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Diario

di pace

   
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Il blog per il 2005 si concentra sulla messa a regime della legislatura. Lontano dagli appuntamenti con le urne ci sarà qualche colpo di teatro?
  

BLOG DI CROCIERA

17 - Travi, pagliuzze e parac... adutisti

29 dicembre 2005

Quello che doveva succedere in consiglio comunale, ieri sera, è successo.
Per le leggi dei grandi numeri era inevitabile che prima o poi, tra le centinaia di argomenti offerti dalle osservazioni alla variante generale del Prg, il gruppo di "Roncade Democratica" trovasse il modo di far capire ai Rubinato's che, riguardo ad alcune cose, per andare avanti sul loro cadavere si deve passare. Il condominio tra la chiesa vecchia e la Fabbrica di San Cipriano, che dovrebbe affondare le fondamenta tra tesori archeologici rarissimi e tutti da rinvenire, è l'avvertimento, una schermaglia su Vicolo Stretto - per dirla con il linguaggio del Monopoli - per trattare sul Parco della Vittoria.

Ieri sera è finita nove a nove. Maggioranza sezionata e un nulla di fatto sulla richiesta di una piccola società immobiliare di Spercenigo. Un risultato che si poteva prevedere con un sufficiente margine di anticipo e che è maturato, in aula, con un bel castello di travi e di pagliuzze. Mi soffermo solo su un paio di riflessioni.

Trave e pagliuzza n.1.
La possibilità di presenza di reperti archeologici, ben sostenuta da Ivano Sartor, il quale ha anche ricordato come da quel lotto di suolo sia emersa l'unica iscrizione paleoveneta su pietra viva del Veneto. Distruggere il sito, dice, sarebbe un delitto al quale rispondere di fronte al tribunale della Storia.
Poi c'è la questione urbanistica: l'ex sindaco si chiede come si possa piazzare un condominio tra la chiesa vecchia e la Fabbrica, edificio del primo ottocento con un solo eguale nella regione. Considerazione assolutamente condivisibile, peccato per il pulpito. Di fronte a quale tribunale dovrebbe rispondere chi ha fatto montare il titanico coacervo di calcestruzzo in pieno centro tra Villa Lettis e Villa Ziliotto e dirimpetto ad altre due ville venete?

Trave e pagliuzza n.2.
La separazione nel centrosinistra ha offerto una valida ragione all'opposizione per stigmatizzare i problemi interni al gruppo che dovrebbe assicurare stabilità all'attuale compagine amministrativa. (Per inciso, è stato formidabile osservare i cenni di assenso con il capo di Sartor mentre l'antico nemico Boris Mascia ribadiva il pericolo che corre il patrimonio archeologico ancora sepolto a San Cipriano qualora si desse il nulla osta alla realizzazione dell'edificio). Anche il tema delle correnti contrapposte nella maggioranza, posto in rilievo molto chiaramente soprattutto da Gianni Rachello (Lega), è più che mai a proposito.
Ma se la partita ieri sera è finita con un pari anziche con una messa in minoranza della giunta, dov'erano i due consiglieri di Forza Italia? Avrebbero gli azzurri davvero condiviso la posizione della Cdl? Essendo per i forzisti congenitamente inconcepibile immaginare uno sviluppo che non porti business, avrebbero sul serio ostacolato imprenditori di un paese confinante nelle loro ambizioni speculative?
E l'ectoplasmatico impiantista elettrico leghista Marco Lovisetto, dov'era?
Si accettano volentieri illuminazioni.

Personalmente faccio anche fatica a comprendere, per concludere e per non scontentare nessuno, le obiezioni esposte dall'assessore Luciano De Vidi all'intervento di Sartor relativo alla possibile presenza, come da recenti studi, di reperti archeologici nel sottosuolo. "Osservazioni valide - ha detto De Vidi - ma andavano fatte prima. Abbiamo ereditato un Prg approvato nel 1995 in cui nella zona di cui si discute non c'è scritto che in quell'area c'è un vincolo archeologico". Se non lo dicono le carte, insomma, non esiste. Burocraticamente ineccepibile.
Come portare all'obitorio un paziente erroneamente ritenuto morto il quale, ritornando a dare segni di vita, si sentisse rispondere da un infermiere che il referto, ahimè, ormai riporta indicazioni precise sul suo sopravvenuto decesso e che quindi non pretenda di essere trasferito in rianimazione.

Gianni Favero

N.B. Giacometti, il regalo di Natale non me l'hai fatto. Ci conto per la Befana? Buon anno a tutti....


30 dicembre 2005

AGLI AMICI DI FORZA ITALIA

Entrambi i consiglieri di Forza Italia, Guido Zerbinati e Renato Pravato, oggi mi hanno telefonato sottolineando come si siano sentiti offesi da una mia espressione contenuta nel Blog n.17. Riporto il passaggio:

"Ma se la partita ieri sera è finita con un pari anziche con una messa in minoranza della giunta, dov'erano i due consiglieri di Forza Italia? Avrebbero gli azzurri davvero condiviso la posizione della Cdl? Essendo per i forzisti congenitamente inconcepibile immaginare uno sviluppo che non porti business, avrebbero sul serio ostacolato imprenditori di un paese confinante nelle loro ambizioni speculative?"

Fermo restando che da parte mia nei loro confronti non vi è - e non vi è mai stata - alcuna volontà di urtare la loro sensibilità, tantomeno sul piano personale, nè esiste il benchè minimo sospetto sulla integrità morale di entrambi, in accordo con una loro giusta richiesta provo a fornire una mia interpretazione autentica sulle righe "incriminate".
Per ordine:

a) Chiedersi dove fossero gli assenti è una semplice curiosità. Ovvio che nessuno è tenuto a rispondermi. La domanda avrebbe potuto riguardare chiunque, per sottrazione aritmetica, fosse mancato all'appello della seduta dell'altra sera facendo venir meno un voto che, a meno di un'astensione, avrebbe alterato in un senso o nell'altro la situazione di pareggio sull'osservazione alla variante n.69.

b) Il resto del periodo va letto in questo modo: con altrettanta curiosità mi chiedo quale sarebbe stato il voto dei due esponenti di Forza Italia tenendo soprattutto conto della natura del progetto politico del partito di Silvio Berlusconi cui essi appartengono (probabilmente è qui l'equivoco alla base della contestazione di Zerbinati e Pravato: il "congenitamente" è riferito allo schema di pensiero connaturato in Forza Italia, non certo al loro DNA personale!)

c) Qual'è questo schema di pensiero? Grosso modo quello di ogni partito che si posizioni a destra, cioè quello di legare il concetto di sviluppo di una comunità in via prioritaria alla crescita della ricchezza degli abitanti, intesa in senso squisitamente economico (quello che chiamo in astratto "business", senza minimamente riferirmi - vorrei fosse chiaro - a concetti di tornaconto personale a vantaggio di chi di quella parte politica sia esponente). Per dirla in altri termini, la destra storicamente esprime una maggiore sensibilità verso le legittime ragioni dell'imprenditoria (nel nostro caso le "ambizioni speculative" dell'immobiliarista) piuttosto che verso istanze ambientali o pasesaggistiche. Questo è un fatto, appunto, "naturale", riflette una precisa impostazione di pensiero che fa parte di un dibattito politico sempre avvenuto in qualsiasi democrazia del mondo. Anche in questo, perciò, non c'è alcuna connotazione negativa.

