| 8 giugno 2003 Sulla questione degli Ogm a Ca' Tron
c'è uno strabismo di fondo che genera equivoci e che, in vista di ulteriori dibattiti,
deve essere chiarito.
I problemi sono due e distinti.
Il primo riguarda la nocività o meno degli Organismi
Geneticamente Modificati ed è un tema che va affidato alla scienza, da normali cittadini
non possiamo far altro se non cercare di documentarci. Inquietano in ogni caso le
dichiarazioni di pochi giorni fa a Padova, durante "Bionova", del ministro della
Salute, Girolamo Sirchia, relative all'impegno del Governo italiano a rimuovere la
moratoria che obbliga a far esperimenti solo nelle serre nel semestre di presidenza
europeo. Cadesse questo vincolo, chi tratterrebbe l'Icgeb a fare test transgenici in campo
aperto anche a Ca' Tron?
Detto questo passiamo al secondo tema, relativo al rapporto
tra i poteri del proprietario di Ca' Tron - la Fondazione Cassamarca - ed il Comune di
Roncade, primo responsabile della salute della cittadinanza.
1) La Fondazione ha acquistato Ca' Tron anticipando un pool
di estrattori di argilla che avrebbero probabilmente iniziato a far buchi un po' dovunque,
e questo è stato un bene.
2) La Fondazione ha disegnato un ampio progetto sulla
tenuta che spazia dall'archeologia all'università, dal turismo alla promozione dei
prodotti tipici, mantenendo intero un latifondo che, altrimenti, sarebbe stato facilmente
frammentato con la perdita di un valore ambientale e paesaggistico certamente unico. Anche
questo è stato un bene.
3) La Fondazione ha trovato nell'amministrazione comunale
di Roncade un partner assolutamente condiscendente ed entusiasta, e non risulta abbia mai
incontrato difficoltà nell'ottenere le concessioni edilizie necessarie alla
ristrutturazione degli immobili acquistati. Meglio così.
4) La Fondazione con il Comune ha anche altri rapporti. E'
impegnata, ad esempio, a sostenere finanziariamente la costruzione della nuova casa di
riposo, opera altrimenti non realizzabile. Naturale che è un dato positivo.
5) La Fondazione ha però voluto inserire a Ca' Tron anche
un polo di ricerca sugli effetti dell'introduzione di Ogm in ambito vegetale, all'interno
di serre chiuse, e per questo ha individuato un intesa con l'istituto internazionale Icgeb
di Padriciano. Il direttore, Decio Ripandelli, per due volte - nell'aprile del 2001 e nel
dicembre del 2002 - ha illustrato alla stampa le linee generali del progetto concepito
dall'Istituto che sarebbe stato proposto alla Fondazione. Non è vero, perciò, come
sostenuto dal sindaco nell'ultima seduta del Consiglio Comunale, che vi sarebbe stata una
sorta di divieto posto dalla Fondazione alla diffusione di informazioni prima della firma
del contratto di servizio tra Icgeb e la Fondazione stessa. Pochi mesi fa c'è stato
inoltre un incontro tra Ripandelli e l'amministrazione roncadese il quale è avvenuto in
sede blindata, sotto forma di riunione di giunta, chiuso agli stessi giornalisti che
avevano fatto domanda di parteciparvi.
6) La Fondazione, però, attraverso il suo stesso
presidente, Dino De Poli, si è fatta carico di esporre la sostanza del progetto in
ambiente pubblico dopo che, nel dicembre del 2002, un gruppo di disobbedienti ed
ambientalisti aveva attaccato, danneggiandole, le strutture della Fondazione, a Ca' Tron.
Riassumendo: la ricerca sugli Ogm si farà perchè la
Fondazione l'ha voluta senza confrontarsi con la popolazione. Legittimo, essendo un
soggetto privato. Simpatico certamente no ma De Poli ha ben altro di cui preoccuparsi. Sul
tema Ogm a Ca' Tron le uniche informazioni sono giunte, fino ad ora e con buon anticipo,
solo dalla stampa. Il Comune questo problema non l'ha mai avvertito, e infatti ancora
tace, la costruzione di laboratori e serre, ormai ultimati, è stata autorizzata senza
eccezioni. Silenzio profondo, va detto, anche dalle opposizioni.
Il problema sta tutto nella forma. Un'amministrazione
comunale che, come nel caso dell'elettrodotto Venezia-Lienz, rivendica a gran voce il
diritto di essere interpellata dagli enti superiori non si cura di usare la stessa
cortesia agli amministrati.
Considerazione finale, anche se non secondaria, il rapporto
personale tra il presidente di Fondazione Cassamarca, Dino De Poli, e il sindaco di
Roncade, Ivano Sartor. I due si conoscono e si stimano da molto tempo, il momento del loro
reciproco democristiano annusarsi risale ormai a oltre dieci anni fa.
Sartor è uno storico e un ricercatore come ve ne sono
pochi ed a valorizzarlo come merita è stato soprattutto De Poli. Il presidente è un
grande intellettuale ed umanista, non investe a caso, non disdegna gli accostamenti con
Lorenzo il Magnifico e ha saputo cogliere in Sartor una risorsa rara per arricchire la
prestigiosa produzione editoriale della Fondazione.
Ottimo e splendido, ce ne fossero mille di De Poli e di
Sartor.
Etichetta vorrebbe, però, che, date le circostanze, a far
l'avvocato dell'avvocato, senza risparmio di energie, a Roncade non fosse Sartor in prima
persona.
Nella terra dei berluscones siamo ormai abituati a tutto,
è vero, ma - fatta salva, sia ben chiaro, la sua buona fede - è evidente che su rapporti
che coinvolgono la Fondazione il nostro sindaco non potrà mai parlare con serenità a
nome della comunità che rappresenta.
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