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Cos'è una
città?
Roncade è una città?
Almeno ne abbiamo un
po' parlato.... |

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12 aprile 2002 |
| Il tempo per
raccogliere voti ed opinioni è stato abbastanza lungo e quando di interventi non se ne
registrano più significa che, sommariamente, tutti gli aspetti della questione sono stati
in qualche modo toccati. Per tentare una sintesi,
probabilmente va sottolineato come la definizione "città", già per sua natura
variabile nel tempo, si presti a interpretazioni spalmate su uno spettro piuttosto ampio
di possibilità, su uno spazio, cioè, in cui gli equivoci possono moltiplicarsi.
La richiesta del Comune al Capo dello Stato perchè Roncade si possa
chiamare città viene vista quindi, ad un estremo, come l'espressione di un desiderio di
un riconoscimento formale - un po' come chiedere di diventare commendatori per poter
impreziosire il biglietto da visita personale - ed all'altro come la prospettiva di
grandiosi quanto angoscianti sviluppi metropolitani.
In mezzo ci sta tutto il resto, compresi elementi e pretesti per
esprimere antipatia o stima verso Ivano Sartor, uomo con il quale si tende ad
indentificare tout-court il governo roncadese.
Dalle risposte date al sondaggio, il quale non ha certo pretese di
base scientifica, si può comunque supporre che l'aggiunta di infrastrutture od il
miglioramento di quelle esistenti - dalle piscine ai centri commerciali, dai marciapiedi
alle nuove piazze - non venga sentita come elemento fondamentale per accentuare una
consapevolezza ed una mentalità "cittadina". Più importante, per il
radicamento culturale con il luogo, sembra essere un investimento serio per la
realizzazione di luoghi dedicati all'aggregazione, al confronto, al tempo libero - un
teatro, un cinema, .... - forse ritenendo non sufficienti o disorganici i tanti (troppi?)
piccoli eventi promossi nelle piazze o in spazi nati per altri scopi ed adattati, volta
per volta, alla meglio (sala consiliare, centro diurno, ...).
Lasciamo alle valutazioni di ciascuno, comunque, gli interventi
pervenuti in questo periodo sull'argomento. Grazie a tutti per il contributo.
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"D'una
città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua
domanda." (Italo Calvino) |
| La lettera che segue
è stata inviata dal Sindaco di Roncade, Ivano Sartor, come contributo alla discussione
avviata da questo sondaggio. Il documento è una risposta ai commenti inviati in
precedenza dai visitatori di Roncade.it, e spunto per nuove osservazioni giunte in
seguito. Per ricostruire la cronologia è opportuno confrontare la data di trasmissione
delle lettere. Quelle con lo sfondo giallino sono successive all'intervento di Sartor. |
| 6 marzo 2002
LETTERA APERTA del SINDACO di RONCADE
sul PROGETTO "CITTA di RONCADE"
Perché ci siamo proposti lobbiettivo
di ottenere per Roncade il riconoscimento del titolo di città?
La domanda merita un chiarimento, anche
rispetto alle osservazioni che alcuni cittadini hanno avanzato rispondendo al forum
lanciato dal sito di Roncade.it. In esse vi sono valutazioni di diverso orientamento. A
parte gli insulti di qualche anonimo, che non meritano di essere presi in considerazione e
sui quali ho reagito con una gustosa risata, mi preme piuttosto aprire una linea di
confronto e di dibattito con quei cittadini che pongono questioni serie.
Una prima valutazione. Se loperazione
"città di Roncade" produce come effetto quello di una riflessione di
autoanalisi da parte della cittadinanza, con riflessioni e ragionamenti, come di fatto
avviene sul sito Internet, allora un buon obbiettivo è già stato raggiunto: quello di
coinvolgere i cittadini in questa scelta.
