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Riparte il blog in versione
post- elettorale.
Commenti ed editoriali a ruota libera senza troppi peli sulla lingua (qualcuno per
sicureza serve sempre...) |
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| BLOG POST-ELETTORALE |
11
- Ho fatto un sogno
16 dicembre 2004
Prima perchè si prendono a male parole
e litigano come bischeri, poi perchè si vogliono troppo bene. Di come si comportano i
nostri consiglieri comunali non siamo mai contenti, è vero. Un po' anche per sport, è
chiaro. Un po' perchè alla fine sembra che a molti degli eletti non importi un granchè
di essere lì.
Ho fatto un sogno.
Era la sera del 13 dicembre in un paese di pianura e c'era un consiglio
comunale. Dentro l'aula c'erano una ventina di consiglieri stracchi e tra il pubblico
metà si dava il turno per sbadigliare anche se erano appena le nove di sera.
Alla fine, dopo l'unico guizzo di sagacia a rompere il bianco lattiginoso
delle luci al neon - un consigliere rivolto ad un altro incaricato di fare lo scrutatore,
ma anche lui distratto, gli disse: "no te parli mai, almanco lavora" - il
sindaco informò che la seduta era chiusa, che prima di Natale non ce ne sarebbero state
altre e che quindi era meglio andare dall'altra parte perchè c'era un calice di spumante
per tutti.
A quel punto, però, dal pubblico un
signore si alzò e disse: "cari signori, fatemi una carità. Non ho voglia di andare
a casa a sonnecchiare davanti alla tv ed è per questo che sono venuto qui. Non ce la
faccio a sopportare un'altra serata di Vespa o di Floris, per favore, ditemi voi, ad
esempio, cosa ne pensate della riduzione della tasse, dei forestali calabresi, dei presepi
nelle scuole".
Un consigliere sbigottito, già in
piedi, dopo aver cercato il punto da dove giungeva la supplica, con relativa gentilezza
rispose: "scusa ma che cazzerola c'entra?"
E l'altro: "Direi, con tutto il
rispetto, che c'entra. Non siete voi, qui dentro, il massimo dell'intelligenza politica di
questo paese? Non siete la classe dirigente eletta? Volete forse dire che non siete
all'altezza degli opinion leader prezzolati dei salotti catodici? Non dovrei avere
la curiosità di sapere cosa pensate voi di queste cose?"
Colta nel suo orgoglio più profondo
allora l'assemblea disse: "Porcocane ci ha ragione", e da lì partì un bel
dibattito, magari un po' difficile da controllare data la passione, in cui parlarono tutti
e che portò fino a mezzanotte.
Da allora, in quel paese felice, in
occasione dei consigli comunali il sindaco decise di concedere un question time alla
popolazione, facendo in modo che il tempo residuo tra la conclusione dell'ultimo punto
all'ordine del giorno e le 24 fosse dedicato ad una domanda su temi generali proposta
dalla gente. In breve le sedie non bastarono più e fu necessario installare uno schermo
gigante nella piazza dove, nelle serate più tiepide, la popolazione si recava portando da
casa una seggiola, un cagnolino e qualche volta anche i bambini.
L'esempio si propagò anche ai paesi
vicini e, via via, in tutta Italia. Il Berluska non ci capì più un tubo (sempre ammesso
che....), si comprò un paese dei balocchi in Sardegna, si mise a costruire giostrine per
Luna Park e tutta la gente, alla fine, volle un po' di bene anche a lui.
Gianni Favero
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10
- Le strade delle Prese
11 novembre 2004
E' sulla strada delle Prese che casca
l'asino.
Nel programma dell'amministrazione
comunale da qui al 2009 proprio non se ne parla.
Diciassette pagine in cui si elencano
programmi, linee di azione ed interventi per i tre obiettivi strategici, cioè Qualità
urbana, Qualità dei servizi, Qualità della formazione e dello sviluppo innovativo.
Punto per punto, dopo l'introduzione dieci pagine fitte di tabelle a quattro
colonne (chi lo vuole lo
trova qui), dall'ambiente ai servizi per l'infanzia, dalla sicurezza allo
sport, dall'assistenza alle famiglie alle forme di partecipazione. Un lavoraccio.
Però, benedettoiddio, e la strada
delle Prese? Va bene il piano strategico, il marketing territoriale, l'e-government, il
bilancio sociale e il polo di eccellenza a Ca' Tron, ma...
