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Luglio
2001
| Il Gazzettino di
Treviso - 1 luglio 2001 RONCADE
In attesa di una sentenza soddisfacente del Tar su S. Moffio
Completate d'ufficio le
piscine comunali
Roncade
Consiglio comunale, quello roncadese,
caratterizzato da numerose assenze tra i membri dell'assemblea e snobbato dal pubblico,
presente invece in maniera massiccia agli ultimi due appuntamenti.
I temi non erano scottanti, con il
rendiconto di gestione finanziaria del 2000 che ha lasciato trapelare la grossa
soddisfazione della maggioranza nell'evidenziare un avanzo di amministrazione irrisorio
rispetto alle entrate, rispettivamente 72 milioni e oltre 15 miliardi, frutto di una
gestione - a detta di sindaco e assessori - molto oculata.
Ivano Sartor si è dichiarato
"ottimista e molto fiducioso" nei confronti del Consiglio di Stato che ha
esaminato nei giorni scorsi il ricorso presentato dall'Amav per annullare la sentenza del
Tar la quale bocciava la discarica di San Moffio. In realtà le voci molto attendibili
parlano già dell'esito negativo del ricorso: un successo ribadito, per il Comune di
Roncade, che ha speso oltre 200 milioni per fronteggiare le spese giudiziarie.
Le nuove piscine comunali sono invece la
spina al fianco dell'amministrazione. Dopo le peripezie con la ditta De Micheli,
appaltatrice dei lavori subappaltati a loro volta ad un groviglio di altre ditte, si è
giunti ora alla procedura per l'esecuzione d'ufficio delle opere mancanti o inadeguate. La
polizza di fidejussione coprirà le spese che ammontano a 168 milioni: saranno da rifare
le griglie attorno alle vasche, ci sono alcune porte e diverse piastrelle da sostituire,
elementi divisori negli spogliatoi da cambiare. Entro una settimana avverrà la consegna
dei lavori alla ditta prescelta che avrà 90 giorni di tempo per portarli a compimento. La
De Micheli, intanto, dovrà rispondere delle penali per i giorni di ritardata consegna. È
già stato anche pubblicato il bando di concorso per la gestione dell'impianto natatorio.
Aldina Vincenzi
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La Tribuna di
Treviso - 1 luglio 2001A Roncade il Comune recupera un miliardo
di tassa Ici evasa
Giorgio Marcoleoni
RONCADE. Un miliardo di Ici evasa oppure elusa. A tanto ammonta l'imposta comunale sugli
immobili recuperata lo scorso anno dall'amministrazione comunale di Roncade. Si tratta
soprattutto dell'imposta relativa ai terreni edificabili, ma sono numerosi anche i
contribuenti che avevano «dimenticato» di versare l'Ici sui fabbricati. Ad alcuni
contribuenti è stata contestata un'evasione per decine di milioni. L'ammontare del
recupero è stato reso noto durante la discussione in consiglio comunale del rendiconto
finanziario per l'anno 2000, chiuso con un avanzo di soli 72 milioni.
«Durante il 2000 - spiega l'assessore al bilancio Cesare Miotto - gli uffici hanno
controllato il 23 per cento dei contribuenti ed hanno notificato oltre 4 mila accertamenti
per un totale di 982 milioni».
L'assessore non lo dice, ma se la media di evasione è quella accertata nel 2000 il
controllo del rimanente 77 per cento di contribuenti potrebbe fruttare altri miliardi,
cifre considerevoli per un Comune con un bilancio annuo di circa 15 miliardi di entrate ed
altrettante uscite.
«Non dobbiamo dimenticare - aggiunge il sindaco Ivano Sartor - che l'Ici recuperata nel
2000 non è quella relativa alla differenza fra le rendite presunte e quelle effettive, ma
vera e propria evasione ed elusione, un'operazione che serve per garantire equità fiscale
e far pagare tutti per ridurre le aliquote, com'è avvenuto per il 2001».
