| 1 ottobre 2004 Gentile redazione,
lo scorso 5 marzo, un articolo del Sole-24 ore,
riportava la difficoltà delle imprese Venete a trovare operai specializzati, in un' area
caratterizzata da un tasso di disoccupazione costantemente in calo. L'articolo rilevava
pure lo sfasamento tra un mondo imprenditoriale alla ricerca di persone disponibili a
lavorare ed i giovani, sempre più istruiti e con attese maggiori, che faticano a
collocarsi nel sistema produttivo. Si rilevava inoltre la mancanza di centri di
eccellenza.
Sono trascorsi ormai sette mesi e quelle frasi sembrano ricordare un tempo felice. Oggi
avvertiamo la paura del futuro, temiamo la perdita del posto di lavoro, meglio la perdita
del lavoro. Annaspano anche le organizzazioni imprenditoriali, sindacali, di categoria, i
rappresentanti politici: non sanno indicare chiare soluzioni al problema.
Un' indagine di alcuni giorni fa, pone il lavoro come prima preoccupazione degli Italiani.
Eppure l'Istat ci dice che la disoccupazione è ai minimi storici.
Cosa sta succedendo?
Il 15 marzo di quest'anno, ho avuto l'opportunità di partecipare ad una conferenza dal
titolo: "Nord-Est tra locale e generale". Organizzata dalla Pastorale Sociale e
del Lavoro della Diocesi di Treviso, presso casa Toniolo. Un tentativo di capire e
fotografare la nostra realtà. Riporto una sintesi dell'incontro.
Il relatore Daniele Marini, giornalista e direttore della Fondazione Nord-Est, nell'
introduzione precisava che la sua relazione era tecnica, fondata su dati e ricerche,
libera da orientamenti politici.
Oggi il Nord-Est sta vivendo una crisi: questa parola è da intendersi come necessità di
una scelta. Scelta verso il declino o verso lo sviluppo? Il relatore specifica che è
meglio parlare di necessità di una metamorfosi, cioè cambiamento.
Il Veneto (inteso come popolazione e territorio) sta vivendo delle trasformazioni di tipo
socio-economico e culturali: si vive in maniera diversa rispetto ad alcuni decenni
precedenti. Negli ultimi quarant'anni si è passati da terra d'emigrazione ad una delle
zone più ricche d'Europa. Almeno sette fattori hanno contribuito a questo grande
sviluppo.
- Popolazione e sue dinamiche : negli anni '60 il tasso di fertilità era
di 2,6 figli per donna (26 figli ogni 10 donne), quindi la maggioranza delle famiglie
avevano 3 figli. Questo ha significato che al momento dello sviluppo c'erano "braccia
disponibili" ad assecondare la fame di lavoratori. Negli anni '90 il tasso di
fertilità è sceso a 1,1 figli per donna. Per avere invariato il numero della popolazione
è necessario un tasso di fertilità di 2,1 (21 figli ogni 10 donne). Al netto
dell'immigrazione il Veneto nei prossimi 15 anni vedrà diminuire gli abitanti di circa un
milione di persone. Oggi gli ottantenni sono circa 250.000. Nel 2020 saranno circa un
milione. Una popolazione con tanti anziani e pochi giovani. Già da ora è bene
attrezzarsi per affrontare la nuova realtà. Serve anche una nuova politica per le giovani
famiglie per incentivare le nascite. Meglio puntare su servizi duraturi per la cura dei
minori che non elargizioni di denaro una tantum.
- Immigrazione: è un fenomeno strutturale. L'arrivo degli immigrati ha
colmato la fame di manodopera. La loro presenza non riguarda solo il lavoro, ma modifica
la struttura della popolazione. Chi decide di restare aspira, giustamente, al
ricongiungimento familiare. Abbiamo la nascita di figli, con tasso di fertilità maggiore
delle donne Venete. Nel 2020 un terzo dei giovani studenti saranno di altra nazionalità.
Questo comporta una politica di accoglienza, di far conoscere ai nuovi venuti le nostre
usanze e tradizioni, di imparare l'italiano (solo per gli adulti, i piccoli l'imparano
già all'asilo e diventano bilingue). La loro presenza impedirà il calo numerico della
popolazione. Avremo problemi di tolleranza, di convivenza ed integrazione. Si devono
superare. Attualmente la media regionale di stranieri è del 5%. Ma in certe zone sale al
15%. Assistiamo anche ad un nuovo fenomeno: il 5% degli imprenditori sono immigrati,
normalmente titolari di piccole attività. Qualcuno ha dipendenti locali.
- Formazione delle giovani generazioni: vale quanto detto al punto della
popolazione. A suo tempo sono stati formati giovani dalle scuole professionali, istituti
superiori ed Università. Negli ultimi 10 anni la dinamica della formazione è cambiata.
