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Parliamo

di foibe?

   
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Un dettagliato intervento di un lettore contribuisce a farci capire qualcosa in più.
Forse si confondono gli effetti con le cause
  
27 marzo 2004

Gentile redazione di Roncade.it,

leggo che nella riunione del Consiglio Comunale dello scorso 20 febbraio 2004, il rappresentante istituzionale di Alleanza Nazionale, appartenente al Gruppo Consiliare Polo per le Libertà di Roncade, ha chiesto un minuto di silenzio in memoria degli Italiani uccisi nelle foibe carsiche e degli altri Italiani esuli dall’Istria.

Potremmo anche ricordare i 40 giorni di occupazione della città di Trieste nel fine aprile - maggio 1945 da parte delle truppe titine. Del desiderio di Tito di fissare i confini tra Iugoslavia e Italia al fiume Tagliamento, o del doloroso episodio di Porzus (Friuli orientale) del 7 febbraio 1945, dove 22 partigiani cattolici della “Osoppo” furono fucilati da partigiani comunisti della “ Garibaldi”.
Giusto ricordare questi sfortunati Italiani.
Quanto alla barbarie comunista, la storia ha già giudicato e condannato quei regimi.

Precisato quanto sopra, ho il dubbio che si confondano gli effetti con le cause.
Nella casa delle libertà a volte difetta la conoscenza storica.Ricordiamo le benevoli dichiarazioni del Premier su Mussolini dello scorso anno. Intervenne, successivamente, anche l’Onorevole Fini a precisare e correggere quelle dichiarazioni (come sempre i mezzi di informazione avevano travisato le parole del Capo del Governo).

Gli effetti furono l’esilio di circa 300.000 Italiani dall’Istria, la morte di alcune migliaia di Loro e la perdita di circa il 10% del territorio Nazionale.

La causa primaria furono i vent’anni di dittatura fascista. Dittatura pagata con morte e distruzione da una intera Nazione: gli Italiani.
Per giustizia storica, noi Italiani dobbiamo ricordare non solo i nostri morti e le nostre sofferenze, ma anche i morti e le sofferenze che come Nazione abbiamo causate ad altri popoli.

Per restare nella zona dell’Istria: il 6 aprile 1941 le forze dell’Asse (tedeschi ed italiani) invadono la Iugoslavia e dopo 11 giorni le armate corazzate tedesche occupano tutto il paese. Nella spartizione del bottino gran parte della Slovenia con la città di Lubiana e parte della Croazia finiscono all’Italia. E’ tempo di bonificare la regione ed inizia la pulizia etnica all’italiana. Al commissario fascista di Lubiana, Emilio Grazioli ed ai generali Mario Robotti e Mario Roatta del Regio Esercito Italiano, viene affidato questo compito. Nel comune friulano di Gonars viene allestito un campo d’internamento per rinchiudere migliaia di persone rastrellate dall’Esercito Italiano. Ci sono anche donne, vecchi, bambini, tutti sloveni. In pochi mesi muoiono in 500 di stenti e di fame. Nel sacrario di Gonars costruito nel 1973 sono sepolti 400 internati. Un’operazione che era stata studiata e pianificata, non il risultato di emotive rappresaglie, comunque sempre condannabili. Nella notte fra il 22 e 23 febbraio 1942, Roatta, Robotti e Grazioli, fanno circondare Lubiana con il filo spinato: la città diventa un grande campo di concentramento. Ancora: il 24 agosto 1942, Grazioli prospetta al ministero dell’Interno, l’internamento in massa della popolazione slovena e la sua sostituzione con la popolazione italiana. Robotti lamenta “si ammazza troppo poco” ed il suo collega Roatta raccomanda l’uso dell’aviazione e dei lanciafiamme per distruggere i paesi. Nell’autunno del 1942 la diocesi di Lubiana chiede aiuto alla Santa Sede, perché teme uno sterminio della sua popolazione. Roatta risponde al Vaticano che “i comandi militari non hanno bisogno di suggerimenti per quanto riguarda i doveri di umanità”.

