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| Quarantenni roncadesi alla resa dei
conti |
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| 11 maggio 2002 Cena di classe, a
Roncade, per un manipolo di personaggi più o meno noti nati nel 1962.
Passeranno i secoli, ma questo spartiacque dei 40 anni
continuerà a mantenere un valore simbolico come pochi altri momenti della vita, anche se
si può essere quarantenni in mille modi diversi. |
Quelli del 1962 erano allepoca
troppo piccoli per ricordarsi il Vajont e la guerra del Viet-nam, per fare il 68 e
il 77, ricordano molto vagamente la notte dello sbarco sulla Luna ma avevano letà
perfetta per festeggiare e ubriacarsi, come nessuno poté più fare in seguito, la
vittoria dellItalia ai mondiali di Spagna.
Trascorsero le medie e anche le superiori
portandosi dietro due libri per volta, al massimo tre, e per questo era sufficiente una
sacca a tracolla di solito di tela grezza militare; quando dovevano bruciare
si nascondevano a Venezia piuttosto che nelle sale giochi.
A sedici anni passarono una primavera in
cui le lezioni si fermarono perché rapirono e poi uccisero Aldo Moro, poi unestate
in cui cambiarono tre papi.
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Quando votarono, la prima volta, fu per
un referendum con una serie infinita di schede colorate e che aveva la pretesa, tra laltro,
di abrogare la legge che consentiva anche alle donne italiane di abortire.
Il primo mezzo a motore che ricevettero
in regalo fu, praticamente per tutti, un Ciao al quale, tempo dieci giorni
dallacquisto, veniva regolarmente bucata la marmitta. Questione di rumore più che
di velocità.
La tecnologia, mentre crescevano, non era
proprio ai massimi livelli. Una radio in Fm quelli del 62 la accesero intorno ai 15
anni e più o meno contemporaneamente videro qualche trasmissione televisiva a colori. Del
resto non si persero un granché perché cerano solo due canali Rai che iniziavano
le trasmissioni al pomeriggio e le chiudevano alle 11 di sera.
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Però ebbero modo di scoprire la magia del suono stereofonico e
attraversarono tutto il guado dallanalogico al digitale, cioè dai 45 giri di vinile
ai Cd, passando per i 33 giri e le cassette.
Quelli del 62 a 30 anni poterono
finalmente andare qualche sera in Jugoslavia per mangiare il pesce con tremila lire senza
passaporto. Peccato che la Jugoslavia non si chiamava più così.
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Sempre a 30 anni accesero per la prima
volta un pc, ma senza mouse, e invidiarono quelli in giacca, cravatta e gel che
telefonavano dallautomobile mentre loro, per chiamare il tesoruccio di turno,
avevano le tasche piene di gettoni. A 35,
più o meno, si convertirono comunque in massa ai cellulari e ora i messaggini li usano
quasi quanto i loro figli. Però non così rapidamente. Sulle chat, per pudore, stendiamo
un velo...
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| Per concludere, quelli del 62 hanno ancora oggi unetà ideale
per godersela pur essendosi sposati una volta, due volte o, soprattutto, nessuna.
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