L' aumento diffuso del benessere ha portato le famiglie ad investire molto nell'istruzione
delle nuove generazioni. Il Veneto "buono ma ignorante" è solo uno stereotipo.
I laureati Veneti sono aumentati del 64% contro la media nazionale del 46%. Abbiamo meno
giovani ed entrano nel mondo del lavoro più tardi, ma con un elevato livello
d'istruzione. Questo comporta anche aspettative più elevate. Metà dell'offerta di lavoro
del Nord-Est è su lavori che richiedono bassa istruzione e generalmente anche modesti
stipendi. Abbiamo personale con elevata istruzione, disposto temporaneamente a svolgere
lavori non adeguati alla formazione, in attesa del lavoro più gratificante, anche
economicamente.
- Il territorio: è policentrico (tanti piccoli centri vicini gli uni
agli altri). Ieri fattore di sviluppo. Oggi il territorio è saturo ed è impensabile
continuare con nuovi insediamenti produttivi che poi richiedono nuove infrastrutture per
la movimentazione dei prodotti. Il territorio è diventato fattore frenante: si pensi al
traffico costantemente congestionato. Il fenomeno della delocalizzazione, inizialmente è
nato come spostamento di impianti produttivi per impossibilità di ulteriore sviluppo.
- Imprese: generalmente di piccole dimensioni: nove su dieci hanno meno
di 10 dipendenti. Motore del miracolo Veneto. Per molto tempo essere piccoli è stato
vincente. Il 60% degli imprenditori erano operai specializzati che si sono messi in
proprio. Nel territorio si colgono segnali di trasformazione. Nel medio periodo i dati
sono a macchia di leopardo, cioè variano da zona a zona e da attività ad attività.
Stanno cedendo le Imprese che hanno fatto meno innovazione, ricerca ed investito nella
formazione del personale. Sono diminuite le imprese industriali a favore del terziario.
- Consumi e benessere: viviamo in una società ricca. Il Prodotto Interno
Lordo è superiore del 20% rispetto alla media nazionale. I Veneti sono attenti alla
qualità della vita, non ancora edonisti. Siamo una delle regioni italiane dove si spende
maggiormente per l'istruzione dei figli in senso lato. Non solo scuola, ma anche corsi e
stage. Anche per i viaggi all'estero spendiamo molto. Le nuove disuguaglianze sociali sono
determinate dal poter o meno accedere a determinati consumi e servizi che determinano la
qualità di vita.
- Il ruolo degli attori collettivi: non si può parlare dello sviluppo
del Veneto senza ricordare il mondo Cattolico, l'Associazionismo e il Volontariato. I
Cattolici con i loro valori incentrati sulla famiglia, la persona, la solidarietà,
l'impegno hanno costruito un tessuto sociale partendo dal basso, e creato una cultura
della persona. Hanno anche educato e fornito il personale politico che ha guidato la
Regione nel suo sviluppo. Oggi questo non esiste più. Il mondo cattolico è molto
presente nel volontariato e si impegna per l'inserimento degli immigrati, ma non fa più
formazione politica, nel senso più ampio del termine. Le associazioni, sia laiche che
cattoliche, hanno perso la capacità ed il ruolo di mediatori culturali. Esiste il grande
problema di formazione e selezione di un ceto politico che sappia interpretare e guidare
le esigenze dell' area Nord-Est
Il nuovo Nord-Est da disegnare: ragionamento sul futuro.
- Da saper fare, a saper essere: sviluppo dei temi della qualità della
vita. Investimenti sulla ricerca. Nuovi servizi e nuovi prodotti.
- Cultura dell'autonomia o del far da se: valore ieri vincente, oggi non
più sufficiente, ma addirittura può diventare controproducente. L'autonomia oltre un
certo limite diventa improduttiva. L'autonomia deve trasformarsi in cooperazione
competitiva. Occorre creare una rete integrata di imprese che pur mantenendo la loro
individualità, si presentano sul mercato come sistema unito e completo.
- Il Nord-Est al di fuori dei propri confini: nell'epoca della
globalizzazione diventa necessario che pezzi dell'economia Veneta incontri il mondo per
conquistare nuovi mercati.
- Concertazione per creare il nuovo Nord-Est: l'incontro delle varie
componenti sociali e politiche per una riflessione e successiva operatività per il nuovo
Nord-Est.
La nuova sfida: la capacità di tenere assieme l'individualità con l'appartenenza al
gruppo. Il relatore terminava citando lo spot pubblicitario di un gruppo di successo del
Trevigiano: Io
. Siamo.
Cordialmente
Stefano
Salvian |