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L'Italia

liberata

   
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Liberata anche Roncade da un assurdo tabù.
Si scrive in chiaro sulla pietra ciò che accadde l'11 novembre 1944 
  

 

21 aprile 2004

Anche la Città di Roncade trova il coraggio della chiarezza onorando con la verità dei fatti tre combattenti uccisi dai repubblichini alleati degli occupanti nazisti. Fino ad oggi l'unica lapide ben visibile parlava solo, con inspiegabile pudore, di "Inesorabile piombo nemico".

La lapide, di cui si riproduce il testo, verrà scoperta domenica 25 aprile 2004 alle 10,30 in via San Rocco, dopo la deposizione di una corona di fiori al monumento ai Caduti.

 

Il sacrificio dei Partigiani

UGO RUSALEN
FRANCESCO CANELLA
ENRICO MARTINI

Martiri della Libertà
uccisi dalle Brigate Nere
a Roncade l'11 novembre 1944
costituisca un monito
a non percorrere mai più
le pericolose strade
dell'odio e della dittatura
richiamando i cittadini alla costante difesa
dei valori umani e politici
che garantiscono la civile convivenza
nella Libertà, nella Giustizia, nella Solidarietà
e nella pace tra i Popoli.

Roncade, 25 aprile 2004

 

Cliccare qui per saperne di più sugli episodi della Resistenza a Roncade e sull'operazione di risveglio della festa della Liberazione del 25 aprile 2003.


21 aprile 2004

Egr. Direzione

L'occasione di scrivervi mi viene dalla notizia della nuova lapide in memoria dei partigiani uccisi. Una domanda: e una lapide per i fratelli Menon? O per il sig. Carrer, non mi sembra che si fossero macchiati di crimini orrendi, anche dal recente libro "Inesorabile piombo nemico " non mi sembra che queste persone fossero dei criminali o che si fossero macchiate di chissà quali delitti. Eppure furono uccise, assassinate.
Sono perfettamente d'accordo con quello che è scritto sulla lapide :

costante difesa
dei valori umani e politici
che garantiscono la civile convivenza
nella Libertà, nella Giustizia, nella Solidarietà
e nella pace tra i Popoli.

Se questi sono i valori che vogliamo tramandare e difendere allora un esame di coscienza dobbiamo farlo tutti, senza se e senza ma, un omicidio è tale da qualsiasi parte venga commesso, altrimenti la giustificazione dei propri crimini in nome dei propri ideali la si troverà sempre e la storia purtroppo si ripeterà.

Poi se vogliamo parlare di storia, ideologie, valori sono pronto , anzi un confronto sarebbe veramente bello e auspicabile, ma partendo da questo presupposto" Un omicidio è sempre un omicidio, da qualsiasi parte venga commesso"

Distinti saluti

Giulio Anselmi


22 aprile 2004

Caro Giulio,

da qualche settimana cerchiamo di incontrarci senza successo per fare una chiacchierata su questo argomento, intanto magari la incominciamo qui. Visto che citi il libro che ho scritto credo non sia fuori luogo se intervengo.

Allora, sulla lapide per i Menon o per Carrer.
Credo che nulla vieti ai parenti o ai commilitoni di chiedere la possibilità di mettere un segno nel luogo in cui morirono i loro congiunti o colleghi. Credo anche che non potrebbe mai farlo la pubblica amministrazione perché sarebbe un assurdo. I repubblichini di allora collaboravano con i nazisti occupanti, erano nemici della democrazia e quindi mi sembra matematico che nemmeno il più periferico degli organi di questa Repubblica, che sulla democrazia si regge, potrebbe mai riconoscere alcun valore alla loro scelta di campo.
Non c'è dubbio che furono uccisi. L'unica forma di opposizione ad un regime non democratico è quella armata, in tutto il mondo la Resistenza opera con la guerriglia. Vi furono operazioni esagerate, fuori bersaglio, controproducenti? Può darsi, con il senno di poi - con i "se" e con i "ma" - siamo tutti dottori. Il dato di fatto è che c'erano due parti in lotta. L'una che sosteneva una dittatura e l'altra che dalla dittatura - e dall'invasore tedesco - voleva liberarsi.

Se ti va bene evitiamo il dibattito sugli eroismi e sulle crudeltà gratuite e poniamo pure, per semplificare, un identico rapporto tra nobiluomini e farabutti da entrambe le parti. Palla al centro.

Il dato finale è che se siamo qui a parlarne è perché la democrazia ha vinto. Se abbiamo i diritti di libertà di oggi è perché la dittatura ha perso. Se oggi abbiamo la Carta Costituzionale che abbiamo è perché l'hanno scritta cattolici, socialisti e liberali dopo un fitto e libero confronto democratico, criterio chiaramente agli antipodi rispetto al pensiero fascista.
Che tu condivida il testo della lapide mi fa piacere. C'è scritto anche che il sacrificio di quei tre giovani debba costituire "un monito a non percorrere mai più le pericolose strade dell'odio e della dittatura". Se siamo d'accordo che la dittatura era la parte sbagliata dovremmo anche esserlo sul fatto che i partigiani stavano dalla parte giusta.

E' questo - che non intacca l'indiscutibile dovere di umana pietà per ogni vittima - il presupposto di partenza che io pongo per il confronto.

Con amicizia

Gianni Favero