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Archivio - Giugno 2003

La Tribuna di Treviso,  5 giugno 2003

Roncade. Muro contro muro con Venezia. Il primo cittadino: «Questa non è tutela del patrimonio ma estremismo»
Ca' Tron resta tutta sotto vincolo
Il sovrintendente Monti risponde picche al sindaco Sartor

Samantha Cipolla

RONCADE. «Il caso di Ca' Tron è l'unico in Italia: un intero paese sottovincolo». Il sindaco di Roncade non riesce a digerire i vincoli imposti dalla Sovrintendenza nella zona di Ca' Tron, «perché non giustamente motivati nella loro rigidità». Sono molti i dubbi del primo cittadino roncadese: «Vorrei sapere il senso di vincoli così pesanti non già su un territorio individuato puntualmente, bensì su un'intera frazione assoggettando 140 famiglie. Vorrei che si chiarisse come mai è stata presa un'iniziativa simile ora che, su Ca' Tron, sono stati avviati progetti di valorizzazione».
«Valorizzazione - continua Sartor - del patrimonio archeologico, ambientale e sociale nel pieno rispetto delle caratteristiche storiche e paesaggistiche della zona. E' un vincolo calato dall'alto, senza un minimo di preavviso e di confronto con chi amministra il territorio. La Sovrintendenza interviene ora, mentre in passato non si era fatto nulla per bloccare il progetto di una gigantesca discarica per rifiuti speciali proprio in prossimità del Sile. Sin dal 1993 l'amministrazione comunale ha già ampiamente tutelato le specificità territoriali di Ca' Tron con precise scelte del suo Prg. Sulla porzione di Ca' Tron, di proprietà della Fondazione Cassamarca, si è posto un vincolo indiretto. A Bagaggiolo, sul territorio in gran parte posseduto da una serie numerosa di cittadini e famiglie che vivono lì da secoli, c'è invece un vincolo pesantissimo, assoluto e irrazionale, posto su edifici recentissimi, che impedirà ampliamenti e ristrutturazioni. Mi auguro che l'estremismo vincolistico che sembra alla base di questa impostazione trovi un ripensamento».
Il sovrintendente Guglielmo Monti però non transige: «Il vincolo diretto che abbiamo imposto è giustificato da motivazioni storiche. Ca' Tron è una preziosa riserva di testimonianze storiche, nel senso che non ci sono singoli monumenti da tutelare ma l'intera area è da proteggere perché conserva la stratificazione degli insediamenti umani. La stessa disposizione ortogonale delle strade, la lottizzazione ottocentesca e novecentesca si basano su divisioni più antiche. Non è possibile fare passi indietro. La tenuta di Ca' Tron è così composita che è impossibile eludere dal vincolo solo una parte. Quello che è stato possibile fare l'abbiamo già fatto, evitando di mettere il vincolo nel nuovo centro residenziale e imponendo un vincolo indiretto nella zona che fiancheggia il fiume. Tuttavia non è vero che sarà impossibile ristrutturare le zone residenziali o creare nuovi progetti, solo dovranno essere approvati dalla Sovrintendenza. Non credo sia un grosso handicap. La zona più penalizzata è quella della Fondazione Cassamarca, interamente sottoposta al vincolo diretto».
  

Il Gazzettino di Treviso,  5 giugno 2003

«La Soprintendenza non può uccidere Ca' Tron»

Ritengo utile riprendere gli argomenti espressi in un suo intervento sulla stampa dall'architetto Guglielmo Monti della Soprintendenza del Veneto Orientale per illustrare le motivazioni che stanno alla base della decisione da lui assunta di porre sul territorio di Ca' Tron (frazione del Comune di Roncade) due vincoli storico-architettonici ed ambientali ai sensi del D. Lgs. 490/99 (art. 2 e art. 49). Lungi dal chiarire i veri motivi che sono alla base dell'iniziativa della Soprintendenza, gli argomenti dell'architetto Monti eludono sostanzialmente i quesiti che la popolazione di Ca' Tron si pone e che l'Amministrazione Comunale, assieme ad essa, vuole conoscere.Infatti, l'illustrazione della realtà storica, ambientale e paesaggistica di Ca' Tron contenuta nel provvedimento firmato dall'arch. Monti non rappresenta di per sé né una mirabile scoperta, né una realtà nuova rispetto alle condizioni esistenti nella Tenuta anche nei decenni scorsi. Si tratta di elementi ben noti a chicchessia conosca Ca' Tron e sono argomenti che per quel territorio potevano essere validi anche dieci, venti, cento anni fa. Il vero quesito al quale la Soprintendenza deve rispondere (e che finora resta inevaso) consiste nel chiarire come mai si è presa l'iniziativa vincolistica proprio ora che sull'area di Ca' Tron sono stati in parte già avviati ed in parte impostati dei progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico, ambientale e sociale, nel pieno rispetto delle caratteristiche storiche e paesaggistiche della zona. Ci chiediamo: perché si interviene con un vincolo calato dall'alto, senza un minimo di preavviso, di confronto, di discussione con chi amministra il territorio?Perché si interviene ora e invece non si è mosso dito quando sulla stessa zona era stata autorizzata una gigantesca discarica per rifiuti speciali, che avrebbe compromesso l'ambiente e lo stesso paesaggio, creando una specie di "Montello" alto sei metri sul piano di campagna, proprio in prossimità del Sile? La popolazione del posto e il Comune uniti hanno battagliato e ottenuto il blocco del progetto per via legale (fino al Consiglio di Stato), mentre la Soprintendenza stava quieta quieta e nulla ha fatto allora per difendere il territorio di Ca' Tron. Ed inoltre: che senso ha porre dei vincoli così pesanti non già su un territorio individuato puntualmente, bensì su un'intera frazione, assoggettando ad esso ben 140 famiglie? Sembra si tratti di un caso unico in Italia: un intero paese sotto vincolo! Ribadisco inoltre che non c'era per nulla bisogno dell'intervento (tardivo) della Soprintendenza per tutelare questo paesaggio, conservatosi in buona parte incontaminato e con tutte le sue qualità originarie, visto che sin dal 1993 l'Amministrazione Comunale ha già ampiamente tutelato le specificità territoriali di Ca' Tron con precise scelte del suo Piano Regolatore Generale: infatti, tutta l'estensione dell'Azienda è classificata come E1, cioè la zona dove vigono criteri restrittivi in materia edilizia; l'assetto insediativo di Ca' Tron è stato tutelato anche mediante un Piano Urbanistico Attuativo prevedendo la più scrupolosa conservazione degli edifici esistenti lungo via Nuova. E, ciò non bastasse, ad ulteriore riprova che il latifondo di Ca' Tron è bene tutelato, la zona più prossima al Sile rientra nel Parco del Sile, dove la salvaguardia è totale.