L'amministrazione sottolinea un altro dato: su oltre 4 mila accertamenti sono stati
presentati solo 10 ricorsi alla commissione tributaria e finora soltanto uno con esito
favorevole al contribuente. Questo significa che la stragrande maggioranza delle verifiche
è corretta, al punto che i contribuenti, una volta «scoperti», hanno preferito pagare
il dovuto e chiudere la vicenda, piuttosto di tentare una qualche contestazione
all'operato del Comune.
Non mancano le critiche da parte delle opposizioni, che accusano l'amministrazione di aver
aumentato la pressione fiscale, attraverso l'introduzione dell'addizionale Irpef.
La media pro capite, ribatte la maggioranza, è «gonfiata» dal recupero dell'Ici, le
imposte ordinarie sono invece diminuite ed inoltre c'è stata una riduzione delle aliquota
da parte dello Stato. Altre critiche arrivano dai consiglieri dei gruppi «Roncade domani
Lega Nord» e «Iniziativa civica» per quella che hanno definito la «tassa sul caro
estinto», ovvero la gestione delle lampade votive, per le quali il Comune, a fronte di
una spesa di poco più di 10 milioni, ne incassa 43.
Un avanzo di 72 milioni su un movimento economico di 15 miliardi, hanno sottolineato
Sartor e Miotto, è la dimostrazione di una gestione «efficace ed efficiente» delle
risorse finanziarie.
Dei 72 milioni di avanzo 62 sono stati destinati al rinnovo e potenziamento delle
attrezzature informatiche comunali, mentre altri 10 saranno utilizzati per
l'insonorizzazione della mensa della scuola elementare di Biancade.
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| La Tribuna di
Treviso - 1 luglio 2001 INDISCREZIONI A MUSESTRE
«La discarica di San Moffio
bocciata dal Consiglio di Stato»
g.m.
RONCADE. La discarica di S.Moffio di Musestre sarebbe stata bocciata anche dal Consiglio
di Stato.
Il condizionale è d'obbligo, perchè manca una conferma ufficiale, che arriverà soltanto
fra alcuni mesi, quando verrà depositata la sentenza d'appello. Fonti riservate, ma
attendibili, riferiscono però che i giudici del Consiglio di Stato avrebbero già emesso
il loro verdetto, confermando l'annullamento del decreto con il quale la giunta Regionale
del Veneto ha autorizzato, nonostante i molti pareri contrari, la costruzione della
discarica di rifiuti speciali di S.Moffio.
Dopo quella subita al Tar del Veneto si profila perciò una seconda sconfitta sia per la
giunta Veneta, sia per l'Amav, l'azienda multiservizi ambientali di Venezia, ma anche per
le varie società ed imprese private, tra le quali l'Azienda agricola Musestre, che
vorrebbero scaricare nelle campagne fra Musestre e Ca' Tron le scorie prodotte
dall'impianto di incenerimento dei rifiuti situato nell'area industriale di Porto
Marghera.
Il sindaco di Roncade Ivano Sartor, che martedì scorso si era recato a Roma, con gli
assessori De Vidi e Buldo, per seguire l'udienza davanti al Consiglio di Stato, non si
sbilancia e dichiara soltanto di essere «ottimisticamente fiducioso nell'operato dei
giudici», che a suo parere hanno esaminato la vicenda con grande attenzione.
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| Il Gazzettino di
Treviso - 5 luglio 2001 RONCADE
Significativo riconoscimento allamministrazione da parte di Legambiente e Ministero
dellAmbiente
Per l'alluminio è il comune
più riciclone d'Italia
Roncade
Che Roncade fosse uno dei comuni
all'avanguardia per la raccolta differenziata dei rifiuti era un dato già acquisito:
viene infatti preso ad esempio spesso dai politici, da sindaci confinanti e soprattutto
dalle loro rispettive opposizioni in sede di Consiglio Comunale per far irritare
pubblicamente la giunta.
Il riconoscimento che giunge ora fa per
inorgoglire il sindaco, Ivano Sartor, che ha voluto con forza portare avanti un'iniziativa
spesso condivisa di malavoglia dai cittadini.
A Roncade va infatti il primo premio del
Nord Italia per la raccolta di imballaggi di alluminio, nell'ambito della manifestazione
"Comuni Ricicloni" organizzata da Legambiente e patrocinata dal Ministero per
l'Ambiente e dal Consorzio Imballaggi di Alluminio.
