Roncade, 21 settembre 2000
| Il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto ha
accolto un ricorso e per la prima volta ha bloccato la realizzazione di una discarica di
rifiuti di tipo 2B. Vediamo le ragioni alla base della sentenza |
La Valutazione di Impatto Ambientale (Via) non
è stata fatta, i comuni confinanti di Casale sul Sile e Quarto d'Altino non sono stati
convocati al tavolo della Commissione Tecnica regionale (Ctr) e la progettazione
dell'opera è in netta controtendenza rispetto all'obbligo che grava su ogni Provincia di
smaltire i rifiuti prodotti all'interno del proprio bacino.
Sono queste le motivazioni principali che hanno indotto i
giudici della Terza Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Veneto ad
accogliere il ricorso presentato da Comune di Roncade, Associazione per la tutela del
territorio di Musestre e Wwf contro la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali
2B richiesta dall' Azienda Multiservizi Ambientali di Venezia (Amav) su un'area in
località San Moffio e relativamente alla quale c'era già il via libera della Giunta
Regionale del Veneto.
La decisione del Tar è stata illustrata mercoledì 20
settembre, a Musestre, in un'assemblea pubblica alla quale hanno partecipato i
coordinatori dell'Associazione, varie autorità comunali tra cui il sindaco, Ivano Sartor,
ed il parroco di Musestre, don Paolo Cecchetto, promotore di una serie di iniziative di
sensibilizzazione tra cui un "pellegrinaggio" sul luogo designato a diventare
discarica ed un incontro di calcio amichevole per raccogliere fondi a sostegno della
battaglia legale.
Oltre alle argomentazioni-chiave dei giudici amministrativi
sono stati illustrati altri elementi contenuti nelle 37 pagine della sentenza a sostegno
dei già evidenti difetti di legittimità nelle procedure che avevano portato alla
contestata decisione della Regione Veneto favorevole all'Amav, oltre a vari episodi
anomali tra cui i condizionamenti che un membro della Ctr avrebbe subito durante le
decisive fasi di votazione del parere vincolante.
E' risultato inoltre evidente che, contrariamente ai
requisiti posti dalla legge per il rilascio delle autorizzazioni per esercitare
l'attività di discarica, la "Ecoprogetto Venezia" - società controllata da
Amav ed alla quale sarebbe stata affidata la gestione dello stoccaggio - non avrebbe
trattato rifiuti definibili come propri.
L'opera, se realizzata, avrebbe creato lo spazio per 55 mila
metri cubi di rifiuti provenienti dall'inceneritore di Fusina, volume che, grazie a
recenti ritocchi della normativa regionale, avrebbe potuto facilmente essere raddoppiato
per far fronte ad esigenze di stoccaggio di altre province e per conto terzi. I
l ricorso al Tar, presentato il 26 novembre 1999, era stato
accompagnato nel febbraio successivo da un esposto al presidente della Giunta Regionale
che aveva avuto come effetto l'emissione di una diffida dello stesso governo Veneto verso
l'Amav. Il 10 maggio i legali roncadesi avevano deciso di rinunciare ad una sospensiva
già richiesta al Tar in cambio della garanzia di un pronunciamento rapido, promessa
mantenuta con la sentenza della settimana scorsa il cui esito positivo è stato annunciato
a Musestre dalle campane a festa.
Entusiasmo comprensibile ma - hanno però ammonito in
assemblea alcuni relatori - che non deve indurre ad abbassare la guardia. Per quanto
improbabile, infatti, un ricorso di Regione e Amav al Consiglio di Stato è senz'altro
possibile, ed è comunque molto più prevedibile che la inafferrabile galassia degli
imprenditori dei rifiuti metta gli occhi su altre zone del territorio roncadese. Come, ad
esempio, una vecchia discarica a ridosso di via Agozzo, in piena area di tutela
archeologica ed ambientale, che qualcuno vorrebbe sottoporre a "bonifica" -
operazione che non passa per la Regione e che dribbla i vincoli della Via - mascherando
con tale definizione un disegno di ingrandimento del vecchio buco ed un suo successivo
riempimento con rifiuti inerti.
Per la cronaca la difesa del sito di San Moffio è costata
alle casse comunali una cifra prossima ai 200 milioni, corrispondente a quasi mezzo punto
degli introiti derivanti dall'Imposta Comunale sugli Immobili (Ici). |