Apprezzabili sono le segnalazioni di ciò
che è carente in Roncade. Certe cose si possono sviluppare anche a cura del Comune, a
prescindere dallessere o non essere "città"; per altre provvederà
liniziativa dei privati, se compatibile con i loro interessi (per esempio, la
costruzione di un cinema, che come è fin troppo chiaro non spetta allEnte pubblico,
vedansi le multi-sala di Silea e Marcon).
Ciò comunque non toglie che Roncade possa
essere già una realtà cittadina già oggi. Il decreto invocato, che formalizzi il titolo
di città, non sarà altro che una pura ricognizione di un dato di fatto: un atto di
riconoscimento al dinamismo di Roncade dellultimo decennio; una presa datto di
ciò che è già città, per storia illustre, per livello dei servizi e per importanza
economica.
Voglio poi tranquillizzare quanti si
preoccupano che nellobbiettivo "città di Roncade" si nasconda una futura
trasformazione della nostra realtà sociale e territoriale che ne faccia deteriorare la
qualità della vita. Nulla di tutto questo. Ottenere il titolo di città non vuol dire far
crescere Roncade a dismisura. Simile tipo di scelte rientra in ben altri provvedimenti:
quelli della programmazione urbanistica (leggi Piano Regolatore Generale), che
unamministrazione può fare o non fare a prescindere dalla sua qualificazione. Su
questo il Sindaco Sartor ha già detto con i fatti (e non solo teorizzato) cosa pensa di
fare: il piano Regolatore approvato durante la mia guida del Comune (1993) ha voluto una
crescita equilibrata, senza eccessi, in modo da salvaguardare lidentità locale del
capoluogo e delle frazioni, anche quelle minori. Quindi: che centra la paura di
essere qualificati come città?
Nel recente confronto che abbiamo avuto con
gli amministratori comunali di Noale (VE), Comune che ha ottenuto da poco il titolo di
città, abbiamo potuto constatare che Roncade ha gli stessi requisiti, se non maggiori, di
quella città. E allora, perché non ottenere la stessa qualifica anche noi, visto che
controindicazioni negative proprio non ce ne sono e che eventualmente possono derivarci
solo vantaggi?
Quali i vantaggi è presto detto: un fatto
di prestigio, anche di orgoglio se vogliamo per i roncadesi e sono sicuro
che i roncadesi, tutti, anche quelli delle frazioni, ne saranno più che convinti.
Dallimmagine di una Roncade "città" possono svilupparsi, nel futuro
recente o lontano, possibili effetti indotti, che non sfuggono agli intelligenti, poiché
facilmente intuibili.
Ho riscontri a valanga in favore di questa
brillante idea e non è qualche contestazione prevenuta e (forse) politicamente partigiana
che mi fermeranno. Ritengo che facendo così perseguirò il "bene comune" e
reputo sia mio dovere realizzare nel concreto, anche attraverso queste scelte
finalistiche, quella capacità di guida della comunità che è affidata ad un Sindaco, il
quale deve saper indicare e perseguire obbiettivi di sviluppo, con lungimiranza, avendo
testa anche per chi non ne ha.
Infine, un invito rivolgerei ai miei (spero
pochi) concittadini dubbiosi: dimostrate maggiore considerazione per il vostro
"paese/città" ed anche un po di sano orgoglio, un po di più amore
per le vostre radici, pur aperto alle relazioni e senza sciovinismi anacronistici. Ne
avrete tutto da guadagnare: per la vostra identità, per la vostra capacità di andare
oltre lovvio, per lintelligenza dellapproccio ai problemi, per il vostro
saper "volare alto", insomma per un vostro futuro non banale o allinsegna
dellaccidia.
Agli altri cittadini, cioè alla
maggioranza delle persone, dico: andiamo avanti assieme, uniti, facendo
"sistema": pubblici amministratori, cittadini, imprenditori, artigiani,
commercianti, agricoltori, anziani, donne e soprattutto giovani. Tutti assieme, lavorando
per il bene del nostro meraviglioso Comune raggiungeremo obbiettivi sempre più alti e
alla fine vedremo un territorio ed una comunità della quale sempre più a ragione saremo
orgogliosi.