A questo punto spero solo di essere riuscito a spiegarmi meglio e di aver attenuato il fastidio involontariamente arrecato - evidentemente attraverso l'uso di un linguaggio mal calibrato - agli amici di Forza Italia, verso i quali doverosamente mi scuso.
E' superfluo, dopo sei anni di Roncade.it, ricordare che in ogni caso gli stessi hanno il pieno diritto di replicare o comunque esprimere qualsiasi loro punto di vista su questo stesso spazio, con la garanzia - anche questo è un fatto ormai assodato - che da parte mia al messaggio non sarà spostata una sola virgola.

Grazie per l'attenzione e un felice 2006 a tutti

Gianni Favero


4 gennaio 2006

LOVISETTO SPIEGA

Risposta alla sua del 29 dicembre 2005 le verità:

l’ectoplasmatico impiantista elettrico leghista Marco Lovisetto, dov’era? Si accettano volentieri illuminazioni.

Le rispondo: la illumino immediatamente.
Il 28 dicembre per motivi personali ero assente.
E’ stata infatti la mia prima assenza in 18 mesi di lavoro.
In ogni caso la mia assenza non ha creato problemi in quanto l’opposizione è già interna alla maggioranza.

Distinti saluti,

Marco Lovisetto


16 - Rubinato non fa rima con deputato

21 dicembre 2005

Chi è preoccupato dalle voci ricorrenti di una possibile candidatura alle prossime elezioni politiche di Simonetta Rubinato può dormire tranquillo.
In un editoriale intitolato "Chiarezza e lealtà", pubblicato nel numero del periodico "Roncade Notizie" distribuito in questi giorni nelle case dei roncadesi, il sindaco assicura che questo non avverrà. "Intendo continuare - scrive infatti - nell'impegno di stare in mezzo a voi per confrontarci sulle decisioni più importanti". Nessuna ulteriore distrazione, dunque - oltre a quella precedente di coordinatore provinciale della Margherita - rispetto al tempo che Rubinato dedica al mestiere di sindaco.

A meno che...

A meno che il tono vagamente messianico, un po', diciamo, da ultima cena, rafforzato dai successivi riferimenti evangelici, non sottintenda che quello "stare in mezzo a voi" sia da interpretare come una presenza spirituale. Nel senso della classica toccata e fuga da fine dettimana dei deputati sindaci e della disponibilità a rispondere alle chiamate dei collaboratori su una delle linee perennemente occupate dei parlamentari. In questo caso l'espressione scelta per la dichiarazione scritta sarebbe una sottigliezza da dorotei, una di quelle ardite astrazioni tipo "convergenze parallele" di moda quando la politica era un parlare oscuro.

Io perciò non ci credo. Sarebbe inconciliabile con la "chiarezza" che dà il titolo all'editoriale.

Gianni Favero

N.B. Sono sempre in attesa del famoso intervento sulla questione Panto promesso dal capogruppo Margherita. Sarà il suo regalo di Natale per me?


15 - Il vizio a sinistra dei vuoti di memoria

27 novembre 2005

Nella seduta del consiglio comunale del 18 novembre l'assemblea ha osservato un minuto di silenzio per ricordare i due anni dalla strage di Nassirya, il 12 novembre 2003, in cui persero la vita 19 carabinieri impegnati nell'operazione "Antica Babilonia". La proposta è stata fatta dal consigliere di An, Boris Mascia.

Dal giorno della tragedia sono successe tante cose. Ad esempio il 16 ottobre 2005 a Locri il presidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno, della Margherita, è stato ucciso da killer presumibilmente legati alla 'ndrangheta.

Ma il 16 ottobre del 2005 è più lontano nel tempo rispetto al 12 novembre 2003, Locri è più distante di Nassirya rispetto a Roncade e la criminalità organizzata italiana è un concetto troppo astratto rispetto al terrorismo mediorientale. Comunque a Roncade non esistono esponenti del partito di Fortugno, perciò l'idea di un attimo pubblico di raccoglimento non è venuta in mente a nessuno.

Bravi come quelli del centrosinistra a non capire la potenza dei simboli ce ne sono pochi.

Gianni Favero

P.S. A proposito, quelli che a voce mi avevano preannunciato un loro intervento in merito al blog n. 14, quello qui sotto, dove sono finiti? Sempre problemi con la posta elettronica?


14 - I soliti giornalisti cazzoni con il vizio dei titoli....

30 ottobre 2005

Mi pareva strano che i giornalisti con i loro titoli non c'entrassero. E' la berlusconite aviaria che si diffonde, altro che storie, e speriamo soltanto si limiti agli esseri piumati.

Riavvolgimento veloce del nastro.
20 ottobre. Il centrosinistra trevigiano apre al Pne in nome del comune fronte antileghista. Al nostro virtuoso dell'infisso della Postumia non gli pare vero farsene beffe ventiquattr'ore dopo. Insomma, ha steso una rete, l'ha ricoperta di foglie e due pollastri ci sono cascati dentro. Li ha osservati un po', imprigionati dalle maglie, sbigottiti e scomposti, ha ghignato due giorni e poi li ha lasciati là. Non è un uomo abituato a perder tempo e del resto sa che quella carne non la digerisce. E' passato oltre, fiero sopra il suo dolcevita candido. Vi figurate, qualcuno che osi dire a lui "si, va bene, vieni con me ma il capo sono io?" Roba da pennuti inesperti, appunto. Gente che si è messa in politica ierilaltro.

Comunque. Le due prede catturate per la sola voglia di togliersi un capriccio dopo qualche tempo si liberano, si ricompongono e si scrollano la polvere di dosso dicendosi che non è successo nulla. Mica ammettono di essersi sbagliati, mica riconoscono di aver risposto ai cronisti politici troppo rapidamente, mica si rendono conto che il "parliamone pure" non è una formula buona per tutte le occasioni. Nooo

Che fanno? Dopo sei giorni di riflessione riparano sul filone classico. Non volevamo mica dire che si poteva fare un'alleanza con il falegname volante, ci mancherebbe. Ma che avete capito? I soliti cronisti di stampa locale "che strumentalizzano per fare i titoli ad effetto" (per inciso, ma se non fa effetto che titolo è?).

La spiegazione autentica di Supersimo è un gioiello di doroteismo tardogotico. "Ritengo - scrive la segretaria il 26 ottobre - che pure gli amici della sinistra siano consapevoli che bisogna lavorare per portare dalla nostra parte quei cittadini trevigiani che pensano che Panto possa risolvere i loro problemi, spiegando loro che non potrà essere certo lui, con il suo potere finto-mediatico, a risolverli. Tentare di costruire un ponte programmatico verso una porzione di elettorato che ancora non ci dà credito è prova di grande maturità politica ed è quello che dobbiamo fare se vogliamo cambiare in meglio le cose anche nella nostra provincia".
Cosa vuole dire la signora, peraltro habituè di quegli stessi salotti finto-mediatici? Io la capisco così: Panto è un incapace e noi se siamo bravi possiamo rubargli gli elettori.

