home.jpg (2411 byte)
 
  titolino.jpg (9670 byte)ooo
 

Il buco non si fa

altable.jpg (995 byte)

 

 
CAVA_M.jpg (29610 byte) Discarica di San Moffio

Il Consiglio di Stato mortifica la Regione

Sartor: e ora la faremo pagare anche a certi mascalzoni di Musestre


 

5 settembre 2001

 

Non è riuscita alla "cordata corsara" composta da Regione Veneto, Agenzia Multiservizi Ambientali di Venezia (Amav) ed Agenzia Agricola Musestre l'operazione di ricorso al Consiglio di Stato per cercare di neutralizzare il no opposto lo scorso anno dal Tribunale Amministrativo Regionale alla realizzazione di una discarica di rifiuti speciali a San Moffio.

Il testo della sentenza non lascia più alcun dubbio sul futuro della discarica e, soprattutto, rileva le irregolarità compiute dall' amministrazione regionale nell'autorizzare nuove discariche sul territorio regionale con gli stessi criteri adottati per San Moffio, cioè in assenza di Valutazione di Impatto Ambientale (Via).

GALAN.jpg (33299 byte)

Il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan

Testualmente, infatti, nella sentenza si legge: "... la legislazione regionale oltrepassa e elude (come nel caso di specie) quei precisi limiti, ne discende la violazione, da parte del legislatore regionale, della suindicata direttiva." e questo significa, in sostanza, che chiunque si trovasse nella situazione del Comune di Roncade, relativamente ad un analogo progetto di discarica, potrebbe utilizzare il pronunciamento del Consiglio di Stato per eccepire l'illegittimità della delibera della Regione.

SARTOR.jpg (19927 byte) Ora che il problema più grave sembra definitivamente superato, il sindaco di Roncade, Ivano Sartor, intende ripescare nella memoria alcuni episodi di "disinformazione" attuati da "squallidi personaggi di Musestre" che, a suo dire, del tutto strumentalmente, avrebbero fatto circolare notizie errate e volte a mettere in una luce negativa l'operato dell'amministrazione comunale.
Ai responsabili di tali "mascalzonate" - ha detto Sartor, ora "presenteremo il conto" e non è escluso che i soggetti in questione siano chiamati a rispondere del loro atteggiamento "davati alla magistratura".

 

Roncade, 21 settembre 2000

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto ha accolto un ricorso e per la prima volta ha bloccato la realizzazione di una discarica di rifiuti di tipo 2B. Vediamo le ragioni alla base della sentenza

La Valutazione di Impatto Ambientale (Via) non è stata fatta, i comuni confinanti di Casale sul Sile e Quarto d'Altino non sono stati convocati al tavolo della Commissione Tecnica regionale (Ctr) e la progettazione dell'opera è in netta controtendenza rispetto all'obbligo che grava su ogni Provincia di smaltire i rifiuti prodotti all'interno del proprio bacino.

Sono queste le motivazioni principali che hanno indotto i giudici della Terza Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Veneto ad accogliere il ricorso presentato da Comune di Roncade, Associazione per la tutela del territorio di Musestre e Wwf contro la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali 2B richiesta dall' Azienda Multiservizi Ambientali di Venezia (Amav) su un'area in località San Moffio e relativamente alla quale c'era già il via libera della Giunta Regionale del Veneto.

La decisione del Tar è stata illustrata mercoledì 20 settembre, a Musestre, in un'assemblea pubblica alla quale hanno partecipato i coordinatori dell'Associazione, varie autorità comunali tra cui il sindaco, Ivano Sartor, ed il parroco di Musestre, don Paolo Cecchetto, promotore di una serie di iniziative di sensibilizzazione tra cui un "pellegrinaggio" sul luogo designato a diventare discarica ed un incontro di calcio amichevole per raccogliere fondi a sostegno della battaglia legale.

Oltre alle argomentazioni-chiave dei giudici amministrativi sono stati illustrati altri elementi contenuti nelle 37 pagine della sentenza a sostegno dei già evidenti difetti di legittimità nelle procedure che avevano portato alla contestata decisione della Regione Veneto favorevole all'Amav, oltre a vari episodi anomali tra cui i condizionamenti che un membro della Ctr avrebbe subito durante le decisive fasi di votazione del parere vincolante.

E' risultato inoltre evidente che, contrariamente ai requisiti posti dalla legge per il rilascio delle autorizzazioni per esercitare l'attività di discarica, la "Ecoprogetto Venezia" - società controllata da Amav ed alla quale sarebbe stata affidata la gestione dello stoccaggio - non avrebbe trattato rifiuti definibili come propri.

L'opera, se realizzata, avrebbe creato lo spazio per 55 mila metri cubi di rifiuti provenienti dall'inceneritore di Fusina, volume che, grazie a recenti ritocchi della normativa regionale, avrebbe potuto facilmente essere raddoppiato per far fronte ad esigenze di stoccaggio di altre province e per conto terzi. I

l ricorso al Tar, presentato il 26 novembre 1999, era stato accompagnato nel febbraio successivo da un esposto al presidente della Giunta Regionale che aveva avuto come effetto l'emissione di una diffida dello stesso governo Veneto verso l'Amav. Il 10 maggio i legali roncadesi avevano deciso di rinunciare ad una sospensiva già richiesta al Tar in cambio della garanzia di un pronunciamento rapido, promessa mantenuta con la sentenza della settimana scorsa il cui esito positivo è stato annunciato a Musestre dalle campane a festa.

Entusiasmo comprensibile ma - hanno però ammonito in assemblea alcuni relatori - che non deve indurre ad abbassare la guardia. Per quanto improbabile, infatti, un ricorso di Regione e Amav al Consiglio di Stato è senz'altro possibile, ed è comunque molto più prevedibile che la inafferrabile galassia degli imprenditori dei rifiuti metta gli occhi su altre zone del territorio roncadese. Come, ad esempio, una vecchia discarica a ridosso di via Agozzo, in piena area di tutela archeologica ed ambientale, che qualcuno vorrebbe sottoporre a "bonifica" - operazione che non passa per la Regione e che dribbla i vincoli della Via - mascherando con tale definizione un disegno di ingrandimento del vecchio buco ed un suo successivo riempimento con rifiuti inerti.

Per la cronaca la difesa del sito di San Moffio è costata alle casse comunali una cifra prossima ai 200 milioni, corrispondente a quasi mezzo punto degli introiti derivanti dall'Imposta Comunale sugli Immobili (Ici).