Ma la strada delle Prese? Facciamo un
documento da 1.700 pagine, anzichè 17, ma mettiamocela dentro.
Per capirci, questa è l'obiezione
posta da un residente che per primo ha alzato la mano dopo aver ascoltato, per due ore, la
certosina descrizione del programma fatta dal sindaco.
Uno spicchio di involontaria verità
c'è. E' dalle strade delle Prese che scendono i consensi.
C'è da far fatica.
Gianni Favero
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| 9
- Quaqquaraquello
20 ottobre 2004
La cosa che fa più imbufalire gli ex
alleati di Gianni Rachello, fatte due somme, è il fatto che, nel confronto pubblico
del 7 giugno scorso, prima del duello con Simonetta Rubinato, parlando della composizione
della sua lista ha detto "Abbiamo raccolto lunica parte coerente dellex
lista civica del sig. Bassetto".
Il concetto lo si capisce meglio se si
coniuga la fuoriuscita della Lega dalla Casa delle Libertà roncadese con il sospetto che
dietro, in qualche misura, ci sia un inciucio con la maggioranza, la stessa, cioè, verso
la quale Daniele Bassetto è slittato poche settimane prima del voto. Naturalmente
conferme oggettive di questo non ce ne sono, sennò che politica sarebbe?
E' fuori discussione, però, al contrario, che Rachello non ha fornito
alcuna motivazione solida per una decisione tanto profonda. Che significato potrà mai
avere un' affermazione in cui si esprime il proprio dissenso per "l'attuale modo di
fare politica in Consiglio Comunale"? Gli scarrocciamenti verbali di Renato Pravato
sono forse una novità? Che Cesare Miotto e Boris Mascia non si vogliano bene l'abbiamo
scoperto oggi?
In ogni caso mai dare giudizi prima del
tempo.
Ora c'è solo da fare molta attenzione alle parole, ai silenzi e ai
voti di Rachello (sì, i consiglieri della Lega sono in due ma l'altro in aula è afono).
Soltanto il suo futuro posizionarsi tra gli ex compagni caciaroni e i compagni
dell'"incoerente" Bassetto potrà dirci a che razza di politica appartenga.
Gianni Favero
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| 8
- E le femene?
7 ottobre 2004
Vero. Come ha fatto osservare un
lettore in una e-mail la discussione su questo sito è tutta al maschile. A parte il
sindaco che però parla attraverso il suo ufficio stampa e quindi non la mettiamo in
statistica.
Le conclusioni possibili sono:
a) Le donne hanno una fede assoluta per
il vangelo di Bruno Lorenzon, specie per il secondo comandamento ("che a tasa")
b) Le donne non sanno configurare il
modem
c) Le donne stanno su un piano
intellettuale diverso dal quale guardano distrattamente, immagino dall'alto, le povere
baruffe di noi maschietti. E intanto, in silenzio, entrano nei Cda delle ex
municipalizzate.
Non saprei francamente scegliere
l'ipotesi più probabile, anche se sono certo che, comunque la si pensi, qualche femena
adesso si arrabbia.
Perciò, almeno, ci metto una faccina: ;->
Gianni Favero
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7 - Ma quanti
bei bambini madamadorè
27 settembre 2004
Già, la dialettica tra maggioranza e
opposizione sembra un battibecco tra bambini dell'asilo.
L'intervento di Luciano
Damelico e repliche seguenti non fanno che mettere nero su bianco commenti che girano
un po' da sempre ed ai quali non si fa quasi più caso tanto sono diventati usurati.
Stanno tutti nel calderone deprimente del genere: cambiano le facce ma nel palazzo non
cambia mai nulla. Sempre che le facce siano cambiate perchè anche le poche che sono
cambiate danno l'impressione di essere maschere su vecchie fisionomie.
Gli unici volti che spiccano, in realtà, sono quelli che si sono defilati.
Le uniche parole con i profili netti sono quelle che ti raccontano fuori dalle stanze di
via Roma. E' vero, a seguire un consiglio comunale non ci si può capire nulla, anche
perchè dopo quattro sedute personalmente non ho ancora sentito la voce di più di
qualcuno. Alzatori di mano teleguidati.
Naturale che il rimpallarsi reciproche
responsabilità, accusarsi di contraddizioni, io ho fatto questo e tu no sì ma però
avevi detto quest'altro è un esercizio da pivelli (diligentemente appreso, bisogna dirlo,
dal Bignami di Bruno Vespa).