Conclude: "Nessuna proposta politica condivisa con onestà e trasparenza potrà mai comportare uno snaturamento valoriale della nostra coalizione".
A parte la pretesa di poter trattare "con onestà e trasparenza" con il mago del teak, quale valore di centrosinistra potrebbe mai avere una natura non dico comune ma semplicemente affine a quelli quotidianamente proclamati da costui? Perchè di Panto tutto si può dire tranne che usi un linguaggio difficile da comprendere.
O forse non è più di lui che parlano?

(Leggo sui quotidiani di oggi: "Berlusconi: ero contro la guerra". Che c'entra? Nulla. Paranoie).

Venendo a Roncade, cosa ne pensano i segretari comunali di Margherita e Ds, dato che fin qui si è parlato dei loro vertici provinciali? Giacometti e Libanore, nulla da dire? O forse le e-mail che mi avete mandato per qualche problema tecnico non le ho ricevute?

Gianni Favero


13 - Come si avvelena l'Unione

21 ottobre 2005

Rubinato, ti racconto una storia.

E' l'autunno del 1993, un noto imprenditore del legno di queste parti entra in società con un editore televisivo - di cui rileverà interamente le quote poco più tardi - e si dedica con passione all'emittenza locale.
La tv di cui stiamo parlando ha una redazione giornalistica, produce telegiornali molto popolari ed ha anche un cronista incaricato di seguire la cronaca giudiziaria. Per questo motivo egli si reca tutti i giorni nel tribunale del capoluogo e bussa alle porte del procuratore e dei sostituti per sapere se ci siano novità. In gergo il classico "giro", operazione che, per non far perdere tempo ai magistrati, fa di solito assieme ai colleghi degli altri media della città.
Un bel giorno un pm riferisce ai giornalisti di aver chiesto il rinvio a giudizio proprio di quell'editore televisivo perchè, secondo i dati in suo possesso, qualche mese prima lo stesso avrebbe gonfiato di botte la ex moglie. L'accusa, quindi, è di lesioni personali.

Tornato in redazione l'allora giovane cronista fa come di consueto il resoconto delle novità al direttore e racconta anche  il caso sopra citato. Il direttore allora invita il cronista, giusto per usare un po' di delicatezza, ad interpellare l'interessato per raccogliere anche la sua versione, cosa che il cronista fa.
Quello che si sente rispondere, però, non sta nè in cielo nè in terra. E' un fatto privato, gli dice l'editore, quindi nessuno si azzardi a renderlo pubblico. Il cronista, timidamente, gli fa presente che un'ipotesi di reato non è mai un fatto privato, che il giorno dopo la notizia comunque sarebbe stata scritta su tutti i giornali della provincia e che, in ogni caso, un redattore deve rispondere al proprio direttore, non al proprietario della tv. Niente da fare, l'uomo si incazza nero. Il direttore prende paura e, pochi minuti prima del tg, sfila dalla mazzetta di notizie le cinque-righe-cinque che il cronista aveva scritto sull'episodio obbedendo al proprio dovere professionale.

Peggio il taccone che lo sbrego, si dice. Perchè non solo i quotidiani l'indomani riferiscono la vicenda giudiziaria ma addirittura il Corriere della Sera dedica sulle pagine nazionali un proprio servizio alla censura pretesa dall'incredibile editore, peraltro all'epoca già in vena di avventure politiche.
Risultato: il direttore viene sanzionato dall'Ordine dei giornalisti e il cronista, per decisione dell'editore, da quel giorno non metterà mai più piede in tribunale e dovrà occuparsi solo di cronaca nera. Per completezza, va detto che qualche mese più tardi per quel famoso reato l'indagato patteggerà una pena, sia pur lieve. L'intera documentazione che regge questa storia è conservata e disponibile.

Chi sia l'editore e chi sia il cronista te lo lascio indovinare.

Chi tu sia non lo so più e comunque da questa mattina - dopo aver vanamente sperato in un refuso di stampa dei quotidiani - neanche mi interessa.

Buona fortuna

Gianni Favero


12 - Ma quanto siamo stati pirla?

25 settembre 2005

Ma quanto sono belli e teneri! Ai più forse sfugge ma in tutto questo c'è un'estetica che quasi quasi commuove e ci fa tornare ai bei pomeriggi assolati di primavera in cui con gli amichetti del quartiere ci si scambiavano i giocattoli.

Chi si è chiesto, guardano il servizio del Tg regionale del Veneto di ieri da Roncade, cosa c'entrino le case per gli extracomunitari costruite nella zona artigianale grazie all'impegno di Unindustria Treviso con la manifestazione "Puliamo il Mondo"?
La risposta è semplice: nulla. Fermo restando, sia chiaro, che il primo argomento ha una sua indiscutibile nobiltà e che non si dovrebbe mai perdere occasione per ricordarlo.

Chi si è chiesto, poi, cosa c'entrasse il volto di Ivano Sartor nello stesso servizio? Chi ha mai visto un sindaco, che peraltro ha inaugurato la struttura che si andava a descrivere, cedere 45 secondi di video Rai al suo ex ed a preferirlo, addirittura, ad uno qualsiasi dei suoi assessori? Chi ha mai visto due esponenti politici tutt'altro che di secondo piano dividersi così amichevolmente una tribuna tanto importante dopo che, non più tardi di sette settimane fa, The Conspirator aveva lanciato un siluro avvelenato al suo segretario provinciale facendo traballare dalle fondamenta la costruzione amministrativa da quest'ultimo guidata?

Mi si risponderà, facendomi arrossire per la malizia qui inoculata, che era onesto far parlare Sartor dato che l'idea della casa per extracomunitari era stata sua. Se vi pare che regga mi cospargo il capo per la vergogna.

Il fatto è che non regge.
Il fatto è che adesso l'input è quello di fare la pace a tutti i costi.
Il fatto è che The Conspirator ha vinto.
Il fatto è che il non creare scandaletti dentro la Margherita in questa precisa fase storica - ed è per questo che The Conspirator ha vinto - è di vitale importanza per l'attuale segretario provinciale.
Il fatto è che basta cazzeggiare un po' per i corridoi della politica cittadina e veneziana, anche con l'aria di chi passa di là perchè non ha di meglio da fare, per leggere molte cose, per avere un'idea di ciò che si sta probabilmente preparando da queste parti con l'avvicinarsi delle prossime elezioni nazionali (che coincideranno, ricordiamolo, anche con le provinciali).

Il fatto è che tutti quelli - sottoscritto compreso - che sono andati a preoccuparsi del mio dio cosa succederà adesso con la spaccatura dentro la maggioranza a Roncade hanno ragione di sentirsi come dei grandissimi pirla. Abbiamo avuto paura che qualcuno si facesse male quando "loro due" facevano del wrestling.

Porca miseria quante fregnate ho scritto finora, in questa pagina e non solo, prendendomi pure insolenze! Porco cane, quanto me le sono meritate!
Hai ragione anche qui, Ivano Sartor, io sono un cartoonist. Continuo ad avere in mente un mondo in cui i personaggi siano contornati da un tratto di matita netto, un luogo in cui Snoopy può anche travestirsi da asso della Prima Guerra Mondiale ma sempre Snoopy è. Invece ho a cha fare con degli ectoplasmi.

