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Progettare

il futuro

   
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Note a margine del convegno sul marketing territoriale del 30 ottobre a Roncade.
Alla fine è soltanto una questione di classe dirigente
  

 

31 ottobre 2004

Non c'è cosa più difficile, probabilmente, di provare a mettere in campo su un territorio un disegno di pianificazione concertata.
Lo si chiami piano strategico, marketing territoriale o come si vuole, il dna è lo stesso.

Roncade ci sta provando, se non si capisce a far cosa è perfettamente normale perchè anche chi, da anni, osserva queste nuove forme di declinazione della democrazia ha brancolato prima a lungo in una selva di termini nebulosi nel tentativo di digerire un qualche significato tangibile del processo. Modello che, tanto per cambiare, abbiamo inziato ad importare solo adesso da dinamiche di progettazione strategica, generalmente di aree metropolitane, in atto in molte città del mondo occidentale, dagli Usa all'Europa del Nord.

Per usare un'allegoria, concertare su un progetto di futuro significa cercare di fare in modo che tutti coloro che si chiamano "attori" o "stakeholders" (portatori di interessi) - cioè protagonisti della vita economica (industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, banche, etc), sociale (sindacati, associazionismo), della formazione (scuole, università), delle istituzioni e della cultura in senso ampio - inizino a rendersi conto di essere non più sistemi autonomi ma semplici ingranaggi. L'orologio da far funzionare è la società che ci si è immaginati, il sistema di vita che - tutti d'accordo o almeno a maggioranza qualificata - si è stabilito di adottare come obiettivo.

Gli ordini di problemi che qui si pongono sono molti.

Il primo è quello di definire l'ambito. Nel nostro caso non si può parlare di Roncade come se fosse un'isola nel mare. Ci sono altri orologi e altri  ingranaggi ai confini del territorio, c'è un piano strategico provinciale, ci sono gli scenari stabiliti a livello regionale - la mancata definizione di uno statuto certo non aiuta ad individuare riferimenti certi - per non parlare delle grandi incognite su base nazionale collegate ai maneggiamenti della Carta Costituzionale e, per essere più pedestri, alle incertezze sulla disponibilità di risorse. Tutto si concatena.

Il secondo sta nel definire i soggetti da invitare attorno al classico tavolo. Quanti sono i portatori di interesse in un comune come questo? Come è possibile identificare una rappresentanza per ciascuna sfera di attori? In che modo, una volta superato lo scoglio, si possono articolare dei dibattiti allo stesso tempo separati e correlati?

Il terzo è quello di fare sintesi senza produrre documenti pieni di astrazioni. Il che, invece, avviene sempre. Pagine e pagine ricche di parole con l'accento sulla a (progettualità, sostenibilità, complementarietà, cantierabilità, etc) o che finiscono in "ione" (di tutte la più insulsa è "implementazione", nessuno ha mai spiegato cosa vuol dire, sul vocabolario in genere non la si trova. In ogni caso se la si sostituisce con "innesto" di solito il concetto fila meglio).
Personalmente ho coordinato, il mese scorso, a Mestre, una tavola rotonda pubblica sul piano strategico dell'area metropolitana di Venezia. Per 90 minuti ho invitato gli otto relatori a parlare di "cose che si toccano" ma con un effetto deludente.

Il quarto è il parassitismo di chi rema contro, soggetti che in questo caso hanno una fortuna particolare perchè di fronte ad una maggioranza di interlocutori incapace di comprendere è facile dire che è una cosa che non serve a nulla, che si buttano i soldi. La sfida è quella di dimostrare il contrario o, almeno, di seminare qualche utile dubbio.

Il quinto, che in realtà è il primo per   importanza perchè è l'elemento decisivo, è la presenza di una classe dirigente. Che vuol dire classe dirigente? Vuol dire una squadriglia di uomini e donne che provengono dalle istituzioni, dal mondo economico, dalle associazioni e da qualsiasi ambito in cui si svolga un'attività intellettuale che abbiano un senso di appartenenza al territorio e che sappiano parlare. Soprattutto, che possano parlare, che siano loro dati spazi, incoraggiamento e valore nel senso più laico dei termini.

Quest'ultimo è compito e dovere esclusivo del sindaco, in quanto titolare della proposta lanciata ieri da villa Giustinian. Ha fatto bene, ha avuto coraggio, se ci sono state sbavature è del tutto fisiologico. Non importa neanche quanti soldi siano stati spesi. Meglio qui che in dieci sagre o rinfreschi stitici per mostre di quadri di molto dubbia qualità.