Dall'anno scorso Roncade riesce a non far
finire nelle discariche il 47.5\% dei rifiuti prodotti, con uno sconto sul compostaggio
che oggi si aggira sui 100 milioni di lire. Il Comune ha acquisito il quantitativo annuale
di materiale riciclato in ben 1.62 chilogrammi per ambiente e Sartor andrà a ritirare il
premio in occasione del convegno che si terrà a Roma il 10 luglio.
Nel calendario della manifestazione anche
sei conferenze in tema di rifiuti che faranno il punto sulla situazione italiana e sulle
politiche di prevenzione in materia di raccolta differenziata. Relatori Gianni Squitieri,
Rosanna Laraia, Duccio Bianchi, Andrea Poggio, Gian Francesco Galanzino e Teresa
Borgonovo.
Aldina Vincenzi
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La Tribuna di
Treviso - 5 luglio 2001RACCOLTA RIFIUTI
Roncade, il
record del riciclone. E' primo tra i Comuni del Nord
g.m.
RONCADE. Al comune di Roncade è stato assegnato il 1º premio per il Nord italia, per la
raccolta di imballaggi di alluminio. La notizia è un'anticipazione dei risultati di
«Comuni ricicloni 2001» la manifestazione promossa da Legambiente, con il patrocinio del
Ministero dell'ambiente, che premia i comuni maggiormente impegnati nella raccolta
differenziata, recupero e riciclaggio dei rifiuti urbani. Per il momento i risultati
definitivi del concorso sono ancora riservati, ma dalle indiscrezioni emerge che anche i
comuni di Preganziol e Mogliano si sono piazzati nelle zone alte delle classifiche.
I dati mettono in luce una situazione paradossale, i comuni della «bassa» trevigiana
ricevono premi per l'impegno nel riciclaggio dei rifiuti, ma sono anche quelli
maggiormente martoriati dalle discariche. I cittadini che pongono più attenzione nel
ridurre le quantità di rifiuti smaltiti in discarica sono quelli che più di altri
rischiano di ritrovarsi accanto a casa una discarica di rifiuti urbani, se non addirittura
speciali, magari pure tossico nocivi, con i relativi disagi.
Il Comune di Roncade ha avviato la raccolta «porta a porta» dei rifiuti urbani il primo
gennaio 2000 e già nel primo anno è riuscito a ridurre la percentuale di secco avviato
in discarica al 52,5 per cento del totale dei rifiuti raccolti, il rimanente 47,5 per
cento è costituito invece da materiali che sono stati avviati al recupero o riciclaggio.
Il fiore all'occhiello del riciclaggio roncadese è l'alluminio, con un quantitativo
annuale di un chilo e 620 grammi per abitanti. Un risultato che vale il primo posto, per
questo materiale, fra i comuni del Nord Italia. Il 10 luglio, a Roma, i rappresentanti del
comune di Roncade riceveranno il premio assegnato da Legambiente, Ministero dell'Ambiente
e Consorzio Imballaggi Alluminio. Per conoscere i risultati raggiunti da Mogliano e
Preganziol bisognerà attendere il giorno della premiazione, ma gli organizzatori di
«Comuni ricicloni 2001» si lasciano sfuggire che la posizione in classifica dei due
comuni del Terraglio è di tutto rispetto. Del resto Preganziol, ma questi sono dati
comunali, nel 2001 ha riciclato il 68 per cento dei rifiuti.
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| Il Gazzettino di
Treviso - 15 luglio 2001 Capannone in fiamme ma ci pensano i pompieri
Roncade
I vigili del fuoco di
Treviso sono dovuti intervenire, verso le 15 di ieri, in un capannone della
"Archiutti-line", azienda che produce arredamenti in metallo e si trova in via
Galli a Biancade.
Un incendio si era infatti
sviluppato nel piccolo deposito adiacente l'azienda, all'interno del quale è ospitato
anche un silo.
Le fiamme si sono
sviluppate improvvisamente trovando subito terreno fertile nel cartone e nel polistirolo
stoccato all'interno della struttura.
