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Anziani e

intolleranza

   
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Lettera su un'indagine della Demoskopea.
Gli anziani sono 12 milioni, chi potrà riuscire a ghettizzarli?
  

 

14 novembre 2004

Leggiamo dal Gazzettino del 3 novembre 2004, a pag. 10, un titolo sconvolgente: "Anziani, il 66% degli italiani non li tollera proprio".
Leggiamo da anziani questo titolo amaro e, anche se poi vediamo che in parte il titolo è abnorme rispetto ai contenuti dell'articolo stesso, per noi non più giovani le conclusioni sono assai pesanti.

La società, o parte di essa, è assai severa nei nostri confronti e tende ad emarginarci perché graviamo troppo all'interno del tessuto sociale. A parte il fatto che una certa dose di conflitto generazionale è sempre esistita, ora si arriva ad un eccesso che non è assolutamente giustificabile e che il titolo del giornale butta lì senza garbo né delicatezza, quando invece avrebbe dovuto veicolare e mediare con toni diversi.

Ci vogliono ghettizzare, ma siamo in tanti, in troppi. Siamo 12 milioni di persone, come e cosa fare?
Prepariamoci, vecchi amici protagonisti di tante battaglie - e, dicono, anche del famoso "miracolo economico" - perché dobbiamo sgomberare il campo. Stanno arrivando quelli delle discoteche, quelli delle droghe leggere o pesanti, quelli che ancora non hanno dimostrato niente.

Ci lasceranno al massimo il medico di famiglia ed il parroco, ma di tutto il resto non se ne parla proprio. Costano troppo, questi vecchi, e via…. S'arrangino, lor signori.
Che disturbi di pressione, che deambulazione precaria, che memoria avariata, che mille altri acciacchi! Niente da fare.

Ci lasceranno la nostra cara ombretta di vino rosso??
Ma certo, sì. Non sono mica aguzzini da lager…. E poi a loro il vino rosso non interessa. Loro vivono con poco, si accontentano di piccole pastiglie che costano cento, mille volte di più del nostro modesto vino, ma tanto sanno che a pagare siamo sempre noi.

Loro non vogliono sentir parlare di sacrifici come faceva ogni buona famiglia di un tempo. I sacrifici ce li lasciano volentieri, vogliono solo i soldi o, meglio, i soldi dei loro genitori.

Piero Graziani


Il Gazzettino - 3 novembre 2004

INDAGINE Sono considerati «una spesa e un peso per la società». I più sprezzanti sono i giovani, soprattutto con istruzione superiore

Anziani, il 66\% degli italiani non li tollera proprio
 

Roma

Sprezzanti e intolleranti verso gli anziani. Questa la fotografia degli italiani così come esce da una indagine della Demoskopea richiesta dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia in vista del suo Congresso Nazionale che si tiene da oggi a domenica a Firenze. Dall'indagine escono conclusioni poco confortanti, visto che ben il 66\% degli intervistati (un campione di 739 persone con età media 40 anni) non si sente nè preoccupato né interessato ai problemi posti dall'assistenza agli anziani, che pur rappresentano il 20\% degli italiani. L'invecchiamento della popolazione inquieta la maggioranza soprattutto sul fronte economico-lavorativo: troppe le spese che graveranno sullo Stato e pochi i nuovi posti di lavoro. In prevalenza, a esprimere un tale giudizio, sono persone giovani che non hanno rapporti con la popolazione di età superiore ai 65 anni.

E poi, accanto a un 45\% tra i cosiddetti "attivi" che esprime rispetto verso i "non attivi" e a un 27 che li stima, c'è comunque un 46\% che mantiene un atteggiamento «sprezzante e intollerante», perché «oltre a comportare una spesa, questa classe - è la assurda spiegazione - rappresenta un peso per la società e un intralcio alle normali attività collettive».

Ancora una volta, ad avvalorare queste tesi sono i più giovani e tra questi i più istruiti, che non frequentano i più anziani.

I geriatri sono convinti che in una situazione in cui le risorse da dedicare all'assistenza sono in continuo calo, «qualsiasi investimento per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano richiede un consenso civile diffuso, cioè la coscienza che una società non può vivere mettendo ai margini il 20\% dei propri componenti».

Pochi, però, i segnali di questo tipo emersi dall'indagine, che ha invece raccolto in tre gruppi l'identità degli intervistati: ci sono i 'valorizzatori' (radunati nel 32\% del campione) che apprezzano il contributo degli anziani alle rispettive famiglie e riconoscono loro un ruolo determinante nella società.

Il gruppo più numeroso (38\%) è quello dei 'soccorritori', che riconoscono le carenze del sistema nel fornire una giusta risposta ai problemi della terza età e vedono nell'indifferenza emotiva delle persone la principale causa della condizione di solitudine in cui gli anziani sono costretti a vivere.

Infine, gli 'sprezzanti', e sono un buon 30\%, che negano agli anziani qualunque ruolo attivo all'interno del tessuto sociale. Al contrario, essi identificano negli anziani l'elemento che grava in modo oneroso sulle spalle delle famiglie e della società. «Preoccupante - afferma Alberto Magnani, di Demoskopea - la dimensione di indifferenza e di mancanza di coinvolgimento sul problema del grande cambiamento demografico in atto, che porterà nel 2020 a uno sbilanciamento verso le classi dei 'Nati Prima'. Egoismo e poca sensibilità caratterizzano una buona fetta della popolazione 18-60enne: gli 'sprezzanti', oltre a una discreta parte dei 'soccorritori': gente che predica bene ma troppe volte non mette in pratica ciò che dice».