Forse l'ultimo ad aver detto delle "cose" in politica appartiene ormai ad un altro spazio-tempo, forse è quell'Enrico Berlinguer afflosciato su un palco di Padova più di 20 anni fa, forse quel Sandro Pertini che andò a prendersi il corpo di Berlinguer dicendo che se lo portava via come fosse un figlio. Voglio essere ottimista, forse anche qualche altro migliaio di piccoli amministratori sconosciuti che sono sconosciuti appunto perchè non hanno fatto carriera.

Però non intristiamoci troppo e diciamolo, dài: sono teneri adesso che fanno la pace....

Gianni Favero


11 - La perla nella poltiglia

14 agosto 2005

C'è una perla in tutta questa poltiglia.

Discutiamo ormai da qualche settimana di una viziosa manovra a centrocampo, con l'imbarazzante presenza di due fantasisti nella stessa squadra che si contendono le ovazioni degli ultrà a suon di colpi di tacco, tunnel, veroniche e doppi passi, senza renderci ancora conto che la palla non ha guadagnato un solo metro verso la porta avversaria.

Assistiamo ad un mortificante dibattito, partecipato un po' da tutti e certamente - colpevolmente - stuzzicato anche da questo sito, alla fine del quale non resta che una lista di voci in controluce nella quale si legge null'altro che la stantia reiterazione dei soliti schemi delle piccole politiche di paese.
Roba da anni '60, do ut des da seminari democristiani gonfi di perpetui vapori di minestra e varecchina.
Vogliamo essere schietti, dato che una razione sovrabbondante di "complimenti" me la sono già presa a firma del Conspirator?

Mi limito ad alcuni tratti sintetici ma eloquenti.

Cosa contesta il club di Roncade Democratica al sindaco di oggi?
Ad esempio di aver favorito un anno fa, nel suo raddoppio di incarico e correlato stipendio, il segretario, interpretato anche come ventriloquo di Rubinato; di aver piazzato nel Cda di Sile-Piave Spa una persona amica - poi del tutto scomparsa dalla scena - per premiarla delle sue fatiche di supporter elettorale; di voler mettere ipoteche nel consiglio di amministrazione della Casa di Riposo e di ricevere volentieri conversazioni con noti esponenti delle cooperative cattoliche interessati ad aggiudicarsi la gestione della struttura; di infastidire il dinamismo progettuale di Fondazione Cassamarca a Ca' Tron denunciando abusi edilizi e chiedendo l'abbattimento di strutture tirate su a cuor leggero.

E gli uomini di Rubinato, di cosa accusano Sartor?
Di fare da garante a certi immobiliaristi che da lui erano stati rassicurati in passato per un ampio progetto in via Galli; di lavorare per togliere ogni possibile intralcio al Piruea in via Montiron tanto da ottenere di trasformare un'area agricola in una inedita "area del Parco del Musestre" per la quale non sono stati previsti vincoli edificatori; di aver pianificato un'estensione urbana attraverso l'aumento dei fabbricati di tipo residenziale mirando ad un aumento della popolazione - la quale non potrà che essere popolazione immigrata - e confondendo il concetto di "città" con quello di "agglomerato urbano densamente abitato".

Si potrebbe continuare, volendo, senza comunque far cambiare il quadro finale,  che è quello di una politica replicante di se stessa, sterile, fatta di bussolotti, sedie e calcestruzzo per gli amici.
La poltiglia, appunto. Nessuna delle novità preannunciate un anno fa, nessun colpo d'ali, nessuna visione "alta" che superi l'arco temporale delle singole legislature. Nessun progetto vero per le generazioni che verranno.

La perla nella poltiglia è la proposta fatta da Luciano Damelico a proposito del monumento a Carlo Menon e dei 50 mila euro promessi da un privato alle casse comunali. Piuttosto che un monumento di marmo o bronzo, dice Damelico, Roncade avrebbe bisogno di una fondazione culturale.
Cosa c'entra questo con la politica mummificata? C'entra eccome.
Far politica è governare la "polis" prima di tutto riuscendo a concepirla entro il proprio humus di valori civili, aspirazioni e "sentire" collettivo. E' collocarla con lucida oggettività in un complesso flusso storico ancorato sia al proprio passato sia al domani possibile, è osservarla dal vertice di un angolo di prospettiva che tenga conto anche di tutti i probabili eventi paralleli delle altre comunità che camminano a fianco. Gli altri Comuni, la Provincia, il Nordest, l'Unione Europea, il mondo intero.
Occorrono, è chiaro, antenne e nervature che non si sviluppano se non con allenati e robusti strumenti culturali - oserei dire anche spirituali - e su questo c'è ben poco da discutere.

Ecco perchè l'idea di una fondazione per la cultura è una perla di intuizione: questa città ha bisogno di lievito, non di pezzi di pietra.

Gianni Favero


10 - Dna di un complottardo

30 luglio 2005

Era lunedì 30 luglio 1990, esattamente 15 anni fa. The Conspirator era riuscito a tirare dalla sua parte, che chiamavamo "sinistra Dc", nove dei 18 consiglieri scudocrociati eletti all'inizio di maggio. Gli altri nove erano invece uomini del sindaco uscente, Gabriele Doratiotto, i quali si etichettavano genericamente come "fanfaniani". All'epoca il primo cittadino lo designava il consiglio comunale e si trattava, sostanzialmente, di trovare un'intesa che andasse bene alla maggioranza degli eletti.
The Conspirator, nato con un pallottoliere nel Dna, disse al borgomastro di cui era stato a lungo assessore: "bene, se vuoi fare il sindaco ancora un po' e concludere le tue cose i miei ti votano ma prima firmi qua". Nella carta che gli mise sotto il naso c'era scritto che, a metà mandato, si sarebbe dovuto dimettere per lasciargli spazio nello scranno più alto. I conciliaboli nella casa della balena bianca durarono due mesi e passa, e, alla fine, Doratiotto dovette cedere.
I due da lì in poi non si vollero molto bene. In municipio arrivò un giorno una lettera anonima in cui si ventilavano sporchessi di varia natura a carico del sindaco, questi pensò che l'avesse scritta The Conspirator e lo denunciò, ricevendo per tutta risposta  una querela per calunnia. Finì due anni dopo con una stretta di mano nell'androne di Palazzo di Giustizia.

Per la storica doppietta di The Conspirator si dovette però attendere qualche anno.
E' il 1997, alla guida di una giunta comunale che integra tre assessori leghisti, a causa di un articolo non gradito nell'organo di informazione roncadese del Carroccio, "L'Umberto", il nostro chiede pubbliche scuse e rinnovo della fiducia dai tre padani. Di questi risponde solo Renzo Bettiol che, per fedeltà al suo sindaco, è costretto dal segretario provinciale di allora, Mariangelo Foggiato, a lasciare la Lega. Gli altri due, Franco Favaro e Sabrina Bianco, tacciono e The Conspirator li silura.

