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L'uomo della

celluloide

   
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Un ricordo di Giovanni Lorenzon, il primo operatore ai proiettori nelle sale roncadesi, scomparso dieci anni fa.
     Una vita tra carburo e carburatori
  

 

13 novembre 2004

Dieci anni fa, il 10 novembre 1994, si spegneva Giovanni Lorenzon, classe 1.900, passato alla storia di questo paese per essere stato il primo cinematografaro ed il proprietario di tre delle 313 automobili pubbliche in attività in provincia di Treviso nel 1929 (le auto private erano 1.854).

All'età di 10 anni, raccontò lo stesso Lorenzon in un'intervista alla "Vita del Popolo" del 1990, fissò due supporti, una lente ed un lume a carburo su un'asse di legno e fece scorrere una pellicola ad anello chiuso, lunga alcuni metri, proiettandola su uno schermo di cartone di 60 centimetri di lato. Per assistere al primo film roncadese bambini ed adulti pagavano rispettivamente 2 e 5 centesimi, però fu necessario attendere ancora qualche anno per vedere le cose fatte più in grande.

E' solo agli inizi degli anni '20, infatti, che Lorenzon fonda una società con alcuni amici, affitta il teatro comunale, ora scomparso, ed acquista un vero proiettore a manovella.

Facendosi sostituire dall'allora fidanzata e futura moglie, Amelia Tallaroli, Giovanni Lorenzon scende a volte in platea, sotto lo schermo, ad accompagnare alla pianola le scene del film, chiaramente muto.

Come ricompensa Amelia sarà la prima sposa di Roncade a raggiungere la chiesa in automobile.

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Nel 1948 Lorenzon costruisce il cinema "Aurora", nel centro del paese, e si arrangia a disegnare i cartelloni pubblicitari e le sagome di cartapesta e legno da esporre all'ingresso. Titolo ed orario degli spettacoli sono comunicati alla popolazione anche attraverso altoparlanti montati su un'automobile che gira per il paese. I primi titoli proiettati sono "Una notte a Rio", con Isa Miranda, il 30 ottobre del 1948 con 360 spettatori, e, la settimana dopo, "Le due orfanelle".

Il cinema "Aurora" rimarrà in attività fino al 1976.

LOREN3.jpg (36539 byte) Sul fronte automobilistico Giovanni Lorenzon fu il titolare della patente di servizio pubblico numero 18.

Per far funzionare le sue macchine in mancanza di benzina, durante l'autarchia fascista, costruì carburatori intercambiabili in modo da poter utilizzare alcol e distillato di carbon dolce (gasogeno).