Che senso ha allora, ci si chiede, un ulteriore vincolo da parte dello Stato? E perché, a fronte ad un vincolo "diretto" gravante sostanzialmente sulla porzione di Ca' Tron di proprietà della Fondazione Cassamarca, si è posto invece un vincolo "indiretto" a sud della stessa proprietà, su un territorio in gran parte posseduto da una serie numerosa di cittadini e famiglie che vivono qui da secoli, raggruppate nella località Bagaggiolo? Si tratta di un vincolo "pesantissimo", assoluto e irrazionale, posto su edifici recentissimi (anni Settanta-Novanta), che impedirà loro non solo di utilizzare le modeste possibilità di ampliamento consentite dal PRG e dalle norme regionali, ma persino ogni ristrutturazione, vietando di fatto anche le migliorie architettoniche e compositive dei volumi esistenti. Mi auguro che l'estremismo vincolistico che sembra alla base di questa impostazione trovi ora un ripensamento. Tra i suoi obbiettivi di fondo il Piano Regolatore Generale di Roncade si è posto anche quello di salvaguardare l'esistenza delle piccole frazioni. Ca' Tron, che fino agli anni Cinquanta aveva 1700 abitanti ora ne conta 450 circa. Salvaguardare l'identità di una frazione, anche consentendo un suo modesto recupero demografico, da perseguire mediante una pianificazione urbanistica ben calibrata, confinata in una zona specifica e idonea, è un obbiettivo tutt'altro che spregevole, che dovrebbe essere positivamente valutato anche da chi, come la Soprintendenza, ha il compito della tutela ambientale (l'architetto Monti dovrebbe porsi il quesito di quale Ca' Tron tutelare: quella desertificata per emigrazione degli ultimi decenni o quella antropologicamente qualificata, come è stata per i secoli passati?).

A questo destino di imbalsamazione di un territorio e di sostanziale ostilità verso chi vi abita la mia Amministrazione si opporrà nelle sedi competenti.

Ivano Sartor

sindaco di Roncade

  

La Tribuna di Treviso,  7 giugno 2003

L'azione rivendicata con una telefonata ai giornali da «ribelli geneticamente non modificati». L'istituto bancario ha sporto denuncia
Bancomat sabotati, attacco a De Poli
Bloccati col silicone decine di sportelli del gruppo Unicredit-Cassamarca

Francesco Mimmo

TREVISO. «Siamo i ribelli geneticamente non modificati, abbiamo fatto un'azione contro i bancomat della Cassamarca per contrastare chi specula sulla salute e chi partecipa al Bionova». Con una telefonata a il Mattinon di Padova ieri un gruppo di no global ha rivendicato il danneggiamento di 24 sportelli bancomat della Cassamarca in provincia di Treviso, Venezia, Padova e Vicenza. Nella notte tra giovedì e venerdì ignoti hanno bloccato le fessure per le carte con silicone e colla. In alcuni casi hanno messo fuori uso il bancomat incastrando carte telefoniche. Su alcuni degli sportelli sono stati ritrovati fogli in formato A4 con scritte del tipo «Boikott Cassamarca» e «No Ogm». I ribelli contestano alla Cassamarca la partecipazione, attraverso la Fondazione, a ricerche sugli Ogm e hanno scelto per la protesta la giornata di chiusura di Bionova, rassegna di biotecnologia di Padova. Unicredit, che ha rilevato Cassamarca, ha fatto denuncia.
Dei ventiquattro bancomat, due sono in città, a Borgo Cavalli e in via Municipio (quest'ultimo ieri in serata era ancora fuori uso) e altri otto tra Mogliano, Carbonera, Zero Branco, Preganziol, Castelfranco e San Zenone. Altri quattro sono bancomat in provincia di Padova e uno in provincia di Vicenza. In provincia di Venezia sono finiti nel mirino degli ignoti manifestanti no global sportelli di Mestre, Tessera, Dese, Marghera, Quarto d'Altino, Spinea e Noventa. Nella rivendicazione, arrivata ieri mattina alle 8,55, la voce anonima ha rivendicato l'episodio come un'azione contro «chi specula contro la salute» come quanti «partecipano a Bionova a Padova». La rassegna sulle biotecnologie e la bioingegneria, terminata proprio ieri, in occasione dell'inaugurazione di mercoledì scorso (c'era anche il ministro Girolamo Sirchia) era finita nel mirino di una cinquantina di manifestanti dei centri sociali capeggiati da Luca Casarini, da Legambiente ed esponenti del mondo dell'ambientalismo, dell'agricoltura biologica e dei Cobas del latte.
Unicredit Banca, che ha rilevato la Cassamarca due anni fa, ha riparato gli sportelli (la maggior parte sono tornati in funzione ieri stesso) e ha presentato una denuncia contro ignoti. «Noi non c'entriamo niente e intendiamo farci risarcire - ha spiegato Mario Bassetto, direttore Unicredit per il Veneto orientale - non accettiamo di essere boicottati, di subire un notevole danno d'immagine e danni economici, come ritorsione per un evento che ci è estraneo». Fondazione Cassamarca «è cosa diversa dalle filiali che portano ancora il nome di Cassamarca - continua Bassetto - e del resto lo stesso presidente della fondazione Dino De Poli aveva precisato che il sostegno alla ricerca sugli Ogm è indirizzato al sostegno di tutto quello che di positivo per tutti la scienza può dare su questo terreno».
La Fondazione Cassamarca, peraltro, non ha nessun legame diretto con Bionova. I finanziamenti sono per il centro di Ca' Tron, un istituto di ricerca sulle biotecnologie. «Ma la Fondazione - aggiunge ancora Bassetto - sta finanziando un centro tecnico per verificare e capire che cosa accade dentro gli Ogm, fanno ricerca, non sono necessariamente a favore. E' palese, in ogni caso, che la banca non c'entra niente».
Ma evidentemente chi ha messo in atto la protesta non la pensa in questo modo e la Cassamarca è stata considerata un finanziatore delle biotecnologie. Proprio pochi mesi fa, Unicredit azionista di maggioranza della banca della Marca ha cambiato le insegne degli sportelli bancari invertendo le scritte: Unicredit in grande, Cassamarca in piccolo.
  

La Tribuna di Treviso,  7 giugno 2003

«Ca' Tron fa ricerca preziosa
chi va in piazza non pensa»

L'IRA DEL PRESIDENTE

m.s.

TREVISO. «Quelli che protestano contro gli Ogm non pensano gli basta andare in piazza con i volantini. Invece è necessario studiare, l'argomento è sconosciuto per questo fa paura. A Ca' Tron la ricerca è fatta in serra in assoluta sicurezza». Così Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca e promotore del nuovo laboratorio di ricerca genetica in costruzione a Ca' Tron, ha risposto all'ultima manifestazione dei verdi contro la sua iniziativa. Il piccolo centro nel territorio comunale di Roncade, abitato da poche centinaia di persone e immerso in una tenuta agricola di oltre mille ettari nel territorio comunale di Roncade, ospiterà infatti un laboratorio e una serra per la ricerca sull'utilizzo in agricoltura degli organismi geneticamente modificati. A Ca' Tron entro fine anno arriveranno ricercatori ed esperti dell'Icgeb, il centro internazionale di ingegneria genetica (con sede a Trieste e a Nuova Delhi) che opera di concerto con l'Onu. La tenuta è stata bersaglio del primo blitz di protesta il 7 dicembre scorso. Allora il centro era soltanto un cantiere. E' stato infatti ricavato ristrutturando una delle case abitate, fino a qualche decennio fa, dai contadini che lavoravano la terra di proprietà dell'ospedale civile (la Fondazione ha acquistato nel 1998). Tra i protagonisti dell'azione anche il referente dei centri sociali del Nordest Luca Casarini e il Verde Gianfranco Bettin. La contestazione è stata poi portata direttamente in centro città il 10 maggio scorso in occasione di un convegno di studi promosso sempre da Fondazione Cassamarca, dedicato all'agricoltura biologica e alla ricerca Ogm a Ca' dei Carraresi. Allora Dino De Poli affrontò personalmente i militanti. «La ricerca è necessaria per affrontare in modo consapevole la realtà - aveva detto - a Ca' Tron gli ogm saranno studiati in serra senza pericolo». La contrapposizione però continua, i Verdi e i No-global sono decisi a ostacolare qualsiasi forma di piantumazione che altera il patrimonio genetico delle piante con conseguenze imprevedibili e incontrollabili. Il nuovo centro di Ca' Tron costerà alla Fondazione 3,5 milioni di euro. Altri 4,5 milioni sono impegnati per la gestione. A Ca' Tron è poi stato già completato un campus utilizzando stalle e residenza dell'azienda agricola. Sono previste un allevamento di capre e altre sperimentazioni.
  

