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Liberalismo

e liberismo

   
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Zerbinati torna sull'argomento sollevato il 19 novembre.
Sul marketing territoriale: è bigiotteria venduta per oro
  

 

10 dicembre 2004

Il giorno 19.11.2004 in Consiglio Comunale si discuteva riguardo le linee programmatiche della Maggioranza ed io sono intervenuto affermando molte cose, tra le quali anche che l'argomento suscitava profondo interesse in me. In quella occasione mi sono permesso di esprimere che il mio impegno politico si muove tra concetti economici di liberismo e la dottrina sociale della Chiesa e quindi è alla ricerca continua di nuovi spunti di interesse e di apprendimento.
Il problema nasce proprio da questa affermazione: i garanti dell'ortodossia non ritengono che si possano conciliare 2 visioni politico-economiche così differenti.
Allora è doveroso che chiarisca quanto ho affermato.
Liberale è chi crede nel valore preminente della libertà individuale in una continua ricerca di difendere le libertà già acquisite, recuperare quelle perse, ricercarne di nuove perché senza libertà non c'è progresso.
Il liberalismo non è altro che l'atteggiamento, per così dire, politico-morale con il quale affrontare i problemi della società.
Nasce e si sviluppa dopo la Rivoluzione francese (de Tocqueville)come superamento dei vincoli politici dell'Antico Regime e come correzione e superamento del democratismo rivoluzionario.
Oggi, abbattuti i muri delle grandi costruzioni totalitarie del nazismo e del comunismo, è emerso definitivamente e si propone come teoria politica ed economica valida anche per i prossimi decenni .
Il liberismo: è, pur con tutti i limiti riconosciuti ( nche gli eccessi) e che ancora oggi sono spunti di analisi e discussione, una forma di economia di mercato.
Vi può essere infatti liberalismo senza liberismo.

Il mio pensiero (e non solo il mio ma non ho la presunzione di confrontarmi con personalità come Einaudi), che ho espresso in quella occasione è che la dottrina liberista, per quanto possibile, debba essere corretta ed adattata (da qui il mio accostamento al pensiero cattolico) per poter realizzare al meglio i presupposti ed i pilastri su cui fondare la libertà dell'individuo che però essendo parte di un equilibrio più grande (la società) sia la libertà di ogni individuo ( quindi applicando per esempio i criteri di solidarietà e sussidiarietà, ma anche introducendo regole e leggi che permettano agli uomini di lavorare nel rispetto degli altri assumendosi responsabilmente il valore morale delle proprie scelte).
E tutto questo tenendo conto, che ogni gesto politico non può, oggi più che mai, non tener conto della drammatica riduzione delle risorse.
Perché se è vero che la crisi economica è mondiale è ancor più vero che in Italia le risorse economiche sono gravemente compromesse da un debito pubblico terrificante (a cui è imperativo categorico mettere mano) anche perché fino ad ieri l'organizzazione statale ha risentito degli orientamenti e delle ideologie di stampo populista-garantista che hanno sì cercato di prendersi cura del cittadino tentando di garantire benessere, salute, e sicurezza, ma hanno certamente creato le conseguenze economiche sotto gli occhi di tutti ed hanno ridotto il bisogno di impegnarsi responsabilmente nella ricerca della libertà.
Lo smantellamento di sacche di riserve di " privilegi" o di anomalie economiche , magari anche la ricerca di progetti di privatizzazione di alcuni servizi di utilità pubblica va in questa direzione.

L'attenzione ora deve essere rivolta a non produrre nuove anomalie.
Si deve arrivare ad un sistema politico che abbandoni la tendenza a " pensare per il cittadino " ma si assuma il compito di informare e sviluppare la consapevolezza, la responsabilità, la capacità di pensiero (libero): cioè si passi da un'organizzazione che decide per i cittadini ad una che aiuta i cittadini a decidere.

Io ho sempre ritenuto che l'uomo sia libero, ma debba essere responsabile; in altre parole l'uomo liberale è chi sviluppa una cultura della libertà (individuale) e della responsabilità (cioè regolamentazione e limitazione della libertà individuale cioè " limiti minimi ai singoli" per garantire la possibilità di espressione della libertà a tutti (la società) e nel tempo).
Per realizzare il futuro migliore.
E qui mi fermo perché questo è un sforzo intellettuale a cui non mi sono sottratto, ma che ritengo di scarso interesse per i Cittadini di Roncade.