E' il periodo caldo dei proclami separatisti e verso il movimento di Bossi, intanto, The Conspirator - che è anche segretario provinciale del Ppi - studia un'altra manovra. La giunta provinciale è retta da una formazione misto mare presieduta da Gianni Mazzonetto e ben supportata dalle insegne del Sole delle Alpi. Vicepresidente è Daniele Bassetto, roncadese e attuale assessore di Simonetta Rubinato. Il nostro, che colpisce sempre in piena estate, il 5 agosto fa ritirare tutti i suoi consiglieri dall'assise di via Battisti, cosicchè sui banchi rimangono solo 16 uomini da 36 che ce n'erano. "Con questa Lega secessionista, che si pone in contrasto con la legalità - spiega - non è possibile collaborare. A maggior ragione nel momento in cui si sta per consumare un atto grave come le cosiddette elezioni padane".
"Solo 12 ore fa - replica uno sbigottito Mazzonetto - avevamo concordato in giunta un'agenda di obiettivi programmatici. Il Ppi ha commesso un grave errore subendo un'imposizione venuta dall'alto".
Il presidente abbandona il 23 febbraio 1998, la Provincia deve tornare anticipatamente alle urne e lo fa il 23 ed il 24 maggio. E' il momento dell'affondo di The Conspirator, il quale si candida ma toppa perchè non calcola che sulla sua strada troverà l'allora astro nascente della politica trevigiana, quel trentenne Luca Zaia che, al primo turno, mette in saccoccia 154.687 voti (il 41,4%), mentre il nostro non va oltre i 90.089, che significa il 24,1%.
Si spera nel ballottaggio ma lunedì 8 giugno 1998 gli scrutatori dicono che il leghista si prende il 60% netto dei voti. Nulla da fare per lo sfidante, nonostante fosse sostenuto da Ppi, Ds, Rifondazione, Verdi, Rinnovamento Italiano e Socialisti Democratici.

Adesso, dopo dieci anni e passa da sindaco, The Conspirator ritenta lo spariglio. La tecnica è nota e ancestrale: si lavora fino a coagulare intorno a sè un numero significativo di sodali i quali, per varie ragioni di scontentezza o per il bisogno, ad un certo punto della loro esistenza, di una botta di vita, si armano e mettono in piedi una compagnia di ventura. I quattro soci di The Conspirator sanno bene che lui una vita da mediano a recuperar palloni non riece a farla neanche dieci minuti e rovescerebbe il mondo come un calzino pur di avere il numero dieci sulle spalle. Se torna anche la fascia di capitano tanto meglio.
In una prospettiva più astratta la scelta, ipotizziamo, sta probabilmente pure in un sogno di ritorno al centro democristiano di cui anche il potente datore di lavoro di The Conspirator è parecchio innamorato. In quest'ottica due bocconcini nel campo delle minoranze per il nostro potrebbero essere una preda tutt'altro che difficile. Nel mio contributo del 6 luglio scorso, qui sotto, conclusi dicendo che "il centro è una cosa meravigliosa popolata da girotondi di Peter Pan alla ricerca del Sacro Graal" e qui ripeto volentieri il concetto. Mi si perdonino gli svolazzi di fantasia: da piccolo ho guardato troppi cartoni animati e confesso che continuo a farlo.

La realtà è invece una cosa dura e la comunità roncadese adesso ha un grosso problema. Alle prese con una revisione urbanistica profonda e con problemi di bilancio (sorvoliamo sulla loro origine per carità di patria) l'amministrazione è da oggi avvolta da uno stato d'animo di pece, ha l'incubo della contrattazione e del compromesso su ogni singola delibera, ha un freno a mano che si è alzato quando serviva invece accelerazione. A prescindere dalla validità o meno delle scelte perchè chi governa sa che ne dovrà rispondere e sappiamo bene - almeno, personalmente ne sono convintissimo - che Rubinato, nel bene o nel male, lo farà fino all'ultima virgola.
Così come sono assolutamente certo che un conglomerato di congiurati, anche se dormiente, è una iattura di gran lunga peggiore delle elezioni anticipate le quali, in ogni caso, fermerebbero i grossi ingranaggi di questa amministrazione almeno per un anno. Vi pare che ne abbiamo bisogno con nuovi caselli autostradali alle porte, orde di cavatori alle frontiere, impresari famelici con le mani allungate sui Piruea? Un po' di saggezza per lasciare alle spalle le sia pur comprensibili - e anche condivisibili - incazzature di palazzo a favore di un istinto di responsabilità - che rispetto alla ruggine personale è limatura d'oro - è materia ancora disponibile in questo paese che non sa diventare città se non attraverso sterili cubature di cemento?

Gianni Favero


9 - La fronda e il foratino

6 luglio 2005

La sera del 30 giugno non ho assistito alla seduta del Consiglio Comunale perchè tre ore prima, a Mogliano, una donna si è gettata nello Zero con il figlio tetraplegico e raccontare queste cose fa parte del mio mestiere. Roncade.it, lo ricordo, è un hobby anche se lo sforzo è sempre stato quello di trasferire nel sito criteri di lavoro che rispondano integralmente agli obblighi deontologici del giornalismo.

Giovedì sera, dunque, non c'ero e quindi prima di mettermi alla tastiera ho lasciato trascorrere alcuni giorni per cercare di farmi un'idea delle dinamiche ancora un po' nebulose che hanno indotto l'ex sindaco e leader comunale della Margherita, Ivano Sartor, ad abbandonare l'aula in seguito al rifiuto ricevuto dal sindaco di oggi ad affrontare una discussione su un particolare emendamento.

In questi giorni, ovviamente, ho avuto modo di scambiare alcune idee e di leggere varie e-mail - pubbliche e private - ricevute sull'accaduto e quanto scriverò sarà perciò un'opinione indiretta e non, come di consueto, data la mia assenza, una cronaca della seduta.

Il problema, è chiaro, nasce dall'approvazione di un Piruea, definizione ormai sinistra anche se dal suono beffardo (un incrocio tra un "prrr" e un "marameo") che si sintetizza così: tu, privato, proprietario di un bene che non serve più, facci pure sopra qualcosa di meglio, case e negozi da vendere, fatti i tuoi conti e calcola il tuo tornaconto, purchè alla fine resti qualcosa anche per il Comune tipo una stradina, una rotatoria, un'imbiancata a qualche edificio da restaurare. Quando si è senza soldi e i marciapiedi sono sbrecciati si scende volentieri a questi strumenti i quali, come ha giustamente fatto rilevare Guido Zerbinati, sono ormai diventati tutt'altro che straordinari.
Comunque i fatti sono questi, i soldi che girano tra le mani dei soliti virtuosi del foratino sono un'enormità e data la continuità con cui questi soggetti passano dall'amministrazione della cosa pubblica a quella della propria azienda (è un classico) non sorprende che nell'ampia zona grigia tra i due ambiti fioriscano nervosismi come quelli andati in onda giovedì sera.