Il Gazzettino di Treviso,  7 giugno 2003

Blitz notturno in grande stile degli anti-Ogm «contro gli esperimenti di Fondazione Cassamarca»

Bancomat sabotati dagli ecoterroristi

Ventiquattro impianti di Unicredit sono stati danneggiati con colla istantanea

Treviso

(g.n.) Vera azione da commandos l'altra notte contro la Fondazione Cassamarca. L'hanno condotta, stando a quanto è stato lasciato scritto su alcuni cartelli, gruppi di ambientalisti integralisti nel tentativo di punire chi, secondo il loro giudizio, è impegnato nella diffusione di prodotti alimentari geneticamente modificati, i cosiddetti "Ogm ". Hanno scritto "Cassamarca" con la kappa al posto della c, come si faceva negli anni Settanta quando si voleva significare che il "nemico" era di destra. E, nel tentativo di danneggiare l'istituzione Fondazione Cassamarca, "colpevole" di far ricerca sui prodotti geneticamente modificati, hanno preso di mira i bancomat delle filiali di Unicredit sparse nel Veneto. In tutto 24 sportelli bancomat messi fuori uso con una sbrodolata di colla istantanea sulle tastiere nelle fessure per le tessere: il blitz, nella notte tra giovedì e venerdì ad opera di ignoti; ma davvero tanti dal momento che sono riusciti a rovinare ben 24 apparecchiature tra le province di Treviso, Venezia, Padova e Vicenza. Si è trattato senza dubbio di un'azione ben coordinata e gestita da un'organizzazione che dispone di molti adepti, tutti pronti ad agire in sincronia.

«Un'azione che non lasceremo assolutamente passare impunita - ha commentato ieri il direttore regionale di Unicredit, Mario Bassetto - e che comunque ha clamorosamente fallito l'obiettivo in quanto la Fondazione Cassamarca con Unicredit non c'entra e tra l'altro Fondazione ha ripetutamente proclamato le proprie intenzioni sui prodotti geneticamente modificati. Quello attuato da Fondazione Cassamarca a Ca' Tron è un progetto paradossalmente in linea proprio con gli autori del gesto: la ricerca scientifica che si sta svolgendo a Ca' Tron è infatti finalizzata proprio a comprendere i rischi dei prodotti omg. Comunque sia, tali sabotaggi vanno perseguiti. Ventiquattro postazioni, tutte ex filiali Cassamarca, ben dieci nella sola provincia di Treviso. Un fatto gravissimo che noi abbiamo immediatamente denunciato. Provvederemo anche a pretendere un risarcimento del danno all'immagine del nostro istituto e del disservizio arrecato. Siamo certi che attraverso le nostre telecamere sia possibile risalire agli autori che perseguiremo singolarmente».

Marcon, Treviso (nientemeno che in piazza San Vito), Quarto, Mogliano, Casale sul Sile, Castelfranco, San Zenone degli Ezzelini...sono solo alcune delle località in cui gli autori del gesto hanno colpito le filiali Unicredit.

Gianni Novara

  

La Tribuna di Treviso,  8 giugno 2003

«Città nel degrado? Non è vero»
Il sindaco Sartor replica alle proteste dei commercianti
«Basta contare i cantieri all'opera per migliorare il paese»
RONCADE «Via Roma è più bella»

s.c.

RONCADE. «Il centro di Roncade non è solo via Roma e tutti possono constatare i numerosi cantieri aperti per migliorare il nostro paese».
Alle accuse di alcuni negozianti di trascurare il centro storico, il sindaco Ivano Sartor risponde con un progetto di 350.000 euro per la riqualificazione di piazza Primo Maggio e con la convinzione di poter rendere Roncade una vera città. L'attenzione si concentra quindi su uno dei poli del paese: la piazza. Una commissione sta studiando un progetto per risolvere l'incrocio davanti al vecchio castello e per restaurare l'area occupata dai parcheggi. «Sono stati investiti 700 milioni di lire per trovare una soluzione e migliorare l'aspetto della piazza, eliminando le barriere architettoniche con una nuova pavimentazione - spiega Sartor - I lavori inizieranno tra breve e l'intervento sarà definitivo». I commercianti si lamentano per piccoli e grandi problemi, come l'illuminazione «funerea» e una cattiva manutenzione generale, senza dimenticare il problema delle insegne, tutte diverse. Il sindaco considera però questi problemi già risolti: «L'illuminazione di via Roma è molto recente ed è stata progettata secondo un design di altissimo profilo, diffuso nelle più belle città europee. Ci è costata parecchio, ma la luminosità si è raddoppiata. Il problema dell'illuminazione lo considero risolto. Per quanto concerne le insegne, pochi sanno dell'esistenza di un'apposita commissione edilizia che tutela, approva o boccia le insegne che stonano in via Roma. Il signor Lorenzon si è lamentato, ma aspettiamo che proprio lui tolga dalla sua proprietà una vecchia insegna a bandiera del cinema Aurora, chiuso da 20 anni. C'è poi il problema della manutenzione generale e di pavimentare con nuovo pavé. Ricordo che l'amministrazione ha ridotto l'Ici dal 5% al 4,3 %, la nostra politica è di non infierire sulle tasche dei cittadini e di non aumentare la pressione fiscale. Gli interventi, già pensati, vannos diluiti nel tempo secondo le risorse delle casse comunali. Insomma, sono aperti numerosi cantieri».
  

La Tribuna di Treviso,  8 giugno 2003

Biancade, un lotto in via Da Re
per la nuova sede del gruppo alpini


s.c.

