| 7 dicembre 2004 Si è svolta sabato 4 dicembre alle 18,
presso l'elegante sede di Villa Lettis, (ristorante "Galli"), a Roncade, la
presentazione del nuovo libro fotografico di Alfonso Lorenzetto "Roncade", una
vera e propria antologia del territorio comunale, curata attraverso l'accostamento di
scorci roncadesi noti e meno noti, che ben presentano i contrasti paesaggistici esistenti.
Durante la serata, che ha visto un notevole afflusso di pubblico, ben oltre le
aspettative, sono intervenuti, dopo una presentazione audiovisiva dell'opera, curata in
regia da Enza Carbonere, il sindaco di Roncade, Simonetta Rubinato, il prof. Guido Cecere,
docente di Fotografia presso L'Accademia di Belle Arti di Venezia, e lo stesso Lorenzetto.
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"Si
tratta di un'opera che colma un vuoto di visione di Roncade, e che aumenterà il proprio
valore col passare del tempo", ha dichiarato in apertura Rubinato, marcando
l'importanza e la pregevolezza dell'opera, aggiungendo poi che "gli scatti presenti
nel libro sono importanti per trasmettere una memoria della Roncade di oggi, e per capire
la complessità delle trasformazioni territoriali che si susseguono nel tempo". |
| Da sinistra: Mary
Brustolin, Alfonso Lorenzetto, Simonetta Rubinato, Alberto Moscatelli |
"La fotografia insegna a
rallentare e a gustare la vita", ha esordito invece Cecere, all'inizio di quella che
è stata una piacevole lettura critica, in cui è stato messo in risalto il contenuto
tecnico presente nel libro, che struttura un lavoro approfondito, durato oltre due anni,
di ricerca di scorci e momenti significativi della vita locale. Il fotografo, come un
viaggiatore, con uno spirito curioso e di scoperta, viene contrapposto alla cecità
dell'individuo comune, troppo assorto nei suoi impegni per accorgersi della bellezza della
quotidianità: "La bravura di Alfonso è stata la capacità di catturare la
normalità, raccontandola attraverso il particolare senza però scadere nel bozzettismo;
una fotografia moderna che pur non potendo evitare i 'pezzi da 90' (quali il Castello), va
oltre la sgradevole sensazione da cartolina, sfiorando per certi tratti
l'astrattismo".
| "Nella maturità volevo uscire
dallo status per lasciare una testimonianza concreta" sono state le prime parole
dell'autore, indice della nota autobiografica che caratterizza il suo intervento.
"Per me il fotografo è come un documentarista, che deve vedere i luoghi come misura
alla quale rapportarsi". Ecco
allora emergere l'approccio del "bambino", che caratterizza e spiega l'opera,
quelle prospettive dal basso verso l'alto che caratterizzano ogni scatto, che lo coinvolge
emotivamente fino al punto di portarlo alla commozione, quando pensa alla sirena di Menon,
che scandiva la vita paesana.
L'esplorazione dei luoghi sconosciuti, tipica del
bambino che si avicina, al mondo ha caratterizzato il suo lavoro. Le menti ritornano
allora all'infanzia e si comprendono lo spirito e la sensibilità dell'autore. |

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Una sensibilità che prende forma
concretamente, poiché parte del ricavato dei volumi venduti durante la serata, stampati
col patrocinio di Comune e Provincia, è stata devoluta in beneficenza alla "Lega del Filo d' Oro"
di Osimo, che si occupa di bambini con traumi psicofisici.
In conclusione l'autore non ha mancato di ringraziare coloro i quali hanno partecipato
alla impaginazione grafica (Leonardo Bellio) e alle traduzioni in inglese della storia
antica di Roncade e di alcune poesie (Elisa Busato), ed ha annunciato la creazione nelle
scorse settimane di una fondazione onlus per la promozione della fotografia in Italia
assieme ad altri 25 fotografi nazionali.
Davide
Aprea |