Il resto della storia la conosciamo. Le vittorie iniziali diventarono sconfitte, fino alla catastrofe finale.
I tre protagonisti di questa triste pagina, alla fine della guerra, vennero amnistiati. Dei comandanti del campo di Gonars solo il capitano Macchi, famoso per la sua ferocia, fu ucciso nel 1944 dai partigiani.

Ho provato mestizia, imbarazzo, disagio nel leggere queste notizie che non conoscevo e che sono storicamente documentate, frutto di 15 anni di ricerche di una studiosa dell’Università di Trieste. Ricerche diventate un libro: “Un campo di concentramento fascista – Gonars 1942-1943” di Alessandra Kersevan editore Kappa Vu e Comune di Gonars.

Purtroppo Gonars è solo uno delle decine di campi di concentramento fascisti che al termine della guerra furono velocemente distrutti per dimenticare.

Il tragico destino di migliaia di Italiani Giuliati iniziò a realizzarsi già nel 1941 ed a loro insaputa. I partigiani sloveni e croati non dimenticarono l’invasione, i rastrellamenti, le deportazioni, i soprusi e le violenze subite ed identificarono gli Italiani con il fascismo.
Fascismo che mandò al confino per due anni, segnando pesantemente la sua esistenza, il papà del nostro concittadino Ennio Gabrielli, così come raccontato nella sua prima, piacevole, opera letteraria “ Quattro uomini, la luna e un cane”.

Fascismo che costò all’Italia le leggi razziali contro gli ebrei, una guerra perduta, 330.000 soldati caduti su tutti i fronti europei e non solo, oltre 100.000 caduti civili. La repubblica sociale Italiana stato fantoccio al servizio dei nazisti e la conseguente guerra civile, enormi distruzioni materiali e morali. Da questo sfascio, di cui furono testimoni i nostri anziani, le forze migliori della Nazione dettero vita al movimento di resistenza che malgrado certi eccessi, testimoniò la volontà di riscossa e di liberazione di un popolo umiliato da anni di dittatura, ma non domo e che immaginava per le generazioni future una vita diversa e migliore.

Non dimentichiamolo.

Da bambino, studiando la storia mi avevano insegnato la bonomia del soldato italiano, l’azione civilizzatrice delle nostre conquiste coloniali, la grandezza di Roma Imperiale.
Da adulto, approfondendo questi studi, ho scoperto le lunghe file degli impiccati Libici alle spalle di Ufficiali Italiani in posa, durante la guerra di Libia del 1911-1912; i campi di concentramento in Sicilia, per libici che non volevano riconoscerci come liberatori.

Le foto dei nostri soldati mandati al macello durante la 1° guerra mondiale o la fucilazioni di quelli che momentaneamente davanti a tanto sangue e orrore esitavano nell’attacco. Guerra dichiarata all’Austria-Ungheria, contro la volontà del Parlamento e della gran parte del popolo, dal Re Vittorio Emanuele III. Il “re soldato”, ma sarebbe meglio dire “re fotografo” o piccolo re e non solo di statura.

I morti Etiopici per i gas lanciati da aerei italiani durante la guerra del 1935-36 per la conquista dell’Etiopia. Anche in quel lontano e libero paese le cose non andarono come raccontato nella canzone “Faccetta nera” o nel film “Abuna Messias”.
Le foto di plotoni di esecuzione di soldati italiani che in Etiopia e in Iugoslavia fucilano civili.
Dal 1861 anno della proclamazione del Regno d’Italia, il nostro Paese ha sempre dichiarato guerra ad altri Stati: non male per un popolo che ama la pace ( o meglio per un Popolo che quasi sempre è stato male rappresentato dalla sua classe dirigente).