RONCADE. Il gruppo Alpini di Biancade ha vinto la sua scommessa e ieri, in sala giunta, è stata firmata la concessione per la nuova sede in via Da Re. L'amministrazione comunale ha concesso in diritto di superficie un lotto edificabile di 509.06 metri quadrati, nel nuovo piano integrato di Bancade, vicino a via Rossi. L'accordo è valido per 25 anni rinnovabili, i costi sono tutti a carico del Gruppo Alpini, che dovrà terminare i lavori entro tre anni e in cambio provvederà alla manutenzione dell'area verde. I tempi saranno sicuramente lunghi e gli alpini stanno cercando nuovi sponsor: «Apriremo il cantiere immediatamente - spiega il capogruppo Danilo Bello - La nuova sede verrà realizzata con la collaborazione dei nostri 80 soci, contando sulla manodopera degli alpini iscritti. I costi si ridurranno ai materiali e alle spese burocratiche. Non possiamo avere fretta, ma piuttosto stiamo cercando i fondi che ci mancano per finanziare il progetto. E' un intervento importante, utile a tutta la comunità». «La nuova sede degli alpini si inserisce in un progetto più ampio di riqualificazione di Biancade - spiega il sindaco Ivano Sartor - l'amministrazione comunale sta finanziando i lavori per la costruzione del ponte sul Musestre, che collegherà le due sponde di Biancade, l'impianto sportivo parrocchiale è ormai una realtà e si sta concretizzando anche il progetto di bonifica dell'elettrodotto. La sede degli Alpini sorgerà in mezzo al parco urbano che stiamo progettando, avrà una funzione sociale, con spazi utilizzabili per iniziative culturali. Sarà quindi una struttura a misura di alpino, ma anche di cittadino».
  

La Tribuna di Treviso,  8 giugno 2003

Biancade. Stava giocando con il telefonino sul davanzale della finestra quando è precipitato finendo sul prato
Cade dal terzo piano e si salva
Studente di tredici anni se la cava con una gamba rotta
Il padre: «Ero sul terrazzo quando ho sentito le urla mio figlio era precipitato»

f.m. e m.s.

BIANCADE. Salvo dopo un volo di dieci metri. Ha riportato soltanto una frattura al femore e qualche contusione il ragazzino di 13 anni, S.B.S., originario della Repubblica Centroafricana, che ieri sera, poco prima delle 20 è precipitato dalla finestra della sua camera al terzo piano del condominio di via Boito 24, in centro a Biancade. Era seduto sul davanzale, quando ha perso l'equilibrio.
Tutto è successo improvvisamente. Sembra che il ragazzino che frequenta la terza media a Biancade si fosse ritirato in camera a giocare con il telefonino. All'improvviso le urla e il volo dalla finestra. I famigliari e i vicini sono accorsi quando S.B.S. era già precipato finendo sul prato verde che c'è intorno al condomio. I genitori, il fratello maggiore di 15 anni e la sorellina più piccola che si trovavano a quell'ora nell'appartamento ma in altre stanze non hanno visto nulla. Hanno potuto solo precipitarsi giù nel cortile con il cuore in gola temendo il peggio. Ma S.B.S. non aveva nemmeno perso coscenza e anzi, preoccupato del contrattempo, ha chiesto di poter andare lo stesso in serata alla partita di calcio con gli amici. «Non ho visto niente - dice ancora incredulo il padre Aliu B.S. nell'atrio del pronto soccorso mentre attende l'esito degli esami medici - mio figlio era in camera sua e stava giocherellando con il telefonino. Ha l'abitudine di sedersi sul davanzale, forse ha perso l'equilibrio, non so. Io mi trovavo in quel momento sul terrazzo con la piccola. Ho sentito le urla e sono accorso». Con lui nell'atrio del pronto soccorso del Ca' Foncello c'è anche la moglie, matrigna del ragazzino ferito e del fratello più grande e madre della bambina di pochi anni. «Io ero in cucina - racconta la madre - non so come abbia potuto cadere. Per fortuna non si è fatto quasi nulla, ho temuto il peggio, sono ancora molto agitata». Il ragazzino, giocatore appassionato della squadra locale, si è salvato davvero per miracolo. Gli stessi medici si sono meravigliati. Al pronto soccorso è stato sottoposto ad una radiografia completa per individuare eventuali fratture interne. Ma S.B.S., che non ha mai perso coscienza, se l'è cavata con una frattura al femore e un trauma cranico. I medici gli hanno dato una prognosi di 40 giorni. Per il padre e la madre, entrambi centroafricani operai in un'azienda della zona è stato possibile allora tirare un sospiro di sollievo. Il corpo di S.B.S. a terra dopo la cadutaha provocato un allarme generale. Sono accorsi in aiuto anche alcuni inquilini del condominio che ospita otto famiglie. Immediato l'intervento del Suem.
  

La Tribuna di Treviso,  8 giugno 2003

RONCADE
«Più attenzione per il centro»
I negozianti bocciano il sindaco


s.c.

RONCADE. L'interpellanza delle minoranze nella seduta consigliare della settimana scorsa ha avuto un onda d'urto profonda che ha risvegliato i negozianti del centro di Roncade. Tutti vedono un futuro piuttosto difficile con il nuovo centro commerciale sulla Treviso Mare e vorrebbero una maggior attenzione del sindaco Ivano Sartor nel curare via Roma. Tra i punti neri: un'illuminazione «funerea», un pavè disastrato, una scarsa cura per la pulizia di piazza Primo Maggio e troppe barriere architettoniche che ostacolano il passaggio dei disabili. Dino Lorenzon, dell'omonima oreficeria, vorrebbe un'illuminazione vera: «Il Sindaco vuole far diventare Roncade una città. E' un'aspirazione che condividiamo tutti, ma con questi parametri dove vogliamo andare? Sartor sta effettuando uno studio per la riqualificazione urbana e la ristrutturazione dell'incrocio di piazza primo Maggio, ma non ha pensato di includere nello studio le effettive richieste dei negozianti. Da anni chiediamo una illuminazione più forte ed è da anni che ci ritroviamo con luci da cimitero. Vogliono uniformare le insegne, siamo d'accordo ma ci chiediamo perché il Comune continui ad autorizzare qualsiasi modello». Qualcuno si lamenta per una possibile chiusura di piazza primo Maggio: «Nel consiglio della settimana scorsa Sartor ha affermato che la voce del bilancio di previsione 2003-2005 in cui erano stati stanziati 215.000 euro per la riqualificazione della piazza e la chiusura del transito automobilistico era stata un errore di un suo funzionario - dichiara Francesco Antonello del negozio di pelletterie - Probabilmente l'intervento verrà fatto da una futura amministrazione. Noi negozianti, penalizzati dai nuovi insediamenti commerciali, vorremmo che questo progetto venisse cancellato». Qualcuno si lamenta anche della manutenzione, ad esempio Nadia Torresan, del negozio di abbigliamento vicino a Piazza primo Maggio: «Non si taglia mai l'erba, ne in centro ne nelle strade periferiche. Se si vuole diventare città dovremmo prendere come esempio Conegliano e Preganziol». Il signor Mario Conforti, dell'Antichità Old Wood, si ricorda che durante l'invasione di topi di qualche mese fa ha dovuto provvedere con bocconi avvelenati e trappole. Il fioraio Claudio Pancaldi vorrebbe invece un pavè nuovo: «I tasselli saltano sempre, qualcuno rischia di inciampare e farsi male. Gli operatori del Comune li spostano da destra a sinistre e da sinistra a destra, ma non sarebbe possibile un intervento definitivo?».
  

