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Tedesco?

No, francese

   
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Insegnanti da collocare per forza, rientri misteriosi, genitori ignorati.
Una riforma scolastica, insomma, che fa acqua
  

 

23 settembre 2004

In merito all'inizio di anno scolastico mi siano consentite alcune riflessioni a voce alta sulla scuola, vista da genitore prima di tutto, ma anche da operatore.
Da qualche giorno è iniziato l’anno scolastico con la grossa novità dell’avvio della riforma che a detta di qualcuno dovrebbe essere una riforma epocale, abbiamo scomodato pure il Gentile di tanti anni fa. La realtà di cui ci accorgiamo è però quella di una scuola che cerca di sbarcare il lunario attraverso i soliti meccanismi e problemi presenti da decenni, classi numerose, magari con la presenza di alunni problematici, docenti nominati all’ultimo momento o destinati a tappare il buco momentaneamente in attesa di nuove nomine e ultima novità dirigenti scolastici con la valigia.

Tutto alla faccia del caro Ministro Moratti che da TV e giornali afferma la normalità dell’avvio dell’anno scolastico, dando vita ad un patetico siparietto cerimonia dove si vedono ragazzi ben vestiti, perfettamente in forma e allegri di entrare in una scuola, magari loro i docenti li hanno, ma è così dappertutto.

Venendo alla situazione locale mi sia consentito riferire due fatti.

Forti dell’annunciata introduzione delle due lingue nella scuola media inferiore (oggi richiama secondaria di primo grado), un gruppo di genitori, memori di un ministro che sbandierava a destra e a manca che la scuola si sarebbe adattata anche alle esigenze delle famiglie, a gennaio del 2004 raccoglievamo le firme chiedendo al Dirigente Scolastico di Roncade l’avvio, come seconda lingua, accanto all’inglese, del tedesco, 14 firme regolarmente presentate a fine gennaio subito dopo l’iscrizione.

Da gennaio il silenzio più assoluto sulla questione, fino a quando uno di noi incaricato a ciò, scrive una lettera (3 settembre 2004) chiedendo notizie di questo corso.

La risposta a questo punto non tarda ad arrivare ed è di questo tono: cari genitori, io ho chiesto verbalmente al Dirigente CSA di Treviso (18 agosto) ma mi ha detto di no, perché ci sono insegnanti di francese da piazzare.

Grazie cari Dirigenti, locale e trevigiano, per fortuna avevate questi da piazzare, non oso immaginare se da piazzare avevate qualche docente di cinese (con tutto il rispetto per i cinesi e la loro lingua), ma scusate perché non l’avete detto subito a gennaio? Forse perché oggi non è più possibile fare niente in merito?

Altra piccola chicca, vengo a sapere da fonti ufficiose e non direttamente dalla scuola che mia figlia per tutto l’anno farà un rientro di studio assistito, io, su vostra proposta avevo scelto il rientro perché dovevano alternarsi attività sportiva, educazioni di vario genere e studio assistito, ma perché non si è chiari con i genitori? Capisco la difficoltà iniziale e di gestione, ma non si possono convocare i genitori solo per votare alle elezioni per gli organi collegiali, promettere e poi sperare che tutto passi in sordina e che nessuno si accorga di quanto accade.

Egregio Ministro Moratti nella sua riforma ha scritto che la scuola è attenta alle scelte educative della famiglia, lo so che non leggerà questa paginetta, ma mi sembra il caso di dire che siamo di fronte ad una pia illusione. Forse uscire dal palazzo può servire per capire la vera scuola italiana, quella reale e non quella ovattata dei convegni ufficiali.

Mi sia permesso un sogno, quanto mi piacerebbe tornare alla scuola dove vi era la necessità di avere: bravi dirigenti, bravi insegnanti, bravi studenti. Ora abbiamo i manager ma il profilo educativo della scuola qualcuno lo guarda? O sommersi da PEI, POF, PECUP (il lettore che non è avvezzo alle cose scolastiche non si preoccupi, anche qualche operatore scolastico non ne conosce il significato) e altre tremila sigle ci dimentichiamo che a scuola abbiamo dei bambini e degli studenti?

Nella speranza di provocare un minimo di dibattito reale e non ideologico distinti saluti

Paolo Giacometti

25 settembre 2004

Sig. Giacometti anch'io sono padre di una bimba in età scolare e capisco perfettamente il suo sfogo. Ma mi permetta di dissentire dal suo sparare contro il Ministro dell'istruzione. La mia esperienza mi dice che spesso le responsabilità di certe disfuzioni hanno nome e cognome.

L' anno scorso io ed alcuni genitori di Biancade ci siamo attivati con mesi di anticipo affinchè potesse essere possibile avere almeno una sezione con il tempo pieno,dopo aver raccolto almeno il 90% di consensi da parte di genitori dei bambini che andavano a frequentare la prima elementare ci siamo rivolti al Dirigente scolastico locale,
questi ha organizzato una riunione con dirigenti, insegnati egenitori, il risultato è stato una secca bocciatura da parte del corpo insegnante.
In questo caso come vede le richieste delle famiglie non sono state ascoltate e non credo certo per colpa del ministro.

Mi sono rivolto assime ad alcuni genitori al Dirigente scolastico di Silea, dove il tempo pieno è stato attivato da diverso tempo.
Qui ho scoperto una cosa interessante, da quando questo istituto comprensivo pratica il tempo pieno ( inteso con orario da lunedi' a venedi' 08,30-16,30 sabato a casa ) la migrazione verso questo istituto è talmente aumentata da costringere il Direttore
ad imporre un numero chiuso per i non residenti.
Io per altro sono convinto che questo sistema non soddisfi le esigenze famigliari di tutti, ma il suo successo dovrebbe far pensare che spesso la scuola talmente presa dai suoi ritmi non trova il tempo di guardarsi attorno e capire quelle che sono le esigenze
di una società che volenti o nolenti non è piu' quella di 50 anni fa.

E in questo contesto mi piacerebbe che la riforma scolastica con tutti i sui difetti, fosse vista come un contenitore in cui mettere tutta la fantasia la buona volontà e l'innovazione di cui gli insegnanti i dirigenti le famiglie e gli studenti stessi saranno capaci. Mi piacerebbe una scuola che si mette sempre in discussione, che non da nulla per scontato e si confronta in continuazione con una realtà circostante che spesso viaggia a velocità doppia.

Mi piacerebbe questo, e spero tanto che la scuola con tutti i suoi componenti sappia vivere questo delicato momento con vero
spirito innovativo e con la certezza che se questo avverrà il domani non potrà che essere migliore di oggi.
Questo è il mio pensiero e spero possa utile.

Francesco Pavan