Il secondo punto - senza entrare nel merito della fidejussione da rateizzare o meno, la quale ha senza dubbio un significato che non ho ancora chiarito bene - sta in una domanda che rieccheggia: Ivano Sartor ha invitato o meno le minoranze ad abbandonare l'aula al fine di far mancare il numero legale e vanificare il voto su una cosa che così com'era non piaceva a lui?
Documenti ufficiali, cioè il comunicato stampa del sindaco, dice di sì. Si parla di un "colpo di mano", di un comportamento di Sartor che "lascia sbalorditi" e che "offende i principi della lealtà politica ed amministrativa".
Renato Pravato, capogruppo del Polo, sostiene invece che l'invito non c'è stato mentre Zerbinati rigetta ogni ipotesi di "inciucio" tra maggioranza e parte dell'opposizione non mancando, tuttavia, di rilevare un atteggiamento degli ex alleati leghisti troppo accondiscendente rispetto alle linee dell'amministrazione.
Il comunicato del sindaco, ancora, non omette un particolare, cioè la fuoriuscita di due consiglieri - Renzo Bettiol e Silvana Crozzolin - prima del delicato voto sul Piruea, confermando la sempiterna presenza di qualche "mi non vao combatar" quando si toccano tasti potenzialmente forieri di futuri fastidi (e trascuriamo di parlare degli assenti fin dall'inizio perchè magari l'attacco di colite o il compleanno della suocera ce l'avevano davvero).

Il terzo punto sono le accuse di "disinformazione" rivolte a questo sito, così almeno mi è stato detto, per i ragionamenti fatti sui numeri di bilancio. Se per qualcuno il problema sta nel fatto che i giudizi siano stati riportati - parlo della famigerata "miopia" - piuttosto che nella pronuncia di tali valutazioni da parte di colleghi di partito non saprei proprio cosa farci. I dubbi sollevati sui numeri e, soprattutto, sulla consapevolezza o meno della passata amministrazione che poi si sarebbe andati a finire in queste condizioni di contabilità, non sono stati certo chiariti e comunque tra il leggere qualcosa che non ci piace ed apostrofare lo scrivente di fare disinformazione c'è una differenza. Esiste casomai la definizione di "controinformazione" la quale, per chi fa il mio mestiere, a differenza della prima non è offensiva.

Il quarto sono le previsioni sul futuro, ma qui è libera fantasia. Rimarrà il segretario nel suo gruppo? Il suo gruppo lo conserverà come segretario? Ci saranno due margherite? Due chiacchiere con il suadente Carollo si andranno a fare? Il centro è una cosa meravigliosa popolata da girotondi di Peter Pan alla ricerca del Sacro Graal. Vedremo.

Gianni Favero


8 - La Città di Roncade vara il criptoconsiglio

20 giugno 2005

Libertà è partecipazione, recitava un'indimenticabile canzone di Giorgio Gaber.

Personalmente, è vero, non potrò mai partecipare ad un convegno di chirurgia laparoscopica e robotica con sufficiente consapevolezza perchè non sono medico e quindi non possiedo, oltre alla formazione specifica, il loro linguaggio. Del resto ogni gruppo di persone che condividono la stessa professione utilizza un proprio pacchetto di termini molto specifico.

La sociologia, però, insegna anche che il linguaggio è sovente uno strumento che, tra gli uomini, funge da "switch" di inclusione/esclusione: se sei dei nostri parli come noi, altrimenti, più o meno volontariamente da parte nostra, ci sarà qualcosa che nel nostro conversare ti rimarrà oscuro e l'oggetto del nostro dialogo interno tenderà a diventare "cosa nostra", ovviamente non nel senso ormai acquisito da questa espressione.

Insomma, l'utilizzo dei codici per parlare è l'operazione che va nel senso esattamente contrario della trasparenza.

Avete letto l'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale? Cliccate un po' qui.
Al distratto viandante che si trovi affissa ad una colonna dei portici una locandina con scritte cose tipo "Revoca parziale della variante generale al P.R.G. adottata con deliberazione n.33 del 24.04.2004. Riadozione ai sensi dell'art. 49 della L.R. 61/85." oppure "variante parziale al PRG ai sensi dell'art. 50 c.4 della L.R.61/85- z.t.o.D2/1" secondo voi verrà la voglia di provare a capire cosa succede nel luogo sovrano della vita democratica del proprio paese?
Non è che, per caso, qui ci sia una mezza volontà di sfruttare la funzione "switch" del linguaggio di cui sopra, cioè di mantenere il livello decisionale in un ambito di club privèe? Dubito che a casa loro, con i loro figli, coniugi o congiunti, gli estensori di quella locandina si esprimano in quel modo.

Dove sta la tanto sventagliata trasparenza se nemmeno alla stampa - che tenta di seguire i consigli comunali e di far sintesi in qualche modo a vantaggio della cittadinanza - vengono consegnati i documenti su cui verte la discussione e occorre di solito elemosinarli alla fine da qualche consigliere di animo gentile?

Se la trasparenza è condizione di fondo per la partecipazione, e la partecipazione pilastro essenziale della libertà, le conclusioni tiratele  un po' voi.

Hasta siempre!

Gianni Favero


7 - Stiamo allegri, siamo solo un po' becchi

26 maggio 2005

E' passato un mese abbondante e, anche tenendo conto delle relazioni che hanno preceduto la discussione in consiglio, sul bilancio ancora non ci siamo. Non sul merito, per carità, ma sulla trasparenza promessa in campagna elettorale come ingrediente irrinunciabile nei rapporti con i cittadini.

Quando il Berluska deve per forza ammettere che i conti non vanno come lui li ha sognati nel salotto di Bruno Vespa di solito tira fuori la formula data dalla somma di S x C, dove S è la sfiga (11 settembre 2001, crisi dei mercati internazionali, vincoli di Maastricht, etc) e C sta per i comunisti che hanno governato prima di lui facendogli trovare un paese devastato.

Quando questa amministrazione comunale ha dovuto dichiarare che nei conti c'era un buco piuttosto largo in un certo senso ha seguito la stessa pista ma solo fino a un certo punto perchè andare più avanti non si poteva.

Il fattore "S" infatti si è dimostrato debole: è vero, i trasferimenti statali sono diminuiti ma non al punto di giustificare l'intero ammanco. Che non fosse un fenomeno prevedibile, inoltre, con il cavaliere a dondolo a palazzo Chigi (vista la vignetta del Corriere di ieri?) ci sarebbe da discutere. Lo stesso si potrebbe più o meno dire per i contratti pubblici e i rapporti con l'Enel, altri elementi introdotti nelle giustificazioni. Nessun aeroplano dirottato da terroristi, insomma, è precipitato sul municipio e in Europa ci stavamo da prima.

L'altro fattore, il "C", oltre a non sussistere per la mancanza stessa della materia prima (qualcuno mi fa la grazia, una buona volta, di presentarmi - o almeno di mostrarmelo da lontano - un comunista roncadese?) deriva dal fatto che questa amministrazione non è che un clone della precedente con una passata di fard.

Torniamo al bilancio: se non ci sono cause sfigate e perniciose e non si possono individuare responsabilità di soggetti "altri" rimangono due strade, cioè la colpa e il dolo.

Nel primo caso si dovrebbe supporre che nell'architettura delle scelte amministrative alle quali si deve l'attuale dissesto vi siano state "negligenza", "imprudenza" o "imperizia". Ipotesi che sono state seccamente rispedite al mittente poichè è bastato parlare appena di "miopia" per suscitare il risentimento del vecchio timoniere. Chi ha usato quel sostantivo ora vive in clandestinità sotto un nome di copertura.