Il Gazzettino di Treviso,  12 giugno 2003

Apparteneva ad una storica famiglia austro-ungarica, che aveva dato uomini eminenti nelle armi e nella diplomazia. Il Conte Francesco Gyulai di Maros Nemeth e Nadaska si è spento martedì, assistito dall'amata moglie Carla e dai cinque figli. Nato a Sokolovce, nell'attuale Slovacchia, il 29 gennaio 1919, risiedeva in Italia dal 1945, dopo aver combattuto nell'esercito slovacco (alleato di Italia e Germania) in Russia e Crimea. A Treviso la sua famiglia aveva dei possedimenti, in località Musestre: lì Gyulai aveva avviato un'importante azienda agricola, cominciando a ricostruirsi una vita diversa dopo aver perso le sue terre in patria ad opera dei russi. La sua famiglia, nel dopoguerra, aveva preso residenza in parte a Vienna ed in parte a Budapest. Era l'ultimo testimone, già deceduti tutti i fratelli, di un mondo e di un'epoca ormai dimenticati, immediatamente successivi al collasso ed alla disgregazione dell'impero asburgico. Il prozio, Francesco, nato nel 1798 e scomparso nel 1886, era feldmaresciallo e governatore di Trieste ed Istria, plenipotenziario dell'imperatore Franz Joseph per i negoziati politici preso lo zar durante la guerra di Crimea, ed era succeduto a Radetzky nel comando dell'armata austriaca in Italia. Il nonno, Samuele (1803-1886) era anch'egli feldmaresciallo e governatore delle Venezie; la famiglia è stata ricevuta nel Sovrano Ordine Militare di Malta. Proiettato nell'Italia del dopoguerra, così diversa dal mondo in cui era nato e cresciuto, Francesco Gyulai ne aveva fatta la sua patria d'elezione. Uomo dai mille interessi, di grande cultura e vivacità intellettuale, aveva saputo conciliare il suo ruolo di proprietario terriero con profonda umanità e acuta lungimiranza anche dal punto di vista sociale, rendendosi sempre disponibile ad aiutare chiunque glielo chiedesse e conservando fino all'ultimo fiducia ed altruismo. Le esquie si volgeranno oggi alle 10.30 nella parrocchiale di Musestre. Francesco Gyulai lascia la moglie Carla, i figli Stefano con Lorenza, Elisabetta con Valerio, Francesca con Rolando, Cristina con Paolo, Alberto con Alessandra, e i nipoti Costanza, Beatrice, Paola, Pietro, Valentina, Valeria, Carlo, Lorenzo, Francesco.

Serena Masetto

   

Il Gazzettino di Treviso,  13 giugno 2003

RONCADE Firmata la convenzione per l?area che ospiterà la nuova sede del gruppo delle Penne nere

Agli Alpini il Comune dona un terreno

Roncade

(a.v.)Con l'unico onere della manutenzione e della custodia del verde pubblico dell'area, il gruppo Alpini di Biancade sabato scorso ha ufficializzato ottenuto dal Comune di Roncade il terreno dove sorgerà la nuova sede associativa.

La firma della convenzione si è tenuta nella sede municipale del capoluogo alla presenza del sindaco Ivano Sartor e del presidente del gruppo Danilo Bello.

Il lotto interessato si affaccia su via Rossi, dietro le scuole elementari, è stato ceduto in concessione di diritto di superficie per 25 anni rinnovabili e, promettono gli Alpini, nella superficie di circa 509 metri quadrati sorgerà nel giro di tre anni un edificio i cui costi saranno ridotti considerevolmente grazie alla manodopera degli iscritti. Il progetto è già definito e di prossima presentazione. La nuova sede entrerà nel contesto del nuovo piano integrato voluto dall'Amministrazione che comprende alcuni edifici Ater, quello della Cooperativa e l'area di verde pubblico attrezzato che diventerà più grande di quella del parco urbano sull'Isola sul Musestre di Roncade , estendendosi tra Musestre e Musestrello, dal capitello dedicato a Sant'Antonio fino a via Rossi. Ne sarà facilitata inoltre la fruizione grazie alla sua posizione centrale e si inserirà nel progetto di rivalutazione del centro della frazione che comprende i lavori di ristrutturazione nei pressi di villa Morosini, con il rifacimento dei marciapiedi e la creazione di due rotatorie.

La posa della prima pietra della sede del gruppo Alpini è prevista per l'autunno.

 

La Tribuna di Treviso,  15 giugno 2003

Roncade. Il sindaco Sartor chiederà l'intervento del governo per bloccare la «mummificazione del territorio»
«Togliete i vincoli da Ca' Tron»
Consiglio comunale compatto contro la Soprintendenza

Samantha Cipolla

RONCADE. Continua la disputa sui vincoli di Ca' Tron: tutto il consiglio comunale si espone compatto contro i provvedimenti della Soprintendenza e il sindaco Sartor chiede anche l'aiuto del ministro Urbani. Dopo le diverse prese di posizioni drastiche dell'una e dell'altra parte, il sindaco Ivano Sartor ha convocato in seduta straordinaria il Consiglio per stilare un documento di protesta.
Tutti i gruppi della maggioranza e della minoranza di Roncade sono concordi nel contrastare la decisione della Soprintendenza, che ha posto una raffica di vincoli diretti sulla tenuta di Ca' Tron e indiretti nelle zone circostanti. Quella del Consiglio è un'unica voce per contrastare un'azione ritenuta esagerata che, secondo molti, ostacolerà la vivibilità della località.
Ma il soprintendente Guglielmo Monti ha dichiarato di non poter tornare sui propri passi.
Dal momento che tutti i compromessi possibili sono quindi già stati fatti, il consiglio comunale oggi si appella ad autorità maggiori: «Il Consiglio esprime la sua vibrata protesta contro i decreti di avvio del procedimento per i beni architettonici e per il paesaggio, emanati dalla Soprintendenza, sottoponendo l'intera località di Ca' Tron a tutela diretta e indiretta. Il Consiglio ritiene intollerabile il provvedimento nella sua forma, nei contenuti e nei termini, in quanto il territorio di Ca' Tron è già ampiamente tutelato dagli strumenti urbanistici e ambientali vigenti. Per tanto, a tutela dei cittadini residenti, l'assise dà mandato al sindaco di opporsi nelle sedi opportune, compresa quella giurisdizionale».
Il sindaco Sartor spedirà il documento a tutte le autorità e agli organi coinvolti: Provincia, Regione, ministeri e al ministro Urbani.
«Si tratta di un procedimento di mummificazione di Ca' Tron - dichiara il sindaco - Mi faccio portavoce di un'azione voluta da tutto il Consiglio e spero nell'intervento del ministro. Fino agli anni Cinquanta Ca' Tron aveva 1700 abitanti, ora ne conta 450. Dovremmo chiederci quale zona dobbiamo proteggere: quella abbandonata negli ultimi decenni o quella antropologicamente qualificata, come è stata per i secoli passati?»

  

Il Gazzettino di Treviso,  17 giugno 2003

Vigili, nuovo comando con l'aiuto di Quarto d'Altino

Roncade

In piazza I Maggio a Roncade è stata inaugurata la ristrutturata sede del comando di Polizia Municipale. Naturale soddisfazione da parte del sindaco Ivano Sartor e del comandante Fabrizio Milanello per i risultati ottenuti grazie all'unione degli sforzi tra i Comuni di Quarto D'Altino e la stessa Roncade.

«L'intenzione - dichiara Sartor - è quella di trasformare i servizi pubblici, con l'obiettivo di renderli prossimi al cittadino. Tutti gli abitanti devono arrivare ad avere la «percezione» della sicurezza, devono sentirsi protetti».

