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Lo sport è

senza soldi?

   
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Le società sportive roncadesi hanno decine di migliaia di euro di debiti verso il Comune.
Annunciate misure per ricuotere i crediti e non far passare per fessi quelli che hanno i conti a posto.
Ma quanto costano le campagne acquisti?
  

 

29 settembre 2004

Lo sport roncadese, ma non solo, ha un buco verso l'amministrazione comunale di 33.240 euro accumulati dal 2002 ad oggi.

Si tratta di fatture non pagate da alcune società per l'uso degli impianti sportivi, una questione che il consiglio comunale ha deciso di prendere di petto dopo le segnalazioni in tal senso della ragioneria e una precisa interrogazione prodotta dal consigliere di opposizione Boris Mascia (An).

La società più indebitata di tutte è l'A.C. Pro Roncade che, da sola, raggiunge i 12.620,5 euro, 2.064,39 riferiti ai soli primi nove mesi di quest'anno. La Pro Roncade ha versato nello scorso giugno 3.500 euro non sufficienti però a coprire, come da impegno assunto, il debito contratto nel 2002, pari a 3.595,03 euro.

In seconda posizione troviamo un'altra realtà calcistica, l'U.S. Ciprianocatron, che deve alle casse comunali 9.399,97 euro, 2.352,94 dei quali maturati nel 2004.

Al terzo posto c'è il Roncade Basket, il cui debito è di 4.488,87 euro, 1.611,06 dei quali riferibili a quest'anno.

Seguono, in ordine decrescente, Elpis Meolo (2.539,94), Amatori Musestre (1.140,38), Judo Club Roncade (873,36), A.S. Il Castello (535,29), Volley Biancade (503,41), Gruppo Giovani Vallio (501,84), Ciclisti Biancade (197,14), U.S. Cendon (154,93), Premium Musestre (150,55) e Sci Club Il Castello (133,82).

Il problema incrocia una serie di considerazioni di segno opposto.

Se da una parte è necessario cercare di andare incontro il più possibile alle difficoltà di associazioni che operano principalmente a favore dei giovani proponendo sane attività di aggregazione, dall'altra non è possibile creare discriminazioni tra le società che si comportano correttamente e quelle che, forse non in perfetta buona fede, contano su un sostegno pubblico a oltranza data la finalità del loro operare.

La terza considerazione, però, non può essere evitata e riguarda in particolare le società con i debiti maggiori, le quali esprimono anche formazioni agonistiche di discreto livello.
E' fuor di dubbio che l'entità del loro debito è una frazione di quanto normalmente speso, ogni anno, per le campagne acquisti e per il sistema di ingaggi/premi partita a favore dei propri giocatori. I quali, peraltro, spesso non sono nemmeno esponenti della gioventù roncadese. Si tratta di una dinamica di entrate e uscite di cassa che, non ci si può nascondere dietro un dito, procede spesso e volentieri su canali non trasparenti. I giocatori non emettono fatture per riscuotere i premi partita.
Si può obiettare che gli sponsor privati sostengono una squadra purchè sia competitiva e gli atleti di qualità non vengono certo qui gratis a vestire i colori roncadesi. Supportare economicamente una squadra che  perde è contrario alle leggi del business e gli sponsor filantropi si sono estinti.

In piccolo, insomma, calcio e basket roncadesi ripropongono la questione della moralizzazione dello sport dibattuta a lungo negli ultimi mesi in relazione ai rischi di fallimento di club prestigiosi della massima serie.
Le cifre sopra esposte, in conclusione, parlano chiaro. Ci sono due blocchi di disagio ma quello davvero meritevole di qualche tolleranza in più da parte dell'ente pubblico - che rappresenta, ricordiamolo, anche tutte le altre società a posto con i conti - è quello che sta più in basso. Le prime si preoccupino prima di far calare la cresta ai divetti di provincia che si stanno invece coccolando con la conseguenza di annullare gli effetti educativi dello sport sui quali sono seriamente impegnate le associazioni minori.

30 settembre 2004

P.S. A scanso di offendere ulteriormente le sensibilità di chi non si riconosce in quanto sopra scritto va precisato che in questa sede non si intende sostenere alcuna irregolarità contabile nei bilanci delle squadre citate.
Si vede che l'unico che prendeva i premi partita in nero in terza categoria - tanti tanti anni fa quando il mondo dello sport dilettantistico era ancora attraversato da questa barbara e riprovevole usanza - era il sottoscritto.
Ma erano secoli bui. Si pensi, ad esempio, che certi sponsor pretendevano fatture regolari a fronte di contributi pari alla quarta parte dell'importo. Cose inimmaginabili....

Gianni Favero