Mettiamocelo in testa: questa
amministrazione ha degli input obbligati da seguire, quelli ricevuti assieme al testimone
dalla passata legislatura, e che sono stati probabilmente determinanti nel piazzare quei
19 voti che hanno fatto la differenza. Chiamateli come volete, in parte sono già
disegnati chiari nella topografia che verrà, in parte sono inchiodati a certi gentleman
agreement. Non crederò mai, a nessuna condizione, a qualcuno che mi venisse a dire che
non lo sapeva.
La preghiera, alla fine, è sempre
quella: visto che i margini di manovra dell' amministrazione sono limitati ai ritagli,
parliamo almeno di politica (ad esempio di immigrazione e scuola come qualche consigliere
già si è sforzato di fare)?
Gianni
Favero
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| 6
- La zanzara tigre, la guerra e gli stagni artificiali
30 agosto 2004
Certo che ci vuole tutta.
Fino allo scorso anno la raccomandazione più
ricorrente, per impedire il proliferare delle zanzare, era quella di eliminare ogni
centimetro quadrato di acqua stagnante, fosse anche la vaschetta dei pesci rossi o i
sottovasi dei gerani.
Oggi il Comune se ne esce con una dichiarazione di guerra alla zanzara tigre
articolata su interventi combinati e limitata alle aree pubbliche. Eventualmente, si fa
sapere, si può estendere anche ai privati purchè si paghino la loro battaglia. Perchè,
per ammissione della stessa amministrazione, farlo ovunque a spese delle casse comunali
significherebbe far ricadere un "costo enorme sulla comunità".
Indovinello: dove si trova e chi ha costruito il
più grande stagno artificiale della storia roncadese, a forma di "L", nel cuore
del paese?
Hasta siempre, companeri.
Gianni
Favero
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5 - Il
referendum, i clericali e la sinistra muta
26 agosto 2004
Referendum per abrogare la nuova legge sulla
procreazione assistita, a Roncade, dall'inizio, hanno votato meno di 20 persone.
Abbastanza prevedibile, dato che i radicali hanno
proposto negli ultimi vent'anni referendum per mille motivi diversi. Abbastanza ovvio
perchè recarsi in municipio è scomodo e, soprattutto, in pochi lo sanno: non esiste
traccia dell'opportunità, ad esempio, nel sito istituzionale del Comune.
Anche questo, ad essere sinceri, non sorprende.
Quando la tessitura elettorale la si fa, in larga parte, nelle canoniche è una misura di
buona creanza evitare in seguito questioni che tirino in ballo concepimenti ottenuti in
modo alternativo rispetto ai settimanali ed essenziali amplessi di coniugi morigerati. E
poi l'equazione radicali-aborto-divorzio, a livello epidermico, è una miscela da vade
retro satana come poche.
In un'ottica laica, tuttavia, tanto per cambiare il
sonnecchiamento sta tutto a sinistra, i Ds si sono affezionati al loro ruolo da stelle di
Cronin. Mi piacerebbe farvi leggere una e-mail ricevuta da un amico consigliere dei Ds in
un comune del trevigiano il quale, per aver lamentato attraverso la stampa lo scarso grado di attenzione
riservato all'iniziativa referendaria. Sembra che il sindaco di quel comune non sia
intenzionato neppure a concedere lo spazio pubblico per poter piazzare un banchetto per la
raccolta di firme ad opera dei radicali. Sullo sfondo, si viene a sapere, vi sarebbe poi
un impegno assunto con i parroci della zona a fronte del loro sostegno nel periodo
elettorale ed alcuni progetti milionari con la parrocchia del capoluogo.
Pora Itaglia.
Gianni
Favero
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| 4
- La sinistra ama il suicidio
9 agosto 2004
Cosa c'è di più bello, nel dolce sogno di un
riflusso verso il Grande Centro, di un suicidio delle estremità?
Lady S. ha preso il suo caterpillar e adesso va via
dritta al grido di "chi sta con me mi segua, gli altri si scansino sennò li metto
sotto" , Stakajack fa da polena e scruta l'orizzonte.
Non li mettiamo in conto, perchè è normale ad ogni cambio di timoniere, ma i
"si stava meglio quando si stava peggio" piovono quotidianamente come pere
marcite sui rami.