Il principio d'incendio è
stato comunque ben presto sedato grazie all'arrivo dell'autopompa e al lavoro dei vigili
che hanno scongiurato danni ulteriori.
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| Il Gazzettino di
Treviso - 17 luglio 2001 MALTEMPO Raffica di vento, scuola scoperchiata
Roncade
Tanto spavento ma fortunatamente danni di
lieve entità all'Asilo Infantile Vittoria di via Riccardo Selvatico a Roncade.
Il violento fortunale di ieri sera,
caratterizzato da forti raffiche di vento e da scrosci di pioggia durati circa un quarto
d'ora, ha sollevato e fatto crollare al suolo una buona parte del rivestimento di
polistirolo e materiale isolante del tetto. Accorsi immediatamente, i Vigili del Fuoco e
la Protezione Civile hanno riscontrato danni per una decina di milioni.
Tutte illese le suore: alle 20 erano
chiuse tutte le porte e le finestre che hanno retto bene alle poderose sferzate
orizzontali dell'acqua e del vento. Nel resto del comune non sono state segnalate altre
emergenze.
Per il resto i Vigili del fuoco della
provincia sono stati impegnati per numerosi interventi nella bassa trevigiana e
nell'opitergino mottense.
Nella zona fra Ponte di Piave e Motta di
Livenza molte sono state le chiamate da parte di cittadini per segnalare diversi alberi
caduti al suolo e rami spezzati.
Nella serata di ieri i centralini delle
caserme dei vigili del fuoco sono stati intasati per diverso tempo. Fortunatamente, non si
sono però registrati danni alle cose o alle persone, così come, nonostante il violento
temporale che ha investito buona parte della provincia, non si sono verificati incidenti
né problemi alla circolazione.
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La Tribuna di
Treviso - 17 luglio 2001RONCADE. Dopo la Lega anche l'Ulivo contro
il fenomeno delle nozze combinate per la cittadinanza
Sindaco fa saltare due
matrimoni-truffa
Sartor: così ho denunciato le finte love-story con
le immigrate
di Giorgio Sbrissa
TREVISO. Mentre dilaga il fenomeno dei matrimoni combinati fra giovani donne
extracomunitarie e anziani, tossicodipendenti e spesso omosessuali italiani, in cambio di
qualche milione di lire, dopo la Lega anche un amministratore pubblico dell'Ulivo comincia
a battersi contro chi ottiene in questo modo la cittadinanza italiana. Come Ivano Sartor,
sindaco di Roncade, che è riuscito a evitare un paio di nozze-truffa. «Mi sono rivolto
alle famiglie degli "sposi" - spiega - che in un caso hanno fatto desistere il
loro congiunto. Nel secondo ho interessato il questore e credo che il matrimonio non si
farà. Ma alle spalle c'è un'organizzazione criminale preparatissima».
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Fermare il fenomeno, sempre più esteso dei
matrimoni fittizi, autentiche truffe, per ottenere una regolare cittadinanza italiana e
quindi perpetuo permesso di soggiorno e mettere per sempre al riparo dall'espulsione
persone che delinquono o sono ridotte in schiavitù è possibile. Se il Comune di Treviso,
denuncia il dilagare di episodi in cui tossicodipendenti e anziani si prestano e vengono
pagati per sposarsi e dimenticare, il sindaco di Roncade, Ivano Sartor, è già riuscito a
impedirne un paio.
«Questi matrimoni non s'hanno da fare», pensa, parafrasando un Don Rodrigo di altra
fatta il sindaco di Roncade. «Abbiamo avuto lo scorso anno tre matrimoni di questo tipo -
racconta - Le persone qui le conosciamo una a una. In tutti i casi si trattava di giovani
"marginali"».
Quindi ha pensato di intervenire, come?
«Ho letto i giornali. La piaga si estende, per questo dico, grazie all'esperienza, che
qualcosa si può fare. Prima di tutto intervenendo sulle famiglie, con grande delicatezza
e molta prudenza. A volte l'intervento delle famiglie funziona. In un caso sono riuscito a
bloccare il matrimonio proprio così. Poi, tenendo il collegamento con le forze
dell'ordine che hanno altri strumenti investigativi per risolvere a monte il problema».