La sede rinnovata della Polizia Municipale ha visto aumentare la propria superficie di circa un terzo, passando da 150 metri circa ai 200 attuali e incorporando i locali destinati fino a poco tempo fa i veterinari dell'Usl 9. Nuovi gli arredi e diversi computer, nuovo l'impianto di climatizzazione. La nuovissima stazione mobile sarà invece un vero e proprio ufficio dislocato di volta in volta in tutte le frazioni. Parte dei 45.440 euro serviti per acquistarla sono stati finanziati da un contributo regionale. Ha una dotazione fissa di etilometro per la rilevazione immediata del tasso alcolemico, un computer, un fax e un telelaser.

Tutti i giorni, col nuovo organico arricchito di due agenti assunti a tempo determinato, la polizia municipale fornirà un servizio serale e notturno. Quello diurno verrà esteso ad ogni frazione fra pochi mesi, per approntare una sorta di poliziotto di quartiere, fisicamente attivo in periferia.

   

La Tribuna di Treviso,  21 giugno 2003

Un portavoce del movimento: «Non accetteremo che il Veneto e Ca' Tron diventino centri di sperimentazione»
«No global» pronti al blitz
Ogm a Ca' Tron, lunedì sera l'assemblea a Roncade

m.s.

La minaccia degli attivisti del Forum Veneto contro gli Ogm incombe sulla presentazione pubblica del Progetto sperimentale di ricerca Ogm a Ca' Tron, organizzata per lunedì alle 20.45 dall'amministrazione di Roncade.
«Porteremo le nostre argomentazioni - annuncia il predente regionale dei Verdi Paolo De Marchi - come già abbiamo fatto nel dicembre 2002».
Dopo il blitz con i disobbedienti capeggiati da Luca Casarini a Ca' Tron e l'incontro in assemblea con lo stesso Dino De Poli, presidente di Fondazione Cassamarca proprietaria della tenuta e finanziatrice del centro di ricerca in costruzione, ritornano dunque in scena pronti a boicottare un'assemblea che non esitano a definire di parte.
«Con scarsa pubblicizzazione - scrivono - l'amministrazione comunale organizza questo incontro. Viene da pensare che tenga questo "evento" solo perché costretta a salvare la forma, visto che si parlerà di un progetto già da tempo approvato e con i lavori di costruzione dei laboratori in corso. Curioso modo di concepire il confronto con la cittadinanza che, normalmente, si dovrebbe fare a "bocce ferme", prima di prendere decisioni. Alla giunta del sindaco Sartor, invece, sono bastate le parole di De Poli e le scarne documentazioni per convincersi ad approvare. Lunedì prossimo quindi i responsabili del progetto ci verranno a magnificare i sistemi di sicurezza, la positività della ricerca. Sentiremo le argomentazioni dai rappresentanti dell'Icgeb, il cui direttore ha rapporti stretti con le multinazionali agroalimentari ed è stato consulente per la Novartis».
Il popolo Ogm-Free si dà quindi appuntamento a Roncade per portare le contro-argomentazioni. Le stesse che sono state ribadite anche alcune settimane fa, nella manifestazione sotto Ca' dei Carraresi durante un convegno sull'agricoltura e le biotecnologie. «Non intendiamo accettare supinamente - concludono - che il Veneto e Roncade diventino terra di sperimentazione su Ogm e virus prodotti dalle stesse colture».

  

La Tribuna di Treviso,  23 giugno 2003

Si parla di Ogm a Ca' Tron: si teme il blitz «No global»
Appello del sindaco di Roncade
«Non boicottate l'assemblea»


s.c.

«E'un diritto della popolazione essere informata sugli scopi e sulle attività del progetto sperimentale di ricerca Ogm a Ca' Tron. Un'azione forte, che impedisca il regolare svolgimento dell'assemblea sarà un sopruso per tutti coloro che saranno presenti». Il sindaco Ivano Sartor replica alle minacce degli attivisti del Forum Veneto, che stanno organizzando un blitz a Ca' Tron, durante la riunione di stasera con i referenti dell'Icgeb di Trieste. Nelle sale del centro civico di Ca' Tron, il dottor Ritomballi e il professor Falaschi, dell'istituto di Trieste illustreranno quali siano gli scopi del nuovo centro di sperimentazione. La serata verrà mediata dal biologo Luciano De Bianchi ed è stata promossa dall'amministrazione comunale, con l'intento di creare un momento di confronto e di chiarimenti per i cittadini. «E' un atto dovuto ai residenti della zona - dichiara il sindaco Sartor - Che meritano la stessa informazione che noi abbiamo avuto precedentemente. Avevamo chiesto un incontro l'anno scorso, ma ci era stato negato perchè i rapporti tra comune, Fondazione e l'Iceb di Trieste non erano ancora formalizzati. Può sembrare un'iniziativa tardiva, ma è stata organizzata nel momento in cui è stata firmata la convenzione, un paio di mesi fa. Non è stato possibile pubblicizzare l'evento perchè i tempi sono stati estremamente stretti».
Ma sull'incontro di lunedì sera, spira aria di bufera. Ci saranno i Verdi e i movimenti No Global. «Conto nel buon senso della gente - conclude Sartor -. Ascoltare ed esprimere l'opinione è un indice di democrazia».

 

ANSA, 23 giugno 2003

BLITZ DISOBBEDIENTI CONTRO LABORATORIO OGM TREVIGIANO AZIONE PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DI JOSE' BOVE'

(ANSA) - VENEZIA, 23 GIU - Una trentina di disobbedienti del Nordest, guidati da Luca Casarini, ha compiuto stasera un blitz contro il laboratorio sulle biotecnologie di Ca' Tron, a Roncade (Treviso), tracciando scritte spray contro gli ogm e danneggiando parti del locale. Un'azione, ha spiegato Casarini, per chiedere la liberta' di Jose' Bove', il leader contadino diventato leader dei no-global francesi, arrestato ieri per una sentenza esecutiva a 10 mesi di carcere per distruzione di colture Ogm. Ma anche un blitz, ha aggiunto Casarini, per protestare contro l'avvio di progetti transgenici a Ca' Tron, sponsorizzati da Cassa Marca Treviso e affidati ad un istituto triestino, l' Icgeb, il cui direttore, Arturo Falaschi, era atteso stasera per incontrare pubblicamente la cittadinanza ed esporre gli obiettivi della ricerca. Un incontro finora sospeso per il fronteggiarsi, davanti all'edificio scelto per l'appuntamento, tra i disobbedienti e le forze dell'ordine, schierate in tenuta antisommossa. I disobbedienti chiedono di partecipare all' assemblea, ma la polizia impedisce loro l'ingresso.(ANSA). V10-SAV 23-GIU-03 21:36 NNNN ZCZC0220/BZR R CRO S0B S41 QBXV

BLITZ DISOBBEDIENTI CONTRO LABORATORIO OGM TREVIGIANO (2)

(ANSA) - TREVISO, 23 GIU - E' stato rinviato a data da destinarsi l'incontro nel quale Arturo Falaschi, direttore dell'istituto triestino Icgeb, avrebbe dovuto illustrare ai cittadini di Roncade i progetti del laboratorio sulle biotecnologie di Ca' Tron. Lo ha deciso il sindaco di Roncade, Ivano Sartor, ritenendo che la situazione creata dalla protesta dei Disobbedienti fosse troppo tesa per far svolgere l'incontro. I manifestanti hanno deciso quindi di togliere il presidio.(ANSA). V10-SAV/IMP 23-GIU-03 23:32 NNNN

  

Il Gazzettino di Treviso,  24 giugno 2003

RONCADE Momenti di tensione ieri sera a Ca? Tron quando una quarantina di manifestanti ha tentato di entrare nel Centro sociale

No Global scatenati, salta l'assemblea

Il vicequestore voleva ammettere solo otto persone. Danni per venti milioni alle serre e ai macchinari

Roncade

«Una cosa vergognosa: un'assemnblea pubblica con le forze dell'ordine che decidono chi far entrare e chi no è tipica dell'epoca fascista.»