I Ds, come da tradizione, non sono d'accordo con se
stessi.
Da una parte quelli che si sono sentiti dire che sono comunisti per cui il
vicesindaco non lo possono fare però non glien'è fregato nulla. Una volta si diceva
becchi e contenti.
Dall'altra quelli che contenti non sono - e alcuni non sono neanche Ds - perchè
hanno creduto alla bufala della "partecipazione e condivisione del lavoro
amministrativo" venduta come roba genuina da Lady S. in epoche preelettorali.
E' vero che la concertazione spinta agli estremi può paralizzare ed avere tempi
incompatibili con il programma, ma da questo all'o così o pomì, vivaddio, di soluzioni
intermedie ce n'è a iosa.
Il risultato è che il Grande Centro - più alla
Pierferdi che alla Pierluigi - è sempre più vicino, vogliamoci bene, e dar colpa
all'opposizione (a proposito, tutta in vacanza?) per le polemiche sul segretario è un
gioco di gambe che non spiazza il più lento dei terzini.
Anzi, dall'altra parte hanno un linguaggio quasi
quasi seducente: "marketing territoriale" - il target della convention di
ottobre schedulata come prossimo step del business plan - non è un'espressione
forzaitaliota da aziendalizzazione della politica?
Ah, quando c'era lui, caro lei.....
Gianni
Favero
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| 3
- Stakaiaconov e la decisionista
2 agosto 2004
E' il caso Stakaiaconov il piatto forte dell'estate
amministrativa roncadese 2004.
Si parla, naturalmente, della decisione
blitz assunta dal sindaco, Simonetta Rubinato, di concedere al Comune di Casier - per
questioni di solidarietà ma anche di affinità ideologica - il know how di Luigi Iacono,
segretario e direttore generale di Roncade. Il quale non lavorerà meno ma, anzi, per
ammissione dello stesso primo cittadino, aggiungerà il tempo necessario al suo normale
orario di lavoro.
Al di là del merito - legittimo - e del metodo -
formalmente corretto - di come si sono svolti i fatti c'è da registrare un picco di
antipatia riscosso da Rubinato che fa impallidire il Sartor dei tempi più bellicosi.
Il fatto che quattro dei suoi abbiano "osato" astenersi dal voto (sarà
un caso che tra loro ci siano anche gli ex assessori declassati?) è la punta
visibile e levigata del solito iceberg.
Rispetto alle e-mail e telefonate ricevute da questa redazione anche la posizione delle opposizioni è un garbato buffetto sulle guance
di Lady S.
Il resto non è pubblicabile e spesso anche fuori
bersaglio perchè non interessa a nessuno cosa fanno i politici quando non fanno i
politici.
Poi, puntuali, ci sono gli arrabbiati che "mi raccomando, io non ti ho detto
nulla". Avranno i loro motivi però è sempre una tristezza, specie quando le loro
argomentazioni sono fondate.
In ogni caso, nel suo complesso il segnale è da
tener presente. Se non altro rileva la delusione di chi si aspettava davvero aria nuova.
Adelante.
Gianni
Favero
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2 - Contratti
di solidarietà per gli assessori boy scout
2 luglio 2004
Con tutto il rispetto, Roncade non è Portobuffolè
e fare gli assessori diventa una cosa sempre più seria.
Lo si vede dai pacchetti di deleghe attribuite ai
designati, lo si deduce dall'ampliamento del numero dei settori della vita pubblica che
richiedono un'attenzione mirata (chi pensava, 10 anni fa, alla "ricerca di
finanziamenti e contributi europei", ai "rapporti con l'Asl" o al
"rapporto tra cittadino ed amministrazione su Internet"?), lo si ricava anche
dal peso assegnato a questa carica e ritenuto, al pari del sindaco, da limitare al numero
massimo di due mandati consecutivi.
In ogni caso le esigenze della popolazione di una
città aumentano e se non aumentano gli assessori aumentano comunque le loro
responsabilità, i loro impegni, la quota di tempo che accettano di sottrarre allo spazio
delle giornate che prima era dedicato ad altro. Un assessore deve essere lì sempre a
disposizione per ascoltare, documentarsi e rispondere, macinare idee e individuare
strategie di realizzazione. Un assessore non può mai dire "sono in ferie",
anche perchè è pagato piuttosto bene.
I consiglieri ai quali è stata chiesta un'identica
responsabilità su competenze non coperte dagli assessori avranno le stesse motivazioni?
