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Tra Smith

e Leone XIII

   
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Perchè il liberismo non si può conciliare con la dottrina sociale della chiesa
  

 

5 dicembre 2004

Nel Consiglio Comunale dello scorso 19 novembre il dottor Zerbinati, intervenendo a nome del gruppo Consiliare "Lista Civica coerenti nel cambiamento", all'inizio del suo intervento, ha affermato che i valori che ispirano il suo impegno politico sono il liberismo, la Dottrina sociale della Chiesa e la solidarietà. Un' affermazione che non condivido: liberismo e Dottrina sociale della Chiesa sono due rette destinate a non incontrarsi.

Il liberismo è una dottrina economica studiata e codificata dall'economista e filosofo scozzese Adam Smith (1723-1790). Definizione fondamentale del pensiero liberista è: un'economia di mercato (legge della domanda e dell'offerta) è in grado di essere pienamente efficiente quando l'intervento dello Stato è limitato a casi eccezionali.
Concretamente, si richiede:

-liberalizzazione degli scambi di beni, servizi e capitali fra i diversi Paesi.
-contenimento dell'imposizione fiscale e della spesa pubblica.
-diminuzione delle leggi che regolano l'attività economica (deregolamentazione) e semplificazione delle procedure amministrative.

Inoltre il libero mercato funziona correttamente quando nessuna impresa diventa monopolista.
Teoricamente un mercato liberista è "efficiente", in quanto incentiva gli individui ad impiegare al meglio le proprie risorse (incluso lavoro e capitale), stimolando gli imprenditori a produrre beni e servizi rispondenti alle richieste dei consumatori ed a utilizzare le più efficienti tecniche di produzione.

Negli ultimi due decenni del secolo scorso, le teorie liberiste (dopo l'esperienza dello Stato sociale o welfare) si sono nuovamente diffuse, con la caratteristica di maggior insofferenza verso l'intervento dello Stato, chiamandosi neoliberismo.
I più noti rappresentanti del neoliberismo sono stati il presedente degli Stati Uniti d'America Ronald Reagan e il primo Ministro Inglese, la signora Thatcher. Il primo ha promosso una politica di taglio alla spesa pubblica (esclusi gli armamenti) e riduzione delle tasse ai redditi alti, la seconda ha privatizzato settori importanti dell'economia, quali trasporti, energia, telecomunicazioni.

In Italia, alla politica liberista si ispira la Casa delle Libertà. Convinta Forza Italia ed il suo capo Silvio Berlusconi, dubbiosi o con distinguo gli altri Alleati.
Il problema non risolto del liberismo (ma fondamentale) è la sua incapacità di distribuire il reddito prodotto secondo criteri di "giustizia" (ad esempio, non garantisce ad ogni individuo uguali opportunità di partenza) e costi sociali eccessivi. Insostenibile aumento della povertà, della disuguaglianza sociale, del costo dei servizi pubblici essenziali (trasporti, sanità, scuola) che diventano accessibili solo alle classi sociali più elevate. La concentrazione e l'accumulazione di ricchezze e conseguenti privilegi nelle mani di pochi è vista anche come pericolo per la sopravvivenza stessa della democrazia. Si veda la realtà delle televisioni commerciali: rendono grandi utili ai proprietari, ma stanno portando la società ad un impoverimento culturale e civico ad una omologazione al ribasso (tendente al vuoto) dei comportamenti collettivi. Non ultimo, ridurre tutte le attività umane ad un freddo resoconto economico: perdita o profitto, costo o ricavo. L'uomo è ridotto alla sola dimensione economica.

La Dottrina sociale della Chiesa Cattolica prende forma con l'enciclica Rerum Novarum (delle cose nuove) dell' anziano pontefice Leone XIII del 15 maggio 1891. Si occupa della questione operaia e propone delle soluzioni, opponendosi sia al liberismo che al socialismo. L'enciclica ribadisce il diritto naturale alla proprietà privata, sottolineandone tuttavia il valore sociale. Chiama lo Stato a promuovere il "bene pubblico" (concetto sempre presente e qualificante nel cattolicesimo), in collaborazione con l'iniziativa privata. Condanna la lotta di classe, ma riconosce agli operai il diritto al giusto salario e di costituire proprie organizzazioni.