Così Luca Casarini, uno degli esponenti del movimento No Global ha protestato ieri sera contro la decisione del vicequestore che ha blindato con gli uomini della Celere l'assemblea al centro sociale di Ca' Tron. Riunione che avrebbe dovuto risultare esplicativa sul Progetto Icgeb (Centro internazionale per le Biotecnologie e l'Ingegneria genetica) e Fondazione Cassamarca di controllo sugli Organismi geneticamente modificati, ma che di fatto è stata rimandata a data da destinarsi per il clima acceso che si è manifestato.

Una quarantina i disobbedienti - davanti ai poliziotti con scudo e manganello, ai carabinieri e alla polizia municipale di Roncade - reduci da un raid vandalico contro gli stabili e i macchinari delle ormai ultimate serre impermeabilizzate nelle quali si svolgeranno gli esperimenti. Per i danni si parla di una ventina di milioni di vecchie lire.

«Questa è la prima azione di disobbedienza nel Nordest per chiedere la liberazione di Bovè incarcerato in Francia - aggiunge Casarini - Perchè non c'è nulla da fare, quando le cose sono ingiuste bisogna disobbedire.» E mentre il vicequestore decideva che solo una delegazione di 8 persone poteva entrare, è stato risposto "O tutti o niente" da parte dei disobbedienti, con Sergio Zulian di M21 e Paolo De Marchi presidnte dei Verdi del Veneto.

Pochi minuti più tardi il sindaco di Roncade Ivano Sartor ha dichiarato: «Non ci sono le condizioni per poter continuare, nonostante io e i dirigenti dell'Icgeb fossimo d'accordo per far entrare tutti.» Tra i presenti, il responsabile del progetto studio Decio Ripandelli, il biologo Luciano De Bianchi e il direttore dell'Icgeb Arturo Falaschi che ha dichiarato: «La Commissione europea è la più restrittiva del mondo ma la situazione va comunque studiata con la massima attenzione.»

Aldina Vincenzi

   

La Tribuna di Treviso,  24 giugno 2003

I disobbedienti assaltano i laboratori Ogm
Danni agli impianti di Fondazione Cassamarca
A Ca' Tron salta l'assemblea sul transgenico

Samantha Cipolla

Doveva essere un'assemblea aperta a tutti, ma ieri sera nella sala del centro civico di Ca' Tron c'erano solo pochi residenti, la giunta e i relatori dell'Icgeb. Fuori, Luca Casarini e i suoi, 40 persone tornate da un'azione vandalica nei laboratori della Fondazione Cassamarca in via Stradazza. E' poco prima delle 20, quando il gruppo dei disobbedienti inizia la dimostrazione per chiedere la liberazione Josè Bovè, il no global francese arrestato ieri: danni ai laboratori, ai quadri elettrici e scritte sui muri.
Un sabotaggio per chiedere la liberazione del compagno francese e l'abolizione delle sperimentazioni genetiche alimentari.
Poi i disobbedienti si uniscono a quanti sono davanti alle porte del centro civico e chiedono di entrare. Impossibile: c'è la celere di Padova, quasi più numerosa dei manifestanti, pronta a caricare. I toni si accendono, ma si resta alle parole. Ieri alle 20.30 c'erano due ideologie a confronto.
Il sindaco di Roncade Ivano Sartor ha cercato la mediazione. Quelli di Casarini erano in 40, un unico striscione per dire «Non a Ca' Tron», tanti piccoli cartelli contro il «cibo-Frankestein», per la liberazione di Bovè e per fermare le multinazionali del transgenico. Con i loro slogan urlati i disobbedienti hanno impedito al professor Falaschi, direttore dell'Icgeb di Trieste, di iniziare la sua conferenza. Il vicequestore Giuseppe Corsi propone di far entrare solo una rappresentanza di otto persone, ma gli animi si scaldano ancora di più.
«E'un'assemblea aperta a tutti - spiega Casarini - Così si gestiscono le assemblee pubbliche? A colpi di manganelli? Non accettiamo compromessi, in nome della buona democrazia».
Sono ormai le 21, i presenti iniziano ad innervosirsi. Il sindaco Sartor propone di aprire le porte dell'assemblea anche ai disobbedienti, a patto che Casarini assicuri il regolare svolgimento del dibattito. Sarebbero stati disposti anche ad abbandonare i cartelloni, ma il vicequestore preferisce non fidarsi e tiene fuori i dimostranti.
entrano solo in pochi, forse per spiegare l'accaduto ai residenti di Ca' Tron, entrati in sala alle 20.30.
Ma alla fine vince Casarini e l'assemblea viene sospesa. Resta solo lo spazio per le considerazioni.
«La situazione non permette di svolgere un dibattito equilibrato e sereno e in queste circostanze l'incontro è sospeso - spiega Sartor - Mi dispiace, perchè sono favorevole al dialogo, avrei permesso a tutti i presenti di entrare, ma ho pieno rispetto della forza pubblica e del suo operato. Ognuno ha i suoi ruoli. Condanno fermamente l'azione vandalica a danno dei laboratori in via Stradazza, posso capire la ferma volontà di partecipare all'assemblea».
  

La Tribuna di Treviso,  24 giugno 2003

LA SCHEDA
Roncade centro della sperimentazione

s.c.

Il Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia (Icgeb) di Ca' Tron si prepara ad aprire i battenti, ma la battaglia dei no global per l'ambiente non è ancora finita. Nei primi mesi del 2003, la Fondazione Cassamarca firma la convenzione con il Centro di genetica di Trieste e la Ca' Tron spa, per istituire una sezione di sperimentazioni genetiche nell'agricoltura anche nel piccolo Comune di Roncade. L'Icgeb è un soggetto di ricerca che rientra nel sistema Onu dal 1983; attualmente è appogiato dai governi di 63 paesi, gran parte dei quali in via di sviluppo. Accanto al popolo di favorevoli alle sperimentazioni genetiche, si mobilita un popolo più numeroso di contrari e su Ca' Tron è scoppiata subito la polemica. La fase più calda di questa «guerra fredda» inizia a dicembre, con il blitz di alcuni «disobbedienti». Il gruppo di Luca Casarini, con il consigliere regionale Gianfranco Bettin, l'assessore comunale di Venezia Beppe Caccia e il deputato dei verdi Luana Zanella, il 7 dicembre irrompe nella tenuta di Ca' Tron ricoprendo la struttura con scritte contro le ricerche Ogm. La Fondazione Cassamarca risponde a colpi di convegni e di testimonianze dei dotti della biologia. L'ultimo passaggio risale ai primi giorni di giugno: il 7 alcuni «disobbedienti» danneggiano gli sportelli della Cassamarca delle filiali di Treviso e Venezia; si ha l'impressione che non sia un epilogo, piuttosto un inizio.
  