Ma come avete capito che si trattava di un matrimonio combinato per far ottenere la
cittadinanza a chi poi sarebbe finita a fare l'entraîneuse o peggio a battere il
marciapiede?
«Innanzitutto dal fatto che queste persone non si presentano qui a fare le pratiche da
sole, ma con gente da fuori, con tutti i documenti già pronti e in regola. Per fortuna ci
sono i tempi di pubblicazione che ci consentono un intervento. Occorre una ventina di
giorni. L'importante è tenere il collegamento con le forze dell'ordine. Mi sono rivolto
ai carabinieri e nell'ultimo caso al questore, perché quello che mi si chiedeva faceva
ribollire il sangue».
Di chi si trattava?
«Di una persona di media età al limite dell'incapacità di intendere e di volere, ma non
interdetta ufficialmente».
Come ha saputo quello che si preparava?
«Gli uffici sono le prime antenne, mi avvertono personalmente se qualcosa non va. Nei
piccoli comuni è più facile, ma l'ufficiale di stato civile ha in genere abbastanza
esperienza per capire se qualcosa non quadra».
Ma lei mica può rifiutarsi di sposare due persone che lo chiedono.
«Infatti. Ma si possono trovare molti sistemi per fermare simili unioni. In un caso ho
preteso la presenza di un 'interprete che ho fatto giurare, così ho guadagnato tempo. Ho
cercato di individuare negli interstizi della legge ogni possibile ostacolo, ma poi mi
sono anche rivolto al questore in persona e questa azione verso le forze dell'ordine forse
ha contribuito a bloccare una di queste organizzazioni. Venivano da Udine e un paio di
settimane fa è stata sgominata proprio a Udine una banda che combinava questi
matrimoni».
Da dove provenivano le «spose»?
«Le due donne erano entrambe colombiane».
Ma qualche basista locale ci sarà per individuare i casi di scapoli «marginali».
«Probabilmente hanno qualcuno che li informa, si tratta di organizzazioni criminali e
come tali vanno trattate. Non sono però riuscito a scoprire com'era avvenuto il contatto,
neanche nel primo caso. Non ho avuto io i contatti diretti con la famiglia di quel
giovane. Spesso si arriva più lontano cercando qualcuno di cui la famiglia ha fiducia,
magari non una figura istituzionale, e ha funzionato. Comunque anche per i tre episodi
dello scorso anno ho informato le famiglie di quanto stava avvenendo, per il loro stesso
interesse. Quando "gli sposi" escono dal municipio l'affare è concluso,
senza rendersi conto che poi avranno varie conseguenze civilistiche: sciogliere un
matrimonio non è così facile. Tengo a far sapere che tutto ciò non avviene impunemente,
non lasceremo correre, almeno un 'azione di investigazione la promuoveremo. Il matrimono
è una cosa seria che produce diritti e doveri, come prevede il codice civile, non è che
si possa prendere e oltraggiare un istituto giuridico serio com'è il matrimonio in cui
credono milioni e milioni di persone».
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| Il Gazzettino di
Treviso - 18 luglio 2001 Venti milioni i danni per l'asilo
Roncade
Si aggira attorno ai venti milioni di lire
il danno subito dalla scuola materna "Vittoria" di Roncade , danneggiato durante
il violento nubifragio che si è abbattuto nella zona lunedì sera e durato un quarto
d'ora.
In particolare le raffiche di vento, che
somigliavano ad una piccola tromba d'aria, hanno sollevato il lucernario posto sopra il
porticato d'ingresso del lato est dell'edificio. Il vetro è rimasto intatto ma la guaina
bituminosa impermeabilizzante del tetto ed il poliuretano che fungeva da isolante, sono
stati letteralmente divelti e volati via, terminando nel sottostante giardino.