Dalla residenza municipale, 6 marzo 2002.
IL SINDACO Ivano Sartor
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COMMENTI E PROPOSTE |
| 29 marzo 2002
Confesso che la proposta del sindaco Sartor di
ottenere per Roncade la qualifica di città non mi ha particolarmente entusiasmato
né interessato: per questioni prevalentemente storico-urbanistiche, culturali,
commerciali, sociali, Roncade non è ancora una città.
Mi hanno invece molto colpito gli ultimi due
paragrafi della lettera del sindaco scritta il sei marzo scorso e
pubblicata in questo sito. In essi il primo cittadino, disinteressandosi
dellargomento che aveva provocato il dibattito, divide chiaramente i roncadesi in
due categorie a dir poco astratte: Quelli che la pensano come lui, e Quelli che non la
pensano come lui.
Come se fossimo in campagna elettorale, fa un
appello trasversale a una serie confusa e incompleta di categorie sociali, dando per
scontato che la maggior parte dei loro componenti lo appoggi in tutte le sue scelte, e li
invita a collaborare con lui per il bene della comunità.
I "dissidenti", invece, sono per lui delle
persone banali, incapaci di uscire dai loro pigri e vecchi schemi mentali, gente che
naturalmente non saprà mai portare alcun contributo alla collettività.
Essendo il responsabile locale di un partito ( Alleanza
Nazionale) che a Roncade è allopposizione, e trovandomi spesso (spesso ma
non sempre: e allora come la mettiamo? Faccio parte di una sotto-categoria non
contemplata? ) in disaccordo con decisioni e progetti del sindaco, mi sento in diritto di
manifestare alcune riflessioni.
- Il sindaco sa bene che la maggioranza dei
roncadesi non ha sono parole sue "fatto sistema" con lui e il suo
gruppo: alle scorse elezioni amministrative quasi il 60% degli elettori aveva dato la
preferenza a qualche altro candidato.
- Il fatto che la lista civica che lo riproponeva
come candidato abbia vinto con uno scarto di poco più di 350 voti, lo legittima
pienamente a fare il sindaco, non a far credere davere alle spalle la stragrande
maggioranza dei cittadini pronti ad appoggiare ogni sua iniziativa.
- Non è la prima volta che il nostro sindaco usa il
giochetto di spacciare chi critica le sue scelte per persone poco intelligenti e rozze, e
la cosa mi dispiace molto perché credo sia, tutto sommato, un buon amministratore. Ma
egli non può, per difendere le sue proposte discutibili sempre, come quelle
di chiunque dividere i propri cittadini tra gli Avveduti e gli Ottusi.
Due insiemi che in questo mondo si intersecano a tal punto che capita a tutti noi, sindaci
compresi, di far parte ora delluno, ora dellaltro.
Nicola Bello
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| 12 marzo 2002
"D'una città
non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua
domanda." (Italo Calvino)
Mi domando se qualcuno ha letto questa vostra
citazione introduttiva. Coglie infatti il vero senso sia dell'iniziativa ma, e ciò mi
pareva evidente, rispecchia anche la chiave di lettura dell'iniziativa
dell'Amministrazione di cui anche io faccio parte. Magari il nuovo intervento del SIndaco
contribuirà a far chiarezza, tuttavia leggendo gli altri interventi ci possiamo fare una
idea del sentire della gente. 1 Nessuno vuole diventare una città dormitorio. (non è
questo l'obbiettivo) 2 Molti sono soddisfatti, io compreso, dell'atmosfera di
"paesotto" nel senso di intima comunione fra gli abitanti del termine (e nessuno
vuole cambiare le cose) 3 si guarda a mantenere la qualità della vita pur desiderando un
aumento di servizi e opportunità per la comunità (paesotto si ma con alimento allo
spirito) 4 Su molte cose si può migliorare rispetto allo stato delle cose e dei servizi
(e quando mai non si può migliorare) 5 Ci si può dimostrare cittadini nel senso di
persone dotate di senso civico a prescindere dall'abitare in un quartiere affollato o nel
borgo rurale (e se uno si firmasse pure quando ha delle lamentele da fare se volete se si
avesse il coraggio di dichiararsi pure quando si usa qualche epiteto pesantino).