In particolare durante la seconda guerra mondiale Mussolini dichiarò guerra alla Francia, alla Gran Bretagna con tutto il suo impero, alla Grecia, alla Iugoslavia, all’Unione Sovietica agli Stati Uniti d’America. Forse mi è sfuggito qualche altro Paese, ma già quelli nominati furono sufficienti per distruggerci e per farci capire le qualità del “ Duce”.
Penso che il modo migliore per ricordare tutti i caduti, anche quelli causati dal nostro nazionalismo, sia di intitolare una via o piazza ai “martiri della libertà”(anche le Scuole Medie hanno lo stesso nome). In questo titolo trovano spazio e ricordo gli infoibati, i soldati caduti, i civili e tutti coloro che hanno sofferto per le nostre armi.

Oppure se la scelta sarà “Martiri delle Foibe ed agli esuli Giuliano Dalmati” si ricordi e si aggiunga vittime della dittatura fascista.

Da piccolo, mi dicevano che il colore rosso della nostra bandiera ricordava il sangue degli uomini che hanno costruito l’Italia, e di tutto il suo Popolo. Adesso comprendo che c’è anche il sangue di popoli che hanno sofferto la nostra voglia di dominio. Il nostro amato Tricolore deve essere simbolo di solidarietà e fratellanza tra tutti gli Italiani e tra i Popoli che abbiamo il dovere morale di aiutare.

Stefano Salvian


28 marzo 2004

Egregio Signor Salvian,

la storia ha già condannato il Comunismo come ha fatto per il Fascismo. Lo dice convintamente un uomo di Destra che è fiero di aver avuto un nonno partigiano combattente - non macellaio del 26 aprile - e che comunque ritiene doveroso commemorare quegli Italiani accoppati o cacciati perchè non vollero piegarsi ai Titini o perchè così voleva quel disegno di pulizia etnica.
Nessuno vuol fare del revanscismo o delle falsificazioni storiche.Nemmeno ho mai inteso con la mia richiesta, onesta e civile, mettere sullo stesso piano le cause e gli effetti.
Ma quelli sono Italiani che tutti abbiamo dimenticato o rifiutato di riconoscere conme nostri fratelli per 60 anni!
Abbiamo il coraggio di fare un mea culpa sincero tutti...per le colpe della dittatura fascista ci stiamo scusando con l'universo da sempre. Chi è che ha avuto il coraggio di chiedere ragione dei torti subiti dagli Italiani per quei fatti?

Sarebbe troppo riduttivo e sbagliato mistificare il tutto dicendo..."ma comunque il Fascismo ha più colpe di tutti, per quel che ha portato..." e quindi giustificare gli orrori subiti in Venezia-Giulia,Istria e Dalmazia dai nostri compatrioti.
Non oso pensare cosa qualcuno di Voi tirerebbe fuori per giustificare gli orrori della Cartiera Burgo di Mignagola o per l'assassinio dei fratelli Menon da parte di "eroici combattenti per la libertà"!
Evidentemente Noi tutti non siamo ancora maturi per affrontare queste pagine scabrose ed intrise di odio ideologico dela nostra storia patria recente.

Boris Mascia
Cons.Com.le di A.N.


31 marzo 2004

Egregio sig. Boris Mascia Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale,

il qualcuno di Voi………. è in realtà solo un appassionato di storia (nel mio lavoro mi occupo di altre cose) che ha portato il suo contributo di conoscenze. Lungi da me l’odio ideologico. Sono stato educato e cresciuto nei valori cristiani: fratellanza, solidarietà, pace, amore per la vita, ma anche ricerca della verità.

Non penso sia una mistificazione quando si afferma che il fascismo fu una tragica esperienza. “Nulla è perduto con la pace, Tutto può esserlo con la guerra.” (messaggio radiofonico del 24 agosto 1939 di Pio XII). Questo affermava l’allora Pontefice, messaggio valido anche in questo millennio da poco iniziato; nessuno ascoltò le sue parole. E’ passato anche l’impero e la potenza di quel dittatore, Stalin, che con fare sprezzante chiedeva: “quante divisioni ha il Papa?!”.

L’umanità ha pagato un prezzo altissimo.