I volontari della Protezione Civile,
intervenuti subito dopo il fortunale assieme ai Vigili del fuoco, sono tornati ieri
mattina in via Riccardo Selvatico, dove ha sede la scuola materna, ma hanno lasciato i
detriti sul posto per consentire agli esperti l'esatta valutazione del danno. In un primo
momento l'entità del rottura era stata stimata in una decina di milioni.Dopo il
sopralluogo del perito dell'assicurazione si passerà urgentemente alla risistemazione
della falda di copertura che presenta crepe con alto rischio di nuove infiltrazioni
d'acqua, dovesse, prima della riparazione, verificarsi un altro acquazzone.
La ditta che ha realizzato il lavoro nel
1993 si è già detta disponibile anche per l'inizio della prossima settimana.Il problema
sarà quello di trovare il materiale adatto, ormai difficilmente reperibile nel formato,
che si dovrà adattare all'altra ala del tetto, rimasta fortunatamente intatta.Illese le
suore che comunque hanno preso davvero un gran spavento. Non ci sono comunque problemi per
la ripresa dell'attività dell'asilo infantile.
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| Il Gazzettino di
Treviso - 21 luglio 2001 RONCADE
Elettrosmog, la Regione
conferma il rischio per le scuole elementari
Roncade
È arrivata a
destinazionela petizione inviata nei primi giorni di giugno dai cittadini roncadesi alla
Regione, allarmati per il rischio elettrosmog a cui sono sottoposti i bambini che
frequentano le elementari "Andrea Musalo" di Biancade . La scuola si trova sotto
un elettrodotto Enel a terna singola che produce inquinamento elettromagnetico,nettamente
al di sopra dei limiti consentiti, è stata oggetto nel frattempo di molte iniziative
precauzionali e di risanamento. Iniziative che daranno frutti solo nel medio-lungo
periodo, come la delibera comunale per la bonifica dell'area, e che richiederanno
probabilmente sforzi economici anche da parte dei cittadini. I dirigenti regionali
Giancarla Niero e Giovanni Vincenzi hanno ricordato che il censimento Arpav dei siti a
rischio dedicati all'infanzia è stato trasmesso lo scorso aprile ai sindaci, alle Ulss e
ai Presidenti di Provincia delle zone interessate. Al di là della presa d'atto, Niero e
Vincenzi hanno invitato anche gli enti preposti ad attuare tutti i provvedimenti
amministrativi restrittivi con carattere di urgenza, facendo esplicito riferimento a
«possibili parziali interdizioni ai siti particolarmente esposti, adozione di
cartellonistica ad hoc, richiesta di limitazione al trasporto di energia elettrica nelle
linee interessate». Proprio in merito alla riduzione dell'intensità di corrente nella
tratta che interessa la scuola è in atto l'azione giudiziaria che il Comune ha intrapreso
nei confronti della Terna, la società gestore dell'elettrodotto. «Entro il 31 luglio
dovrà produrre le documentazioni necessarie - ricorda Ivano Sartor, sindaco di Roncade -
ma nel frattempo stiamo cercando un accordo soddisfacente. Anche mercoledì si è tenuto
un incontro a Padova, a giorni ce ne sarà un altro».«Il riscontro della Regione è
un'ulteriore conferma che i nostri timori sono fondati - sostiene Elisabetta Mazzon,
rappresentante dei genitori biancadesi - e che Roncade non si deve adagiare sugli allori
delle buone iniziative già intraprese».
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La Tribuna di
Treviso - 26 luglio 2001LA PROPOSTA DI MEOLO
«Anche Roncade e
Monastier nella Città del Piave»
Giovanni Monforte
RONCADE. Il Comune di Meolo (Venezia) avanza formalmente alla Regione la richiesta di
entrare a far parte del piano d'area della Città del Piave e ne auspica un'ulteriore
espansione fino a comprendere i comuni di Monastier e Roncade. E' questo il contenuto di
un documento approvato dal Consiglio comunale di Meolo che chiede, non solo di prendere in
considerazione le istanze avanzate dal Comune circa una sua annessione al piano d'area, ma
giudica condizione indispensabile anche l'inserimento dei due comuni della bassa
trevigiana. «Meolo ha da sempre un rapporto proficuo ed aperto con i comuni del
sandonatese - ha ricordato il sindaco di Meolo Francesco Carrer - Tuttavia la nostra
comunità è legata al Trevigiano da forti radici storiche e culturali, rese oggi più
solide dall'impegno profuso per la realizzazione del casello autostradale e di una nuova
area industriale. Non dobbiamo dimenticare, poi, che il concetto di piano d'area nasce
proprio per sancire quei legami che, per esempio, la divisione in province rende
impossibili».