Certo molte sono le cose da fare o da migliorare
ma il titolo di città non certifica il senso urbanistico di un luogo (dato che questa è
una distorsione prodotta nel corso dei secoli rispetto all'utilizzo del termine) quanto
del complesso di comportamenti e aspirazioni degli abitanti di un certo luogo come veniva
certo inteso nella prima epoca romana o ancora più indietro nell'antica Grecia. Almeno a
me piace pensare che sia così.
Quindi perché non cogliere una occasione che non
costa nulla, un qualcosa che ti faccia, comunque e dovunque, sentire parte di una intera
comunità che viene riconosciuta con il tioolo di "città" come una comunità di
individui che hanno prodotto, grazie al contributo di tutti (compresi coloro che non si
firmano? ahimè) un luogo dove val la pena di vivere e perciò un merito per ciascuno di
noi.
Il titolo non sarà così inteso, come una
"stravagante" idea di un sindaco, ma come conquista di tutti noi e
principalmente un riconoscimento a chi ci ha preceduto (nonni, padri e madri) e che ha
lavorato perché noi si potesse vivere bene in questo Comune. Pertanto siccome io so che
nell'animo del Sindaco Ivano Sartor vi è questo sentire, pure per la passione con cui
spesso rievoca i fatti e le tradizioni del passato roncadese come pochi di noi sono in
grado di fare in quest'epoca di telecomandi e telecomandati, vi invito a cogliere nel mio
intervento un augurio a tutti i cittadini affinché l'iniziativa abbia successo perché,
comunque e soprattutto dovunque, saremo un po' migliori.
Con orgoglio un saluto a tutti
Paolo Gatto
Consigliere Comunale e Cittadino di Roncade
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| 11 marzo
2002
Dalla lettera del signor Sindaco:
"Nel recente confronto che abbiamo avuto con gli amministratori comunali di Noale
(VE), Comune che ha ottenuto da poco il titolo di città, abbiamo potuto constatare che
Roncade ha gli stessi requisiti, se non maggiori,(???????) di quella città. E allora,
perché non ottenere la stessa qualifica anche noi, visto che controindicazioni negative
proprio non ce ne sono e che eventualmente possono derivarci solo vantaggi?"
Mi permetto di far notare che Noale ha una stazione ferroviaria,una stazione degli
autobus,un ospedale...; Roncade fa fatica a finire una piscina,la stazione ferroviaria
più vicina è a Quarto d'Altino,l'ospedale più comodo ,oltre alla casa di cura di
Monastier ce l'ha a Treviso,i collegamenti stradali sono scarsi,a parte sulla tratta
Treviso-San Donà,garantita dall'ATVO; (Piccola) mostra del radicchio=città? ...Allora
Zero Branco che ha la sagra del Peperone dovrebbe esserlo da una vita...
Saluti
Ivan Calza
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| 8 marzo
2002
Gentile Redazione visitando il sito del ns. Comune
mi sono indignato nel vedere lultima iniziativa del ns. Sindaco e giunta: il
progetto "RONCADE CITTA".
A prescindere la mia contrarietà motivata dal fatto
che oggi non vanno di moda le città, per gli ovvi motivi che tutti noi conosciamo, e per
le tradizioni del luogo sarebbe meglio essere notati come abitanti di un bel territorio
rurale che di un sito industriale "civile".