Rimarrebbe il dolo. Questo significa immaginare che c'è stata una lucida - cioè per niente miope - determinazione a portare le cose a questo punto, con la certezza che i contribuenti roncadesi, i quali non muoiono certo di fame, per l'aumento dell'Ici avrebbero mugugnato un po' ma poi, di fronte al totem del "mantenimento della qualità dei servizi", se ne sarebbero tornati ai loro affari, riponendo il portafoglio in tasca e senza pensarci più.

La qual cosa è esattamente quello che sta avvenendo perchè spesso si può vivere bene anche sapendo di essere un po' becchi. Però bastava dirlo, no, signora trasparenza?

... e sempre allegri bisogna stare chè il nostro piangere fa male al re.

Gianni Favero


6 - L'artrite del postino

13 maggio 2005

Una nuova malattia colpisce gli addetti delle Poste di Roncade, a parte quella tradizionale che vuole sempre - 365 giorni l'anno meno le domeniche - qualcuno a casa per motivi di salute (provate a chiedere, in un giorno qualsiasi, al direttore. Sempre che non sia malato pure lui).

Il nuovo morbo si chiama "artrite citofonica" e deriva dalla pressione della falange sui pulsanti dei campanelli delle abitazioni. Per questo motivo i portalettere non possono più avvertire i destinatari che, poniamo, c'è una raccomandata da firmare. No. L'artrite del postino, che fortunatamente non preclude l'uso delle dita per una sia pur scarabocchiata compilazione dell'avviso di ricevimento sul cartoncino giallo triste, obbliga purtroppo gli utenti a recarsi personalmente negli uffici non appena si accorgono che il misterioso tagliando è arrivato nella loro cassetta, confuso tra la pubblicità dell'Ipercoop e del mobilificio Millerate.

Per due volte ci ho creduto all'eventualità che, magari, all'arrivo del portalettere non ci fosse in casa nessuno o che il suono campanello fosse stato coperto dal rumore della doccia. La terza, dopo proficui appostamenti dietro i cespugli, il postino artritico l'ho sgamato e pure fotografato. La prossima volta la foto parte per la direzione dipartimentale e non per posta.

Il postino arriva già di per sè a giorni alterni, la corrispondenza è spesso in ritardo e non è più accettabile che l'unico canale ancora mediamente puntuale - la raccomandata, appunto - la si possa leggere con un giorno di ritardo (sempre che non sia sabato e allora i giorni diventano due) per lo sbracamento dilagante anche dell'ultimo dipendente.

Gianni Favero


5 - Roncola elettorale

31 marzo 2005

Bene, abbiamo inventato la Roncola elettorale. Mentre il Berluska gigioneggia con Scelli per far vedere che il volontariato sta nel suo cuore ed, ergo, in quello di tutto il centrodestra, nel nostro piccolo la segretaria provinciale della Margherita, incidentalmente sindaco di questa città, trova anche lei una buona e giovane volontaria roncadese che, probabilmente senza capirci molto di queste cose, si fa pubblicamente premiare alla vigilia delle regionali. Del resto non è facile, quando si sta con i diseredati brasiliani, ricordarsi che qui ci si scuoia per una seggiola a Venezia, per cui la ragazza è perdonata.

Di solito la Roncola la si appende al petto del benemerito verso dicembre o gennaio. Quest'anno c'è il bis, e un bis d'aprile. Il primo, e magari fosse uno scherzo.

Ci verranno a dire che la giovane, per combinazione, è a casa solo in questi giorni e che nella Roncola di primavera non c'è alcuna malizia.

Facciamo finta che sia così. Però se non c'è malizia, non essendoci nastri da tagliare, c'è comunque una montagna di ineleganza.

Gianni Favero


4 - Pm10, decide il Verdon

12 marzo 2005

Non venitecela a raccontare, se Roncade ha contribuito a far saltare il tavolo provinciale contro il Pm10 è stato per salvare la festa del Verdon del 13 marzo.

Non si venga a dire che bloccare il traffico serve a poco. Vero, serve a poco ma è meglio di niente, non è così - sulla riduzione del danno - che si dovrebbe ragionare quando si tratta di salute?

La cosa vera è che con il traffico bloccato il Verdon avrebbe avuto la metà dei suoi pellegrini e allora andava a finire che qualcuno diceva: hai visto, meno gente dell'anno scorso!

Sia mai, meglio qualche asmatico (nella ipotesi meno grave) in più.

Così, l'amministrazione che va tanto d'accordo con Mogliano, Casier, Casale (che avevano invece già pronti i cartelli per fermare le macchine), il municipio che pensa di far mettere i pannelli solari sugli edifici pubblici e che fa scintille contro le cave ieri ha detto: no, grazie. Più le solite cose, tipo il disagio (Disagio??? di domenica???) è più del beneficio eccetera. Proprio come Gentilini.

La cosa non è seria però è grave.

Il 7 giugno 2004 Rubinato pubblicamente dixit: "L'ambiente è risorsa strategica per lo sviluppo della nostra comunità locale. Un ambiente pulito, e sano, e bello, come può essere quello del nostro territorio, che in provincia di Treviso non ha eguali, è come una ricchezza da difendere, con le unghie e con i denti per lo sviluppo della nostra comunità, uno. Due, è il presupposto anche per una città sana, cioè per dei cittadini che corrono meno rischi per la loro salute, perché purtroppo rischi ce ne sono, però vorremmo che non corressero rischi quando sono evitabili".

Forza del Verdon: a causa sua (o, dipende, grazie a lui) 21 comuni della Marca si terranno le polveri sottili come prima.

Gianni Favero


3 - Io Carraro non lo posso votare

Tre cose che, a quanto sembra, sono ritenute dal centrosinistra di scarso peso.

La prima: Nello statuto di costituzione della Liga Fronte Veneto c'è scritto:

Art. 1 - Denominazione e Finalita'
E' costituito il partito denominato "LIGA FRONTE VENETO", unione politica e organizzativa dei partiti "Liga Veneta Repubblica-Veneti d'Europa" e "Fronte Marco Polo". La LIGA FRONTE VENETO ha come finalità l'Indipendenza del Popolo Veneto, il quale attraverso lo strumento dell'Autodeterminazione, intende disporre pienamente della propria originaria sovranità statuale, attraverso metodi democratici, non violenti ed elettorali, in conformità alle norme del diritto internazionale.

La seconda: Nella proposta di Costituzione del "Libero Stato Veneto" riportata dal sito ligafronteveneto.org c'è scritto:

Art.1

1. Il Veneto é un libero Stato.

2. Il Veneto é uno stato democratico; la sovranità appartiene al popolo.

3. Il Popolo Veneto esercita la sua volontà attraverso elezioni e votazioni. Le deliberazioni sono prese a maggioranza.

La terza: Fabrizio Comencini, attuale presidente della Liga Fronte Veneto, nella seconda metà degli anni '90 era presidente della Lega Nord in Veneto ma prima era anche stato consigliere regionale dell'Msi, nell'area di Pino Rauti, cioè nella destra più neofascista.