La proposta di Meolo resta, comunque, una novità assoluta, perché mai, da quando si è
cominciato a parlare di allargamento del piano, era stata ipotizzata l'annessione dei due
comuni trevigiani. «Il nostro ingresso nel piano d'area porterà un contributo di
diversificazione e di complementarietà con l'aspetto industriale che sembra voler
assumere la Città del Piave - ha spiegato Carrer - Garantiremo lo sviluppo
dell'agricoltura e la difesa del verde. Ma se Meolo entrasse da sola nella Città del
Piave, ne sarebbe solamente un'appendice; con Monastier e Roncade, invece, ne sarà un
arricchimento importante». La Città del Piave nascerebbe, almeno in un primo tempo, come
una sorta di coordinamento fra comuni che pianificherebbero insieme il loro sviluppo.
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La Tribuna di
Treviso - 29 luglio 2001Biancade. Inquinato mezzo chilometro di
canale, prima della confluenza con il Musestre
Strage di pesci
nel Ciconda
Specie pregiate uccise da una sostanza chimica
RONCADE. E' stato quasi certamente uno sversamento di sostanze chimiche a provocare la
moria di pesci scoperta ieri mattina a Biancade, lungo il tratto del canale Ciconda,
chiamato Seconda dagli abitanti della zona, che scorre nei pressi di via Galli. Il
fenomeno ha interessato un tratto del corso d'acqua di circa mezzo chilometro, prima della
confluenza con il Musestre. L'allarme è scattato ieri verso mezzogiorno, ma
l'inquinamento delle acque risale al tardo pomeriggio di venerdì.
«Venerdì sera - racconta Luciano Bresolin, che abita in zona - i pesci sembravano
impazziti, uscivano dall'acqua, roteavano su se stessi, si lanciavano contro la riva». I
pesci morti sono centinaia: lucci, scardole, tinche, pesci gatto, lamprede, carpe
pregiate, in parte finiti nel Musestre e successivamente nel Sile, lo stesso percorso
seguito dalla sostanza inquinante. L'allarme è stato lanciato da due rappresentanti della
Fips, un carabiniere e il titolare di «Linea Sport» (ingrosso di articoli per la pesca
di Biancade), che hanno avvertito i carabinieri del Radiomobile di Treviso, intervenuti
insieme alla polizia provinciale ed ai tecnici dell'Arpav, che hanno esaminato i pesci e
prelevato campioni d'acqua. Però, visto il tempo trascorso fra lo sversamento ed il
prelievo, sono poche le speranze di riuscire a individuare la fonte dell'inquinamento. Le
circostanze sembrano escludere che i pesci siano morti per mancanza d'ossigeno. Infatti,
in assenza di questo, la fauna ittica va monte e non a valle, come a Biancade. Inoltre,
l'acqua scorreva libera assicurando il ricambio; e poi sono morti anche i pesci gatto,
abituati a vivere nel fango, con pochissima acqua. A monte di uno scarico, proveniente da
una piccola zona industriale il pesce era ben vivo. Inoltre è stata rinvenuta anche
un'oca morta. Ai controlli ha assistito anche il consigliere comunale Boris Mascia, il
quale ha osservato che ieri in via Galli non si sono visti né il sindaco, né assessori o
la protezione civile, la polizia municipale è arrivata alla fine. Il consiglire di «Lega
Nord Roncade domani» ha già annunciato un'interrogazione.