Ciò che vorrei porre alla Vs attenzione però è
un'altra considerazione: la ns GIUNTA dovrebbe pensare più al territorio visto dai
cittadini che allimmagine da dare al turista.
Mi spiego. Abito a Musestre e in via G.B. Tiepolo
cè un bel pezzo di giardino COMUNALE proprio tra le abitazioni. Situato in un posto
centrale dove passano pochissime auto e che può servire benissimo il paese e le numerose
famiglie che verranno ad abitare nelle nuove lottizzazioni in corso di costruzione. Il
giardino è situato vicino alla futura nuova piazza del paese. Un posto ideale, una bella
cosa MA
Ma attente mamme non pensate di portarci i figli a
giocare perché non ci sono giochi, ma ci sono due belle panchine purtroppo inaccessibili
per la presenza di sterpaglie alte quanto un bambino (vedere per credere). Tralasciamo la
presenza di cani e loro produzioni ma è intollerabile la presenza di topi, eppure ci
sono.
Non pensate di potervi sedere allombra degli
alberi, ci sono e anche tanti, ma talmente presi male da passare inosservati. Ormai è
più di dieci anni che li osservo e sono sempre grandi uguali, forse sono finti!
Fin qui le lamentele, il Sindaco potrebbe ridere e
dire " NON LO SAPEVO". Ma il Sindaco non dovrebbe avere la memoria corta e
certamente si ricorderà delle numerose visite e telefonate di protesta che ha ricevuto
dagli abitanti del posto per avere ALMENO UN PAIO DI TAGLI DERBA IN ESTATE.
E stato tutto inutile: abbiamo chiesto più cura,
qualche albero nuovo, qualche giochino per i bambini ed abbiamo ottenuto due panchine
"messe nel nulla", il taglio dellerba quanto capita e TANTE TANTE PROMESSE
dal ns Sindaco.
Ora spende energie per proporre RONCADE CITTA.
Mi permetta signor Sindaco di ricordarle che guadagnerebbe molto di più venendo incontro
alla gente, alle piccole richieste che le giungono dalle persone. Certamente non finirà
in prima pagina per un giardino comunale ma i cittadini ricorderanno molto volentieri un
Sindaco che ha fatto qualcosa di utile piuttosto che un Sindaco che vuol far diventare
Roncade una nuova Mestre!
NOTA POLITICA Vorrei ricordare al Sindaco che il
giardino di Musestre è più frequentato del Tuo fiore allocchiello dal nome di
PARCO DEL MUSESTRE, pensa che bel bacino di voti.
Mi scuso di questa lettera-fiume ma pregherei di
vederla pubblicata poiché realtà del territorio.
Invito inoltre gli scettici a fare un giretto per
presa visione, compreso il Sindaco e lassessore allambiente.
davidepass
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| Manca
una pista ciclabile!!! Fra il "Comune" e le frazioni.
Franca Crosato
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| Ma per favore! vogliamo distruggere
anche quel poco di tranquillo che ci rimane? E poi fatemi capire xchè città. Cosa
vogliamo in più, più traffico, più negozi, più andirivieni, più cosa!!! Siamo
talmente fortunati che a 10 Km abbiamo la città vera, a 30 abbiamo il mare, e 40 la
montagna, perchè dobbiamo diventare città. E poi e ora di finirla che per il piacere di
pochi e forse di qualcuno, dobbiamo oramai subire tutti.
Pensiamoci bene.
Lucio Bonel
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| Credo
che serva impegnarsi su cose concrete e non in certi sofismi cari solo al sindaco per
potersi sbrodolare in uno dei suoi infiniti e scontati discorsi.
Giancarlo
Tonon
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Roncade ha
l'anima del paese ed è un meraviglioso paese. Perchè volerla impatinare? (Anonimo)
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| A
Roncade manca qualcosa forse per essere una "buona città". Non si pretende sia
una metropoli! Essa di certo non accentra "tutte le tendenze della modernità".