Devo invece costatare che con questa discussione si è voluto (il primo a farlo è stato proprio il Sindaco) da una parte sminuire una voce della Minoranza, dall'altra sviare l'attenzione delle persone di Roncade dal senso più pressante del mio intervento in Consiglio Comunale.
La sostanza politica del mio intervento, lo ripeto per chi non c'era, è che ho avuta la sensazione che questa Maggioranza e questo Sindaco stiano facendo " marketing politico" a tutti i livelli e con ogni mezzo, con il grave rischio per i Cittadini di Roncade, di veder trascurati i Loro interessi.
Collegare l'esposizione delle linee programmatiche (atto dovuto per legge e non idea originale) al concetto di Marketing del territorio (idea dell'Ente Provincia) sarebbe stata una buona intuizione (da qui la mia attenzione particolare) ma alla prova dei fatti si è dimostrato un bluff (si è venduto per oro della normale bigiotteria).
Io ho espresso, dopo attenta lettura degli atti, la mia delusione politica per la totale assenza di novità o di qualche idea originale e la mia preoccupazione per le carenze dell'attività dell'Amministrazione.
(A proposito mi viene in mente una cosa a proposito dei problemi delle risorse e dei ridotti trasferimenti statali: ma si dovevano per forza spendere 9.000 euro per consulenza esterna per lo studio di ristrutturazione dell'organizzazione del lavoro in Municipio? Ed il nostro bravissimo Segretario ricercato dai Comuni limitrofi non era in grado di farlo " a gratis" ? E i 15.000 euro per consulenza esterna per studiare le numerose prevedibili osservazioni alla variante al PRG ? Non le poteva eseguire lo stesso professionista che ha sviluppato la variante?)

Un ultimo pensiero va al filosofo Karl Popper: uno dei più grandi pensatori del secolo appena finito: il suo pensiero liberale si basava sulla consapevolezza che mai l'uomo avrebbe avuto la conoscenza nella sua interezza, ma proprio questa incertezza della ragione era il primo presupposto della democrazia. E la continua e dinamica ricerca della conoscenza può portare allo sviluppo della società aperta cioè di una società basata sulla centralità dell'individuo, sull'apertura mentale e sul confronto con gli altri (confronto inteso non come scontro ma come arricchimento reciproco).

Sempre con il dovuto rispetto e sperando che in futuro ci si possa tutti sforzare su qualcosa di più importante, saluto.

Guido Zerbinati
Consigliere Comunale


13 dicembre 2004

Tanto tuonò, che piovve.
Per mano del dr. Zerbinati (chiedo venia se sbaglio), con una sciorinata di dotte osservazioni ed elucubrazioni varie, le menti critiche roncadesi, sfogano il loro “tutto sbagliato, tutto da rifare”.
Il sottoscritto al termine del convegno sul marketing territoriale, aveva intuito un certo “malessere”, prontamente esternato su Roncade.it.
Il consigliere di minoranza Pravato (alquanto risentito) affermò che era solo una mia malevola interpretazione.
Scrisse: su temi così importanti per il futuro di tutta la comunità roncadese, noi (Polo per Roncade), ci siamo e ci saremo sempre per un contributo leale e costruttivo.
Ben diversa dalle affermazioni del dottore: è tutto un bluff, bigiotteria spacciata per oro.
Evidentemente in questa compagine di Coerenti (?), esistono anime poco politically correct che prediligono il consueto percorso delle opposizioni dure e pure: lo sfascio.
John Kennedy: “Pochi avranno la grandezza per raggiungere la storia, ma ciascuno di noi può agire per cambiare qualcosa nel mondo. Nell’insieme di tutte queste gesta sarà scritta la storia di questa generazione”.
Ben diverso da quelli che la storia sono “Io” oppure……..tutto sbagliato, tutto da rifare.
Posizione legittima se si ha il buon gusto di evitare la classica dicotomia tra il dire e il fare, come il dottore che nella lettera esprime sani principi ma nel quotidiano sta con quella parte politica che chiama progresso il precariato (alias flessibilità) e che per “aiutare il cittadino a decidere”, monopolizza l’informazione.
Ossequi

Luciano Damelico