Oggi Massimo Carraro, candidato del centrosinistra per le elezioni regionali, stringe la mano a Comencini e sigilla un'alleanza elettorale.

Consolarmi pensando che cambiare idea nella vita di un uomo è un fatto naturale e che anche Sandro Bondi o Giuliano Ferrara, ad esempio, erano comunisti non funziona.
Non mi basta neanche più, dopo tanti anni che lo sento ripetere, ricorrere al famoso "turiamoci il naso" di Indro Montanelli per giustificare una scelta nell'urna dovuta solo alla valutazione del minore dei mali.
Personalmente l'asse Carraro-Comencini non lo sento come il minore dei mali ma come un dolore sotto le costole, sulla parte sinistra. Se anche voi, strana gente che sta nei Ds o negli immediati dintorni, questa fitta la sentite e siete capaci di sopportarla, beh, i miei complimenti.

Anche perchè, già che ci siamo, la quarta cosa che dovrete giudicare di scarso peso sarà la mia astensione dal voto alle regionali.

Gianni Favero


2 - L'Ulivo e la passione per le sconfitte

24 gennaio 2005

Conversazione di qualche giorno fa tra il sottoscritto ed un amico noto esponente dei Ds:

Lui: "Ci vediamo sabato sera?"
Io: "Dove?"
Lui: "Alla trattoria di Bettiol. Non sai che viene Massimo Carraro?"
Io: "Non ho avuto alcun comunicato od invito. E' a porte chiuse?"
Lui: "No, ci possono venire tutti, basta pagarsi la cena, l'appuntamento lo abbiamo organizzato come centrosinistra per conoscere il candidato che sfiderà Galan alle regionali"

La mia convinzione è che quando il centrosinistra imparerà i fondamentali della comunicazione, forse davvero l'unica cosa che da Berlusconi avrebbe dovuto apprendere, sarà talmente tardi che non ci sarà più nulla da fare.
Cascano le braccia. In Italia la sinistra, intimamente, non può fare a meno di perdere. Ne ha necessità, ha la percezione di avere una identità solo se sta all'opposizione.

Ferma restando l'ovvia differenza nelle capacità di spesa per iniziative promozionali, provate a vedere come si comporterà il candidato del centrodestra - ci scommetto - quando passerà da queste parti. E poi se ne riparla.

Al centrosinistra chiedo: che senso ha fare un incontro conviviale rastrellando con il passaparola o con lettere ad indirizzi fraterni solo coloro che, in qualche modo, sono già sicuri di votare per Carraro?

Che utilità c'è nel tagliare fuori la stampa giocandosi così anche la preziosissima eventualità di una pubblicazione dell'evento - fosse anche solo di poche righe con un solo concetto virgolettato del candidato - nei media locali?
Meglio non raccontare a Carraro che, come notizia sui giornali, a Roncade vale meno della sagra di San Giacomo.

Tutto questo mi fa ricordare un vecchio personaggio di vita televisiva breve ma molto rappresentativo, si chiamava Tafazzi.

Gianni Favero

25 gennaio 2005

Caro Gianni, ho letto con attenzione il tuo BLOG n.2 significativamente titolato "L'Ulivo e la passione per le sconfitte". E concordo con la tua diagnosi su tutta la linea.
Avrei bisogno di chiarimenti se ti riesce, come giornalista, di ottenerli a conforto del popolo bue, cioè quello escluso dalla convocazione; perché se gli invitati sono soltanto i tesserati delle varie anime della sinistra, allora si tratta di una convention all'Americana con discorsi e cotillons.
Se invece l'intento degli Uniti nell'Ulivo è quello di presentare all'elettorato in generale l'imprenditore Massimo Carraro, perché non riconoscergli un grande apprezzamento personale anche da parte di gente che non ha appartenenze politiche? Così come è stato concepita questa riunione appare piuttosto carbonara.

Spero che un pizzico di cattiveria renda questa scialba campagna un po' piccante.

Bruno Lorenzon
  

25 gennaio 2005

“Meglio non raccontare a Carraro che, come notizia sui giornali, a Roncade vale meno della sagra di San Giacomo”.

La riflessione spontanea che questa frase mi ha suscitato è: “vorrei ben vedere!”.

Questo perché la Sagra di San Giacomo è un segno di devozione, è una tradizione nostra, del nostro territorio, nata dai nostri nonni. In una parola fa parte delle nostre radici.
Il Carraro di turno, come tutti i candidati di una parte e dell’altra, che prima di ogni tornata elettorale ci vengono in vario modo proposti, sono di passaggio e – credo – interessati ai nostri bisogni soltanto in apparenza, giusto per racimolare qualche voto.

Giancarlo Tonon
 


1 - Sassate in piccionaia

19 gennaio 2005

Bene, ha funzionato. La speranza sincera è che non sia sempre necessario sparacchiare a ventaglio senza eleganza per provocare uno scambio di vedute.

Cos'è successo? Niente di mai visto. Roncade.it ha pubblicato un pezzo riferendo - ed accentuando - l'opinione di parte della piazza secondo la quale tra il palazzo e i palazzinari cow boys che scorrazzano sul territorio ci sarebbe una specie di amichevole intreccio. Come leva per sostenere la teoria è stato utilizzato il riverente silenzio con il quale, sino ad ora, il caso piscine-Nichele è stato tenuto dall'amministrazione ben sotto traccia. Una sordina da Prima Repubblica, insomma, piuttosto sintonizzata con un sentimento comune - in ogni caso reale e non isolato - di diffidenza verso gli uffici di via Roma.

Tempo appena qualche giorno e la risposta - in un certo senso, da cittadino, auspicata - c'è stata. Il sindaco e il capogruppo della maggioranza hanno rigettato qualsiasi "insinuazione" sull'esistenza di intese sottobanco con i "poteri forti" che agiscono a Roncade ed a rafforzare le dichiarazioni sono giunte in contemporanea, ma paradossalmente per altre vie e quasi estorte, alcune belle notizie. Il Comune di Roncade, cioè, ha messo nei guai di fronte ai magistrati della Procura trevigiana per le ipotesi di reato di abuso edilizio sia So.Ve.Im - il cementificatore attratto dal Musestre con l'hobby dei fiumi artificiali asciutti - sia Fondazione Cassamarca la quale, per il massimo dell'onta, ha dovuto pure tirar giù un capannone eretto senza carte.

Queste sono le gioie della vita per chi fa il cronista, non le borse di studio per gli studenti meritevoli. Soprattutto se si coltiva una memoria anche minima degli anni del doratiottismo.
Ricordate? All'epoca i sindaci li decidevano i consiglieri eletti con il proporzionale e si poteva anche patteggiare un cambio della guardia a metà legislatura. Si dice tuttavia che i sodali squaletti del vecchio borgomastro, per legge naturale confluiti in Forza Italia, circolino ancora tra i tanto familiari uffici, con passo felpato, a caldeggiare qualche attenzione di riguardo per il circolo del foratino. Si dice anche che qualcuno, a Roncade, li abbia messi alla porta senza troppa deferenza.
Forse Dio esiste.

Gianni Favero