Non giustifico nessuna morte e nessun orrore. Provo pietà umana e cristiana per ogni caduto. Ma non posso confondere le vittime con i carnefici. Sarebbe un’ingiustizia intollerabile.

Non mi fraintenda: vittime i nostri connazionali, carnefici i Titini; ma il primo colpo che fece deflagrare il mondo lo spararono i nazi-fascisti. La Seconda Guerra mondiale con tutto l’orrore dei suoi 56 milioni di morti fu causata da ben precise responsabilità.

Conosco gli orrori della Cartiera Burgo, ho letto anch’io “ I giorni di Caino”, come pure “ Il sangue dei vinti”, “Le donne di Salò”, o “ I balilla andarono a Salò”. Violenze inutili, ma non diminuiscono il valore della Resistenza.

Dall’altra parte non erano tutti galantuomini: il comando provinciale della Guardia nazionale repubblicana, nella primavera del 1944, si lamentava continuamente con Mussolini e inviava relazioni come questa:” Gli squadristi della XX Brigata nera di Treviso sono arrivati al punto di spartirsi gli effetti personali dei morti.”

Il prossimo 7 aprile alle ore 13.05 ricorderemo i 60 anni del bombardamento di Treviso da parte degli Anglo-Americani: 1600 morti dei quali 129 bambini. Un’ azione di guerra crudele, ma gli attaccati erano loro. E i civili Maltesi morti a causa dei bombardamenti aerei Italiani? Non si può causare una guerra e poi dire non sparateci o non bombardateci.

Il Presidente della Camera e Terza Autorità dello Stato Onorevole PierFerdinando Casini, nella sua recente visita in Friuli, ha reso omaggio alla memoria dei Caduti Italiani nella Campagna di Russia, ai morti di Gonars, - piccola parte dei circa 13.000 civili Iugoslavi uccisi durante l’occupazione Italiana -, alla risiera di San Sabba meglio conosciuta come stalag 339, e agli Italiani uccisi in Istria dalle truppe di Tito.

Autorevole esempio di saper onorare tutti i caduti rispettando la verità storica.

Concordo con Lei che per tanto tempo i nostri compatrioti dell’Istria sono stati dimenticati, (personalmente ho iniziato a conoscere questa tragedia quando frequentavo l’ultimo anno delle Superiori- molti anni fa)) ma c’erano da rimarginare le ferite della guerra civile, e poi è sempre difficile chiedere scusa dei propri torti.

Io ho ricordato, con disagio, che anche Italiani che vestivano una divisa hanno commesso crimini contro civili. Abbiamo riparato a questi torti inflitti?

Sinceramente ho l’impressione che qualche parte politica, giustamente, voglia ricordare le vittime innocenti, ma faccia fatica a riconoscere le sue pesanti responsabilità storiche.

I casi della storia: nei giorni della guerra civile tanti semplici fascisti furono uccisi,(e non lo meritavano) ma altrettanti che si erano macchiati di crimini si salvarono e non risposero delle loro malefatte grazie all’amnistia voluta dal capo del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti.

Semplice cittadino di questo Paese, civilmente rispetto, anche se non condivido, le altrui opinioni. Grande insegnamento ed opportunità che né il fascismo né il comunismo mai hanno dato.

