| Al Sindaco e, per
conoscenza, ad assessori, capigruppo e consiglieri comunali Roncade, 4 ottobre 2003
Sono rimasto fortemente deluso per il Suo comportamento
nei confronti del Difensore Civico, massima espressione di DEMOCRAZIA.
Sono molti i motivi della mia delusione, in parte già
noti, per cui mi limiterò ad alcune considerazioni di carattere generale.
La DEMOCRAZIA è un bene prezioso che non si acquista,
ma si conquista giorno dopo giorno e con il contributo di molte generazioni e va difesa
con tutte le forze.
E' un bene molto difficile da gestire, soprattutto da
chi detiene il POTERE e in particolar modo dove la VERA DEMOCRAZIA, non quella fatta a
parole, non è fortemente radicata.
Roncade, in considerazione anche della consistenza
numerica della popolazione non certo elevata, è stato fra i primi Comuni a nominare il
Difensore Civico.
Quando sono stato nominato, nel 1995, ero poco più che
al centesimo posto su scala nazionale. Purtroppo a questa parvenza di ALTA, MASSIMA e VERA
DEMOCRAZIA, non sono seguiti i fatti. Bisogna tener presente che, se il Difensore Civico
segnala una qualche disfunzione, ciò non deve essere preso come un'offesa, bensì come
argomento di discussione e confronto e, se risulta fondata, costituisce il punto di
partenza per cercare di migliorare i servizi a favore dei cittadini.
Viceversa il Difensore Civico è diventato
un'antagonista e si è perfino trovato il modo di denigrarlo pubblicamente, mentre
dovrebbe essere considerato un collaboratore, un alleato, la COSCIENZA CRITICA
DELL'AMMINISTRAZIONE. Non è andata così, evidentemente ci vorranno ancora molte
generazioni per raggiungere questo traguardo.
Mi viene in mente "Il Gattopardo" di Tomasi
di Lampedusa, romanzo ambientato in Sicilia all'epoca del passaggio dal regime Borbonico a
quello Sabaudo, accettato dalla aristocrazia siciliana con la convinzione che tutto doveva
mutare perchè tutto rimanesse uguale.
CI SIAMO FERMATI A QUEI TEMPI?
Se non si cambia mentalità è meglio non si provveda
alla nomina del mio sostituto.
Quando ho dato le dimissioni, peraltro accettate senza
proferire una sola parola, tanto da farmi pensare che erano auspicabili, non ho scelto a
caso la data del 31 agosto 2003, ma calcolata in modo tale che ci fosse il tempo
tecnicamente necessario per la nomina del sostituto.
Non mi risulta siano state intraprese iniziative in tal
senso e questo conferma quanto precede.
Dire che sono rimasto deluso di questa esperienza è un
eufemismo, in realtà sono amareggiato e avvilito. Povera DEMOCRAZIA ... Termine abusato e
dal significato assai vago.
Antonio Breda |