliare n. 97 del 20 dicembre 2002.
Ma il progetto ha ottenuto il parere favorevole sia della Commissione tecnica per l'attività di cava della Provincia di Treviso (C.T.P.A.C.), nella seduta del 6 maggio 2003, sia della Commissione tecnica regionale per l'attività estrattiva (C.T.R.A.E.) nella seduta del 16 dicembre scorso.
A sostegno del parere contrario del Comune è però arrivato il parere contrario del Consorzio di Bonifica Destra Piave, secondo cui "la riduzione della quota del terreno comporterebbe una riduzione del franco di bonifica non compatibile con la manuale coltivazione del fondo".
Ben consce dell'appetibilità del proprio territorio in prevalenza agricolo, le passate amministrazioni comunali avevano già tentato di metterlo al riparo, inserendo nelle norme tecniche di attuazione del PRG del 1998 il divieto di escavazione su una buona parte delle proprie campagne. La Regione, però, con la DGR 4114 del 23 novembre 1999, aveva ridotto sensibilmente la porzione di territorio agricolo "protetto". Contro la decisione regionale, il Comune di Roncade nel 1999 era ricorso al TAR, che non si è tuttora pronunciato.
"Siamo intanto in attesa del verbale della seduta della C.T.R.A.E. del 16 dicembre scorso, che avrebbe dovuto essere visionabile già dai primi giorni di gennaio ma che ancora non ci viene dato, accampando come scusa presunte difficoltà degli uffici" denuncia infine il Sindaco.