ANSA, 24 giugno 2003

OGM: BLITZ NEL TREVIGIANO; DE POLI, I PROGETTI NON CAMBIANO

(ANSA) - TREVISO, 24 GIU - Il nuovo blitz ai danni dei laboratori per lo studio delle biotecnologie della Fondazione Cassamarca, a Ca' Tron (Treviso), attuato ieri da un gruppo di disobbedienti guidati da Luca Casarini, non alterera' minimamente i piani della Fondazione. Lo ha detto oggi il presidente della fondazione, Dino De Poli, aggiungendo che i contestatori sono ''persone che ritengono non sia necessario approfondire gli studi in materia'' e ''si dedicano solo ad 'essere contro'''. L'episodio di ieri sera ha visto come protagonisti una quarantina di aderenti ai movimenti no global delle province di Treviso e Venezia e si e' sviluppato sia attraverso il danneggiamento di alcune infrastrutture esterne del laboratorio, non ancora ultimato, sia con un prolungato confronto con le forze di polizia, giunte numerose nella localita'. Le proteste e lo stato di tensione hanno determinato l'annullamento di una pubblica assemblea promossa dall' amministrazione comunale di Roncade, di cui Ca' Tron e' frazione, volta ad informare la popolazione sulla natura degli esperimenti su organismi geneticamente modificati che saranno intrapresi entro pochi mesi nella nuova struttura.(ANSA). V10-SAV 24-GIU-03 20:18 NNNN

  

La Tribuna di Treviso,  25 giugno 2003

Assalto no-global, cinque denunciati
Danneggiamenti e manifestazione non autorizzata: nel mirino Casarini

f.a.

RONCADE. La manifestazione dei «Disobbedienti» a Roncade e l'assalto vandalico al laboratorio Ogm della Fondazione Cassamarca, in via Stradazza, avranno degli strascichi in tribunale. Lo annuncia il vicequestore Giuseppe Corsi che l'altra sera ha guidato la task-force della polizia che ha sbarrato ai dimostranti l'accesso all'assemblea pubblica - poi interrotta dalla manifestazione - sulla sperimentazione genetica. La manifestazione doveva essere pacifica ma qualcuno dei sessanta dimostranti, molti dei quali giunti da fuori provincia, ha superato i toni ammessi. «Stiamo pervenendo all'identificazione delle cinque o sei persone che hanno preso d'assalto il laboratorio della Fondazione Cassamarca di via Stradazza, danneggiandolo e imbrattandolo di scritte - spiega il vicequestore - abbiamo prove e testimonianze. Ho poi chiesto alla Digos di verificare una circostanza tutt'altro che secondaria: a noi la manifestazione non risulta autorizzata. Che si trattasse di una manifestazione vera e propria e non di una semplice partecipazione ad un'assemblea pubblica risulta dagli striscioni, dal corteo e dagli slogans urlati a più riprese dai dimostranti. Senza contare che il corteo ha raggiunto il laboratorio usando una scorciatoia e aggirando i controlli le forze dell'ordine». La denuncia per manifestazione non autorizzata, a quanto pare, colpirà in prima persona Luca Casarini, considerato il leader dei dimostranti. I no-global che hanno partecipato alla manifestazione, da parte loro, lamentano di non essere stati ammessi a partecipare all'assemblea del centro civico di Ca' Tron, sulla sperimentazione genetica, anche se era pubblica. Non è la prima volta che i Disobbedienti prendono di mira Ca' Tron e Dino De Poli con azioni molto eclatanti. Il sindaco di Roncade da parte sua si è detto dispiaciuto che l'assemblea pubblica non abbia potuto svolgersi in un clima sereno, con la partecipazione di tutti, e ha fermamente condannato l'assalto vandalico al laboratorio, che ha subito danni per diverse migliaia di euro.
   

Il Gazzettino di Treviso,  25 giugno 2003

RONCADE I No Global a Ca? Tron

De Poli: «Io vado avanti e loro pagheranno i danni»

«Abbiamo molti progetti per l'ambiente»

Roncade

(P. Cal.) A più di qualcuno, davanti a continue contestazioni che a volte sfociano in atti di vandalismo, verrebbe voglia di mollare tutto e lasciar perdere. Ma non al presidente della Fondazione Cassamarca, Dino De Poli. Le polemiche e le manifestazioni di piazza non lo spaventano e, soprattutto, non ha nessuna intenzione di essere lui il primo a mollare nel braccio di ferro che da mesi lo contrappone ai No Global, sempre più schierati contro gli esperimenti sugli Ogm che si tengono nella tenuta di Ca' Tron.

L'ultimo episodio però, l'assalto a Ca' Tron di lunedì da parte di un gruppo di disobbedienti che hanno danneggiato alcune serre e macchinari, ha fatto traboccare il vaso. Ma non ha di certo smorzato l'animo di De Poli. Il presidentissimo non molla: a Ca' Tron si andrà avanti con gli studi e con la realizzazione del centro Icgeb (Centro Internazionale per le Biotecnologie e l'Ingegneria Genetica).

"Se mi sono stancato di Ca' Tron? Ma che domanda mi fa? Si figuri se mi devo stancare per colpa di questi quattro elementi!". De Poli risponde con sicurezza, ma non si ferma qui: "E' un atteggiamento andato un po' oltre le righe. Io ho accettato di partecipare al loro dibattito, sono andato a parlare. Loro hanno risposto con gli assalti ai bancomat e poi con quanto accaduto lunedì. Mi sembra un po' troppo". E i danni?: "Li conteggeremo, poi li pagheranno....".

Non si parla comunque di porgere l'altra guancia, De Poli ha intenzione di rispondere per le rime a chi lo contesta con questi metodi. "E' ora che intervenga l'ordine pubblico - afferma - e dire che per l'ambiente stiamo facendo molte cose. Abbiamo appena aperto l'oasi di Cervara, un lavoro che non nasce dal niente, ma da anni di studio e preparazione. Se sporgeremo denuncia per i danni subiti da Ca' Tron? Faremo tutto quello che occorre fare..."

La disputa tra Fondazione e No Global rimane più che mai aperta.

  

Il Gazzettino di Treviso,  25 giugno 2003

Biancade, domani in chiesa l'addio a Giancarlo Paro

Roncade

Dopo aver lottato coraggiosamente per mesi contro il male che non perdona si è spento l'altro ieri all'età di 59 anni, all'ospedale Ca' Foncello di Treviso, Giancarlo Paro.

Persona buona, generosa e disponibile, era molto conosciuta in paese e nel circondario per l'attività che aveva svolto per quasi quarant'anni, dalla metà circa degli anni '60: era infatti titolare di un'affermata officina meccanica, specializzata nella riparazione di ogni genere di autoveicoli. Era anche un grande appassionato di motori, in particolare di auto e di aeroplani.

Giancarlo Paro lascia nel dolore la moglie Milena e i figli Lorenzo e Fabio. I funerali saranno celebrati domani pomeriggio alle 16 nella parrochiale di Biancade di Roncade.