Manca -cosa che qualcuno gradisce molto- quella atmosfera di tensione e manca -come
qualcuno invece lamenta- quel senso di libertà (o di reciproca estraneità), ma una
città è un'altra cosa.... Roncade non realizza il cittadino accentramento culturale
nella prospettiva dell'investimento privato: niente libreria, niente dischi, niente
cinema.... E magari qualcosa non funziona in quello legato all'iniziativa pubblica, se
l'assessore alla cultura, in una intervista, ha lamentato la scarsa partecipazione dei
roncadesi alle numerose occasioni culturali offerte -dal concerto presso la scuola media
al cinema all'aperto- . Sarebbe da porsi domande, prima ancora che sull'adeguatezza della
definizione di città, sulle ragioni di fenomeni come il nostro "distacco".
Quanto influisce la mancanza di strutture adeguate -un vero auditorium, una vera galleria
per esempio-? Ma, anche, quanta voglia abbiamo di fare i cittadini?
Tiziana Piccioni
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Roncade,al contrario dei Comuni
vicini,dà l'impressione di essere più attenta al Cittadino e dal mio punto di vista
potrei considerarla un paesotto, in quanto è ancora un pò bigotta e legata a valori
rustici ed è ancora viva la figura del metal-mezzadro;anche se più vicina a Treviso per
alcuni versi mi ricorda un po' San Donà per alcuni versi tipo la fiera dell'artigianato e
dell'agricoltura ed il mercato del lunedì (proprio come a San Donà!!!), con la zona
delle attrezzature per l'agricoltura; il cammino è ancora lungo,anche se c'è qualche
capannello di giovani che si atteggia come essere in Piazza a Treviso;
Ivan Calza
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Manca un
sindaco decente. (Anonimo)
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| Secondo me roncade ha un grande difetto:
essere un paese chiuso e xenofobo (fenomeno che si può intuire anche dalle scarse nuove
costruzioni). Cmq a mio avviso mancano attrattive
per i giovani: servirebbe un negozio di cd e cassette, un cinema( o teatro che sia), una
libreria degna di questo nome e una videoteca.
Scusate se vi faccio perdere tempo, ma ci tenevo a dirlo,
cercate di carpere diem perché noi giovani invecchiamo in fretta!!!!!!!!!!!
Enrico
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Manca
anche un vero negozio di musica e una vidoteca. (Anonimo)
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Per me -
che abito a Quarto d'Altino, braccio marcio di una città (Mestre) che è diventata tale
prima di essere comune - Roncade è bella proprio perché ha quell'aria di brogo/paese di
provincia (magari un po' chiuso, magari un po' bigotto) che altri paesi privi di una vera
storia (come il succitato Quarto, che con i suoi poco più di 50 anni ha soffocato le
glorie di Altino, senza fare nulla per rilanciarlo come sito archeologico di importanza
nazionale) non hanno mai avuto, non hanno e non avranno, perché destinati a diventare
periferie di altre città. Ad ogni modo, una libreria, un cinema/teatro faranno sempre
bene ad un paese o ad una città, ma non bastano a far di un paese una città... Città,
etimologicamente, dovrebbe essere un luogo che in qualche modo sa essere espressione di
civitas; attualmente è quel luogo cresciuto
demograficamente e urbanisticamente oltre una certa soglia... Ebbene, Mestre è
una città nel senso moderno del termine, Roncade in quello etimologico (e con
essa Mirano, in provincia di Venezia, ad es.). Per quanto riguarda Quarto...
Purtroppo non le resta che accontentarsi del tecnicistico appellativo di
"comune"...
Un saluto al signor Sartor
Mirko Visentin
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Manca una
riasfaltatura in via Trento Trieste a S. Cipriano...ecco cosa manca!!!!!!!!!!! (Anonimo)
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