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| Il Gazzettino di Treviso - 29
luglio 2001 RONCADE
Moria di pesci nel
canale Ciconda
Da ieri mattina centinaia
di pesci morti galleggiano per 3/400 metri nel canale Ciconda di Biancade di Roncade, nel
tratto che da via Galli comincia a lambire via Montiron, probabilmente avvelenati da
liquami o sostanze chimiche. La moria è stata constatata da carabinieri, vigili urbani e
protezione civile di Roncade. Sono arrivati per i prelievi e le indagini ambientali anche
due tecnici dell'Arpav, che hanno subito escluso tra le cause della morte dei pesci la
mancanza di ossigeno. Già l'altra sera Luciano Bresolin, che abita poco distante, aveva
notato che lucci, carpe e tinche sembravano come impazziti: giravano su se stessi e si
gettavano contro le sponde. Va ricordato che un episodio analogo si era verificato, nello
stesso canale, circa due mesi fa.
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| La Tribuna di
Treviso - 31 luglio 2001 Biancade, dopo la moria di pesci nessuno ripulisce il corso d'acqua
A 48 ore dal fatto
canale Ciconda ancora sporco Abitanti sconcertati
Giorgio Marcoleoni
RONCADE. Ieri mattina lungo gli argini del canale Ciconda, a Biancade di Roncade c'era
ancora una parte dei pesci morti nella notte fra venerdì e sabato, molto probabilmente a
causa dello sversamento di una sostanza chimica. Ad oltre 48 ore dal fatto non era stato
chiarito a quale ente spettasse il recupero dei pesci morti, che nel frattempo avevano
iniziato a putrefarsi. Un altro interrogativo riguarda la possibilità di usare l'acqua
inquinata del Ciconda per irrigare orti e giardini.
Ieri l'acqua del Ciconda scorreva molto più velocemente rispetto a sabato e quindi la
corrente ha ripulito il canale, spingendo i pesci morti, che galleggiavano in superficie,
verso il Musestre ed il Sile. Così il pesce non recuperato, che con molta probabilità è
morto perché intossicato da sostanze chimiche è diventato o sta per diventare cibo
avvelenato per altri pesci e uccelli, primi fra tutti i gabbiani. Con buona pace di chi si
preoccupa della tutela dell'ambiente.
Il sindaco e gli assessori comunali di Roncade hanno appreso l'accaduto soltanto domenica,
leggendo i giornali e ieri rispondevano di non avere nessuna ulteriore notizia. Gli
amministratori hanno affrontato la vicenda come una questione soltanto burocratica, la cui
soluzione è stata delegata agli uffici.
Nella tarda mattinata di ieri, su disposizione dell'assessore all'ambiente Eriberto
Calgaro, la polizia municipale e l'ufficio ambiente del Comune hanno effettuato un
sopralluogo, durante il quale hanno preso atto che il pesce morto non era ancora stato
rimosso. Alla vicenda si sono interessati anche i carabinieri della stazione di Roncade.
Dato il tempo trascorso tra lo sversamento e l'allarme le speranze di individuare i
responsabili della morìa di pesci sono poche e rischiano di diventare nulle con il
passare delle ore, anche perché non si ha notizia di indagini più approfondite, come ad
esempio prelievi a ritroso lungo l'intero percorso del Ciconda e delle ramificazioni, sino
a risalire al luogo in cui è avvenuto lo sversamento. Tutti sembrano voler attendere il
completamento delle analisi dell'Arpav, che dovrebbero rivelare la sostanza inquinante.
Gli abitanti della zona attendono i risultati delle analisi anche per capire quale sia
l'effettiva pericolosità dell'inquinamento, dato che l'acqua del Ciconda viene usata
abitualmente anche per irrigare orti e giardini. L'altra speranza è che qualcuno provveda
almeno a far raccogliere i pesci morti, altrimenti con il caldo di questi giorni l'aria
diventerà irrespirabile.
L'opinione dei cittadini che hanno assistito ai fatti è che le istituzioni non dispongano
dei mezzi e delle leggi necessarie per fronteggiare questi episodi e che in qualche ente
vi sia la tendenza a sottovalutare la gravità di certi episodi, salvo poi essere
intransigenti per fatti meno gravi.
«A noi creano un sacco di problemi se peschiamo una trota un centimetro sottomisura -
commentava sabato con amarezza il pescatore sportivo Lucio Riccio - e c'è gente che
ammazza il pesce di un intero corso d'acqua, crea danni ambientali enormi e rimane
impunito».
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