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Ancora sui

prezzi

   
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Le storture a Berlusconia e il caro vita che nessuno riesce a domare
  

 

5 novembre 2004

Arrivando a Siena, merita una visita il Palazzo Pubblico, dove nella sala del Consiglio dei Nove (o della Pace) è possibile ammirare un grande affresco trecentesco di scuola gotica, rappresentante l'Allegoria del Buon Governo. Nato dalla mano di Ambrogio Lorenzetti, deve in parte la sua notorietà alla famosa frase che lo accompagna. "Diligite justitiam, qui judicatis terram", cioè: scegliete la giustizia, voi che governate la Terra. Una frase, sempre attuale, che dovrebbe accompagnare l'impegno politico a tutti i livelli, dalle Amministrazioni Locali al Governo Nazionale.
In occasione del conferimento del Cavalierato al merito del Lavoro, il Presidente della Repubblica Ciampi, anch'Egli toscano, deve aver ricordato la celebre frase, quando ha auspicato uno sforzo nella riduzione dei prezzi per i beni di largo consumo. Ha anche sottolineato l'improcrastinabile necessità di maggior cultura e formazione per le giovani generazioni, di fiducia da dare alle famiglie Italiane. Come rappresentante di tutti gli Italiani, ma anche in virtù delle sue competenze di esperto di economia (è stato Governatore della Banca d'Italia e ministro del Tesoro) ha dato voce ad un sentire ed a un' esigenza della maggior parte degli italiani, soprattutto di quelli che sono percettori di reddito fisso: lavoratori dipendenti e pensionati.
Con ciò ha reso palese l'incapacità del governo Berlusconi a perseguire il "Buon Governo".
Un recente sondaggio rileva che per il 62% degli Italiani ed il 33% degli elettori di Forza Italia, questo Governo sta lavorando bene, solo per gli interessi personali di Berlusconi e di pochi altri. Per essere chiari, a Berlusconi babbo Natale o Mecenate sono rimasti in pochi a crederlo. Pur tenendo presente l'ironia di Trilussa sui sondaggi, una base scientifica pure esiste e un sette a …zero non è capitato casualmente.

Qualcuno potrebbe pensare che l'invito del Presidente della Repubblica ad abbassare i prezzi, sia di parte: non è vero.
Le Sue osservazioni erano state anticipate da un politico al disopra di ogni sospetto.
Sabato 11 settembre 2004 in quel di Cortina d'Ampezzo all'incontro veneto di Forza Italia l'onorevole Ernesto Brunetta, consigliere economico di Berlusconi, ha dichiarato all'assise presente: "qualcuno ha approfittato dell'euro, bisogna dirlo chiaro e tondo. Berlusconi deve prendere una grande iniziativa sul carovita senza guardare in faccia nessuno". Ha proseguito: "Forza Italia è nata come partito degli imprenditori, dei professionisti, dei lavoratori autonomi, dei commercianti. Il voto dei lavoratori dipendenti, determinante per la vittoria elettorale, è arrivato solo dopo, nella speranza di partecipare al "miracolo" promesso. Ma i consensi di partenza, quelli ad esempio dei commercianti, hanno avuto un prezzo da pagare: una "carta bianca" di tre anni nella gestione dei nuovi prezzi in euro. E i lavoratori dipendenti hanno visto crollare il potere d'acquisto degli stipendi, che invece sono rimasti quelli dell'"era-lira". Sono loro, i lavoratori dipendenti che stanno facendo mancare i voti." Merito a Brunetta di aver parlato chiaro.

I percettori di reddito fisso hanno visto diminuire il loro potere d'acquisto negli ultimi tre anni di una percentuale tra il 15 - 20% (non certificate dall'Istat, ma questo Istituto ormai trova ascolto solo nei conti governativi) . Questo sta provocando una preoccupante contrazione delle vendite: senza soldi non si compra.
Qualche commerciante locale, ancora in anni non sospetti, sosteneva che l'inflazione si combatte con il blocco degli stipendi e pensioni: quale clamorosa smentita!
L'introduzione della moneta unica, l'euro, ha facilitato la possibilità di confronto del potere d'acquisto tra i diversi Paesi Europei. Si scopre così che le città più care a livello europeo sono Milano e Roma, ma il reddito pro capite dei loro abitanti è più basso di altre città Europee. L'aumento incontrollato dei prezzi in Italia, non è conseguenza di una economia in crescita, ma solo il potere di mercato di chi può imporre i propri prezzi alle famiglie e imprese.
Non riduciamo il problema ad una guerra tra percettori di reddito fisso, commercio ed imprese, perché alla fine, pur con sostanziali differenze, saremo tutti sconfitti. Siamo in libero mercato, quindi non possiamo intervenire nel blocco dei prezzi, ma il Governo ha altre possibilità. Politica dei redditi, con controllo del costo dei servizi, lotta all'evasione fiscale ed al sommerso (in Italia chi si dichiara ricco sono poche persone, ma la Fiera Nautica di Genova traboccava di visitatori e di acquirenti), funzionamento del mercato a livello europeo. Se il vaccino antinfluenzale in Francia costa il 40-50% in meno che in Italia, perché non comprarlo in quel Paese? Le spese di trasporto non sono così elevate. Si eviterebbero decreti ministeriali che sono in contraddizione con la politica liberista (a parole, per fortuna) di questo Governo. Il latte in polvere costa in Austria un terzo che non in Italia, (dove tra l'altro il prezzo del latte alla stalla è ancora diminuito), perché non agire come sopra. E i prezzi degli altri medicinali, li diminuiamo tutti per decreto? Il Governo potrebbe coinvolgere, come hanno fatto le Regioni Piemonte e Lombardia (guidate da esponenti del Centro-destra), i rappresentanti delle categorie economiche e sociali fissando i prezzi massimi, non i prezzi. Così facendo ci sarebbe spazio per ulteriore concorrenza e non l'alibi di futuri aumenti. Rivedere da parte del commercio la filiera distributiva, responsabile di tanto rigonfiamento dei prezzi dal produttore al consumatore. In prospettiva rivedere, visto l'aumento del petrolio, le modalità dei mezzi di trasporto delle merci: è ancora vincente scommettere tutto sulla gomma? L'Italia ha già due grandi autostrade a costo zero: il mare Adriatico ed il Tirreno.

Cercando la giustizia, in mancanza di cambiamenti efficaci, può essere che qualche mio concittadino, disilluso dal mancato "miracolo" berlusconiano, mediti di concedere al Cavaliere un rigenerativo riposo, allontanandolo, democraticamente usando il seggio elettorale, dalla gestione della res pubblica.

Cordialità

Stefano Salvian