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Acqua

privata?

   
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Un interrogativo su chi gestisce il bene più prezioso
  

 

7 febbraio 2004

MA E' ETICO AFFIDARE L'ACQUA AI PRIVATI?

Tempo fa ebbi modo di esprimere su questo sito, alcune mie considerazioni (e anche qualche domanda) a proposito del nostro bene comune: l'acqua ( leggi acquedotto Sile-Piave ).
A firma del direttore della S.P.A. giunsero alcune risposte atte a tranquillizzare quanti, come il sottoscritto, potevano avere delle perplessità circa l'importo delle bollette e soprattutto sulla qualità.
Una bella letterina che però eludeva alcuni interrogativi come ad esempio se ci dobbiamo rassegnare alla privatizzazione del servizio e con quali vantaggi oltre all'utile della società e degli amministratori.
Non era nelle mie intenzioni rispondere al "tecnico", perché le mie domande erano "politiche" e si inserivano nel contesto dei candidati ombra a sindaco di Roncade.
In questi giorni però ho avuto modo di leggere i dati di un'inchiesta sul periodico dell'AVIS regionale che sull'argomento esprime delle opinioni che meritano di essere divulgate.
Riporto testualmente quella che ritengo sia la più pertinente:
Per vincere l'affidamento tramite gara di appalto per la gestione dell'acqua per 30 anni (articolo 35 della legge) occorre proporsi con buone garanzie di economia di gestione e quindi bisogna intervenire sul fronte dei costi. Ed ecco i ritocchi agli stipendi (probabilmente non a quelli dei manager…..) e, soprattutto, i ritocchi ai costi di manutenzione, cioè proprio quelli che bisognerebbe aumentare per garantire il migliore funzionamento degli impianti. E se io ente privato vendo acqua, che interesse avrei nell'incentivare una politica di risparmio di questa fonte preziosa? Trarrei, invece, solo dei profitti a venderla il più possibile.
Viene anche riportata l'intervista a Renzo Franzin, direttore del Centro internazionale "Civiltà dell'acqua" che alla domanda se si deve privatizzare, risponde:
Secondo noi l'acqua è un bene, non una risorsa che significa mercato. E' un bene a uso solidale.
L'acqua non può essere privatizzata. Perché se posso vivere senza computer, senza macchina, senza un paio di scarpe in più, senza acqua no. Senza acqua non si vive.
Il 2003 è stato voluto dall'Onu come "Anno internazionale dell'acqua" perché nel mondo troppe popolazioni soffrono la sete, mentre noi occidentali, erroneamente convinti che sia inesauribile, la stiamo sprecando.
Vogliamo anche affidarla ai privati?
Credo non si possa ridurre tutto ad una mera questione organizzativa o finanziaria: l'acqua è vita, la nostra vita.
Pensiamoci.
Distinti saluti

Damelico Luciano


9 febbraio 2004

E CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

Ho letto la lettera di Luciano Damelico del 7 febbraio scorso, a proposito dell'utilizzo e della distribuzione dell'acqua (leggi Acquedotto) e della funzione sociale di questo bene prezioso. Giustamente lo scrivente sottolinea che l'acqua non va sprecata e non può essere oggetto di contrattazione perchè è di tutti. Damelico sostiene anche che trattandosi di un bene inalienabile - come l'aria che respiriamo - è rischioso affidarne la gestione ai privati i quali sono interessati a trarre profitti da questo affidamento e non hanno stimoli a economizzare i costi, operando di fatto in regime di monopolio (l'appalto vale per 30 anni!).

Mi sembra però che Damelico coltivi un'antica illusione: che la gestione da parte dell'Ente pubblico - sia esso il Comune, la Regione o lo Stato - garantisca risparmi per l'utenza e maggiore trasparenza; secondo me non sono sotanto i privati a scremare utili ingiustificati (esempi eclatanti sono di questi giorni) ma anche dove ci mette lo zampino la politica è probabile che attecchisca la mala pianta, o per dirla tutta la mala, tout court. Mentre la funzione dei politici dovrebbe essere quella di controllare che i privati affidatari facciano quanto è loro indicato, nell'interesse generale.

Certo che se si appalta ai privati un servizio di questa importanza, bisogna assicurarsi che sia svolto bene. Ma la domanda senza risposta è sempre la stessa: chi controlla i controllori?

Bruno Lorenzon