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Fontane

spente

   
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Una vecchia storia di falde saccheggiate e di indifferenza
  

 

18 agosto 2002

Scelta geniale certo non fu.

Sul nome del disegnatore il senso del pudore consiglia silenzio e non fosse per le premure botaniche di un privato dirimpettaio la fontana realizzata di fronte alla casa canonica di Roncade sarebbe un oltraggio alla vista.

Il manufatto è un monumento al nulla, una metafora-bonsai delle decine degli ospedali incompiuti d'Italia o dei viadotti che non arrivano in nessun luogo.

Si fece la fontana - e ormai sono una quindicina d'anni - senza prima trovare l'acqua. Meglio, l'acqua in effetti c'era in una condotta di una preesistente fontanella a pochi metri, ma la pressione, si scoprì, era insufficiente.

Si installò una pompa elettrica ma questa risultò poco potente. Allora si tolse la corrente ma si incollò ugualmente un cartello con scritto che l'acqua non era idonea all'alimentazione umana. Anche questo, dopo essersi chiesto a lungo: "ma quale acqua?" sentendo la propria esistenza priva di senso, si suicidò staccandosi spontaneamente.

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Vabbè, ci si disse alfine, le fontane non servono più a nessuno, tutti hanno l'acqua in casa, per chi ha sete di fronte c'è un bar e insistere sarebbe una spesa inutile.

Ragionamento che non fa una piega se non si coglie la differenza che c'è tra "fonte" e "fontana", tra un'espressione meramente fisica e collegata alla dinamica dei fluidi (la prima) ed una che qualche connotazione, per lo meno di carattere sociale ed estetico, dovrebbe averla.

Intanto, comunque, la cementificazione quadrata era stata fatta, le zanzare-tigre, quando piove, ci organizzano i rave party dato che la vasca neanche si svuota da sola.

E' anche curioso vedere che, a due metri da uno spigolo, c'è un cippo dell'acquedotto "Sile-Piave", ad indicare che là sotto c'è acqua che circola. Ma quella è acqua seria, acqua che costa, acqua che ti arriva in casa per farti fare la doccia tutti i giorni anche d'inverno.

Di fontane spente a Roncade ce n'è un sacco.

Colpa dei pozzi artesiani asciugati dall'abbassamento della falda e della manutenzione azzerata anche per la disposizione che vieta le estrazioni d'acqua dal sottosuolo, altrimenti Venezia affonda. Roncade o Marghera non è diverso.

Però basta guardare molti cortili privati nella zona di Olmi, Spercenigo, Casale, per capire che la falda, se la si vuole cercare, c'è ancora, eccome. Cosa è successo, allora, a Roncade?

La risposta c'è in un articolo del "Gazzettino" dell'agosto 1988. L'allora assessore all'ambiente, Andrea Rachello, spiega che se le fontanelle roncadesi hanno perso pressione è perchè a San Giacomo è stata autorizzata l'apertura di un allevamento ittico che pesca dalla stessa falda "con un tubo da 200 mm, 24 ore al giorno, e con l'aiuto di una pompa sommersa".

Allora - nel 1988 - Rachello osservò che 13 delle 15 pompe di superficie erano già in agonia. Se l'acqua a 250 metri non esce più per colpa dell'allevamento, disse sostanzialmente l'assessore, basta scavare un po' più a fondo. Costo stimato, allora, dai 6 agli 8 milioni di lire.

Il Comune non lo può fare? Rachello suggerì un'idea: lo facciano sponsor privati, gli si metterà un targa come per il ponte dell'asilo.

Stiamo ancora aspettando.