Nel confronto del 7 giugno Rubinato disse che non
bisogna "considerare il volontariato manovalanza gratuita per cui quando il Comune
non ha soldi per pagare il personale allora si rivolge al volontariato". Però questa
idea dei consiglieri che fanno gli assessori da volontari, cioè senza un ritorno
economico proporzionato al tempo dedicato alla missione (come i boy scout, appunto) ci
somiglia molto. C'è uno sbilanciamento eccessivo tra responsabilità e retribuzione, il
"contratto" nei loro riguardi non è equo e quindi non è affidabile e certo non
si può pretendere da tutti una dedizione parrocchiale nei confronti dei poteri pubblici.
Come cittadino starei certo più tranquillo se
l'operazione di spalmare i pesi, nel gioco del dare-avere, avvenisse in entrambi i sensi.
Se i soldi non bastano per tutti i lavoratori a volte si ricorre ai contratti di
solidarietà: chi ha diritto allo stipendio se ne priva di una parte a favore di chi la
retribuzione non la percepisce. Formalmente c'è da sbrigare solo qualche problema
contabile.
Chi ci sta?
Gianni
Favero
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- Centrodestra, che pessimo volantino
26 giugno 2004
In campagna elettorale è possibile
tutto, i colpi bassi nella lotta all'ultimo sangue non si possono più che tanto giudicare
in termini di correttezza. A Roncade, del resto, nessuno è andato sopra le righe (a parte
qualche mittente di documenti mai pubblicati per carità di patria).
Il volantino diffuso invece nelle
ultime ore da "Coerenti nel Cambiamento", oltre ad essere bruttissimo, pone una
serie di considerazioni.
La prima è una domanda: se il
Gianni Rachello che fa da committente responsabile è la stessa persona corretta, educata,
lineare ed elegante conosciuta nel confronto pubblico del 7 giugno chi è che gli ha
venduto poi gli allucinogeni?
Questo il testo:
"La lista Lega Nord Polo per
Roncade - Civica RINGRAZIA i suoi 4114 elettori che le hanno dato fiducia e promette loro
che darà come sempre il massimo per la tutela dei cittadini e della loro città. INVITA
altresì gli altri 4133 elettori a non lamentarsi della nuova Amministrazione per i
prossimi cinque anni, qualsiasi cosa accada"
A parte il fatto che il documento
palesa un bruciore per la sconfitta sproporzionato e che sembrava essere invece stato bene
metabolizzato (vedi la lettera da gran signore di ringraziamento
agli elettori di Guido Zerbinati, o quella sintetica e cortese firmata da Boris Mascia), ci si rende conto della stupidaggine dell'ultima
frase? In democrazia si può criticare e ci si può lamentare in qualsiasi momento e
questo non c'entra nulla con il voto accordato ai responsabili delle cose che si
criticano.
La Costituzione - se l'autore del
volantino l'ha mai letta, sulla qual cosa dubito - recita, all'art.21, "Tutti hanno
il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni
altro mezzo di diffusione". Non è un diritto al quale si rinuncia solo perchè
un'opinione può essere contraria a quella dei rappresentanti votati. Anzi, questo
principio è garanzia di controllo continuo del popolo sull'attività dei loro delegati ad
amministrare la cosa pubblica. Non la trovate una cosa splendida?
In Italia, a dirla tutta, c'è qualcuno
che non è molto d'accordo su questo, che dice: lasciatemi lavorare e state zitti, se no
pongo la fiducia o si va alle elezioni. Ma è un ometto sulle cui capacità di raziocinio
in un ambito democratico quasi tutti gli intellettuali occidentali nutrono da sempre forti
perplessità.
Il consenso popolare, per farla breve,
non può e non deve diventare un alibi di insindacabilità, non va interpretato come uno
scudo contro le critiche e non voglio andare avanti con l'elencare banalità di questo
tipo.
Gianni Rachello, ti prego, siamo amici:
dimmi chi è il tuo pusher.
Gianni
Favero
P.S.: A scanso di
equivoci. L'accenno a sostanze stupefacenti è ovviamente paradossale, Gianni Rachello,
sia chiaro, è persona di condotta morale integerrima.
Nella realtà di stupefacente c'è solo il cambiamento di atteggiamento e di
linguaggio della formazione firmataria del volantino, sia nel tempo sia relativamente ai
soggetti che la compongono.
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