Alla preparazione di quella enciclica lavorò anche il trevigiano "Giuseppe Toniolo" e fu l'inizio della partecipazione alla politica nazionale dei Cattolici Italiani.
Alla luce del Vangelo, altri Papi, hanno cercato e cercano di indicare ai Cattolici, soprattutto a quelli che ricoprivano e ricoprono responsabilità sociali e politiche le vie per risolvere i problemi che hanno interessato ed interessano il mondo contemporaneo. Le encicliche non forniscono risposte "tecniche", ma indicano i principi per edificare una società più giusta. Vi sono valori che prima di essere confessionali sono umani e quindi condivisibili oltre le Fedi religiose, oltre che universali: giustizia, pace, solidarietà, libertà, diritti della persona.

La Pacem in terris di Giovanni XXIII, pubblicata l'11 aprile del 1963 è un'esortazione a costruire la pace tra i popoli fondata sulla giustizia, la libertà e la collaborazione.
Popolorum progressio di Paolo VI del 28 marzo 1967, è un' appello urgente ad affrontare concretamente i problemi mondiali, soprattutto il divario tra i Paesi del Sud e Nord del mondo. Ricorda la destinazione mondiale dei beni e della proprietà, critica il liberismo senza freno e il dovere di correggere le relazioni commerciali internazionali ingiuste.
Laborem exercens di Giovanni Paolo II del 14 settembre del 1981. Dedicata al tema del lavoro, riafferma il principio della centralità dell'uomo: "il primo fondamento del valore del lavoro è l'uomo stesso", così che "il lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro". Si oppone ai due grandi sistemi teorici e pratici che hanno egemonizzato i processi economici negli ultimi due secoli: marxismo e liberismo. Riafferma il primato dell'uomo rispetto a tutto ciò che egli produce. Scaturiscono inalienabili diritti umani e del lavoratore: giusta remunerazione, occupazione, libertà di associazione, tutela dei più deboli.

Ricordando la Centisimus annos di Giovanni Paolo II del 1991 che attualizza, nel centenario, l'enciclica di Leone XIII, arriviamo al 25 settembre scorso con la pubblicazione del "Compendio della Dottrina sociale della Chiesa". Un voluminoso testo di 500 pagine, frutto di un lavoro complesso durato cinque anni che si rivolge a tutti coloro che, dentro e fuori la Chiesa, operano per il bene comune.
Il Compendio è diviso in tre parti.
La prima parte spiega i fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa: l'amore di Dio per l'uomo e la società, i diritti della persona, i valori della dottrina sociale;
la seconda parte tratta i contenuti e i temi classici della dottrina sociale: la famiglia, il lavoro umano, la vita economica, la comunità politica, la comunità internazionale, l'ambiente e la pace;
la terza parte contiene una serie di indicazioni per l'utilizzo della dottrina sociale ad uso della pastorale della Chiesa e nella vita dei cristiani, soprattutto dei laici impegnati nei vari ambiti delle attività umane: cultura, economia, politica.
La sintesi di questa guida, sfida culturale al pensiero "debole" attuale, richiama alla testimonianza personale ed all'esigenza di una nuova progettualità per un autentico umanesimo che coinvolga le strutture sociali.
I mass-media e l'attuale classe politica ci stanno abituando al pressappochismo ed a vuoti slogan, ma a livello locale sforziamoci di compiere un cammino di crescita e ricerca culturale e di servizio alla comunità. Nulla vieta di essere liberisti, ci mancherebbe, ma parificare o equiparare il pensiero liberista all'insegnamento sociale della Chiesa Cattolica, mi pare troppo semplicistico e conseguenza di una non approfondita conoscenza degli argomenti.

Negli Stati Uniti d'America (dove la sanità è a pagamento), un ospedale Cattolico che curava malati poveri gratuitamente, è stato denunciato per concorrenza sleale. La Gran Bretagna è il Paese che a livello europeo, attualmente ha il maggior numero di giovani sotto i diciott'anni che vivono in famiglie povere; in questa non meritoria classifica l'Italia è al quarto posto.
Forse vale la pena di riflettere seriamente sui limiti del pensiero liberista e il nuovo umanesimo progettato e auspicato dalla Chiesa Cattolica: è un dovere ed una sfida che abbiamo verso le nuove generazioni.

Stefano Salvian