Adelante, sindaca, basta che adesso non fai la buttigliona.

Gianni Favero


1 novembre 2004

CONVEGNO "PROGETTIAMO IL NOSTRO FUTURO" ORGANIZZATO DAL COMUNE DI RONCADE IL 30/11/2004.

A proposito del convegno "Progettiamo il nostro futuro" tengo a precisare:
1.    Ho partecipato alla sessione del mattino seguendo con molta attenzione (oltre ai saluti di rito) quanto esposto dai relatori ed in particolare dal prof. Matteo Caroli.
QUINDI LA MIA E' STATA PARTECIPAZIONE E NON ATTO DI PRESENZA CHE E' COSA COMPLETAMENTE DIVERSA.
2.    Nei giorni scorsi ho parlato di questo interessante ed utile convegno con il Sindaco. Ho dichiarato tutta la disponibilità mia e del gruppo "Coerenti per il cambiamento - Polo per Roncade"a portare il nostro contributo per la realizzazione del piano di marketing territoriale di Roncade.
Se per assenti si intende la non presenza fisica, nulla da eccepire. Il Sindaco sapeva (e lo ha detto) della mia impossibilità a partecipare alla sessione pomeridiana.
Se per assenti si vuole intendere disinteressamento o qualcosa di diverso, allora non ci sto.
Ricordo che già nella precedente amministrazione il gruppo di opposizione che rappresentavo parlava di: recupero dei centri storici, viabilità, miglioramento della qualità della vita.
Su temi così importanti per il futuro di tutta la comunità roncadese sono fermamente convinto che ci debba essere una fattiva collaborazione fra tutti: maggioranza ed opposizione. Noi "Coerenti per il cambiamento - Polo per Roncade" ci siamo e ci saremo sempre per un contributo leale e costruttivo.
Ho ritenuto doveroso dire tutto ciò solo ed esclusivamente perché sia chiara a tutti i cittadini la posizione del gruppo consiliare "Coerenti per il cambiamento - Polo per Roncade" e mia personale, su questo tema.

per il gruppo consiliare
    COERENTI PER IL CAMBIAMENTO
    POLO PER RONCADE
    RENATO PRAVATO


2 novembre 2004

PROGETTIAMO IL NOSTRO FUTURO

Sabato 30 Ottobre nel castello di Roncade si è parlato di prospettive per il nostro comune.
Un convegno di esperti per illustrare il cammino fin qui fatto nell'ambito del Piano Strategico della Provincia di Treviso in collaborazione con la Camera di Commercio, focalizzando le problematiche e le aspettative delle realtà roncadesi.
Molte le presenze, ma ahimè, anche tante assenze che giudico riprovevoli.
Probabilmente sentir parlare di "marketing territoriale" può indurre a pensare alle solite fumose conferenze, ma non è così, si tratta di un nuovo modo di fare politica su questioni e tematiche tradizionalmente non governate dalle autonomie locali.
Definizione: il marketing territoriale contribuisce a rendere l'offerta locale di infrastrutture e le opportunità di sviluppo, il più competitive possibili rispetto alle esigenze della domanda (famiglie e imprese), ed è finalizzato a valorizzare le diverse componenti del territorio: il patrimonio dell'area urbana; determinati servizi o prodotti (di natura collettiva) offerti a livello territoriale; le infrastrutture e lo sviluppo immobiliare; gli incentivi all'insediamento di imprese esterne, il sostegno allo sviluppo esterno a favore di imprese locali; la crescita dell'offerta turistica; la progettazione e la realizzazione di grandi eventi di forte impatto economico, sociale e culturale; gli interventi per la formazione delle risorse umane.
Certamente sabato non si poteva decidere nulla, era semplicemente un momento di ascolto, un'occasione per evidenziare determinate esigenze e lanciare qualche proposta su cui lavorare, ma per alcune "menti critiche" è stata una
mancata opportunità per un percorso condiviso.
Sarà stato per un gap culturale o una posizione di comodo?
Per più di qualcuno probabilmente è meglio, molto meglio continuare a polemizzare a mo' di comari al mercato, come ad esempio nell'ultimo volantino dei Coerenti (?), sic.
Ribadisco: Roncade si merita qualcosa di meglio.
Rimbocchiamoci le maniche.
Ossequi.

Luciano Damelico


2 novembre 2004

PROGETTIAMO IL NOSTRO FUTURO

Su una cosa soltanto sono d'accordo con Lei signor Damelico e cioè che Roncade si merita qualcosa di meglio. Ergo... provi a riflettere.

Renato Pravato