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Quale

futuro?

   
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Un nuovo contributo su economia e società, dalla famiglia alle nuove tecnologie
  

 

12 ottobre 2004

Ho letto con attenzione le riflessioni e le proposte del centro-destra di Roncade sui problemi economici e occupazionali che presto potrebbero coinvolgere in parte anche la nostra comunità. Riguardo temi così complessi e che si proiettano nel nostro futuro tutte le componenti sociali sono titolate a portare il loro contributo, ognuno con la propria sensibilità.
Il comune cittadino, non investito da responsabilità amministrative, è parimenti chiamato ad interessarsi delle vicende e del futuro della società in cui vive. Tra i molti o pochi interessi che ogni persona legittimamente coltiva, potrebbe trovare spazio anche lo sforzo di accrescere le conoscenze "sociali". Vincere il disinteresse che ci impedisce di partecipare ad un incontro o la lettura di un articolo o la ricerca anche telematica di un argomento che possano arricchire le nostre conoscenze, ampliare il nostro orizzonte culturale. In un contesto di competenze specializzate diventa obbligatorio far riferimento a chi ha maggiori conoscenze dei problemi.

In questi giorni Daniele Marini, che è anche docente all'Università di Padova di Sociologia del lavoro, in una intervista radiofonica, è ritornato sul tema delle nascite, della ricerca e della cooperazione tra aziende nel nostro Veneto.
Con un tasso di fertilità di 1,1 figli per donna, il più basso del mondo, i Veneti, è questione di tempo, rischiano l'estinzione. E' un dato oggettivo, senza colore politico. Occorre un cambiamento che può trovare risposta se la famiglia viene prima dell'impresa o dell'azienda Italia.
Io penso alla famiglia come luogo della solidità e solidarietà affettiva e generazionale.
La famiglia deve essere titolare di diritti quali l'accesso alla casa di proprietà con mutui o con affitti calcolati in percentuale al reddito della famiglia. Abitazioni che dovrebbero essere adeguate al numero delle persone: non soltanto miniappartamenti. Flessibilità dei tempi di lavoro, soprattutto per le madri, nidi integrati e scuole materne in numero sufficiente per rispondere alla ripresa, speriamo, delle nascite. Flessibilità del lavoro da intendersi come capacità e propensione della persona a svolgere, durante il suo periodo lavorativo, attività diverse. In una società post-industriale è fisiologico il cambio del lavoro che deve essere accompagnato da nuova professionalizzazione e sostegno al reddito, durante il passaggio da un lavoro all'altro. Oggi la flessibilità ed i contratti a termine sono intesi solo come personale a costi minori. La precarietà e l'assenza di vincoli sindacali rendono i giovani lavoratori ricattabili e senza tutele (altro che articolo 18). Diventa difficile pensare al figlio se manca la possibilità di progettare il futuro.
Valorizzare la figura dell'anziano. E' portatore di esperienze, è memoria vivente della nostra cultura. Con i genitori impegnati nel lavoro, i nonni hanno acquistato grande importanza ed aiuto per i nipoti e per i figli. Non hanno più il vigore fisico degli anni giovanili, ma devono continuare ad interessarsi del futuro coltivando i loro interessi, ora che hanno maggior tempo libero. Se possibile impegnarsi nel volontariato e dare fiducia ed incoraggiamento alle nuove generazioni. Gli anziani di oggi sono usciti da una guerra persa ed hanno ricostruito il Paese, civile ed economico, non manca certo a loro il coraggio.
Una seria politica fiscale familiare, anche iniziando gradatamente: si studino il modello francese o tedesco (lasciamo perdere le demagogie fiscali Berlusconiane).
Nuove attenzioni, cura, sensibilità che si trasformino in cultura della vita e dell'accoglienza delle nuove generazioni.
Guardandomi attorno, tante promesse, chiacchiere, ma i fatti…?
Una signora single ha affermato: "i figli li mantengano chi li ha fatti". Giusto, ma questi figli che, oltre il lato affettivo, hanno un costo, sono anche parte del suo futuro, sempre che non abbia intenzione di salutarci… prima del tempo !.