Stefano Salvian


4 aprile 2004

Vorrei far notare, molto sommessamente, che comunque anche "non da destra" fino a questo momento la voce è isolata sulla vexata quaestio delle Foibe!
La diatriba non ancora conclusa, Vi assicuro, si sta conducendo solo tra il sottoscritto e il sig.Salvian...che continua a rintuzzarmi sulle colpe inenarrabili del Fascismo non volendo capire che io ho chiesto una solenne condanna degli atroci delitti compiuti dai comunisti titini, spesso in combutta, con parte del PCI triestino/friulano, per il sol fatto che furono assassinii ingiustificabili comunque e basta!
Vorrei ricordare che fu il sottoscritto a portare alla memoria di una smemoratissima Giunta di Sinistra-centro il recupero del monumento alle vittime dei lager nazifascisti di Piazza Donatori di Sangue proprio nel "giorno mondiale della memoria"!!!
E' vero il Fascismo ha voluto una guerra di conquista, con tutte le nefandezze che essa ha determinato soprattutto per le popolazioni civili, degenerata in tragedia nazionale e sfociata in guerra fratricida nel suo epilogo più tragico e traumatico di cui oggi ancor non riusciamo a venir a capo degnamente e serenamente.
Non per questo possiamo giustificare o -peggio- continuar a passar sotto silenzio le atrocità subite da tanti Italiani in patria (e per Patria intendo ovviamente anche le terre di Fiume,Istria e Dalmazia...) o in terra straniera ad opera di orde di barbari con la bandiera rossa di sangue intrisa!
Uccisi allora, uccisi due volte dall'oblio e dall'ipocrisia di molti che rifiutano ancora verità storiche riconosciute...

Mi vien da ridere perchè quando, nell'enfasi della diatriba politica anche in Consiglio Comunale a Roncade, m'è capitato di dare del "compagno" o del "comunista" ad alcuno che lo è sempre stato, questi si è vistosamente risentito ed offeso!
Chi ha più la coscienza sporca?Chi ha ormai accettato le responsabilità storiche di un periodo passato condannandone degenerazioni ed eccessi o chi, in nome di una vittoria militare, ha rimosso le tante pagine buie e vergognose che gli hanno dato questo risultato?
Molti carnefici nazifascisti furono amnistiati e riuscirono a svignarsela...ma molti assassini comunisti italiani oltre ad essersi presi medaglie per aver assassinato e violentato oggi godono anche di qualche lauta pensione di stato (si pensi a tal Toffanin, tra i carnefici dell'eccidio di Porzus).
Anche questo mi fa rabbrividire.

Buon fine settimana a tutti.

Boris Mascia


5 aprile 2004

Buongiorno

mi permetto di intervenire a riguardo del tragico argomento delle foibe e sulle analisi fatte dal sig.Salvian sulle cause e gli effetti. Io credo che nelle analisi storiche del primo 900 italiano molto spesso ci sia un vizio di base che tende esaltare i lati buoni di una parte ed al contrario solo quelli negativi dell'altra. Il fascismo ha avuto sicuramente molte colpe, non devo certo ricordarlo io, ma non solo quelle, ci sono aspetti del fascismo soprattutto fino ai primi anni 30 sicuramenti positivi. Ci sono state leggi sociali a favore dei lavoratori, un senso di patria forte e molto altro.

Questo non vuol dire negare gli errori fatti ma solamente analizzare storicamente gli eventi. Allo stesso modo il movimento partigiano sicuramente è nato su valori forti quali libertà, giustizia e democrazia, ma non solo quelli anche purtroppo violenza gratuità e vendette. Anche l'esperienza della reppubblica sociale non può essere liquidata con uno sbrigativo "stato fantoccio". Chiediamoci semplicemente cosa sarebbe stato del nord tra l'8 settembre e il 25 aprile se non ci fosse stata la Reppubblica sociale.

Quello che è successo alla cartiera burgo, nelle foibe, o le esecuzioni sommarie avvenute anche qui a Roncade non possono essere giustificate con la semplice formula " causa ed effetto". La mia modesta opinione è quella che dovremmo riuscire a storicizzare quel momento della nostra storia, superando differenze ideologiche o politiche, ma cercando di riconoscere gli errori fatti da tutti, per non ripeterli mai piu.

Io al riguardo purtroppo sono un po pessimista, ho paura che le posizioni estreme, i fanatismi, politici e religiosi, anche se rappresentati da una minoranza, abbiano il sopravvento sui valori della maggioranza. Spero di sbagliarmi, spero per me e per i miei figli, e per tutti noi, di non vedere mai guerre civili, religiose, o politiche, ma se apriamo il giornale o accendiamo la televisione purtroppo mi sa che sono un illuso.

Giulio Anselmi