Creazione di centri di eccellenza e di ricerca scientifica, non solo per frenare la fuga dei cervelli. Se l'insieme della produttività veneta non crea nuovi prodotti e nuove opportunità, dopo aver mandato a casa gli immigrati (ammesso sia possibile), ritornerà a mandare per il mondo i Veneti, ma come emigranti.
Mi lasciano perplesso ed inquieto le dichiarazioni dell'Associazione Industriali di Padova e Verona che chiedono, a parità di salario, un aumento delle ore di lavoro. Non per l'aumento delle ore di lavoro, ma perché dietro a queste affermazioni non ci sono progetti. Lo stesso Presidente degli Industriali Veneti ha affermato che se puntiamo solo sulla diminuzione del costo del lavoro non avremo futuro. Anche la proposta del Presidente della provincia di Treviso di liberare posti di lavori, in genere poco pagati, da assegnare ai nostri disoccupati, rimpatriando gli immigrati, non sembra avere futuro. Un disperato da sfruttare si trova, ahimè, sempre. Già il costo della manodopera dei Paesi dell'Est europeo non è più competitiva rispetto ad altri paesi emergenti. Una domanda da profano: i prodotti realizzati in quei Paesi hanno prezzi nostrani, quindi non hanno mercato dove vengono prodotti. Se rimango senza lavoro non li acquisto più ed allora a chi li venderanno?. La delocalizzazione non è anche un sistema per, temporaneamente, massificare gli utili?
Tutto questo con buona pace di un trevigiano che propone di lavorare 300 giorni all'anno. Non è uno scherzo, è un'affermazione vera, lanciata da una TV locale. Sicuramente non piacerà agli operatori del turismo, perché calcolando le feste di un anno solare, bisogna cancellare il periodo di ferie.

Nuovo sistema produttivo integrato tra aziende. I costi di un prodotto o di un servizio non sono solo quelli dei lavoratori. Penso alle reti telematiche fragili, alla difficoltà di inviare dati, perché abbiamo reti telefoniche inadeguate ai nuovi fabbisogni. Chi si occupa del cablaggio del territorio? Telelavoro, telemedicina, videoconferenza sono nuove possibilità di lavoro, aumento della produttività e servizi di qualità. Eppure il gestore della rete telefonica ritiene, attualmente, non conveniente dotare del sistema ADSL tutto il comune di Roncade. Trasporto delle persone e delle merci quasi unicamente con il mezzo stradale: il più costoso e inquinante (l'alto prezzo del petrolio non insegna nulla ?). Aggiungiamoci i viaggi merci a vuoto per la mancanza di una banca dati telematica che copra il fabbisogno di mobilità. Solo mettendosi assieme abbiamo ancora i margini per migliorare e di molto il sistema.

Citando l'affermazione del pensatore di ispirazione liberale Charles De Tocqueville (1805 - 1859) "la democrazia si fonda sui concetti di libertà e uguaglianza" il centro-destra locale afferma che gli uomini sono più attenti e amano maggiormente l'uguaglianza della libertà. Ritengo che per noi contemporanei questa distinzione sia superata. Viviamo la libertà come uguaglianza davanti alla legge, non solo formale ma anche sostanziale.
Qualche giorno fa una signora della Moldavia mi raccontava che sotto l'Unione Sovietica non poteva esprimere liberamente il suo pensiero, ma aveva un lavoro, come suo marito e suo figlio frequentava la scuola gratuitamente. Viveva in una comune e dignitosa povertà e i servizi essenziali erano soddisfatti. Oggi è libera, ma è emigrante in Italia, suo marito è disoccupato e deve pagare la scuola al figlio. Si considera fortunata di fare la badante, perché sue connazionali sono finite nel giro della prostituzione. Suoi connazionali, magari contigui alla malavita, sono nel frattempo diventati ricchi.
La sua è una libertà realizzata solo in parte. Anche la libertà di 44 milioni di Statunitensi privi di assistenza sanitaria è incompleta.
Il professor Francesco Paolo Casavola, ex presidente della Corte Costituzionale e docente universitario afferma che oggi nei fatti si vuole contrapporre il principio di libertà a quello di uguaglianza. Continua dicendo che c'è un pregiudizio ideologico di chi ha vinto le elezioni e governa contro l'uguaglianza, perché considerata retaggio del socialismo reale. Uguaglianza per il professor Casavola significa stesse opportunità al via, per tutti, perché poi siamo diversi, diversi i talenti e le abilità. Oggi, in Italia, chi governa ritiene la libertà valore superiore all'uguaglianza e quindi chi è più furbo ha la libertà di vincere contro chi lo è meno. Questo può comportare rischi di reazione (immagino un'uguaglianza a scapito della libertà). Analisi simile a quella del dott. Zerbinati, ma conclusione diversa.

All'orizzonte, anche a livello locale, c'è la necessità di guardare avanti, immaginare e progettare un nuovo futuro. Meglio se unendo gli sforzi. Ci sono realtà contingenti da sistemare e con sollecitudine, ma da considerare per la loro marginale importanza.
L'impegno delle forze politiche locali, superate (a volte) le eccessive passioni di parte, deve essere soprattutto al servizio di progetti lungimiranti che sappiano cogliere e guidare i tempi futuri.

Buon lavoro.

Salvian Stefano